“Un cammino di speranza”: una ‘nota’ per i cattolici, e per tutti

Pressenza - Thursday, September 17, 2026

“Sessant’anni di dialogo e di fratellanza interreligiosa alla luce della Dichiarazione conciliare Nostra aetate“

Così precisa il sottotitolo del documento con cui, citando il Messaggio Urbi et orbi dell’aprile 2019 di papa Francesco I, “la Chiesa invita tutti a diventare «costruttori di ponti, non di muri», artigiani di pace e di fraternità, capaci di accogliere l’altro nella sua differenza, di riconoscerne le ricchezze spirituali e di collaborare alla costruzione di una società più giusta e più umana”.

Nel primo capitolo, la Nota Un cammino di speranza rammenta che

  • “La Dichiarazione Nostra aetate nasce dopo la seconda guerra mondiale e inizialmente non era riferita al dialogo con le altre religioni, ma si poneva come risposta alle tragiche conseguenze dell’antisemitismo culminato nella Shoah” [Dichiarazione sulle relazioni della chiesa con le religioni non cristiane1965]
  • le parole di “Benedetto XVI, nel corso dell’Udienza Generale del 28 gennaio 2009, all’indomani dell’annuale celebrazione della Giornata della Memoria: «La Shoah sia per tutti monito contro l’oblio, contro la negazione o il riduzionismo, perché la violenza fatta contro un solo essere umano è violenza contro tutti. Nessun uomo è un’isola, ha scritto un noto poeta. La Shoah insegni sia alle vecchie sia alle nuove generazioni che solo il faticoso cammino dell’ascolto e del dialogo, dell’amore e del perdono conduce i popoli, le culture e le religioni del mondo all’auspicato traguardo della fraternità e della pace nella verità. Mai più la violenza umili la dignità dell’uomo!»

e precisa:

“I conflitti che negli ultimi anni sono divampati in Medio Oriente hanno lasciato il loro segno anche sul dialogo ebraico-cristiano. Molti ponti di comunicazione hanno vacillato e continuano ad essere messi alla prova per la differente lettura degli eventi succedutisi, spesso non univoca anche all’interno delle rispettive comunità religiose. Tuttavia i pilastri del dialogo credente, edificati in sessant’anni di lavoro comune, sono rimasti saldi. Su di essi è possibile e necessario costruire, traendo ancora ispirazione dalle raccomandazioni dei Padri conciliari a crescere nella mutua conoscenza e stima «soprattutto con gli studi biblici e teologici e con un fraterno dialogo»”.

Nel delineare il contesto di riferimento del messaggio la Nota specifica

  • “Il nuovo atteggiamento della Chiesa nei confronti delle altre fedi e tradizioni religiose scaturito dal Concilio Vaticano II è collocato da San Paolo VI nel quadro del «dialogo con il mondo»”;
  • “Come ricorda il Pontefice nell’Enciclica Populorum progressio, «lo sviluppo non si riduce alla semplice crescita economica. Per essere autentico sviluppo, deve essere integrale, il che vuol dire volto alla promozione di ogni uomo e di tutto l’uomo». Ne deriva un forte invito alla fratellanza, sostenuto da un dialogo costante con le culture, le religioni e le coscienze, in vista di uno sviluppo solidale, aperto alla trascendenza e orientato alla fraternità universale”.

Nel capitolo intitolato Resistenze e malintesi persistenti ammonisce che molte insidiose difficoltà ostacolano il dialogo e ne impediscono i “progressi”, in particolare che “Alcuni ambienti continuano a dubitare circa la sua opportunità, temendo un relativismo dottrinale o una diluizione dell’identità religiosa”.

E nel capitolo Una pedagogia del dialogo da approfondire esorta a “valorizzare le iniziative concrete portate avanti nelle Chiese locali, che sono in prima linea. Sono loro che, sul territorio, sviluppano le forme più creative e coraggiose di incontro: commissioni di dialogo, progetti comuni, azioni educative o umanitarie, celebrazioni condivise. Raccogliendo, condividendo e mettendo in rete queste esperienze, la Chiesa universale può non solo arricchirsi, ma anche individuare e orientare nuovi percorsi pastorali”.

