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In Brasile non è scesa la notte
Alle 9,09 della sera del 25 ottobre anche l’infido presidente di turno del Tribunale Superiore Elettorale, Kassio Nunes Marques, ha riconosciuto con una dichiarazione ufficiale la vittoria di Luis Inácio Lula da Silva come presidente della Repubblica Federativa del Brasile. Si è chiusa così formalmente una tesissima competizione composta di due fasi: la prima fra agosto e inizio ottobre 2026 conclusa con il turno elettorale generale, la seconda fra il 4 e il 25 ottobre per i ballottaggi. Ma già verso le 20.00 le proiezioni attestavano il sorpasso e dalle strade era salito un grido liberatorio. Dal primo al secondo turno sono passati dall’astensione, dal voto nullo o dal voto bianco al voto valido oltre dieci milioni di suffragi, dei quali 71% per Lula; nel solo Stato di San Paolo (il più popoloso, ricco e di destra del Paese) oltre due milioni. Il distacco fra cittadini e cittadine che hanno preferito Lula a Flavio è stato di oltre 4,4 milioni, un margine difficile da contestare. Che cosa ha prodotto questo cambiamento di comportamento di masse significative non è ovvio, bisognerà approfondire con cura. Ma alcuni elementi si colgono già con uno sguardo iniziale. Intanto va notato che sociologi, statistici, sondaggisti poco conoscono della società brasiliana con il risultato che diffondono fake news preterintenzionali. Tutte, senza eccezione, le grandi agenzie di analisi di dati (di proprietà di banche e istituti finanziari) hanno ripetuto in modo martellante che Flavio era in vantaggio di due punti su Lula. Solo uno studio poco noto parlava di pareggio: 50 a 50. Quanto i sondaggi condizionano l’agire dei candidati e quanto le scelte degli elettori oscillano e si modificano di fronte ad affermazioni mascherate dalla “certezza” dei numeri? Lo schieramento bolsonarista ha preso per buone queste previsioni e nel mese di ottobre si è dedicato a organizzare il futuro governo che credeva suo. Così ha scelto come probabili ministri persone rozze e facili a dichiarazioni inquietanti che hanno messo in allarme molti: Daniela Marques per l’economia («Bisogna tagliare nella carne viva» per ridurre il bilancio federale di 200 miliardi di R$ all’anno, 1,5 del PIB); Claudio Lottenberg, medico di una clinica esclusiva, per la sanità («Il SUS non ha bisogno di ulteriori finanziamenti»); forse Guilherme Deritte per la sicurezza pubblica, considerato eccessivo persino dai sui colleghi di San Paolo. La spropositata certezza di successo di Flavio era peraltro giustificata sia dalla prepotenza del candidato, sia dal fatto che lo stesso ha avuto, da agosto in poi, l’appoggio pieno della stampa economica (Band e Globo), della stragrande maggioranza degli imprenditori a cominciare dalla Fiesp/Federazione delle industrie dello Stato di San Paolo (con poche eccezioni, come il colosso delle proteine animali JBS), dell’agribusiness, del complesso finanziario legale e illegale, della quasi totalità delle chiese neopentecostali (parzialmente arginate da una prudente assunzione di responsabilità della Chiesa cattolica), delle milizie, della criminalità organizzata. Senza dimenticare l’intromissione internazionale. Atteggiamento opposto valeva per il campo progressista. Come è stato arginato tutto questo nel clima teso del periodo 4-25 ottobre? Con una tensione prodotta da un fattore emotivo: l’euforia della destra e, specularmente, la delusione dell’area di centro-sinistra rispettivamente per avere vinto e per essere stata superata nel primo turno. Anzitutto vaste masse hanno autonomamente compreso il progetto di convergenza tra la destra e l’estrema destra al di là delle parole del loro rappresentante («Non toglierò il bonus famiglia», «Tutti potranno difendersi con più armi» ecc.). Lula personalmente ha dato un contributo insostituibile alla comprensione del nuovo fenomeno politico rappresentato da Bolsonaro jr. Fin dall’inizio del confronto per il secondo turno ha utilizzato per definire l’avversario il termine “miliziano” (senza che nessuna denuncia per ingiuria sia stata depositata al riguardo). «Mai avrei pensato di dovermi confrontare con un fascista miliziano», ha ripetuto la notte del 25 ottobre nella grande manifestazione spontanea della Avenida Paulista a San Paolo. E ciò, ha aggiunto, è delegittimante per un presidente che deve dialogare in continuazione con i grandi del mondo e nelle istanze internazionali: infatti Flavio, nell’ideologia e nella pratica fascista, rappresenta il filone, particolarmente ripugnante, che le salda con la struttura delle milizie paramilitari. Con Flavio presidente la milizia avrebbe occupato il vertice dello Stato. E ciò è stato ben compreso e respinto da vasti settori. In questo contesto di presa di coscienza diffusa e di massa si è rotto l’incantesimo della passività e dell’antipolitica. L’espressione maggiore di questo fatto centrale si è avuta sabato 24 ottobre pomeriggio. Per la manifestazione di chiusura della campagna del fronte progressista un fiume immenso di giovani adulti ha inondato e sommerso l’Avenida Paulista a San Paolo in uno spazio di 2.400 metri per 47: un fiume sereno, sorridente, colorato, determinato. Di nuovo la sera e la notte del 25 ottobre sono affluiti, sempre alla Paulista, gli stessi infiniti giovani adulti decisi a costruire il proprio destino. Anche nell’infelice tornata elettorale del 4 ottobre per il Senato e per la Camera si è formato un gruppo non piccolo di uomini e donne fra i 30 e i 40 anni dal quale emergeranno gruppi dirigenti innovativi che già in parte si vedono. Vorrei chiarire che cosa intendo dire parlando di partecipazione spontanea. Il fronte di sostegno a Lula ha moltiplicato comizi e incontri e preparato montagne di materiale di propaganda stampato e online, ma tutto questo è stato preso in mano da migliaia e migliaia di persone lontane dalla militanza classica ed è stato diffuso con contatti diretti, messaggi di comunicazione non verbale riconosciuti e condivisi, assunzione di iniziative di singoli e piccoli gruppi dei tipi più diversi. Tutto ciò senza, ovviamente, sottovalutare l’impegno di partiti, sindacati, movimenti. È stata un’azione coraggiosa che ha sfidato un clima onnipresente di minacce: «Se vince Lula ti licenzio», dicevano le padrone alle domestiche o i padroni nei luoghi di lavoro. «Se nel tuo quartiere non c’è il numero di voti che vogliamo, picchiamo la tua famiglia» dicevano le milizie nella favelas di Rio. «Vi mandiamo via» minacciavano le alte gerarchie a pastori e fedeli di parrocchie neo pentecostali e così via. Ma qualche cosa si è mosso dentro alla società ed è affiorato alla superficie con una forza incontenibile. Questa spinta iniziale mossa dalla percezione di un pericolo inusitato (il fascismo delle milizie) ha trovato un punto su cui fare leva nella piattaforma del deputato André Janones intensamente operativa dopo il 4 ottobre. Con 53.000 iscritti a inizio ottobre, ha raggiunto i quattro milioni a metà mese e i dieci milioni il 23 ottobre. Dubito che senza quella piattaforma si sarebbe vinto, perché essa, denominata con scelta felice “esercito di Lula”, ha trasmesso il senso di non essere soli e offerto un punto di organizzazione chiaro e semplice da capire ed eseguire per evitare di agire in modo frammentato. E soprattutto ha rotto la paralisi del campo progressista nell’uso politico delle reti sociali. Come questa esperienza influenzerà la partecipazione politica del mondo progressista nel tempo a venire non è dato sapere. La vita del quarto governo Lula non sarà certo facile: un collegamento continuativo con quella parte della società che ha bloccato Bolsonaro può essere decisivo. La vittoria di Lula e soprattutto il non accesso al potere di Flavio hanno un riflesso internazionale evidente. Il governo Trump e il segretario di Stato Marco Rubio, così come il governo di Netanyahu, sono intervenuti in vario modo, più o meno manifesto, nelle elezioni e adesso vedono il loro prestigio appannato. Mettere in dubbio il riconoscimento delle elezioni e parlare di brogli non significa molto. Il progetto di Trump e Rubio di completare il controllo dell’America Latina è al momento ridimensionato. “Le vene aperte dell’America