Tag - fotovoltaico

Ribolla non è sola: sei progetti fotovoltaici toscani legati a società israeliane, nasce la rete dei comitati
Più di 36mila pannelli, oltre 30 ettari di terreno e opere di rete per una produzione di oltre 19 megawatt. È questo il progetto per la costruzione dell’impianto agrivoltaico “Ribolla”, situato nel comune di Roccastrada, in provincia di Grosseto. Il … Leggi tutto L'articolo Ribolla non è sola: sei progetti fotovoltaici toscani legati a società israeliane, nasce la rete dei comitati sembra essere il primo su La Città invisibile | perUnaltracittà | Firenze.
Le aziende coinvolte nei crimini israeliani a cui l’Italia affida il fotovoltaico
Dalla Toscana alla Sicilia, passando per la Sardegna, alcune delle società che stanno investendo centinaia di megawatt nel fotovoltaico italiano conducono o controllano anche attività economiche nei territori occupati da Israele: gruppi come Shikun & Binui e Doral Energy, attivi attraverso una rete di società controllate e progetti agrivoltaici già realizzati o in fase di autorizzazione. Il primo compare nella banca dati delle Nazioni Unite sulle imprese coinvolte nell'occupazione israeliana in Cisgiordania; il secondo sviluppa impianti energetici anche sulle Alture del Golan occupato. Int... Questo è un articolo di approfondimento riservato ai nostri abbonati. Scegli l'abbonamento che preferisci (al costo di un caffè la settimana) e prosegui con la lettura dell'articolo. Se sei già abbonato effettua l'accesso qui sotto o utilizza il pulsante "accedi" in alto a destra. ABBONATI / SOSTIENI L'Indipendente non ha alcuna pubblicità né riceve alcun contributo pubblico. E nemmeno alcun contatto con partiti politici. Esiste solo grazie ai suoi abbonati. Solo così possiamo garantire ai nostri lettori un'informazione veramente libera, imparziale ma soprattutto senza padroni. Grazie se vorrai aiutarci in questo progetto ambizioso. The post Le aziende coinvolte nei crimini israeliani a cui l’Italia affida il fotovoltaico appeared first on L'INDIPENDENTE.
October 6, 2026
L'INDIPENDENTE
Milano, vittoria dei cittadini: stop al progetto del parco fotovoltaico nella zona agricola
Santo Stefano Ticino, Marcallo con Casone e Ossona hanno ricevuto nei giorni scorsi la comunicazione che chiude, in modo definitivo, la vicenda “Ranteghetta”: il ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica ha confermato ai tre municipi dell’Alto Milanese che il progetto per un impianto a pannelli solari su 140 ettari di terreno coltivato non si farà. A deciderlo, nei mesi scorsi, è stata la stessa società proponente, Sorgenia Renewables, che ha ritirato l’istanza dopo oltre un anno di opposizione da parte di cittadini e amministrazioni e dopo che un cambiamento normativo ne ha reso di fatto impraticabile la realizzazione. Il progetto, presentato all’inizio del 2025, prevedeva la posa di 107mila pannelli fotovoltaici su un’area agricola attraversata dalla provinciale che collega Ossona a Magenta. Centoquaranta ettari, pari a circa la metà della superficie agricola disponibile nei tre Comuni, per un impianto da oltre 68 megawatt di picco integrato a un sistema di accumulo elettrochimico. La notizia era circolata per la prima volta nell’estate del 2025, diffusa dagli stessi sindaci sui social. La reazione era stata immediata. Nel giro di poche settimane era nato un Comitato di cittadini, a cui si era affiancata Legambiente Terre di Parchi. I tre consigli comunali avevano approvato mozioni contrarie, definendo l’impianto