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“SuoloData”: la app con cui verificare il consumo di suolo in ogni comune italiano
Il cambiamento climatico è una realtà già presente nelle nostre città e nelle nostre vite e i suoi effetti sono sempre più visibili, non solo nell’aumento degli eventi estremi, ma anche nelle quotidiane ricadute su sicurezza urbana, infrastrutture, servizi e qualità dello spazio pubblico. La variabile climatica deve obbligatoriamente entrare a far parte stabilmente delle politiche delle Amministrazioni locali e diventare punto concreto del programma con il quale ci si candida a governare), non solo nella gestione delle emergenze, ma anche nella pianificazione ordinaria, che dovrà sempre più considerare l’adattamento dei nostri territori ai cambiamenti in atto 1. C’è tanto da fare, a partire dai necessari interventi di permeabilità dei suoli, di gestione delle acque, di ombreggiamento di infrastrutture pedonali e ciclabili o di nuove infrastrutture verdi per ridurre le isole di calore.  Occorre che tutte le nostre città, piccole o grandi che siano, attivino subito iniziative concrete per diventare più fresche e più vivibili, attraverso soluzioni semplici: più alberi, più suoli naturali, superfici che non si scaldano e, soprattutto, una pianificazione urbana che tenga conto di ciò che sta avvenendo 2. La pubblicazione I Piani comunali del verde: strumenti per riportare la natura nella nostra vita? promossa e curata dalla Sezione Aree urbane dell’ISPRA punta a sensibilizzare le amministrazioni delle nostre città a riflettere su uno strumento di pianificazione ancora poco diffuso in Italia, il Piano comunale del verde, con l’obiettivo di comprenderne contenuti, strategie e potenziale trasformativo per territori più sani, inclusivi e resilienti: Ma prima d’ogni altra cosa, occorre che si prenda finalmente atto che non possiamo più continuare a consumare il suolo. È questa la prima decisione che occorre prendere. Il consumo di suolo in Italia avanza a ritmi preoccupanti. Gli ultimi dati raccontano una realtà drammatica: secondo il report ISPRA-SNPA Consumo di suolo, dinamiche territoriali e servizi ecosistemici nel 2024 sono stati devastati quasi 84 km², con un consumo netto superiore a 78 km², il valore più alto dell’ultimo decennio e un incremento del 15,6% rispetto al 2023. Oggi le coperture artificiali occupano oltre 21˙500 km², pari al 7,17% del territorio nazionale, contro una media europea del 4,4%. Serve un cambio di rotta immediato e devono essere soprattutto le nostre città a metterlo in atto. Spesso però i dati ufficiali non danno conto del consumo di suolo delle singole realtà territoriali e a livello locale non sempre il tema riesce ad arrivare all’attenzione delle cittadine e dei cittadini. SUOLODATA, LA PIATTAFORMA A DISPOSIZIONE DI TUTTI Ora, invece, con SuoloData è possibile avere diagnosi territoriali, stime dell’impronta idraulica ed ecologica e simulazioni d’impatto pronte per essere condivise, studiate o mostrate alle amministrazioni locali. Inoltre, spesso il consumo di suolo viene percepito solo come “nuove case”. L’osservatorio SuoloData nasce per documentare ogni tipologia di consumo di suolo, anche logistico, energetico e infrastrutturale, mettendo in luce un paradosso: mentre i territori dei comuni rurali e montani perdono abitanti, i loro terreni vengono sempre più cementificati, asfaltati e sfruttati in modo devastante. La base informativa di SuoloData sono i dati ufficiali sul consumo di suolo prodotti da ISPRA e SNPA, integrati con dati demografici ISTAT per leggere le trasformazioni territoriali rispetto alla popolazione. Il metodo non si limita a mostrare un numero: collega consumo di suolo, popolazione, traiettoria storica e impatti ecosistemici per restituire una diagnosi sintetica del territorio. Ovviamente l’obiettivo della piattaforma non è di sostituire le fonti istituzionali né attribuire