Latina” che il linguaggio profetico di Eduardo Galeano ci ha fatto conoscere hanno ricevuto un temporaneo, pur insufficiente balsamo. Il messaggio è stato colto nel continente e tutti i presidenti di destra che hanno negli ultimi anni conquistato gli esecutivi dei loro Paesi hanno riconosciuto immediatamente i risultati elettorali e inviato messaggi non formali a Lula. Fa eccezione, e non stupisce, Milei, sempre citato come esempio da seguire da Flavio. Il peso territoriale ed economico del Brasile condiziona inesorabilmente l’intera area. Ovviamente, per i Brics (che l’Europa, incapace di uscire dalla sua matrice colonial-imperialista, guarda con sufficienza e disprezzo), il Brasile del multilateralismo è necessario e quindi nei prossimi mesi il sodalizio del sud globale potrà cercare di intensificare la sua attività pur fra le difficoltà prodotte dalle guerre. Per l’Europa democratica una vittoria di Flavio avrebbe rafforzato non poco le destre fascistizzanti già ben coordinate nel CPAC (Conservative Political Action Conference), ma i singoli Paesi sono lenti nell’inviare un messaggio di congratulazione al neo eletto. Il governo italiano è stato lentissimo. Si deve sperare che sappia separare i rapporti personali di alti esponenti dell’esecutivo con la simpatica famiglia Bolsonaro dai comportamenti istituzionali. Nel complesso i Paesi e le istituzioni regionali europei sono sempre stati sospettosi verso i governi di centro sinistra brasiliani. Avere posto un argine al dilagare di forze fascistizzanti è – sembra a me – qualche cosa di comune vantaggio, un bene comune da non danneggiare. Tutto bene dunque? Assolutamente no. Le forze conservatrici e anticostituzionali continuano potenti in Brasile e non sembrano intenzionate a retrocedere dai loro progetti di dominio; l’esecutivo che si insedierà a inizio 2027 si trova di fronte un fronte legislativo di destra combattivo e senza scrupoli; una crisi profonda investe i più alti livelli del potere giudiziario e non sarà facile trovare un nuovo equilibrio. Questo nel contesto devastante di un mondo in fiamme. Ma in Brasile non è scesa la notte. Aggiornamento Il testo era già concluso quando il candidato sconfitto Flavio Bolsonaro è fuggito negli Stati Uniti. Desidero solo ricordare che Flavio è indagato non per reati politici, ma per ipotesi di riciclaggio, corruzione, evasione fiscale, calunnia e altro ancora. Per questo la polizia federale aveva chiesto il ritiro dei passaporti, uno dei quali è italiano, avendo egli la doppia cittadinanza.   Redazione Italia
October 28, 2026
Pressenza
La vittoria di Lula tra democrazia e resistenza
LA RIELEZIONE DI LULA ALLA PRESIDENZA DEL BRASILE SI È SVOLTA IN UN CLIMA DI FORTI TENSIONI POLITICHE, SEGNATO DA DENUNCE DI IRREGOLARITÀ ELETTORALI, OSTACOLI AI TRASPORTI, EPISODI DI VIOLENZA E DIFFICOLTÀ NELL’ACCESSO AL VOTO, SOPRATTUTTO PER LE POPOLAZIONI INDIGENE E LE COMUNITÀ DEI TERRITORI PIÙ ISOLATI. NONOSTANTE QUESTE CRITICITÀ, LA MOBILITAZIONE DELLA SOCIETÀ CIVILE, DELLE RETI DI SOLIDARIETÀ, DEGLI STUDENTI E DEGLI ELETTORI DI DIVERSE GENERAZIONI HA CONTRIBUITO A UNA VITTORIA DAL FORTE SIGNIFICATO POLITICO E GEOPOLITICO. UN RISULTATO CHE EVIDENZIA IL RUOLO DELL’AZIONE COLLETTIVA NELLA DIFESA DEI DIRITTI COSTITUZIONALI E DELLA DEMOCRAZIA BRASILIANA Foto: Ricardo Stuckert / Lula Oficial – Wikimedia Commons, CC BY-SA 4.0 Se nel 2022 il clan dei miliziani aveva tentato di commettere brogli, quest’anno si è registrato un numero record di tentativi di frode: denaro proveniente dagli Stati Uniti, interferenze da parte di Meta, interferenze del TSE (Tribunale superiore elettorale), di aziende di destra come Zona Sul e TIM Brasil, di società di trasporto (compagnie aeree, autobus e metropolitana) e di sindaci che non rispettano le decisioni del TRE (Tribunale regionale elettorale). Ciò a cui abbiamo assistito domenica scorsa è criminale e configura un tentativo di colpo di Stato. Fino alla chiusura delle urne hanno continuato ad arrivare segnalazioni di elettori ai quali era stato impedito di esercitare il proprio diritto di voto a causa delle carenze dei trasporti. Kassio Nunes, presidente del TSE, la persona che dovrebbe garantire il rispetto del diritto costituzionale di voto dei cittadini e delle cittadine brasiliane, ha dimostrato apertamente di essere a favore del figlio di colui che lo aveva nominato nel tribunale che ora presiede. Non vi sono dubbi che si sia assistito a un reato di abuso di potere e a una violazione del principio costituzionale di imparzialità giudiziaria. A partire da sabato, le due maggiori compagnie aeree brasiliane low cost — Gol e Azul —, così come LATAM, hanno cancellato voli, configurando un possibile tentativo di colpo di Stato. Le motivazioni addotte sono state la necessità di manutenzione e problemi tecnici. La maggior parte dei voli era diretta verso il Nordest del Paese, regione d’origine di Lula e, da sempre, principale roccaforte elettorale del PT. In seguito alle segnalazioni, Gol ha emesso un comunicato ufficiale affermando che era stato cancellato soltanto un volo nella giornata di sabato e che i passeggeri erano stati riprotetti su voli previsti per domenica mattina. Nonostante ciò, nel corso della giornata di domenica hanno continuato a moltiplicarsi sui social network i video di persone bloccate negli aeroporti. L’Agenzia nazionale per l’aviazione civile (ANAC) ha dichiarato che durante il secondo turno delle elezioni non si erano verificate anomalie nei voli e che «i ritardi e le cancellazioni dei voli fanno parte della normale routine dell’aviazione commerciale». La stessa situazione si è verificata nello Stato di Bahia, dove il sindaco di Salvador, alleato di Bolsonaro, ha ordinato di lasciare fermi nei depositi 75 autobus, privando la popolazione dei mezzi pubblici necessari per raggiungere i seggi elettorali. La risposta del sindaco, secondo il quotidiano Folha, è stata che «il ritardo nell’uscita dei veicoli dal deposito è stato causato da membri del sindacato, che volevano applicare adesivi del PT sui finestrini». In seguito alla denuncia presentata dalla Federazione Brasile della Speranza (PT/PCdoB/PV), che accusava una riduzione superiore al 50% della flotta di autobus normalmente disponibile nei giorni feriali, nonostante fosse stata annunciata la gratuità dei trasporti nel giorno delle elezioni, il Tribunale regionale elettorale di Bahia (TRE-BA) ha ordinato il ripristino immediato dell’intera flotta e ha emesso un mandato di arresto nei confronti del segretario alla Mobilità di Salvador, che risulta latitante. Il giorno successivo sono stati segnalati casi di licenziamento, da parte delle società di trasporto, di dipendenti che avevano sostenuto la rielezione del presidente Lula. La stessa carenza di trasporti si è verificata a San Paolo, dove il sindaco Ricardo Nunes — recentemente invitato a passare dall’MDB al PL — avrebbe promosso riduzioni del numero di autobus e un aumento dei controlli stradali. Il PT di San Paolo chiederà l’arresto del segretario municipale alla Mobilità urbana e ai Trasporti, Celso Jorge Caldeira, per inosservanza della decisione del TRE-SP, che imponeva la circolazione del 100% della flotta di autobus nella capitale, con tariffe gratuite. Secondo Kiko Celeguim, presidente del PT di San Paolo, era in circolazione soltanto il 60% della flotta, nonostante fosse stata richiesta fin dalle prime ore del mattino del giorno delle votazioni la rimessa in servizio di tutti gli autobus. Il Comune non aveva risposto alla richiesta. Per questo motivo, con l’accordo dei due candidati alla presidenza (che ora il candidato perdente cerca di negare), è stata presentata al TSE una richiesta di proroga dell’orario di voto negli Stati di San Paolo e Bahia. La risposta cinica del presidente del TSE, Nunes, è stata la seguente: «È già stata presentata al TSE una richiesta in tal senso, che sarà esaminata a tempo debito». L’insolenza di Nunes ha contrastato con la decisione del giudice della Corte suprema federale Cristiano Zanin di prolungare l’orario di voto fino alle 19:00. Le elezioni del 2026 si sono svolte secondo un calendario unificato in tutto il Paese, con i seggi aperti dalle 8:00 alle 17:00, ora di Brasilia. Tuttavia, ogni Stato seguiva