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Diventa reato la solidarietà con la Palestina, il Senato approva
Via libera al ddl che adotta la definizione IHRA contestata da giuristi ed esperti ONU. PD diviso e in gran parte astenuto, mentre M5S e AVS votano contro. Il rischio denunciato da molte organizzazioni: trasformare la critica a Israele in sospetto di antisemitismo Il Senato ha compiuto un passo che […] L'articolo Diventa reato la solidarietà con la Palestina, il Senato approva su Contropiano.
March 7, 2026
Contropiano
Un commento al DDL Antisemitismo
Con il professore Nicola Perugini commentiamo le recenti votazioni al Senato sul DDL Antisemitismo: la proposta Del Rio e la spaccatura nel PD, il controllo nelle Università dei corsi. Tutto questo dopo che il nostro Parlamento sta adottando la definizione di antisemitismo dell'Alleanza internazionale per la memoria dell’Olocausto (https://holocaustremembrance.com/resources/la-definizione-di-antisemitismo-dellalleanza-internazionale-per-la-memoria-dellolocausto) che equipara la comunità ebraica a Israele: le manifestazioni possono avere come obiettivo lo Stato di Israele perché concepito come una collettività ebraica. Un assunzione pericolosissima non voluta neanche da tutta la comunità ebraica.  Qui il testo: https://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/REST/v1/showdoc/get/fragment/19/DDLCOMM/0/1496400/all  
March 6, 2026
Radio Onda Rossa
Al Senato il prima via libera al Ddl antisemitismo. M5S e AVS votano contro, il Pd no
Con con 105 sì, 24 no e 21 astensioni è passato al senato il Ddl che non combatte l’antisemitismo ma lo strumentalizza. L’obiettivo reale è criminalizzare chi si batte contro il genocidio a Gaza, chi manifesta solidarietà con il popolo palestinese, chi critica il progetto sionista e le politiche di […] L'articolo Al Senato il prima via libera al Ddl antisemitismo. M5S e AVS votano contro, il Pd no su Contropiano.
March 5, 2026
Contropiano
Leggi su sicurezza e antisemitismo, un pericolo per la libertà d’espressione
Nelle prossime settimane la nostra democrazia si troverà a superare il passaggio più stretto dai tempi dello stragismo e dei tentativi golpisti degli anni Settanta. La raffica di ddl Sicurezza ha preparato la strada a un duplice affondo contro i pilastri dell’impianto costituzionale: l’autonomia della magistratura e la libertà di espressione in ogni sua forma. La riforma Nordio della giustizia e il disegno di legge Romeo, che inchioda l’antisionismo e la critica allo Stato di Israele all’infame reato di antisemitismo, puntano a trasformare la visione di valori e di principi su cui si fonda la convivenza nel nostro Paese in una mera cornice formale entro la quale restaurare il totale controllo della società civile. Il disegno di legge presentato al Senato dalla maggioranza e sul quale la destra auspica la naturale convergenza di alcuni esponenti del Pd che hanno presentato proposte analoghe nelle finalità e nei contenuti è composto da tre articoli che rimandano poi a un decreto attuativo successivo della Presidenza del Consiglio. Le “direttive” indicate all’esecutivo prevedono l’introduzione di sanzioni che potrebbero colpire tutti coloro che esprimano consenso all’indipendenza palestinese, alla fine dell’occupazione di Gaza, alla costituzione di un nuovo Stato “dal fiume al mare”, fino alla denuncia del genocidio, della pulizia etnica e dei crimini del governo israeliano. Perfino l’istigazione al boicottaggio del commercio e dei rapporti accademici e istituzionali con lo Stato ebraico potrebbero finire nel mirino della magistratura. Gli strumenti di reato prefigurati vanno dalle opinioni espresse sugli articoli di giornale, ai post sui social, alle manifestazioni pubbliche fino all’attività di informazione, protesta e denuncia svolta in scuole e università. La proposta di legge prevede anche una particolare formazione di funzionari pubblici, forze dell’ordine e insegnanti, per orientarli nell’individuazione di manifestazioni di antisemitismo da denunciare alle autorità competenti. Sui social gli account dei trasgressori potranno essere