ai numeri un significato che non hanno, ma renderli più accessibili, confrontabili e utili nella discussione pubblica. Accanto ai dati di base, SuoloData propone indicatori ed elaborazioni che aiutano a leggere alcune possibili conseguenze ambientali della trasformazione del territorio. Si tratta di stime, dichiarate come tali, che non sostituiscono valutazioni tecniche locali, ma possono rendere più comprensibili temi come la perdita di capacità di assorbimento dell’acqua, la riduzione delle funzioni ecosistemiche e l’aumento dell’esposizione al calore urbano. Gli indicatori sono calcolati su scala comunale e provinciale, permettendo sia una lettura puntuale del territorio sia un confronto con contesti amministrativi più ampi. Come sottolineato dal Forum Salviamo il Paesaggio – Difendiamo i Territori , che da sempre insiste affinché si ponga uno STOP al consumo di suolo, “la piattaforma aiuta a focalizzare per ciascun Comune o Provincia un dato che per il Forum Salviamo il Paesaggio è sempre stato (e continua ad essere…) prioritario: la crescita costante del consumo di suolo pur in presenza di una riduzione della popolazione residente. Un’operazione di servizio che va oltre il consueto conteggio basato sugli ettari di suolo naturale perduto, mettendo in luce gli effetti critici di questo consumo attraverso indicatori comprensibili, come i litri di acqua piovana che non possono più essere assorbiti, la quantità di anidride carbonica che il terreno non è più in grado di immagazzinare e l’aumento stimato dell’effetto isola di calore”. L’invito rivolto a tutte e a tutti è quello di andare a vedere come sta messo il proprio Comune: testare questo strumento, inserire il nome del proprio comune e leggere istantaneamente se il cemento cresce per bisogno reale o per spreco: popolazione, copertura artificiale, confronto con comuni o province simili, impatto ecosistemico e così via. E segnalare la piattaforma ai propri amministratori, affinché possano “conoscere per deliberare”. Attraverso la propria associazione di rappresentanza, l’ANCI, gli amministratori locali hanno inviato emendamenti al Ministero dell’Ambiente sulle misure del Piano Nazionale di Ripristino della Natura relative agli ecosistemi urbani che incredibilmente, proprio mentre la comunità scientifica richiama l’urgenza di rafforzare la resilienza delle città alla crisi climatica in atto, puntano a cancellare o a depotenziare diverse misure riguardanti la tutela del verde, il contenimento delle trasformazioni, il consumo di suolo e la copertura arborea. Di qui, la lettera aperta – Nature Restoration Law: le associazioni scrivono ad Anci – con cui alcune associazioni ambientaliste hanno chiesto al presidente dell’associazione, Gaetano Manfredi, e a tutte le Sindache e tutti i sindaci dei comuni italiani un confronto e un chiarimento sulle posizioni assunte nei confronti del Piano Nazionale di Ripristino della Natura: https://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2026/09/nature-restoration-law-le-associazioni-scrivono-ad-anci/.   1. Ridurre le temperature delle città fino a 4 gradi è possibile, con riforestazione e depavimentazione 2. Riportiamo la natura nelle nostre città e nelle nostre vite Giovanni Caprio
September 30, 2026
Pressenza
Consumo di suolo a Rimini: una bella serata e un territorio che non può più permettersi distrazioni