i propri orari, con una differenza di circa due ore. Chiunque fosse arrivato al seggio entro l’orario di chiusura previsto avrebbe avuto garantito il diritto di voto. Il problema è stato che molti seggi elettorali sono stati trasferiti senza preavviso. Secondo CNN Brasil, il TSE ha registrato cambiamenti in oltre 400 seggi. Il Pará è stato lo Stato con il maggior numero di modifiche, seguito da Minas Gerais, Ceará, Piauí e San Paolo. I maggiori problemi di trasporto sono stati invece registrati in Pará, Bahia, San Paolo, Rio de Janeiro, Sergipe e Alagoas. Come se tutto questo non bastasse, sono stati registrati anche numerosi casi di manipolazione delle urne elettorali. Nel Mato Grosso do Sul è stato scoperto che i tasti corrispondenti ai numeri 1 e 3 di una macchina per il voto elettronico erano incollati. La violenza dilagava. A Rio de Janeiro una persona senza fissa dimora è stata aggredita, mentre un uomo nero è stato visto camminare in catene, condotto al guinzaglio da un uomo vestito di giallo e verde durante un evento a sostegno di Bolsonaro. Secondo il quotidiano Globo, l’uomo ha negato che il gesto avesse carattere razzista e lo ha giustificato come una forma di «satira», concludendo: «Se ho offeso qualche brasiliano, non era mia intenzione». Quattro sono morti tra gli elettori di Lula, uccisi da sostenitori di Bolsonaro. Una delle vittime è stata colpita da tre proiettili dopo una lite provocata da sostenitori di Bolsonaro. Foto: Ricardo Stuckert / Lula Oficial – Wikimedia Commons, CC BY-SA 4.0 L’avvocato Marco Aurélio Carvalho, coordinatore della campagna elettorale di Lula, ha denunciato l’avanzata della violenza politica dell’estrema destra nel Paese. A dimostrazione della veridicità del detto «i brasiliani non si arrendono mai», sono sorti gruppi di mutuo aiuto per garantire passaggi in auto e soluzioni di trasporto alternative, sia all’interno delle città sia tra i diversi Stati. Tuttavia, le distanze di un Paese dalle dimensioni continentali non hanno sempre consentito di trovare soluzioni, soprattutto perché tutto doveva essere organizzato all’ultimo momento. Tra queste iniziative si distingue la mobilitazione discreta di persone che lavorano con le popolazioni indigene della regione amazzonica brasiliana. Attraverso reti di solidarietà, hanno organizzato con diversi giorni di anticipo una raccolta fondi per garantire che il diritto costituzionale di voto dei cittadini indigeni brasiliani fosse rispettato, nel caso in cui le autorità pubbliche responsabili fossero arrivate in ritardo o non fossero intervenute. La Costituzione del 1988 ha garantito la piena cittadinanza e i diritti politici dei popoli indigeni, consentendo loro di votare e candidarsi alle elezioni. Prima di quella data, la legislazione brasiliana considerava gli indigeni persone sottoposte alla «tutela» dello Stato e tendeva a escluderli dalla vita politica nazionale. La gravità del tentativo di violare questo diritto è ancora maggiore rispetto alla violazione dello stesso diritto nei confronti delle persone non indigene, perché conferma l’intenzione, già manifestata dal padre durante il mandato 2018-2022, di ripristinare la politica di assimilazione della dittatura, con l’obiettivo di far scomparire i popoli indigeni in quanto gruppi etnici dotati di identità proprie e di integrarli nella società come lavoratori e cittadini comuni. La ministra Guajajara ha denunciato il rifiuto del Tribunale superiore elettorale (TSE) di concedere un’autorizzazione generale alla Fondazione nazionale dei popoli indigeni (Funai), alla Segreteria speciale per la salute indigena (Sesai) e al Ministero dei Popoli indigeni per utilizzare le rispettive strutture allo scopo di garantire il trasporto degli elettori indigeni. Nonostante il decreto ufficiale che prevede la gratuità dei trasporti interurbani, anche le compagnie di navigazione responsabili dei servizi di traghetto verso l’arcipelago di Marajó hanno continuato a far pagare il servizio. Ai sensi della legge n. 6.091/1974, costituisce reato «fornire mezzi di trasporto a fini elettorali a candidati, partiti, federazioni, coalizioni o a qualsiasi altra persona», nel contesto della pratica diffusa della compravendita di voti. Proprio per contrastare questa pratica criminale, i tribunali elettorali hanno il dovere di mettere a disposizione veicoli per gli elettori delle zone rurali. Nella regione amazzonica, le persone hanno dovuto spostarsi per ore, a volte per giorni, per raggiungere il proprio seggio ed esercitare il proprio diritto di voto. La precarietà dei trasporti marittimi non è soltanto un problema di mobilità. È una questione di diritti, di disuguaglianza territoriale e di razzismo ambientale. La ministra dei Popoli indigeni, Sonia Guajajara, ha dichiarato che, indipendentemente dal risultato elettorale, presenterà una richiesta per istituire una sottocommissione incaricata di vigilare sulle irregolarità relative all’accesso delle popolazioni indigene al diritto di voto. Anche il presidente Lula ha dichiarato di voler chiedere l’arresto dei sindaci responsabili di reati elettorali derivanti dall’ostruzione del trasporto degli elettori. Lula ha definito la situazione «abominevole». Al momento si sta procedendo con l’allontanamento dei sindaci complici del disservizio dei trasporti e denunciando le compagnie private competenti. Nonostante tutto questo, il Brasile è riuscito a compiere un’impresa storica rieleggendo Lula per un quarto e ultimo mandato come presidente del Brasile. Si tratta di una vittoria geopolitica. La principale vittoria del Sud America viene dalla sinistra e assume un significato globale, dimostrando che è possibile sconfiggere l’estrema destra, nonostante tutte le azioni criminali che la caratterizzano e che hanno contraddistinto in particolare questo secondo turno. È diventato chiaro che questa vittoria è possibile attraverso un’alleanza tra destra e sinistra, come è avvenuto con il vicepresidente Alckmin, storico rivale di Lula. Ciò mette in evidenza la differenza tra partiti che sono avversari politici e partiti che sono fanatici ed estremisti. Si è trattato anche di un’alleanza tra azioni condotte nelle strade e sui social network. Se i social network, grazie all’«esercito di Lula», sono riusciti a contrastare l’algoritmo sfavorevole di Meta, si è verificata una combinazione esplosiva tra rete e strada. Da una parte, un esercito di utenti di Internet ripubblicava compulsivamente le informazioni provenienti dal centro operativo di André Janones, deputato federale del partito Rede Sustentabilidade, alleato strategico del PT e sostenitore di Lula. Dall’altra, migliaia di elettori che si erano astenuti al primo turno sono tornati alle urne: soprattutto anziani, che in tutto il Paese sono stati accompagnati da familiari e amici per esprimere il proprio voto a sostegno della democrazia e contro la dittatura. È stato uno splendido lavoro di squadra tra mezzi di comunicazione e generazioni, tra Internet e manifestazioni di piazza, tra anziani — tra cui lo stesso presidente, che ha 81 anni — e giovani, che hanno contribuito in modo significativo a queste elezioni. La mattina del 5 ottobre, in seguito alla sconfitta al primo turno, 2.000 studenti dell’Università federale Fluminense di Rio de Janeiro hanno occupato le strade di Niterói, nello Stato di Rio de Janeiro. Il giorno successivo si sono uniti a loro i colleghi dell’Università federale di Pernambuco (UFPE), a Recife, seguiti da molti altri. L’UNE, l’Unione nazionale degli studenti, che nel 1992 aveva portato migliaia di studenti in strada con il volto dipinto dei colori della bandiera brasiliana per chiedere al Congresso l’impeachment del presidente Fernando Collor de Mello e protestare contro la corruzione, è tornata nelle piazze nel 2026 per sostenere Lula. L’organizzazione potrebbe inoltre mobilitarsi per chiedere l’annullamento della candidatura di un membro di una milizia e denunciare la censura e la violazione del principio costituzionale di imparzialità giudiziaria. Come accade nelle strade delle città europee, i giovani stanno dimostrando che il sistema potrebbe essere arrivato a un punto di svolta. L'articolo La vittoria di Lula tra democrazia e resistenza proviene da Comune-info.