incompatibile con la tutela ambientale, paesaggistica e agricola del territorio, e i sindaci avevano scritto ai ministri dell’Ambiente, dell’Agricoltura e della Cultura, oltre che al presidente della Regione, ribadendo le osservazioni già presentate al ministero. Erano intervenuti contro il progetto anche il deputato di Fratelli d’Italia Umberto Maerna, originario di Magenta, e il senatore della Lega Massimo Garavaglia, ex sindaco proprio di Marcallo con Casone: sostenevano che l’area ricadesse in una zona già segnalata come strategica dal punto di vista ambientale nella pianificazione territoriale della Città metropolitana di Milano. Il procedimento ministeriale, però, si è trascinato per mesi tra proroghe mai formalizzate e scarsa trasparenza verso i Comuni: i sindaci, non riuscendo a ottenere aggiornamenti sullo stato della pratica, hanno dovuto scrivere di nuovo al ministero a inizio 2026 per sapere se l’istanza fosse ancora in piedi o già archiviata. Dove non erano bastate le mozioni né le lettere, è arrivata la legge. A maggio la Regione Lombardia ha approvato la nuova normativa sulle aree idonee per le rinnovabili, fissando un tetto al consumo di suolo agricolo: le aree agricole destinabili a impianti da fonti rinnovabili e di accumulo non possono superare lo 0,8% della superficie agricola utilizzata a livello regionale, con soglie ancora più strette a livello provinciale e comunale. Superata quella percentuale, per legge, le nuove istanze e i procedimenti pendenti per il fotovoltaico a terra diventano improcedibili. Un impianto da 140 ettari concentrato in tre soli Comuni si scontrava frontalmente con quei limiti. Sorgenia ha scelto di ritirarsi prima che fosse il ministero a bocciare il progetto. «Avevamo sviluppato il progetto Ranteghetta rispettando la normativa in vigore al momento della sua presentazione – ha spiegato la società – ma sono sopravvenute norme che hanno modificato in modo sostanziale il contesto in cui era stato concepito». L’azienda ha precisato che la rinuncia non cambia la propria strategia sulle rinnovabili, e che l’obiettivo resta sviluppare impianti capaci di generare energia pulita e valore per i territori che li ospitano. I sindaci hanno parlato di un risultato importante, raggiunto grazie alla determinazione delle amministrazioni, delle associazioni e dei cittadini. Resta il punto ribadito più volte dai comitati locali durante la battaglia: nessuno, in questa vicenda, si è opposto alla transizione energetica in sé, ma alla scelta di concentrarla su suolo coltivato invece che su tetti, capannoni e aree già compromesse. Una battaglia vinta sul campo, letteralmente, mentre la prossima si gioca altrove: sulle decine di altri progetti – tra rinnovabili e data center – in Lombardia e nel resto d’Italia, ancora in cerca di un’area idonea da occupare. The post Milano, vittoria dei cittadini: stop al progetto del parco fotovoltaico nella zona agricola appeared first on L'INDIPENDENTE.
September 19, 2026
L'INDIPENDENTE
Maremma in lotta: gli attivisti contro l’impianto israeliano di Ribolla
La scoperta di un progetto per un impianto agrifotovoltaico a Ribolla (GR), ad opera di un’azienda israeliana coinvolta nell’occupazione illegale dei territori palestinesi, ha scatenato le proteste dei cittadini della zona. In tanti si sono organizzati per fermare quest’opera, che … Leggi tutto L'articolo Maremma in lotta: gli attivisti contro l’impianto israeliano di Ribolla sembra essere il primo su La Città invisibile | perUnaltracittà | Firenze.