Venerdì sera eravamo alla Sala polivalente delle Celle per “Dalla parte del suolo”, l’incontro organizzato da Legambiente Valmarecchia, Arti in Cantiere, Movimento Vivi Rimini, LIPU, DnA Rimini e WWF Rimini con Paolo Pileri del Politecnico di Milano. Sala piena, tanta gente che voleva capire cosa significhi davvero “consumo di suolo” e perché continuiamo a permettercelo. Una di quelle serate che fanno bene, perché il tema esce dagli addetti ai lavori e arriva a chi vive la città. E proprio i dati presentati quella sera raccontano perché Rimini non può guardare altrove. Nel solo 2021-2022 il nostro comune ha consumato 18,68 ettari di suolo, il salto più alto registrato da qualsiasi comune della provincia in questi anni di rilevazioni ISPRA. Poi il ritmo è rimasto comunque alto: 7,05 ettari nel 2022-2023, 6,77 nel 2023-2024. Mai un anno di pausa. E lungo la fascia costiera, quella dei primi 300 metri dal mare, il 63,4% del suolo di Rimini è già cementificato. Non sono numeri astratti, sono la stessa materia da cui nascono i malcontenti che vediamo crescere in città. Il Piano dell’Arenile, che introduce piscine e strutture private lungo la spiaggia, rischia di trasformare progressivamente l’accesso libero al mare in un privilegio concesso, non garantito. Il nuovo mercato ittico previsto a San Giuliano Mare ha fatto nascere il Comitato di via Sinistra del Porto, che lo definisce un’opera che deturpa il paesaggio e aumenta traffico e smog, oltre a portarsi dietro 9 milioni di euro pubblici su un’area già classificata a rischio idrogeologico. L’ampliamento della Fiera di Rimini e del Cupolone continua a mangiare altro suolo per una struttura che già oggi fatica a giustificare i numeri di utilizzo effettivo. E restano ancora aperte le promesse di riforestazione compensativa legate alla terza corsia dell’A14, annunciate nel 2021 e mai completate secondo gli impegni presi. Ogni progetto preso da solo sembra un caso a parte. Messi insieme, raccontano una città che continua a scegliere il cemento anche quando il suolo libero è ormai una risorsa scarsa, non infinita, e che genera comitati e opposizioni proprio perché chi vive il territorio se ne accorge prima delle istituzioni. Grazie a chi ha organizzato la serata e a chi c’era. Ora tocca portare questi numeri anche nel dibattito sul PUG, dove si decide davvero se Rimini smetterà di consumare suolo o continuerà a farlo un ettaro alla volta. Rimini EcoSocialista Redazione Romagna
September 21, 2026
Pressenza
Milano, vittoria dei cittadini: stop al progetto del parco fotovoltaico nella zona agricola
Santo Stefano Ticino, Marcallo con Casone e Ossona hanno ricevuto nei giorni scorsi la comunicazione che chiude, in modo definitivo, la vicenda “Ranteghetta”: il ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica ha confermato ai tre municipi dell’Alto Milanese che il progetto per un impianto a pannelli solari su 140 ettari di terreno coltivato non si farà. A deciderlo, nei mesi scorsi, è stata la stessa società proponente, Sorgenia Renewables, che ha ritirato l’istanza dopo oltre un anno di opposizione da parte di cittadini e amministrazioni e dopo che un cambiamento normativo ne ha reso di fatto impraticabile la realizzazione. Il progetto, presentato all’inizio del 2025, prevedeva la posa di 107mila pannelli fotovoltaici su un’area agricola attraversata dalla provinciale che collega Ossona a Magenta. Centoquaranta ettari, pari a circa la metà della superficie agricola disponibile nei tre Comuni, per un impianto da oltre 68 megawatt di picco integrato a un sistema di accumulo elettrochimico. La notizia era circolata per la prima volta nell’estate del 2025, diffusa dagli stessi sindaci sui social. La reazione era stata immediata. Nel giro di poche settimane era nato un Comitato di cittadini, a cui si era affiancata Legambiente Terre di Parchi. I tre consigli comunali avevano approvato mozioni contrarie, definendo l’impianto incompatibile con la tutela ambientale, paesaggistica e agricola del territorio, e i sindaci avevano scritto ai ministri dell’Ambiente, dell’Agricoltura e della Cultura, oltre che al presidente della Regione, ribadendo le osservazioni già presentate al ministero. Erano intervenuti contro il progetto anche il deputato di Fratelli d’Italia Umberto Maerna, originario di Magenta, e il senatore della Lega Massimo Garavaglia, ex sindaco proprio di Marcallo con Casone: sostenevano che l’area ricadesse in una zona già segnalata come strategica dal punto di vista