Milano, vittoria dei cittadini: stop al progetto del parco fotovoltaico nella zona agricola
Santo Stefano Ticino, Marcallo con Casone e Ossona hanno ricevuto nei giorni
scorsi la comunicazione che chiude, in modo definitivo, la vicenda
“Ranteghetta”: il ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica ha
confermato ai tre municipi dell’Alto Milanese che il progetto per un impianto a
pannelli solari su 140 ettari di terreno coltivato non si farà. A deciderlo, nei
mesi scorsi, è stata la stessa società proponente, Sorgenia Renewables, che ha
ritirato l’istanza dopo oltre un anno di opposizione da parte di cittadini e
amministrazioni e dopo che un cambiamento normativo ne ha reso di fatto
impraticabile la realizzazione.
Il progetto, presentato all’inizio del 2025, prevedeva la posa di 107mila
pannelli fotovoltaici su un’area agricola attraversata dalla provinciale che
collega Ossona a Magenta. Centoquaranta ettari, pari a circa la metà della
superficie agricola disponibile nei tre Comuni, per un impianto da oltre 68
megawatt di picco integrato a un sistema di accumulo elettrochimico. La notizia
era circolata per la prima volta nell’estate del 2025, diffusa dagli stessi
sindaci sui social. La reazione era stata immediata.
Nel giro di poche settimane era nato un Comitato di cittadini, a cui si era
affiancata Legambiente Terre di Parchi. I tre consigli comunali avevano
approvato mozioni contrarie, definendo l’impianto incompatibile con la tutela
ambientale, paesaggistica e agricola del territorio, e i sindaci avevano scritto
ai ministri dell’Ambiente, dell’Agricoltura e della Cultura, oltre che al
presidente della Regione, ribadendo le osservazioni già presentate al ministero.
Erano intervenuti contro il progetto anche il deputato di Fratelli d’Italia
Umberto Maerna, originario di Magenta, e il senatore della Lega Massimo
Garavaglia, ex sindaco proprio di Marcallo con Casone: sostenevano che l’area
ricadesse in una zona già segnalata come strategica dal punto di vista
ambientale nella pianificazione territoriale della Città metropolitana di
Milano. Il procedimento ministeriale, però, si è trascinato per mesi tra
proroghe mai formalizzate e scarsa trasparenza verso i Comuni: i sindaci, non
riuscendo a ottenere aggiornamenti sullo stato della pratica, hanno dovuto
scrivere di nuovo al ministero a inizio 2026 per sapere se l’istanza fosse
ancora in piedi o già archiviata.
Dove non erano bastate le mozioni né le lettere, è arrivata la legge. A maggio
la Regione Lombardia ha approvato la nuova normativa sulle aree idonee per le
rinnovabili, fissando un tetto al consumo di suolo agricolo: le aree agricole
destinabili a impianti da fonti rinnovabili e di accumulo non possono superare
lo 0,8% della superficie agricola utilizzata a livello regionale, con soglie
ancora più strette a livello provinciale e comunale. Superata quella
percentuale, per legge, le nuove istanze e i procedimenti pendenti per il
fotovoltaico a terra diventano improcedibili. Un impianto da 140 ettari
concentrato in tre soli Comuni si scontrava frontalmente con quei limiti.
Sorgenia ha scelto di ritirarsi prima che fosse il ministero a bocciare il
progetto. «Avevamo sviluppato il progetto Ranteghetta rispettando la normativa
in vigore al momento della sua presentazione – ha spiegato la società – ma sono
sopravvenute norme che hanno modificato in modo sostanziale il contesto in cui
era stato concepito». L’azienda ha precisato che la rinuncia non cambia la
propria strategia sulle rinnovabili, e che l’obiettivo resta sviluppare impianti
capaci di generare energia pulita e valore per i territori che li ospitano.
I sindaci hanno parlato di un risultato importante, raggiunto grazie alla
determinazione delle amministrazioni, delle associazioni e dei cittadini. Resta
il punto ribadito più volte dai comitati locali durante la battaglia: nessuno,
in questa vicenda, si è opposto alla transizione energetica in sé, ma alla
scelta di concentrarla su suolo coltivato invece che su tetti, capannoni e aree
già compromesse. Una battaglia vinta sul campo, letteralmente, mentre la
prossima si gioca altrove: sulle decine di altri progetti – tra rinnovabili e
data center – in Lombardia e nel resto d’Italia, ancora in cerca di un’area
idonea da occupare.
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