RIBOLLA, TOSCANA: LA COMUNITÀ SI RIBELLA AL PROGETTO ISRAELIANO DI AGRIVOLTAICO PER MANO DI UN’AZIENDA COINVOLTA NELL’APARTHEID
Il territorio grossetano si mobilita “contro il fotovoltaico israeliano di Ribolla“. Queste le parole d’ordine che lanciano un presidio per il prossimo sabato, 5 settembre, presso via del Parco. Il maxi progetto per l’impianto di agrivoltaico di Ribolla, nel comune di Roccastrada in provincia di Grosseto, consiste in un parco fotovoltaico di circa 20 megaWatt, promosso da una società riconducibile alla multinazionale Shikun & Binui, “coinvolta nelle politiche genocidiarie dello Stato di Israele” come sottolinea Sante, del comitato Maremma attiva e di Pitigliano per la Palestina ai microfoni di Radio Onda d’Urto. Un “enorme progetto industriale che comprende 35mila pannelli fotovoltaici e di più di 30 ettari di territorio agricolo coinvolto“, presentato quest’anno da una piccola azienda, la Spv Energy. Attraverso approfondite indagini portate avanti dagli abitanti del territorio e dal Comitato Diritti in Palestina è emerso come la Spv Energy sia “un’azienda prestanome di un capitale sociale di 2.500 euro, una scatola cinese tipica per questi progetti di speculazione energetica”, sottolinea Sante, che fa capo alla enorme impresa israeliana Shikun & Binui. Da qui, “si è scoperto che questa azienda ha una lunga storia di costruzione di infrastrutture soprattutto per conto del Governo israeliano“. Tra le altre, nello storico industriale dell’azienda israeliana si annoverano la costruzione di agrivoltaico nel deserto del Negev dove sono state sgomberate centinaia di famiglie della zona, la partecipazione alla costruzione del muro attorno a Gaza per conto di Israele e molteplici collaborazioni economiche, di progetti energetici e non, all’interno delle colonie illegali nei territori palestinesi della Cisgiordania occupata. Shikun & Binui è annoverata all’interno della lista delle aziende da boicottare nelle campagne di BDS (Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni) per il suo ruolo di primo piano nella realizzazione di infrastrutture che consolidano l’apartheid e l’occupazione illegale dei territori palestinesi. Con queste motivazioni gli abitanti e le realtà di Ribolla e Grosseto lanciano l’iniziativa in programma sabato 5 settembre a Ribolla, alle ore 17 in via del Parco. L’intervista completa a Sante, del comitato Maremma attiva e di Pitigliano per la Palestina. Ascolta o scarica.
September 2, 2026
Radio Onda d`Urto
“Così i capitali israeliani divorano le nostre terre”: intervista a un agricoltore di Biella
Andrea Maggi gestisce un’azienda agricola storica a cavallo tra le province di Biella e Vercelli: 116 ettari accorpati di riso DOP, con una cascina le cui origini risalgono al XVII secolo. Oggi, la sua terra e il suo lavoro rischiano di essere cancellati dall’esproprio per fare spazio a una gigantesca stazione elettrica, snodo nevralgico per decine di mega-impianti fotovoltaici. Un business in cui i capitali stranieri, in primis israeliani, stanno giocando un ruolo da padroni. Lo abbiamo intervistato.  Come ha scoperto che i suoi terreni, coltivati a riso DOP, erano finiti nel mirino di questi... Questo è un articolo di approfondimento riservato ai nostri abbonati. Scegli l'abbonamento che preferisci (al costo di un caffè la settimana) e prosegui con la lettura dell'articolo. Se sei già abbonato effettua l'accesso qui sotto o utilizza il pulsante "accedi" in alto a destra. ABBONATI / SOSTIENI L'Indipendente non ha alcuna pubblicità né riceve alcun contributo pubblico. E nemmeno alcun contatto con partiti politici. Esiste solo grazie ai suoi abbonati. Solo così possiamo garantire ai nostri lettori un'informazione veramente libera, imparziale ma soprattutto senza padroni. Grazie se vorrai aiutarci in questo progetto ambizioso. The post “Così i capitali israeliani divorano le nostre terre”: intervista a un agricoltore di Biella appeared first on L'INDIPENDENTE.
August 4, 2026
L'INDIPENDENTE
Sul clima l’Italia è ferma, mentre il mondo corre.