October 28, 2026
Comune-info
Brasile: Bolsonaro dopo la sconfitta scappa dagli alleati statunitensi
Nemmeno il tempo di riconoscere la batosta elettorale alle presidenziali che Flavio Bolsonaro era già su un volo diretto negli Stati Uniti insieme alla moglie e ai figli. Ci è arrivato come migrante irregolare, dal momento che poche ore prima le autorità brasiliane gli avevano ritirato il passaporto e vietato di lasciare il Paese. Eppure, il Dipartimento di Stato USA si è mostrato disponibile a fare una eccezione alla strettissima politica di chiusura delle frontiere che caratterizza il mandato Trump, affermando che fornirà all’intera famiglia Bolsonaro i visti necessari. Secondo quanto riferito da diversi media in queste ore, Bolsonaro sarebbe atterrato in Florida, dove ad aspettarlo vi sarebbe stato il fratello Eduardo, che risiede negli Stati Uniti da anni, anche lui latitante. «Questa mattina, quando mi sono recato a trovare mio padre, ho trovato sulla soglia di casa sua la polizia federale di Lula, che mi aspettava per intimarmi di consegnare il passaporto e proibirmi di lasciare il Paese». La comunicazione arriva dallo stesso Flavio Bolsonaro, in diretta sui social. Come il padre (che si trova ai domiciliari con una condanna a 27 anni per tentato golpe), anche Bolsonaro jr non è infatti esente da “piccoli fastidi” con la giustizia. I più recenti riguardano presunte operazioni di riciclaggio di denaro e trasferimento illegale di capitali all’estero attraverso siti di scommesse online – in soli tre mesi, tra marzo e maggio 2025, sarebbero stati riciclati 130 milioni di reais, all’incirca 20 milioni di euro, riportano i media brasiliani. Vi sono poi alcune questioni che riguardano presunti finanziamenti irregolari della produzione cinematografica Dark Horse, sulla vita del padre Jair Bolsonaro, e per presunte calunnie verso Lula. Nel gennaio di quest’anno, infatti, avrebbe pubblicato un post sul social media X nel quale avrebbe attribuito al neo eletto presidente reati quali traffico di droga e riciclaggio di denaro. La decisione del giudice Alexande de Moraes, spiega lo stesso Bolsonaro, si basava su una dichiarazione del fratello Eduardo risalente al 23 ottobre, nella quale affermava che Flavio avrebbe dovuto lasciare il Paese se avesse perso le elezioni. «Questo è un segnale che la nostra democrazia ha fallito», ha dichiarato Flavio Bolsonaro, che lamentava come, se fosse stato eletto presidente, la polizia federale non si sarebbe mai osata riservargli lo stesso trattamento. La decisione è collegata all’esito delle elezioni, ha detto. «Non ho mai pensato di lasciare il Paese» ha assicurato, dicendo che non avrebbe mai ceduto a tali tentativi di intimidazione. Nemmeno il tempo di finire la frase, che il suo jet privato già decollava in tutta fretta e in segreto, tanto da scatenare un giallo internazionale su dove si trovasse. Al momento, secondo fonti giornalistiche, Flavio Bolsonaro si troverebbe con suo fratello Eduardo, anch’egli latitante (o, come si definisce lui sui social, «esiliato») negli Stati Uniti dopo aver ricevuto una condanna definitiva della Corte Suprema Federale Brasiliana (STF) a 4 anni e 2 mesi di carcere per aver cercato di impedire il processo contro il padre Jair. Lo avrebbe fatto, secondo i giudici, «orchestrando le sanzioni del governo statunitense contro il Brasile», le quali hanno portato a dazi aggiuntivi sulle esportazioni brasiliane e a misure contro i ministri della Corte Suprema Federale. E in effetti, i dazi contro il Brasile rappresentavano l’unica eccezione di natura politica nella guerra commerciale che Trump ha scatenato contro diversi Paesi nel 2025, dichiarando che le azioni giudiziarie contro Jair Bolsonaro stessero contribuendo al «crollo dello Stato di diritto» nel Paese. The post Brasile: Bolsonaro dopo la sconfitta scappa dagli alleati statunitensi appeared first on L'Indipendente.
October 28, 2026
L'INDIPENDENTE
BRASILE… SERBIA: FINALMENTE BUONE NOTIZIE!
BRASILE: 215 milioni di persone, l’economia più forte del Continente sceglie Luiz Inácio Lula da Silva al ballottaggio Ex lustrascarpe, venditore di strada, operaio metalmeccanico, sindacalista, cofondatore in piena dittatura del Pt, il Partito dei Lavoratori, sarà nuovamente il presidente progressista del Brasile toccando nel nord est anche punte del 70% e oltre dei consensi; voti arrivati dalla forte preoccupazione di un connubio a detra tra Bolsonaro e Milei. Lula ha ribaltato il risultato del primo turno. Ed è stata recuperata in sole due settimane tutta l’astensione che continua in ogni dove a far vincere la destra. Lula è passato infatti da meno di 54 milioni di voti al primo turno a oltre 64 milioni del ballottaggio. Dalla redazione di TRANSfemmINonda abbiamo raccolto gli interventi di Marcia Leite https://radiosonar.net/wp-content/uploads/2026/10/Marcia-x-Lula-Brasile-.mp3 e di Livia Marques https://radiosonar.net/wp-content/uploads/2026/10/Livia-Marques-Brasile-.mp3 sulla situazione in Brasile SERBIA – Svolta elettorale storica pure in Serbia, con le elezioni anticipate stravinte dalla Lista degli studenti. Si chiudono così 14 anni di dominio ultranazionalista di Vučić e del Partito progressista serbo La Lista studentesca ottiene poco meno del 53% e la maggioranza assoluta dei seggi al Parlamento di Belgrado, 140 seggi su 250. Katarina Saban del movimento MOBO ci parla di quanto è successo in Serbia, del grande voto di protesta contro le politiche di Vučić che ammette la sconfitta dovuta ad un movimento che da oltre due anni blocca il paese e che è culminato con un’affluenza record a queste elezioni. Non mancano nel suo intervento le preoccupazioni per il futuro. Ascoltiamola ringraziandola anche per lo sforzo di fare questa intervista in italiano e non in serbo o in inglese come ovviamente avrebbe preferito! https://radiosonar.net/wp-content/uploads/2026/10/Katarina-Saban-Serbia.mp3 Grazie a Livia Marques, Marcia Leite e a Katarina Saban che ci hanno affidato le loro riflessioni e buon ascolto a tutt!