Nell’introduzione, conclude:

“A sessant’anni di distanza dalla sua pubblicazione, Nostra aetate continua a ispirare le scelte pastorali e teologiche della Chiesa e ad alimentare quel dialogo che è la forma stessa del darsi della vita umana ed è divenuto vieppiù indispensabile nelle società del nostro tempo. Tale dialogo, però, costituisce anche una sfida permanente: come coniugare fedeltà all’identità cristiana e apertura sincera all’alterità? Come vivere concretamente l’appello a una fratellanza universale in società segnate da una crescente diversità culturale e religiosa, dalla guerra e dalla violenza, e caratterizzate da una spinta crescente verso la secolarizzazione? Questo documento commemorativo intende ripercorrere le tappe essenziali del dialogo interreligioso dopo Nostra aetate, valutarne le conquiste e le sfide, e tracciare alcune prospettive per l’avvenire”.

E, nella ‘rituale’ chiosa specifica la data di divulgazione del testo con l’indicazione dell’approvazione ecclesiastica e i nomi dei suoi estensori: “Il Sommo Pontefice Leone XIV, nell’Udienza concessa il giorno 22 giugno 2026 ai sottoscritti Prefetti e Segretari del Dicastero per la Dottrina della Fede, del Dicastero per la Promozione dell’Unità dei Cristiani e del Dicastero per il Dialogo Interreligioso *, ha approvato la presente Nota e ne ha ordinato la pubblicazione. Dato in Roma, presso le sedi del Dicastero per la Dottrina della Fede, del Dicastero per la Promozione dell’Unità dei Cristiani e del Dicastero per il Dialogo Interreligioso, il 16 settembre 2026, Memoria Liturgica dei Santi Cornelio, papa, e Cipriano, Vescovo, Martiri”.

* cardinali Prefetti – Víctor Manuel Fernández, Kurt Koch e George Jacob Koovakad, e i monsignori Segretari, Armando Matteo, Flavio Pace e Indunil Janakaratne Kodithuwakku Kankanamalage

UN CAMMINO DI SPERANZA – Sessant’anni di dialogo e di fratellanza interreligiosa alla luce della Dichiarazione conciliare Nostra aetate

Indice

I. Introduzione

Origine e portata di Nostra aetate. Una risposta alla Shoah
La specificità del dialogo con gli ebrei

II. Sviluppi post-conciliari: una continuità arricchita dai Papi successivi

San Paolo VI
San Giovanni Paolo II
Benedetto XVI
Francesco
Leone XIV

III. I frutti e le sfide della Dichiarazione Nostra aetate oggi

Frutti visibili e silenziosi
Resistenze e malintesi persistenti
Una pedagogia del dialogo da approfondire

IV. Prospettive e orientamenti per il futuro del dialogo interreligioso

V. Conclusione

Ispirato alla frase (No man is an Iland, intire of it selfe; every man is a peece of the Continent, a part of the maine…) inclusa nell’opera in prosa del pastore anglicano e poeta John Donne pubblicata nel 1624 (Devotions Upon Emergent Occasions), il poema di Thomas Merton, edito a New York nel 1955, a sua volta, ha ispirato il romanzo autobiografico con cui Ernest Hemingway nel 1940 descrisse la propria esperienza di giornalista inviato ‘al fronte’ della guerra civile spagnola e, come allora molti volontari da tante nazioni, schierato nell’esercito popolare repubblicano che combatteva contro le milizie fasciste:

Nessun uomo è un’isola,
completo in se stesso;
ogni uomo è un pezzo del continente,
una parte del tutto.
Se anche solo una zolla
venisse lavata via dal mare,
la Terra ne sarebbe diminuita,
come se un promontorio fosse stato al suo posto,
o una magione amica,
o la tua stessa casa.
Ogni morte d’uomo mi diminuisce,
perché io partecipo all’Umanità.
E così non mandare mai a chiedere per chi suona la campana:
Essa suona per te.

 

Maddalena Brunasti