
Destabilizzazione in Brasile in vista delle elezioni politiche
Pressenza - Saturday, September 19, 2026Il 4 ottobre e il 25 ottobre 2026 si terranno in Brasile le elezioni politiche: nel primo turno si eleggono la Camera dei Deputati, due terzi del Senato, le assemblee legislative degli Stati e si scelgono i candidati presidenti della Repubblica e i governatori degli Stati. Per queste due ultime cariche sono confermati al primo turno solo coloro che superano il 50% dei voti validi, gli altri passano al ballottaggio tre settimane dopo.
Qual è il clima elettorale? Sfortunatamente non buono. Da dieci anni il Paese conosce una complessa e reiterata situazione di destabilizzazione, volta a impedire i necessari cambiamenti strutturali e a mantenere intatti dominio e privilegi secolari di una limitata casta dominante. I punti di rottura di questo cammino a ritroso sono chiari:
- Agosto 2016, deposizione illegittima della presidente Dilma Rousseff e ascesa alla massima posizione dell’esecutivo dell’usurpatore Michel Temer, che come primo atto smantella i diritti dei lavoratori e dei sindacali legati alla legge di consolidamento del lavoro CLT.
- Aprile 2018, arresto in assenza di prove di Lula, che verrà liberato solo nel novembre 2019.
- 6 settembre 2018, pugnalata fisica al candidato Jair Bolsonaro (naturalmente mai chiarita in sede giudiziaria) che ha dato l’impulso accelerato alla sua successiva vittoria elettorale.
- Dicembre 2022- gennaio 2023, azioni diverse per impedire l’elezione di Lula, ricorrendo ad attentati fortuitamente falliti, delegittimando le urne elettroniche e mobilitando settori dentro e intorno alle forze armate, fino al tentativo di colpo di stato dell’8 gennaio 2023 a risultati elettorali già conclusi.
E adesso? Già, adesso è tutto un tranquillo confronto nell’ambito del dibattito politico? No. E’ molto difficile spiegare in modo riassuntivo e comprensibile quello che sta succedendo. Gli accadimenti che irrompono brutalmente sulla scena elettorale vanno collocati sul palco in cui attore importante è la banca Master del banchiere Daniel Vorcaro. Istituto finanziario di media portata, su richiesta della Procura Generale della Repubblica nel corso del 2025 la polizia federale inizia le indagini per irregolarità varie nell’Operação Compliance Zero e nel novembre 2025 la Banca Centrale mette l’istituto in liquidazione extragiudiziaria.
Dall’infinita montagna di carte e documenti che escono dalle azioni di perquisizione e sequestro a maggio 2026 affiora un dossier particolare: un milionario finanziamento per la realizzazione di un film dal titolo Dark Horse, biografia dell’ex presidente Jair Bolsonaro. Ma chi chiede, o meglio implora, il finanziamento è il figlio Flavio, candidato, per scelta del padre, alle elezioni 2026. Figlio che afferma e ripete che si tratta di un finanziamento privato e che tutto è regolare, ma non sembra proprio così…
Dal momento che l’indagine sulla banca Master coinvolge cittadini che fanno capo al forum speciale, la procedura giudiziaria approda al Supremo Tribunale Federale e in questo caso per sorteggio cade nelle mani del giudice André Mendonça. (Sono di competenza del STF le cariche di presidente e vicepresidente della Repubblica, parlamentari, governatori, alti gradi della magistratura). Sempre nel STF è in corso una indagine, di responsabilità del ministro Flavio Dino, relativa a pratiche scorrette di utilizzo dei denari delle sciagurate emende parlamentari[1]. Mentre da quest’ultimo processo non esce alcuna indiscrezione, dal primo è un’interrotta, non involontaria, fuga di notizie che alimentano una valanga di parole manipolate nei mass media.