Le rinnovabili frenano, le emissioni non calano e, nel frattempo, la dipendenza energetica cambia faccia — con l’arrivo degli USA tra GNL e petrolio — creando rischi nuovi, non solo climatici ma anche geopolitici. È questo il quadro che emerge dalla settima edizione dei 10 Key Trend sul clima, il rapporto annuale con cui Italy for Climate raccoglie e analizza i principali dati energetici e climatici dell’anno appena concluso per offrire uno sguardo complessivo sul percorso italiano verso la transizione, dalle sfide irrisolte agli obiettivi già raggiunti. Questi sono i 10 Key Trend sul clima 2025: 1. Crisi climatica: 13,6 °C è la temperatura media registrata nel 2025 in Italia. Secondo i dati dello European Severe Weather Database, gli eventi estremi registrati nel 2025 sono stati oltre 2.300, in calo rispetto all’anno precedente e il terzo valore più alto dal 2019: la morsa della crisi climatica rallenta temporaneamente, ma l’Italia resta un hotspot climatico, ovvero un’area particolarmente vulnerabile agli impatti della crisi climatica; 2. Emissioni di gas serra: +0,2% è la lieve crescita stimata da ISPRA, classificando il 2025 come un ulteriore anno perso per la decarbonizzazione del Paese; 3. Rinnovabili elettriche: +7,2 GW è la potenza installata dei nuovi impianti rinnovabili registrata nel 2025, in calo rispetto al 2024. Le rinnovabili erano tornate a crescere a partire dal 2022 e questa brusca frenata non è una buona notizia per il raggiungimento degli obiettivi di decarbonizzazione al 2030 e di miglioramento della nostra autonomia energetica. L’Italia è ancora fanalino di coda in UE: la Germania ha installato oltre 23 GW, la Spagna quasi 11 GW, la Francia 8 GW; 4. Solare: +25% è la crescita di produzione elettrica da fotovoltaico nel 2025, un record che ha permesso di compensare il calo drastico dell’idroelettrico e che ha portato il fotovoltaico a diventare la seconda fonte per produrre elettricità dopo il gas. La produzione elettrica da rinnovabili nel complesso è rimasta sostanzialmente stabile e quindi ancora nel 2025 l’Italia si è fermata a circa il 48% della produzione totale, ad un passo dal superamento delle fonti fossili; 5. Dipendenza energetica: 74% è la dipendenza dell’Italia dalle importazioni di energia di combustibili fossili, fra le più alte in UE, esponendoci ad enormi rischi in ambito sicurezza energetica e costi per l’approvvigionamento. La dipendenza energetica si sta riducendo, grazie alle rinnovabili, ma nel 2025 ha subito una battuta di arresto. Tutta questa dipendenza dai fossili ci è costata, secondo le stime dell’UNEM, 53 miliardi di € solo nel 2025. Sul fronte dei partner commerciali, gli USA sono la novità del 2025: in un solo anno sono balzati al 3° posto tra i Paesi da cui più dipendiamo per l’energia (dopo Algeria e Azerbaigian) e sono diventati anche l’unico Paese da cui dipendiamo per tutti i combustibili fossili (sia gas, sotto forma di GNL, che petrolio e carbone); 6. GAS: 33% è la quota di fabbisogno di gas che abbiamo coperto con il GNL, il gas in forma liquida, diventato in pochi anni un asset chiave per la nostra dipendenza da questo combustibile fossile (10 anni fa il suo contributo era sotto al 10%). Solo nel 2025 l’import di GNL è cresciuto del 42%, soprattutto da parte degli USA da cui abbiamo importato circa 10 miliardi di metri cubi, la metà di tutto il GNL consumato. Gli altri Paesi da cui importiamo GNL sono il Qatar (per cui le forniture sono oggi più a rischio a causa delle tensioni nello Stretto di Hormuz), da cui abbiamo iniziato nel 2015 ad importare circa 6 miliardi di metri cubi ogni anno), e l’Algeria; 7. Petrolio: 8 barili al secondo è il petrolio che abbiamo consumato per i trasporti nel 2025. Dopo la pandemia, i consumi di petrolio hanno smesso di ridursi e sono oggi a livelli più alti di 35 anni fa. I trasporti restano uno dei settori su cui la decarbonizzazione sta procedendo più lentamente e questo sta avendo