Milano, vittoria dei cittadini: stop al progetto del parco fotovoltaico nella zona agricola

L'INDIPENDENTE - Saturday, September 19, 2026

Santo Stefano Ticino, Marcallo con Casone e Ossona hanno ricevuto nei giorni scorsi la comunicazione che chiude, in modo definitivo, la vicenda “Ranteghetta”: il ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica ha confermato ai tre municipi dell’Alto Milanese che il progetto per un impianto a pannelli solari su 140 ettari di terreno coltivato non si farà. A deciderlo, nei mesi scorsi, è stata la stessa società proponente, Sorgenia Renewables, che ha ritirato l’istanza dopo oltre un anno di opposizione da parte di cittadini e amministrazioni e dopo che un cambiamento normativo ne ha reso di fatto impraticabile la realizzazione.

Il progetto, presentato all’inizio del 2025, prevedeva la posa di 107mila pannelli fotovoltaici su un’area agricola attraversata dalla provinciale che collega Ossona a Magenta. Centoquaranta ettari, pari a circa la metà della superficie agricola disponibile nei tre Comuni, per un impianto da oltre 68 megawatt di picco integrato a un sistema di accumulo elettrochimico. La notizia era circolata per la prima volta nell’estate del 2025, diffusa dagli stessi sindaci sui social. La reazione era stata immediata.

Nel giro di poche settimane era nato un Comitato di cittadini, a cui si era affiancata Legambiente Terre di Parchi. I tre consigli comunali avevano approvato mozioni contrarie, definendo l’impianto incompatibile con la tutela ambientale, paesaggistica e agricola del territorio, e i sindaci avevano scritto ai ministri dell’Ambiente, dell’Agricoltura e della Cultura, oltre che al presidente della Regione, ribadendo le osservazioni già presentate al ministero. Erano intervenuti contro il progetto anche il deputato di Fratelli d’Italia Umberto Maerna, originario di Magenta, e il senatore della Lega Massimo Garavaglia, ex sindaco proprio di Marcallo con Casone: sostenevano che l’area ricadesse in una zona già segnalata come strategica dal punto di vista ambientale nella pianificazione territoriale della Città metropolitana di Milano. Il procedimento ministeriale, però, si è trascinato per mesi tra proroghe mai formalizzate e scarsa trasparenza verso i Comuni: i sindaci, non riuscendo a ottenere aggiornamenti sullo stato della pratica, hanno dovuto scrivere di nuovo al ministero a inizio 2026 per sapere se l’istanza fosse ancora in piedi o già archiviata.

Dove non erano bastate le mozioni né le lettere, è arrivata la legge. A maggio la Regione Lombardia ha approvato la nuova normativa sulle aree idonee per le rinnovabili, fissando un tetto al consumo di suolo agricolo: le aree agricole destinabili a impianti da fonti rinnovabili e di accumulo non possono superare lo 0,8% della superficie agricola utilizzata a livello regionale, con soglie ancora più strette a livello provinciale e comunale. Superata quella percentuale, per legge, le nuove istanze e i procedimenti pendenti per il fotovoltaico a terra diventano improcedibili. Un impianto da 140 ettari concentrato in tre soli Comuni si scontrava frontalmente con quei limiti.

Sorgenia ha scelto di ritirarsi prima che fosse il ministero a bocciare il progetto. «Avevamo sviluppato il progetto Ranteghetta rispettando la normativa in vigore al momento della sua presentazione – ha spiegato la società – ma sono sopravvenute norme che hanno modificato in modo sostanziale il contesto in cui era stato concepito». L’azienda ha precisato che la rinuncia non cambia la propria strategia sulle rinnovabili, e che l’obiettivo resta sviluppare impianti capaci di generare energia pulita e valore per i territori che li ospitano.

I sindaci hanno parlato di un risultato importante, raggiunto grazie alla determinazione delle amministrazioni, delle associazioni e dei cittadini. Resta il punto ribadito più volte dai comitati locali durante la battaglia: nessuno, in questa vicenda, si è opposto alla transizione energetica in sé, ma alla scelta di concentrarla su suolo coltivato invece che su tetti, capannoni e aree già compromesse. Una battaglia vinta sul campo, letteralmente, mentre la prossima si gioca altrove: sulle decine di altri progetti – tra rinnovabili e data center – in Lombardia e nel resto d’Italia, ancora in cerca di un’area idonea da occupare.

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