sospesi o cancellati. Un altro fronte è stato aperto sempre in Parlamento dal Ministro della Difesa Guido Crosetto, che ha inviato nello scorso novembre una relazione allarmata e allarmante sulla cosiddetta “guerra ibrida” in cui sarebbe finita l’Italia da quando governa Meloni. Il messaggio del ministro della guerra alla nazione è: “Nonostante non si spari ancora, siamo già sotto attacco”, con tanto di nemici spietati che lavorano nell’ombra per saggiare e indebolire le nostre difese e soprattutto di spie, fiancheggiatori e “quinte colonne.” Nell’elenco dei primi troviamo praticamente tutti gli Stati nella lista nera di Trump, dalla Russia, alla Cina alla Corea, a Cuba e all’Iran. Tra i secondi  giornalisti, politici, intellettuali e semplici cittadini che chiedono di fermare il riarmo, di non mandare più armi all’Ucraina e a Israele e di cercare un accordo diplomatico che porti al cessate il fuoco. Per Crosetto sono da considerare “intelligence” con il nemico manifestazioni e critiche contro le alleanze internazionali strette dall’Italia, come la Nato e l’Unione Europea. Da qui la necessità di ulteriori e più stringenti controlli su comunicazioni personali, attività politiche, media e social network. E chi non salta putiniano e antisemita è.   Redazione Italia
February 24, 2026
Pressenza
L’onestà intellettuale di Anna Foa, perchè un’intellettuale sa fare autocritica
In un precedente articolo – pubblicato nell’aprile 2024 – che scrissi per Invictapalestina, criticai l’intervista che la grande storica, intellettuale, nonchè figlia del grande Vittorio, Anna Foa aveva rilasciato a La Stampa il 27 marzo 2024. La mia era una critica sofferta ad Anna Foa, perchè nutro una sincera e profonda stima quanto sincero e profondo rispetto per la professoressa per la sua estrema umiltà, per il suo modo di porsi e per il lavoro che lei ha condotto e continua a condurre in modo serio in nome della verità storica. Sono cresciuto ascoltando i suoi interventi su Rai Storia e Rai3 sul pensiero di Hannah Arendt, sul Processo Eichmann, sulla storia degli ebrei italiani ed europei, sulla storia dell’antisemitismo. Sono cresciuto con l’idea che Anna Foa – insieme a Luciano Canfora, Alessandro Barbero, Franco Cardini, Angelo D’Orsi, Silvia Insalvatici e molti altri – sia un’auctoritas incriticabile della cultura italiana contemporanea: una persona che, quando parla, serve solamente ascolto. Purtroppo quell’intervista aveva smosso in me un profondo senso di ingiustizia: i suoi contenuti si erano palesati come uno dei tanti esempi di quella dominante “retorica equidistante”, fatta propria da molti intellettuali europei e israeliani anche di sinistra, sulla questione palestinese. Un’intervista intrisa di indulgenza, che sembrava quasi volta a giustificare Israele non tanto parteggiando per esso, ma piuttosto per sfiorarlo con il cerchiobottismo: dando un colpo al cerchio e un colpo alla botte senza scomodare nessuno. In quell’intervista Anna Foa ha fatto ciò che facevano tutti, ovvero criticare il governo di Netanyahu, condannare strenuamente il movimento “terrorista” di Hamas e rifiutare di usare la parola “genocidio”: il classico modus operandi che ha esemplificato l’equidistanza sul tema in questi ultimi tre anni. Nell’intervista a La Stampa Anna Foa affermava che comunque non tutta la società israeliana è pro-Netanyahu e il mondo della cultura israeliana era “un antidoto all’occupazione coloniale” dei territori palestinesi da parte di Israele. Questa affermazione si presentava problematica perché, se è vero che molti intellettuali israeliani di sinistra sono anti-sionisti e critici del governo Netanyahu, è anche vero che molti intellettuali israeliani critici del governo Netanyahu sono sionisti liberali che per quanto critici delle politiche ventennali di premier israeliano sui territori palestinesi, continuano a sostenere il diritto di Israele a difendersi contro la “barbarie palestinese” e avrebbero la presunzione di moralizzare la popolazione palestinese, decidendo per loro quali siano le migliori modalità per esprimere la loro resistenza o il “democratico dissenso”. Presunzione abbastanza ardua poiché, prima di esercitare “democratico dissenso”, si deve vivere in una democrazia: cosa che Israele non è, essendo a tutti gli effetti un’aspirante etnocrazia. La Foa utilizzava l’espressione “reazione spropositata” per definire l’escalation militare israeliana come una risposta degli attacchi palestinesi, dimenticando che la repressione sionista sul popola palestinese è stata inaugurato prima della Nakba del 1948 ed è continuata fino ai giorni nostri.  