L’8 settembre (non a caso in coincidenza con la festa nazionale del 7 settembre, in modo da oscurarla) una situazione improvvisa butta all’aria un contesto già molto alterato: il giudice Mendonça decreta l’allontanamento preventivo del direttore generale della polizia federale Andrei Rodrigues, agendo assolutamente fuori dalle sue competenze. Molto rapidamente altri ministri del STF revocano la misura e la Polizia Federale inizia una vasta operazione. Già dal 27 agosto Mendonça compiva passi illeciti nei confronti del procuratore generale della Repubblica Paulo Gonet e del giudice del STF Alexandres de Moraes.
Credo che non sia facile districarsi in questo groviglio giuridico/giudiziario, ma quello che emerge in termini generali è l’enormità del garbuglio nascosto sotto la banca Master. L’impressione è di una rete di vaste dimensioni che coinvolgeva un numero elevato di persone collocate in punti importanti dei flussi di potere (deputati, alti magistrati, dirigenti di potenti chiese evangeliche, in particolare l’Assemblea di Dio Ministero Madureira, imprenditori, intermediatori di varie tipologie) avvolgendole in un turbinio di denaro (strutturato in truffe stile Ponzi, in mancate comunicazioni alla banca centrale, in rivoli dispersi e passaggi internazionali, in pacchi di denaro contante) e disponendo quindi di uno schema vasto di relazioni e, chissà, di strumenti di pressione, ricatti e scambi.
Tutto questo è giunto fino al STF ed è ricaduto su di esso, producendo una crisi istituzionale enorme in piena campagna elettorale. La crisi è stata accelerata non necessariamente per un progetto prestabilito da parte dell’estrema destra fedele a Bolsonaro, a cui il giudice André Mendonça è legato, ma per la possibilità che quest’ultimo ha colto di utilizzare un insieme di convergenze e coincidenze per destabilizzare a produrre caos in un momento elettorale di confronto inconciliabile. E si sa che il caos gioca quasi sempre a favore della destra con vocazione autoritaria.
Peraltro il punto centrale del programma elettorale bolsonarista, varie volte ripetuto dai suoi dirigenti ed in articolare dal candidato Flavio, era ed è di annichilire il Supremo Tribunale Federale, in primo luogo per amnistiare i condannati del colpo di Stato dell’8 gennaio 2023 e poi per modificare l’impianto istituzionale dall’interno, allo stesso modo delle termiti tropicali. Questo non viene fatto in modo solitario e autonomo da attori brasiliani, ma viene dichiarato anche dagli Stati Uniti governati dall’amministrazione repubblicana (ma non era molto diverso con le amministrazioni democratiche, solo più “educato” nella forma).
Trump intende prendere il controllo diretto di tutta America Latina e a questo fine il Brasile è indispensabile. Peraltro è comprensibile: l’Oriente è perso, la Russia è altrove, l’Europa decade, dunque dove può cercare il suo “spazio vitale” visto che rigetta qualsiasi multilateralismo o percorso diplomatico? La destra brasiliana viene quindi vezzeggiata e coltivata per svolgere il ruolo che viene a lei affidato di tradire il proprio Paese pro domo sua. Il 15 settembre una tesissima seduta plenaria del STF ha esposto la lacerazione che lo indebolisce e la separazione fra i giudici attenti al rispetto delle procedure e alla correttezza giudiziaria e altri pronti a usare la carica per fini diversi. Così il Paese passa, ancora una volta lungo il decennio, nel corridoio stretto dell’eversione anticostituzionale, pronta a vendersi alla corruzione.
Precedenti testi sul Brasile in https://www.latinoamerica-online.it/
[1] In Brasile, le emende parlamentari rappresentano lo strumento costituzionale attraverso il quale i membri del Congresso Nazionale (deputati e senatori) intervengono sulla legge di bilancio dello Stato. Questo meccanismo permette ai parlamentari di indirizzare fondi pubblici verso specifici progetti, infrastrutture o istituzioni nei propri Stati e municipi di riferimento.