ambientale nella pianificazione territoriale della Città metropolitana di Milano. Il procedimento ministeriale, però, si è trascinato per mesi tra proroghe mai formalizzate e scarsa trasparenza verso i Comuni: i sindaci, non riuscendo a ottenere aggiornamenti sullo stato della pratica, hanno dovuto scrivere di nuovo al ministero a inizio 2026 per sapere se l’istanza fosse ancora in piedi o già archiviata. Dove non erano bastate le mozioni né le lettere, è arrivata la legge. A maggio la Regione Lombardia ha approvato la nuova normativa sulle aree idonee per le rinnovabili, fissando un tetto al consumo di suolo agricolo: le aree agricole destinabili a impianti da fonti rinnovabili e di accumulo non possono superare lo 0,8% della superficie agricola utilizzata a livello regionale, con soglie ancora più strette a livello provinciale e comunale. Superata quella percentuale, per legge, le nuove istanze e i procedimenti pendenti per il fotovoltaico a terra diventano improcedibili. Un impianto da 140 ettari concentrato in tre soli Comuni si scontrava frontalmente con quei limiti. Sorgenia ha scelto di ritirarsi prima che fosse il ministero a bocciare il progetto. «Avevamo sviluppato il progetto Ranteghetta rispettando la normativa in vigore al momento della sua presentazione – ha spiegato la società – ma sono sopravvenute norme che hanno modificato in modo sostanziale il contesto in cui era stato concepito». L’azienda ha precisato che la rinuncia non cambia la propria strategia sulle rinnovabili, e che l’obiettivo resta sviluppare impianti capaci di generare energia pulita e valore per i territori che li ospitano. I sindaci hanno parlato di un risultato importante, raggiunto grazie alla determinazione delle amministrazioni, delle associazioni e dei cittadini. Resta il punto ribadito più volte dai comitati locali durante la battaglia: nessuno, in questa vicenda, si è opposto alla transizione energetica in sé, ma alla scelta di concentrarla su suolo coltivato invece che su tetti, capannoni e aree già compromesse. Una battaglia vinta sul campo, letteralmente, mentre la prossima si gioca altrove: sulle decine di altri progetti – tra rinnovabili e data center – in Lombardia e nel resto d’Italia, ancora in cerca di un’area idonea da occupare. The post Milano, vittoria dei cittadini: stop al progetto del parco fotovoltaico nella zona agricola appeared first on L'INDIPENDENTE.
September 19, 2026
L'INDIPENDENTE
Castello, via libera a scatola chiusa a riassetto e nuovo auditorium a Villa le Brache, sede dell’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai
Villa Le Brache si trova a Castello, e apre il percorso che da Via di Bellagio si snoda lungo via di Castello, via della Petraia per accedere alla Villa medicea di Castello, Villa Corsini e alla Villa Medicea della Petraia. … Leggi tutto L'articolo Castello, via libera a scatola chiusa a riassetto e nuovo auditorium a Villa le Brache, sede dell’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai sembra essere il primo su La Città invisibile | perUnaltracittà | Firenze.
Consumo di suolo e d’altri Beni Comuni
Durante gli studi di architettura ci sono due esami obbligatori di urbanistica, quello di pianificazione e quello di progettazione. Prima la pianificazione raccoglie i dati (quantitativi, geometrici, statistici, normativi, …) per conoscere il contesto e scoprire i suoi problemi, e … Leggi tutto L'articolo Consumo di suolo e d’altri Beni Comuni sembra essere il primo su La Città invisibile | perUnaltracittà | Firenze.
Ciclone Harry: l’età del fuoco
di Mario Carmelo Cirillo – ripreso da «Out of Fire» La scorsa estate, quando sulle spiagge ioniche – quelle devastate dal ciclone Harry – mi lamentavo del caldo eccessivo, un amico ha esclamato: «Siamo in estate, certo che fa caldo!» Ho replicato che era troppo caldo, mi ha guardato come se fossi un marziano. Caldo, inondazioni, frane, mareggiate, incendi, tempeste