October 27, 2026
RadioSonar.Net
Italia, PD elogia Lula ma dimentica il suo socialismo e la sua politica estera
Dopo la vittoria di Lula, il presidente del Partito Socialista Europeo (PSE) Stefan Lofven si è congratulato con Luiz Inacio Lula per la vittoria alle elezioni in Brasile: “Il futuro non è mai scritto da chi diffonde la paura ma dalle persone che si rifiutano di lasciar perdere la speranza.” “Milioni di brasiliani hanno fatto sentire la loro voce, ricordando al mondo lo straordinario potere della democrazia. La democrazia non è qualcosa che possiamo mai dare per scontato, ma dobbiamo difenderla, proteggerla, rinnovarla, generazione dopo generazione” – ha scritto sui suoi canal social il Pse. Sulla stessa linea anche gli esponenti italiani del PSE in quota PD.  “La vittoria di Lula è la vittoria delle brasiliane e dei brasiliani che pretendono lavoro dignitoso, lotta alla fame, cura degli ultimi e della natura, e di un leader coraggioso che vuole un Brasile costruttore di pace e voce autorevole del Sud Globale nelle sedi internazionali.” – lo ha detto l’europarlamentare PD Marco Tarquinio dalla Bolivia, dove si trova in missione con la commissione Sviluppo del Parlamento Europeo – “Con Lula vince la politica dell’umanità, del progresso e della speranza contro la politica della forza, della prepotenza e della paura incarnata da Flávio Bolsonaro e, prima di lui, dal padre Jair. Così il Brasile mostra di non voler tornare a essere un ‘gigante addormentato’ all’ombra degli USA e della pretesa egemonica di Trump sulle Americhe e sul mondo. È un messaggio civile e nonviolento, che arriva a tutti i popoli dell’America Latina, dove democrazia e diritti fondamentali sono stati e vengono ancora calpestati. Un messaggio che parla forte – conclude Tarquinio – anche a noi, italiani ed europei”. Il 26 ottobre, anche l’onorevole PD Stefano Bonaccini ha esultato per la vittoria di Lula sui suoi canali social: “LULA RIELETTO PRESIDENTE DEL BRASILE Straordinaria rimonta! Lula vince con quasi il 52%”.  Interessanti sono state anche le dichiarazioni ufficiali del Gruppo dei Deputati PD. Fabio Porta, deputato del Partito Democratico eletto in America Meridionale e Presidente dell’Associazione di amicizia-Italia-Brasile, ha dichiarato: “La rielezione di Lula in Brasile, grazie ad una rimonta sorprendente e con un distacco di oltre quattro milioni di voti dal suo diretto avversario, è anche il successo di un ampio fronte democratico che al di là delle posizioni politiche si è mobilitato a difesa delle democrazia e della Costituzione. Il multilateralismo e le relazioni con l’Italia e l’Unione Europea – conclude Porta – escono rafforzati dalla vittoria del leader sudamericano che maggiormente si è battuto negli scorsi anni per l’approvazione dell’accordo tra Mercosur e Unione Europea. Continueremo a lavorare per rafforzare il solido legame che unisce Italia e Brasile anche in ragione della presenza della più grande collettività di italo-discendenti al mondo; un rapporto di mutuo beneficio che nessun cambiamento di governo in Italia o Brasile potrà mai mettere in discussione.” Entusiasmo si è trovato anche nelle dichiarazioni di Nicola Zingaretti, il quale ha parlato di una vittoria del multilateralismo e della democrazia; mentre Cecilia Strada ha commentato la notizia definendola “una straordinaria notizia per il mondo” e una potente lezione democratica. Per l’eurodeputata, la storica rimonta di Lula dimostra la forza della partecipazione popolare. Rappresenta una netta smentita per chi considera l’avanzata delle destre nazionaliste e autoritarie come un destino inevitabile. Strada ha sottolineato come le grandi mobilitazioni di quei giorni, guidate in particolare dalle nuove generazioni, abbiano dimostrato che “le piazze servono, e unite vincono“. Dello stesso parere anche la segretaria del PD Elly Schlein, che ha salutato la rielezione di Lula in Brasile scrivendo sui social: «Democrazia 1 – Oligarchia 0». Eppure vi è qualcosa che stona. Schlein può legittimamente festeggiare la sconfitta elettorale dei Bolsonaro, ma condividere una vittoria non significa condividere automaticamente l’intero progetto politico del vincitore. Per chi da anni segue le politiche sociali di Lula, il suo contributo al multipolarismo e al multilateralismo, oltre che al suo sostegno ai BRICS, l’elogio entusiastico del PD alla rielezione di Lula può far solo che piacere, pur constatando la netta differenza tra la deriva neoliberale e neoliberista del PD italiano e l’autentico socialismo democratico a cui Lula e il PT brasiliano fanno riferimento. Se Lula ha un riferimento politico-culturale nel socialismo, il PD negli anni – in nome del neoliberismo e del liberal-progressismo – ha dimenticato non solo tutte le istanze del progressismo sociale, ma ha abbandonato anche gli ultimi riferimento alla socialdemocrazia (cosa che si è vista marcatamente nel sostegno ai governi Monti, Letta, Renzi, Gentiloni e all’appoggio al governo Draghi, simbolo della destra tecnocratica finanziaria internazionale). Lula, nonostante i periodi difficili dei suoi governi e le dure scelte mediate che ha dovuto prendere, è esattamente l’opposto: politiche sociali serie diventate modello per il mondo; politiche ambientali che hanno ridotto lo sfruttamento dell’Amazzonia ai minimi storici in difesa dell’ambiente e dei diritti delle popolazioni native amazzoniche; il contrasto alla povertà con un forte sostegno al welfare state mettendo al centro lo Stato come decisore ultimo. Lula e il PT non sono una versione brasiliana del PD poichè hanno una propria concezione della sovranità nazionale, delle alleanze e dell’autonomia diplomatica: l’antimperialismo, come qualunque tradizione socialista vuole, è la parole d’ordine dei suoi governi e della sua linea politica; mentre per il PD – partito coalizionista nato dalla vecchia DC e dalle frange più moderate di PCI e PSI – risulta cacofonico solo pronunciare la parola “antimperialismo” percependolo come un retaggio del passato. Il multipolarismo e il multilateralismo sono proprio la cifra caratteristica che diversifica i governi di Lula dalla linea del PD italiano in politica estera: se quest’ultimo è piegato sull’unilateralismo atlantista, Lula contrasta dal 2002 le ingerenze USA ed occidentali facendoli guadagnare voti dalle classi marginalizzate in Brasile e il netto contrasto con le oligarchie monopolistiche. Inoltre sono nette le differenze tra le posizione di Lula e le posizioni del PD in politica estera su molti punti: 1. Bloqueo USA contro Cuba. Lula è da sempre un grande amico di Cuba e del suo popolo, affermando “il popolo di questa Isola diventa gigante agli occhi del mondo” per la resistenza contro l’imperialismo USA e la straordinaria solidarietà internazionalista e socialista che Cuba porta nel mondo. Nel corso del 2026, il governo brasiliano guidato da Luiz Inácio Lula da Silva ha intensificato l’invio di aiuti umanitari a Cuba, nel tentativo di mitigare la severa crisi economica, energetica e alimentare che colpisce l’isola. Il Partito Democratico (PD) è invece da sempre timido sull’argomento e per anni è rimasto indifferente alla situazione cubana, dando spesso adito agli oppositori anti-cubani che parlano di “dittatura” per non parlare del dramma del bloqueo economico che opprime l’Isola da più di sessant’anni. Oltre ad essersi recentemente espresso a favore di aiuti umanitari alla popolazione cubana ed opponendosi all’embargo economico statunitense, il PD non esprime un sostegno politico incondizionato al governo cubano e molti suoi esponenti interni, nel Parlamento Europeo, hanno più volto votato contro risoluzioni in favore della più grande isola delle Antille. 