oggi un impatto diretto anche sui rischi legati alla nostra dipendenza energetica per questa fonte, legata soprattutto a Libia, Azerbaigian, Kazakistan e Arabia Saudita e USA; 8. Carbone: 1% è il contributo del carbone alla domanda di elettricità nel 2025, un picco storico che segna la auspicata fine della fonte di energia più climalterante e più inquinante. La metà del carbone importato è arrivato dagli USA; 9. Elettrificazione: 6,2% è la quota di immatricolazioni delle auto elettriche nel 2025, cresciute molto nel 2025 (+44%) dopo il rallentamento del 2024. Il dato 2025 resta infatti ancora ben lontano dal 17% di media UE o dal 20% di Francia e Germania. Anche sul fronte delle pompe di calore, altra tecnologia elettrica chiave per la decarbonizzazione (in questo caso, per edifici e industria), il 2025 registra un segnale di ripresa rispetto al calo dello scorso anno, generalizzato in tutta l’UE: gli ultimi dati della European Heat Pumps Association mostrano vendite che in Italia hanno di nuovo superato le 400 mila unità e che ci posizionano al secondo posto in UE, dopo la Francia, per questo mercato; 10. Accumuli: 884 mila è il numero di sistemi di accumulo associati ad impianti fotovoltaici esistenti in Italia a fine 2025, erano appena 75 mila nel 2021, prima del conflitto Russia-Ucraina. È un dato particolarmente importante non solo perché le batterie consentono di compensare la non programmabilità del fotovoltaico, ma anche perché quando sono associate direttamente a un impianto di generazione da fotovoltaico massimizzano anche il risparmio economico per le famiglie e le imprese. Complessivamente si tratta di 5,5 GW di potenza installata di batterie, addirittura superiore a quella della tecnologia storica di accumulo in Italia, i pompaggi idroelettrici fermi a 4,4 GW di potenza installata. Proprio dai pompaggi arriva purtroppo la nota dolente: nel 2025 hanno contribuito al soddisfacimento della domanda con 1,6 TWh, leggermente meglio dell’anno precedente ma ancora lontanissimo dai reali potenziali di questa tecnologia, che a inizio del nuovo millennio era arrivata a sfiorare gli 8 TWh di produzione. > “Sul piano economico 53 miliardi di euro usciti dal Paese nel solo 2025 per > importare combustibili fossili, sottolinea Edo Ronchi, Presidente della > Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile, una dipendenza dal GNL cresciuta del > 42% in un anno, con gli USA diventati in dodici mesi il nostro terzo fornitore > energetico, e le forniture dal Qatar che viaggiano attraverso uno Stretto di > Hormuz sempre più instabile. Sul piano competitivo, mentre l’Italia installava > 7,2 GW di nuove rinnovabili, la Germania ne installava 23, costruendo capacità > industriale, filiere, occupazione. Sul piano dell’occasione mancata, abbiamo > oltre 4 GW di pompaggi idroelettrici puri, batterie giganti già costruite > nelle nostre montagne, che nel 2025 hanno prodotto un quarto di quello che > potrebbero. L’infrastruttura esiste, è ammortizzata, non dipende da nessun > fornitore estero. Non utilizzarla appieno è la forma più pura di inerzia. > Restare fermi in una fase di trasformazione accelerata non è neutralità, è una > scelta. E le scelte hanno un prezzo — economico, strategico, di sicurezza > nazionale”. Qui il report: https://www.fondazionesvilupposostenibile.org/wp-content/uploads/dlm_uploads/I-10-key-trend-sul-clima-in-Italia-2025-i-costi-dellinerzia-Italy-for-Climate.pdf. Giovanni Caprio
April 27, 2026
Pressenza
Transizione ecologica o speculazione? Il caso Fornaci smaschera il sistema
C’è un momento preciso in cui una vicenda locale smette di essere un semplice “progetto” e diventa un fatto politico. A Brescia, quel momento è arrivato. Non con una delibera, non con un parere tecnico, ma con uno striscione di venti metri steso davanti ai campi ni pressi del quartiere […] L'articolo Transizione ecologica o speculazione? Il caso Fornaci smaschera il sistema su Contropiano.
