Spin Time, la piazza smentisce chi ha scelto di restare fuori
La manifestazione per Spin Time ha consegnato a Roma un dato difficilmente
aggirabile.
Decine di migliaia di persone hanno attraversato la città riportando al centro
il diritto sull’abitare e la necessità di sottrarre il futuro urbano alla sola
logica della rendita e della speculazione immobiliare.
Gli organizzatori hanno parlato di circa 50 mila partecipanti. Altre cronache
hanno utilizzato stime più prudenti, ma descrivono comunque un corteo molto
grande e composito, con movimenti sociali, sindacati, associazioni, studenti,
organizzazioni politiche e terzo settore.
Il dato assume ancora più significato dopo le polemiche dei giorni precedenti.
Alcune realtà sociali avevano annunciato la decisione di non partecipare,
contestando il rapporto costruito intorno alla vertenza Spin Time con
l’amministrazione capitolina e sostenendo che le altre battaglie urbanistiche,
ambientali e sociali della città non potessero essere ricondotte a quella
esperienza.
Critiche legittime, sulle quali è possibile discutere. Ma dopo la manifestazione
una domanda rimane: a cosa è servito scegliere la divisione proprio alla vigilia
di una mobilitazione così ampia?
Se l’obiettivo delle prese di distanza era depotenziare politicamente il corteo,
il risultato è stato opposto.
Spin Time non è diventata la manifestazione di Gualtieri e non è stata la
sfilata dell’amministrazione capitolina.
Il protagonista è stato un movimento molto più largo, con una forte presenza di
giovani e giovanissimi e una domanda che riguarda tutta Roma: quale modello di
città vogliamo costruire?
Lungo il corteo si è parlato di casa, servizi pubblici, patrimonio urbano, spazi
sottratti all’abbandono e alla speculazione. Persone con storie e percorsi
diversi si sono ritrovate attorno alla convinzione che le trasformazioni della
città non possano essere affidate esclusivamente ai grandi interessi immobiliari
e finanziari.
Partecipare non avrebbe significato assolvere la Giunta Gualtieri dalle critiche
sulle politiche urbanistiche, sull’inceneritore, sugli ex Mercati Generali,
sullo stadio di Pietralata o sulle altre questioni che attraversano Roma. Quelle
vertenze rimangono aperte.
Avrebbe significato portarle dentro una mobilitazione più grande e utilizzare
anche la forza della vertenza Spin Time per ottenere impegni più avanzati sul
diritto alla casa e sul patrimonio urbano.
Se il sindaco e settori della maggioranza sono oggi chiamati a misurarsi con
questi temi, per chi contesta altre scelte della Giunta si apre un terreno sul
quale sviluppare il confronto e il conflitto politico.
La vertenza, del resto, va oltre un singolo edificio. Riguarda il modo in cui
Roma decide cosa fare del proprio patrimonio, quali esperienze riconoscere e
quali spazi destinare a funzioni sociali.
Una soluzione positiva per Spin Time potrebbe costituire un precedente per altre
vertenze abitative e rafforzare la discussione sulle alternative alla rendita e
alla finanziarizzazione della città.
Per questo appare contraddittorio che realtà che dichiarano di volere la
convergenza delle lotte abbiano scelto di chiamarsi fuori proprio davanti a una
mobilitazione capace di mettere insieme soggetti così diversi.
Non è la prima volta che nella sinistra sociale romana emergono divisioni sulle
piazze e sui percorsi di mobilitazione. Moltiplicare distinguo e iniziative
separate rende però più difficile costruire un fronte sociale capace di tenere
insieme diritto all’abitare, servizi pubblici, ambiente, spazi sociali e critica
alla rendita urbana.
La manifestazione di sabato ha dimostrato almeno una cosa: le prese di distanza
della vigilia non sono riuscite a marginalizzarla.
L’egemonia, del resto, non si esercita soltanto delimitando il proprio campo. Si
misura anche nella capacità di stare dentro i conflitti reali, confrontarsi con
le loro contraddizioni e provare a collegare lotte differenti.
Oggi la vertenza di Spin Time ha riportato al centro della discussione pubblica
romana il diritto alla casa, la salvaguardia degli spazi sociali e culturali e
il futuro della città.
Adesso la questione è trasformare quella mobilitazione in risultati concreti. La
piazza ha fatto la sua parte. Tocca all’Amministrazione capitolina dare
risposte.
Giovanni Barbera