2. Rapporti con la Russia e guerra in Ucraina. Il 9 maggio 2025, mentre gran parte dell’Europa evitava accuratamente le celebrazioni russe, Lula ha partecipato alla parata per l’80° anniversario della vittoria sul nazismo a Mosca, incontrando Putin e parlando di rafforzare la cooperazione economica e strategica fra Brasile e Russia. Il Brasile non aderisce alle sanzioni occidentali contro Mosca ed è membro fondatore dei BRICS: per tali motivi Lula promuove il rafforzamento – delle relazioni bilaterali e non – come strumento di un ordine internazionale meno dipendente dall’Occidente. Lula e il suo governo, da sempre contrari alla guerra in Ucraina e sostenitori della costruzione della pace, nel gennaio 2023 rifiutano di fornire munizioni destinate a Kiev, nonostante la richiesta tedesca. In questa situazione invece il PD italiano rimane saldamente collocato nel quadro politico europeo ed euroatlantico, vedendo la Russia come uno dei mali più assoluti, facendosi assertore convinto delle sanzioni alla Russia contro gli interessi strategico-economici italiani. Inoltre, per quanto riguarda la guerra in Ucraina, il PD continua a sostenere l’assistenza all’Ucraina, anche militare, discutendo al proprio interno sulle modalità e sulla necessità di negoziati senza mettere in discussione il militarismo. Infine, il PD ha votato il ReArm Europe, un’iniziativa presentata il 4 marzo 2025 dalla presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen per mobilitare circa 800 miliardi di euro complessivi a supporto della difesa del continente. 3. Palestina. Lula è da sempre solidale con i popoli in lotta contro il colonialismo e l’imperialismo, sostenendo il diritto di autodeterminazione dei popoli. Lula è storicamente anche un’icona del sostegno della resistenza palestinese in America Latina, denunciando le ingerenze estere di Israele e del sionismo internazionale. Lula ha definito le operazioni israeliane a Gaza un genocidio e difende il riconoscimento dello Stato palestinese. Invece, sebbene Schlein abbia denunciato duramente le politiche di Netanyahu, all’interno del PD si è molto restii a prendere posizione contro il genocidio a Gaza da parte di Israele e contro il sionismo, vista la presenza di molti parlamentare filo-sionisti che hanno dato vita ad un gruppo nominato “Sinistra per Israele”. Insomma le differenze tra Lula e il PD sono notevoli, a partire sia dalla cultura politica sia dalle posizioni antimperialiste in politica estera. Il fatto che il PD abbia elogiato Lula contro Bolsonaro fa piacere a tutti i sinceri democratici, ma per elogiarlo e sostenerlo in modo enfatico dovrebbe ascoltarlo ed imitarlo di più.   Fonti: Tribunal Superior Eleitoral, risultati ufficiali del 25 ottobre 2026: https://www.tse.jus.br Sky TG24, dichiarazioni di Schlein del 26 ottobre 2026: https://tg24.sky.it/mondo/2026/10/26/elezioni-brasile-lula-presidente Reuters, incontro Lula-Putin del 9 maggio 2025: https://www.reuters.com/ business/energy/brazils-lula-hints-cooperation-with-russia- small-nuclear-plants-2025-05-09/ Reuters, rifiuto brasiliano delle munizioni per Kiev, 30 gennaio 2023: https://noticias.uol.com.br/ultimas-noticias/reuters/2023/ 01/30/lula-diz-que-china-precisa-por-a-mao-na-massa-em- conversas-de-paz-na-ucrania-e-quer-falar-com-xi.htm Partito Democratico, posizione sull’Ucraina, 15 ottobre 2026: https://partitodemocratico.it/schlein-per-la-ue-restare- ferma-di-fronte-a-sfide-senza-precedenti-non-e-unopzione/ Lorenzo Poli
October 27, 2026
Pressenza
La vittoria di Lula in Brasile ha mandato in tilt i mercati finanziari
Mai nessuno aveva vinto le elezioni presidenziali in Brasile al ballottaggio dopo avere perso il primo turno: a Lula è successo, e tale storico risultato ha mandato in tilt i mercati per un momento. Dopo la conferma del presidente per il suo quarto mandato alla guida del Paese, gli investitori hanno dato il via a una vendita massiccia dei titoli di Stato, che ha fatto crollare la Borsa di San Paolo del 13,88%, svalutando anche il real, la moneta brasiliana. L’ingente flusso di operazioni ha costretto la Borsa a sospendere le transazioni per la prima volta dal 2020. Lo stop è durato mezz’ora. Gli investitori, evidentemente, non si aspettavano una vittoria di Lula e puntavano tutto sul cavallo di Trump, Flávio Bolsonaro, che predicava un contenimento della spesa pubblica e una maggiore apertura agli investimenti privati ed esteri. Ai timori degli investitori brasiliani si è aggiunto il rifiuto dello stesso Bolsonaro di riconoscere la sconfitta, che ha alimentato l’incertezza politica e, di riflesso, le tensioni sui mercati. Il trionfo di Lula al ballottaggio presidenziale tenutosi in Brasile domenica 25 ottobre ha scosso sin dalle fondamenta i mercati finanziari. Nell’arco della giornata, la Borsa brasiliana ha ceduto oltre 29.000 punti rispetto alla chiusura di venerdì, raggiungendo un picco di crollo del 17%. A perdere sono tutti i colossi della finanza brasiliana: B3 ha ceduto il 36,3%, Banco do Brasil il 30%, Banco Bradesco il 21,7% e Itaú Unibanco il 20%. Cade anche il settore dell’energia, con Axia Energia, la maggiore azienda di energia elettrica del continente sudamericano, che cala del 12,5%, e Petrobras, gigante del petrolio brasiliano, che perde il 14,4%. A indebolirsi è anche il real brasiliano, che è sceso fino a 5,45 per dollaro. I tassi di interesse sono aumentati fino a 260 punti base e il rischio di investimento nel Paese è aumentato del 27%. Al termine della giornata, la Borsa ha chiuso a -13,88%. Ad alimentare la sfiducia degli investitori nei mercati brasiliani sono arrivati i commenti di Bolsonaro sulla vittoria elettorale del proprio rivale. Il candidato di destra, la cui vittoria era associata a tagli sulla spesa pubblica e ad abbassamenti dei tassi di interesse, ha disconosciuto il risultato e rifiutato la sconfitta. Come già successo quattro anni fa con un altro Bolsonaro, il padre di Flávio, Jair, oggi agli arresti per tentato colpo di Stato, Bolsonaro Jr. ha chiesto di annullare il secondo turno delle presidenziali. Il candidato di destra contesta il prolungamento di due ore del voto disposto dalla Corte Suprema per fare fronte ai disservizi nei trasporti. In occasione della chiamata alle urne, il servizio di autobus pubblici avrebbe dovuto essere garantito gratuitamente, con una frequenza pari a quella dei giorni feriali, per consentire a tutti i cittadini di raggiungere i seggi, ma così non è stato. Su richiesta di Lula e dello stesso Bolsonaro, la Corte Suprema ha dunque inizialmente disposto un prolungamento di due ore dell’orario di voto, dalle 17 alle 19, ora di Brasilia, per poi modificare la decisione e limitare l’estensione ai seggi interessati dai disservizi. Alle contestazioni di Bolsonaro si sono aggiunte quelle di Trump, che ha fatto eco al proprio candidato preferito: «Hanno semplicemente applicato il manuale di Joe Biden in Brasile. Bolsonaro aveva un grande vantaggio al primo turno ed era il chiaro favorito per vincere il secondo. Ma i comunisti non cedono il potere una volta che lo ottengono», ha dichiarato, alimentando ulteriormente il clima di instabilità. Con ogni probabilità, le dichiarazioni di Trump e Bolsonaro hanno gettato ulteriore panico tra gli investitori, restituendo la fotografia di un Paese prossimo a una forte instabilità politica. Oggi, tuttavia, il partito di Bolsonaro ha preso le distanze dal proprio candidato e ha riconosciuto la vittoria di Lula. L’intervento del partito dovrebbe alleggerire la tensione dei mercati, travolti da un’ondata di sfiducia nei confronti della futura amministrazione del Paese, prima ancora del reinsediamento del presidente. The post La vittoria di Lula in Brasile ha mandato in tilt i mercati finanziari appeared first on L'Indipendente.