Disse: “(…) bisogna capire cosa sta succedendo nei nostri atenei.” – rispondendosi – “C’entra sicuramente la reazione spropositata di Israele a Gaza, un tunnel dal quale pare non si riesca ad uscire”. Foa citava tra gli intellettuali “antidoto all’occupazione” anche David Grossman, tra i più importanti e interessanti scrittori israeliani di fama mondiale. Un esempio bizzarro perché Grossman è da sempre un personaggio controverso per quanto riguarda la questione palestinese e non è mai stato un grande critico della politica governativa nei confronti dei palestinesi di Gaza e Cisgiordania come si continua a pensare. Le sue dichiarazioni in questi due anni non hanno mai rimbombato per importanza e presa di posizione ferrea contro il genocidio. Era il 3 aprile 2024 quando segnalavo questa situazione, che oggi sembra ribaltarsi, ma solo apparentemente. Grossman, ai primi d’agosto 2025, ha dichiarato ha dichiarato: “A Gaza è genocidio, mi si spezza il cuore ma adesso devo dirlo. (…) Per molti anni mi sono rifiutato di utilizzare questa parola. Ora però, dopo le immagini che ho visto, quello che ho letto e ciò che ho ascoltato da persone che sono state lì, non posso trattenermi dall’usarla”. Se uno personaggio controverso come Grossman iniziava ad utilizzare la parola “genocidio”, qualcosa stava cambiando. La “retorica dell’equidistanza” stava finalmente dimostrando la sa completa insostenibilità da parte degli intellettuali, dopo mesi di massacri, pulizie etniche e proseguimento del genocidio verso la popolazione gazawi avente come fine – come ha dichiarato recentemente Netanyahu – “l’occupazione totale di Gaza”. Non è un caso che la stessa Anna Foa, da grande storica oltre che persona colta e intelligente – già critica del governo Netanyahu e della situazione di oppressione dei palestinesi come si può ben leggere nel suo libro “Il suicidio di Israele” – abbia subito corretto tiro dichiarando ad agosto 2025 sia a La Repubblica sia a Radio Popolare: “Aspettavo le sentenze ma ora mi unisco a Grossman, a Gaza è un genocidio”; “Ha ragione Grossman, a Gaza è genocidio. Ora serve una resistenza morale”. Queste dichiarazioni di Anna Foa, sono state per me boccate di aria fresca. Innanzitutto, mi hanno permesso di non ricredermi minimamente sulla figura di Anna Foa, di ribadire l’infinita stima e non solo: di essere un esempio vero di intellettuale, di donna di cultura e di pensiero, dimostrando la sua onestà e umiltà. Il 19 gennaio 2026 dalle ore 16 alle ore 18, Anna Foa è intervenuta, insieme a Daniele Menozzi (storico) e a Piero Stefani (biblista), al webinar online «Antisemitismo, sionismo e antisionismo», promosso dalla rivista Il Regno, insieme alle associazioni Biblia e Abramo e pace. Tralasciando le molteplici implicazioni che sono molto divergenti dal modo di vedere il sionismo, l’antisionismo, l’antisemitismo, la storia di Israele e la resistenza palestinese – rispetto a molti altri storici ed intellettuali contemporanei -, Anna Foa ha dal minuto 31:45 parlato della parola “genocidio”: «Io fino all’anno scorso, praticamente fino al marzo del ’25, non ho usato volentieri il termine genocidio, perché pensavo che comunque non ce ne fosse in qualche modo bisogno, perché era troppo divisivo, perché mi sembrava che non fossero abbastanza provate le intenzionalità, anche se c’erano molte affermazioni di ministri che provavano l’intenzionalità di distruggere i palestinesi, restava che erano dichiarazioni, non organizzazioni fattuali. Quando c’è stata la fame e la carestia indotta, devo dire che ho cambiato opinione. Certo, non uso il termine nel suo senso giuridico, quello