March 31, 2026
Contropiano
Fotovoltaico a Forlì: il TAAF difende i Terreni Agricoli
Al Ronco, una frazione di Forlì, è in corso un acceso dibattito sull’installazione di un maxi-impianto fotovoltaico a terra. Si parla di ricoprire una superfice di quattordici ettari, corrispondenti a circa 20 campi da calcio, nei pressi dell’aeroporto. Anche se la trasformazione verso le fonti energetiche rinnovabili è un dato imprescindibile per la lotta ai cambiamenti climatici, il Tavolo delle Associazioni Ambientaliste di Forlì (TAAF) vuole evidenziare che l’installazione di un complesso così grande a terra su terreni agricoli esula dai sani principi di transizione ecologica che si vogliono attuare: i terreni coinvolti sono risorse preziose destinate alla coltivazione di ortaggi e frutteti, elementi chiave per l’economia locale, per la salvaguardia della biodiversità e del paesaggio. Ricoprire in questo modo i suoli significa sottrarre spazio per un equilibrio ecosistemico togliendo habitat a numerose specie di piante, insetti e uccelli e a impedire la produzione di prodotti genuini a chilometro zero per la comunità. Il TAAF insiste quindi sulla necessità di valutare con attenzione ogni progetto di fotovoltaico a terra, rispettando i principi della minimizzazione degli impatti sull’ambiente, sul territorio, sul patrimonio culturale e sul paesaggio, privilegiando impianti che sfruttino superfici già compromesse o marginali (discariche o zone limitrofe alle autostrade), le cave dismesse, oppure coperture dei capannoni industriali o commerciali, i tetti delle scuole, dei parcheggi, degli ospedali e delle case, piuttosto che terreni fertili destinati da generazioni all’agricoltura. La sfida è quella di conciliare la produzione di energia pulita con la tutela del suolo e della biodiversità, evitando che la transizione energetica diventi causa involontaria di degrado ambientale e di speculazione. L’impianto fotovoltaico a terra sarebbe vietato dal D.L. 63/2024. Tale decreto purtroppo presenta delle deroghe sottraendo dal divieto le aree classificate agricole, racchiuse in un perimetro i cui punti distino non più di 500 metri da zone a destinazione industriale, artigianale e commerciale, come accade, così sembra, nella zona del progetto. Il TAAF, nonostante le deroghe del decreto, suggerisce al Comune, che comunque deve rilasciare permessi, in modo particolare per un impianto di ben 14 ettari, di intervenire per dettare regole per una gestione più sostenibile del proprio territorio e chiedere ai proprietari di ridurre notevolmente la parte del fotovoltaico a terra, lasciandolo all’agricoltura, e di trasformare l’altra parte in Agrivoltaico, sicuramente più sostenibile. Ci chiediamo, inoltre, se la Comunità limitrofa, “offesa” dal probabile maxi impianto avrà un beneficio di risparmio energetico come compensazione del danno provocato. In ogni modo la discussione al Ronco assume un grande valore simbolico, per l’amministrazione comunale e per le altre realtà forlivesi, chiamate a fare scelte consapevoli e bilanciate tra sviluppo sostenibile e salvaguardia del patrimonio agricolo e naturale. WWF Forlì-Cesena Redazione Romagna
October 24, 2025
Pressenza