Tutti pazzi per SanchezDivertente notare che plaudono a Sanchez compagne/i che in Italia sono
ferocemente contrari alla nostra proposta di fronte per la Costituzione con
Schlein, Conte e AVS (e non solo loro).
Si dà il caso che dell’Internazionale Progressista di Sanchez faccia parte
proprio Elly Schlein che è intervenuta a Barcellona. Un fatto politico positivo
perché Renzi, Gentiloni, Letta ecc. avevano come riferimenti Blair e Macron.
Chi presenta come un tradimento una desistenza doverosa per cacciare Meloni
dimentica che in Spagna il socialista Sanchez è riuscito a fare il governo
grazie ai voti del partito comunista e delle altre formazioni della sinistra
radicale.
Il PSOE, il partito di Sanchez, come il PD e gli altri partiti “socialisti”
europei, è stato per molti anni l’avversario principale della sinistra radicale
e dei movimenti, una vera schifezza neoliberista con altissimi livelli di
corruzione. Ricordo di aver partecipato in Spagna a cortei in cui manifestanti
gridavano ‘PSOE – PPE misma mierda’.
Lo stesso Sanchez tentò, con un più volte ripetuto ricorso alle urne, di far
fuori la sinistra radicale con il voto utile (il sistema elettorale è diverso
dal nostro, ma non mi dilungo a spiegarlo). Podemos e Izquierda Unida ebbero
l’intelligenza di cambiare tattica e di passare dal “che se ne vadano tutti”
alla proposta di governo di sinistra. Mentre l’establishment socialista
propendeva per un governo di grande coalizione col centrodestra del PPE fu la
sinistra radicale a chiedere il voto come garanzia di un governo della sinistra.
Sanchez ebbe anche lui abbastanza intelligenza da smarcarsi dal vecchio
establishment che avrebbe sacrificato la sua leadership a un governo con la
destra e decise di tentare la carta dell’accordo con Unidas Podemos e poi con
Sumar, movimenti indipendentisti e regionali, ecc.
Non ne è venuto fuori un governo rivoluzionario, ma sicuramente l’unico governo
progressista in Europa. L’agenda neoliberista è stata ridimensionata e sono
stati approvati provvedimenti proposti da comunisti e sinistra radicale come
l’aumento del salario minimo, l’abolizione di molte norme di precarizzazione del
lavoro, l’obbligo per le piattaforme di assumere come dipendenti i rider, ecc. E
una politica estera più autonoma da Commissione Europea, NATO e Stati Uniti, più
critica verso Israele.
Non certo il socialismo, ma concrete conquiste per la classe lavoratrice, le
donne, le persone lgbtq+, ecc.
Chi obietta che il Pd rimane una schifezza dentro la quale ci sono tanti
responsabili di politiche neoliberiste antipopolari o ras di sistemi di potere
clientelari e affaristici non dice una cosa sbagliata. Li ho combattuti per una
vita e li conosco molto bene, ma questo vale anche di più per il PSOE spagnolo.
Eppure le leadership di questi partiti ‘socialisti’ hanno scelto una svolta
progressista che li rende oggi, al contrario del passato, interlocutori
possibili della sinistra radicale che per anni li ha criticati duramente.
In Italia è capitato che il voto popolare nelle primarie abbia sparigliato i
giochi e solo dei ciechi possono non vedere che la destra economica e bellicista
(chiamarli centristi è esagerato) sta tentando da tempo con i suoi esponenti
politici, commentatori e media di delegittimare Elly Schlein, considerata troppo
sovversiva. Sono gli stessi ambienti che hanno preferito con Letta (e Draghi)
consegnare l’Italia a Meloni piuttosto che dover rischiare di vincere con un
alleato come il M5S di Conte contrario all’invio di armi all’Ucraina.
Quello che chiamano ‘campo largo’ è carico di contraddizioni e per ora non ha un
programma. Però non ha più come interlocutore privilegiato la Confindustria, ma
la Cgil e non pare avere l’agenda Draghi come priorità, al contrario di Meloni e
Giorgetti che applicano i diktat di Bruxelles e della NATO come soldatini.
Ci sarebbe molto da dire sull’incontro progressista di Barcellona. Di sicuro
propone un asse con i governi di sinistra dell’America Latina, il no al bloqueo
di Cuba ed esprime un orientamento verso la pace, il multilateralismo, il
dialogo e la cooperazione con la Cina e i Brics, una politica contro la
disuguaglianza a partire dalla tassazione delle grandi ricchezze. Forse è
troppo entusiasta il manifesto, ma certo siamo lontani dalla “terza via” di
Blair.
Senza nasconderci gli aspetti contraddittori (accordo UE Mercosur, posizione di
Sanchez su guerra in Ucraina ed esercito europeo, politiche europee, video di
Hillary Clinton) il messaggio di Barcellona, democratico, antifascista e contro
l’imperialismo MAGA e i crimini di Israele è ben diverso dalla piattaforma
ordoliberista e di oltranzismo bellicista finora prevalsa in Europa.
È naturale l’interlocuzione per noi partiti comunisti e anticapitalisti,
ecologisti e femministi della European Left, che contemporaneamente abbiamo
tenuto il congresso a Bruxelles con, tra gli invitati, Jeremy Corbyn, i
Democratic Socialists of America di Mamdani, palestinesi e cubani.
Non siamo la stessa cosa, ma dobbiamo trovare il modo di costruire fronti per
sconfiggere l’ondata di fascismo planetaria di cui Trump è protagonista.
Le parole preoccupate di Lula sulla necessità di fermare il fascismo, il nazismo
e che evocano Hitler non sono propaganda dopo il genocidio a Gaza e vengono da
un continente in cui tutti i governi di sinistra – non solo Cuba Venezuela –
sono stati apertamente minacciati da Trump. Occorre tenerle a mente mentre
discutiamo di tattiche elettorali a casa nostra in vista delle elezioni
politiche 2027.
Anna Polo