October 27, 2026
L'INDIPENDENTE
Brasile. Inchiesta per riciclaggio, Bolsonaro jr costretto a consegnare il passaporto
Un tribunale brasiliano ha ordinato a Flávio Bolsonaro, appena sconfitto alle elezioni presidenziali brasiliane, di consegnare il passaporto nell’ambito di un’indagine per riciclaggio di denaro, secondo quanto riportato dal portale di notizie G1. “Il giudice della Corte Suprema brasiliana Alexandre de Morais ha ordinato a Flavio Bolsonaro di consegnare il […] L'articolo Brasile. Inchiesta per riciclaggio, Bolsonaro jr costretto a consegnare il passaporto su Contropiano.
October 27, 2026
Contropiano
BRASILE: LE CLASSI POPOLARI FANNO VOLARE LULA. 10 MILIONI DI VOTI IN PIU’ DEL PRIMO TURNO: SCONFITTO BOLSONARO JR
Il Brasile, il Paese più popoloso di tutto il SudAmerica con quasi 215 milioni di abitanti (oltre che l’economia più forte del Continente)  sceglie ancora una volta Luiz Inácio Lula da Silva. Per la quarta volta, l’ex lustrascarpe, venditore di strada, operaio metalmeccanico, sindacalista, cofondatore in piena dittatura del Pt, il Partito dei Lavoratori, sarà quindi nuovamente il presidente progressista del Paese, spinto in particolare da un’ondata di voti nella storica roccaforte popolare del Nord-Est, dove ha toccato punte statali sopra il 70% dei consensi; voti arrivati dalle classi popolari, dalle comunità rurali e quelle operaie, fortemente preoccupate di un possibile ritorno all’ultradestra del Brasile, in tandem con il vicino argentino Milei. Lula, 81 anni da compiere il 27 ottobre, è stato così rieletto presidente al ballottaggio di domenica 25 ottobre con un rotondo 51,7%, riuscendo per la prima volta nella storia della democrazia verdeoro a ribaltare il risultato del primo turno. Il leader del Pt ha così battuto nettamente la destra reazionaria di Flavio Bolsonaro, figlio dell’ex presidente fascista e golpista Jair, che sta scontando 27 anni di carcere per tentato golpe, sempre contro Lula, durante la cerimonia d’insediamento del 2022. La vittoria di Lula è figlia della capacità di mobilitare anche chi, al primo turno, si era astenuto, o aveva espresso voto bianco o nullo.  In termini assoluti, Lula passa infatti da meno di 54 milioni di voti al primo turno a oltre 64 milioni del ballottaggio, mentre il fascista Bolsonaro – che grida già ai brogli, ascoltato al momento solo da Trump – cresce solo di 3 milioni di voti, passando da oltre 56 milioni a meno di 60 milioni, nonostante il sostegno esplicito incassato da alcuni candidati minori e da tutto l’establishment economico e finanziario, non solo nazionale. Dopo la riconferma elettorale, le piazze di tutto il Brasile si sono riempite di centinaia e centinaia di migliaia di persone in festa per Lula, anche se forse più per lo scampato pericolo di tornare nelle grinfie del clan dell’ultradestra di Bolsonaro. Lula si è rivolto alla folla nella metropoli di Sao Paulo, dicendosi ‘eternamente grato al popolo brasiliano per ogni gesto di fiducia, ogni voto e ogni passo preso in difesa della democrazia. L’emozione di questo viaggio rafforza la certezza che abbiamo ancora molto da costruire insieme. Questa vittoria non è una destinazione, ma il rinnovamento del nostro impegno verso il Brasile, la giustizia sociale, la sovranità e la speranza per un futuro migliore per tutti”. E ancora: “Queste elezioni mi hanno insegnato molte cose; posso garantirvi che cambieremo il nostro modo di governare il Brasile”. Parole rivolte oltre che alla piazza al Parlamento di Brasilia, in mano alla destra, e a borse e mercati internazionali, in fortissimo calo dopo la sconfitta del loro beniamino Bolsonaro. Da Porto Alegre, Brasile, la corrispondenza con Samuele, nostro collaboratore dallo stato del Rio Grande do Sul. Ascolta o scarica Dal Brasile la corrispondenza anche con Josè Carlos Leonel, del portale ofatomaringa.com, basato a Maringà, stato del Paranà. Ascolta o scarica
October 26, 2026
Radio Onda d`Urto
Brasile, la vittoria di Lula è una speranza per la sinistra antimperialista
Il candidato di destra Flàvio Bolsonaro e lo storico esponente della sinistra brasiliana Luiz Inacio Lula Da Silva si sono sfidati al secondo turno delle elezioni. Al primo turno – avvenuto il 4 ottobre 2026 -, a sorpresa, Flavio Bolsonaro – figlio dell’ex presidente condannato per il tentato golpe di stampo fascista orchestrato quattro anni fa proprio contro Lula – aveva conquistato il 47% dei voti, contro il 45% del presidente uscente. Ma è bastato poco per far ritornare il popolo brasiliano sui binari della democrazia e della salvaguardia delle istituzioni democratiche, dopo il pericolo di un vago ritorno dell’epoca Bolsonaro. Il popolo brasiliano ha ricordato benissimo cosa sono stati gli anni di Jair Bolsonaro, padre di Flavio, la potente influenza dell’oligarchia nella politica del Brasile, la liberalizzazione distruttiva delle attività estrattive nell’Amazzoni, il neoliberismo sfrenato, la povertà dilaante e l’arretramento totale dei diritti dei popoli indigeni e della Terra. Il 25 ottobre 2026, durante il secondo turno al ballottaggio, in Brasile si è fermata definitavamente l’espansione dell’alt right fortemente legata alla politica USA di Donald Trump. Il Presidente uscente Luiz Inácio Lula da Silva, candidato del Partito dei Lavoratori (Partido dos Trabalhadores – sinistra), è stato dunque rieletto presidente per un quarto mandato con un esito storico, vincendo alle elezioni (ballottaggio-secondo turno) con il 51,79% (64.256.232 voti); battendo Flavio Bolsonaro, candidato del Partito Liberale (Partido Liberal – destra/estrema destra), perdendo le elezioni (ballottaggio-secondo turno) con il 48,21% (59.826.041 voti). I voti nulli sono stati 4.153.801. Alle elezioni generali del 2026, sconfiggendo Flávio Bolsonaro, Lula diviene il primo candidato a ribaltare il risultato al secondo turno e, di conseguenza, a essere eletto presidente del Brasile per un quarto mandato, stabilendo un nuovo record. Nato da una famiglia poverissima di Pernambuco, nel Nord-est brasiliano, Lula ricevette poca istruzione formale: infatti lasciò la scuola dopo la quarta elementare. La sua vita lavorativa cominciò a 12 anni, come lustrascarpe e venditore di strada. A 14 anni trovò il suo primo lavoro regolare in una fabbrica di lavorazione del rame. Quindi proseguì gli studi ed ottenne un diploma equivalente al completamento della scuola superiore. Nel 1956 la sua famiglia si trasferì nella città di San Paolo, che offriva maggiori opportunità. Lula, sua madre ed i suoi sette fratelli vissero in una piccola stanza nel retrobottega di un bar. A 19 anni perse il mignolo della mano sinistra in un incidente, mentre lavorava come operatore di una pressa in una fabbrica di componenti automobilistici. Proprio durante la campagna elettorale alle elezioni del 2026, Lula è stato vittima di derisioni da parte di Flavio Bolsonaro il quale, per la mancanza del mignolo, lo ha chiamato più volte “Nove dita”: dopo la vittoria di domenica, la mano sinistra di Lula alzata mentre saluta la folla, è diventata un simbolo di rivalsa politica, nonchè di lotta contro lo sfruttamento, contro il lavoro senza tutele e per la sicurezza sui luoghi di lavoro.   Mano senza mignolo di Lula   Luiz Inácio Lula da Silva è un’icona rivoluzionaria fin dagli anni Settanta quando, da operaio tornitore delle Indústrias Villares, si mise alla guida del Sindicato dos Metalúrgicos della ABC paulista, il grande polo industriale nei sobborghi di San Paolo. È intorno a quel periodo che cominciò a interessarsi delle attività del sindacato, all’interno del quale ricoprì diversi importanti ruoli. La dittatura brasiliana si opponeva fortemente alle attività del sindacato e, per reazione, la visione politica di Lula si indirizzò a sinistra. Da sindacalista, Lula fu tra gli agitatori della più forte protesta contro il regime militare ed  ancora oggi, alle manifestazioni e ai comizi, il suo volto è un’icona della sinistra latinoamericana presente sulle T-shirt di giovani e vecchi al pari di Che Guevara, Gandhi, Fidel e Hugo Chavez. Per la sinistra latino-americana Lula è da sempre la rivincita-fatta-uomo delle classi popolari brasiliane che per troppo poco tempo avevano inciso nella politica del Paese. Il sindacalista Lula, aveva sfidato la dittatura militare di stampo fascista a colpi di sciopero e poi conquistato la presidenza del Brasile «liberato» nel 2003 con una “rivoluzione democratica”, lottando contro le ineguaglianze, le oligarchie e contro quella visione statunitense secondo cui l’America Latina fosse il suo “cortile di casa”.  Lula, al quarto tentativo, diede voce ai diseredati delle favelas; ai lavoratori brasiliani oppressi dalla globalizzazione neoliberista; ai popoli indigeni amazzonici devastati dalla deforestazione e dalla distruzione dell’Amazzonia attuata dalle grandi corporations del legname e della zootecnia intensiva; e ai contadini ecologisti radicali del Movimento «Sem Terra», che da sempre lottano per un nuovo modello di sviluppo, per una localizzazione dell’economia ed un nuovo paradigma di agricoltura ecologica e su piccola scala contro le espansione dell’industria dell’agrobusiness. Tra il 2004 e il 2012, grazie alle politiche della presidenza Lula, la deforestazione amazzonica è diminuita da 27.700 km² a 4.500 km² all’anno. Durante il suo governo, Lula ha introdotto i famosi Programma “Fome Zero” (tradotto: “fame zero”), che ha strappato alla fame milioni di persone; e Programma “Bolsa familia”, una serie di sovvenzioni per le famiglie più povere e la scolarizzazione e la vaccinazione dei propri figli, contribuendo a farlo diventare uno dei leader sudamericani più amati e popolari, sia in patria che all’estero. «A tutti un tetto e tre pasti al giorno, e non un solo menino de rua (bambino di strada)» – era il primo obiettivo dichiarato della sua presidenza. “Il problema della fame non è questione di mancanza di cibo. Il mondo, infatti, produce molti più generi alimentari di quanto l’uomo abbia bisogno. Ma c’è una parte di questa umanità che non ha i soldi per comprarlo” – disse Lula e, partendo da questo dato di fatto, ha dato inizio alla lotta alla fame in Brasil. Il Programma ‘Fame zero’ attuato dal presidente brasiliano Luiz Inácio Lula da Silva nel 2003 ha contribuito a combattere la povertà nel grande paese sudamericano efficacemente, tanto che oggi le istituzioni internazionali e i paesi confinanti guardano con molto interesse alla possibilità di importare queste misure per ottenere concreti miglioramenti sociali. Lula ha governato il Brasile per tre mandati: prima tra il 2002 e il 2006, poi dal 2006 al 2010, per poi tornare al Palazzo presidenziale di Planalto nel 2023, sconfiggendo il fascista filo-USA Jair Bolsonaro con un vantaggio di appena 1,8 punti percentuali, oltre ad aver resistito al successivo tentativo di golpe fascista proprio nel 2023, per il quale lo scorso anno è stato condannato lo stesso Bolsonaro. Nel 2023 Lula è il primo Presidente eletto nella storia del Brasile post-dittatura ad ottenere oltre 60 milioni di voti (60.345.999), mentre Bolsonaro è il primo presidente uscente a non riuscire ad essere rieletto per un secondo mandato. Prima del 2023, la vita politica e personale di Lula non è stata facile, essendo vittima di una delle più gravi operazioni di lawfare (“guerra giudiziaria”) con teoremi e congetture architettati ad hoc senza alcuna prova che certificasse il reato. Nel 2016 Lula viene coinvolto nella Operação Lava Jato (Operazione Autolavaggio), con l’accusa di aver ricevuto denaro dalla Petróleo Brasileiro S.A – Petrobras – una compagnia brasiliana di ricerca, estrazione, raffinazione, trasporto e vendita di petrolio con sede a Rio de Janeiro -, oltre a favori da parte di imprese, come la costruzione di un ranch e di un appartamento fronte mare. Lula ha sempre respinto le accuse di corruzione, ma è stato condannato il 12 luglio 2017 dal giudice Sérgio Moro, a nove anni e mezzo di prigione. L’8 novembre 2019, Lula, è stato rilasciato dopo 580 giorni di prigionia, mentre il 7 marzo 2021 viene prosciolto da ogni accusa dal Tribunale Supremo Federale del Brasile, tornando quindi eleggibile e riacquisendo i suoi diritti politici. La condanna venne annullata per vizi formali con cui era stata condotta l’inchiesta e Tale sentenza del Tribunale Supremo ha dimostrato ed enunciato, oltre la incompetenza territoriale e materiale del Tribunale di Curitiba, anche come procuratori e giudici dei processi avevano fabbricato prove false per bloccare l’attività politica di Lula e avessero usato una “parzialità” di giudizio, in particolare da parte del giudice Sergio Moro, che non a caso in seguito era stato nominato Ministro della giustizia durante la presidenza Bolsonaro. Tale condotta giudiziaria nei processi contro Lula è stata condannata anche dal Comitato per i diritti umani delle Nazioni Unite. I sostenitori del PT hanno accusato gli avversari di aver ordito un golpe giudiziario contro Lula e Rousseff. Ora, con la sua coalizione e il suo programma elettorale scandito in 13 punti e lungo ben 84 pagine, Lula ha rinnovato la sua promessa di: 1. Contrastare le disuguaglianza 2. Garantire il diritto all’istruzione per trasformare le vite delle persone e del Paese 3. Rafforzare la sanità all’insegna dell’equità, dell’innovazione e della sovranità 4. Ampliare l’accesso alla cultura e allo sport come vettori di trasformazione sociale 5. Promuovere un’economia più sostenibile, produttiva e digitale per tutti 6. Implementare la sicurezza alimentare e la produzione agricola 7. Ampliare la sicurezza energetica e guidare la transizione verso un’economia a basse emissioni di carbonio 8. Promuovere la sostenibilità ambientale e climatica 9. Valorizzare il lavoro in tutte le sue forme 10. Difendere la sovranità nazionale e il ruolo di rilievo del Brasile sulla scena internazionale Lula è oggi simbolo della speranza per la sinistra antimperialista, della speranza in un mondo multipolare non più guidato dall’unipolarismo atlantista nonchè simbolo della resistenza che sta cercando di fare argine, nel mondo, ai venti di destra soffiati da Donald Trump, ai suoi tentativi di destabilizzazioni degli ordini democratici e ai tentativi di regime-change da lui supportati. I BRICS trovano conferma nella vittoria di Luiz Inácio Lula da Silva che è storicamente uno dei principali sostenitori e artefici del blocco BRICS.       Lorenzo Poli
October 26, 2026
Pressenza
Lula vince, Trump e Bolsonaro meditano vendetta
In Brasile le elezioni presidenziali sono state vinte da Luiz Inácio Lula da Silva, ma in America Latina più che altrove si vota, sì, ma la direzione di marcia viene spesso rovesciata da Washington. Con lo scrutinio completato al 100%, la corte elettorale brasiliana ha dichiarato che Lula ha ottenuto […] L'articolo Lula vince, Trump e Bolsonaro meditano vendetta su Contropiano.
October 26, 2026
Contropiano