più importante, anche perché prevede una sua prevenzione e quindi si usa soprattutto per prevenire il genocidio, non per definire il genocidio che c’è stato. C’è stata una conferenza nel marzo a Tel Aviv, forse, in cui due organizzazioni importanti, ONG israelo- palestinesi, una di quelle è B’Tselem, hanno detto che a questo punto accettavano la definizione di genocidio. Quando ho visto le immagini delle manifestazioni in Israele l’anno scorso con il cartello portato dai manifestanti “Stop Genocide”, allora devo dire che ho pensato che un uso politico di questo termine poteva essere fatto, e ho cominciato anch’io ad usarlo. Certo il genocidio è un termine giuridico, certo il genocidio è un termine che richiede una definizione da parte della Corte internazionale, che non è ancora stata data, ma potrebbe essere data tra molti anni, perché i suoi tempi sono lunghi. Resta un’altra cosa – ne ha già parlato il professore Menozzi – cioè il discredito in cui la vicenda israeliana ha buttato il diritto internazionale. Non soltanto la vicenda israeliana; certamente Trump ci ha messo del suo, certamente gli Stati Uniti sotto Trump ci hanno messo del loro, però Israele ha fatto tutto quello che poteva per demolire il diritto internazionale. Il diritto internazionale, ricordiamolo, che era stato creato nel dopoguerra proprio riferendosi alla Shoah e pensando che eventi come quelli della Shoah non dovevano mai più succedere, le corti internazionali. Tutto questo è stato sistematicamente considerato antisemita dal governo israeliano. In questo momento, con le sanzioni che Trump riserva ai giudici dei tribunali internazionali, siamo arrivati a un discredito, una crisi profondissima di questa istituzione. Una delle cose più importanti che fosse stata realizzata nel secondo dopoguerra, quella di creare la possibilità di colpire i criminali di guerra, i criminali contro l’umanità ovunque si trovassero, quella di legare anche da un punto di vista giuridico le violenze e i genocidi che avvenivano nel mondo con la possibilità di giudicarli, questo ormai sta crollando». Non solo. Anna Foa è stata una delle esperte audite nelle ultime settimane di dicembre 2025 e nelle prime settimane di gennaio 2026 dalla commissione del Senato che stava trattando i disegni di legge contro l’antisemitismo, ovvero il Ddl  Gasparri e il Ddl Delrio (1). Insieme ad altri intellettuali, anche di origine ebraica, ha criticato il Ddl Delrio per il rischio di censura alle posizioni pro-Pal: “Una buona legge non dovrebbe basarsi sulla definizione di antisemitismo dell’Ihra (International Holocaust Remembrance Alliance), perchè c’è il rischio di additare come antisemita chi critica il governo di Israele. Quella definizione di fatto equipara l’antisionismo all’antisemitismo e, non a caso, è stata utilizzata da Trump per contestare e censurare le manifestazioni propal nelle università americane. Al punto numero 10 mette all’indice chiunque paragoni il comportamento di Israele verso i palestinesi con la Shoah.” – ha dichiarato a Il manfesto. Anna Foa, con la sua autocritica – nata da una rilettura più complessa di quello che sta accadendo in Palestina – ci ha dato un’altra lezione degna dei veri intellettuali: cambiare idea, spostando solo leggermente l’angolazione da cui si vede un fenomeno, non è segno di debolezza (come in molti purtroppo pensano). Nella nostra società dove “avere ragione” a tutti i costi – spesso negando l’evidenza – è quasi un motto di successo, di incrollabilità, di rivalsa personale e personalistica, di anacronistica coerenza e di prepotenza; Anna Foa ci insegna che in realtà il cambiare umilmente prospettiva da cui si guarda un fenomeno implica molta forza, determinazione, una grande dose di coraggio, ma soprattutto coerenza e intelligenza. Non si cambia modo di pensare, ma di vedere le cose e quindi, aprire la mente ad altre analisi che forse possono portare ad ampliare il proprio pensiero e non per forza restringerlo. Sicuramente, Anna Foa è figlia del suo tempo: un tempo dove la cultura politica e il dibattito politico e culturale erano centrali. Sicuramente, Anna Foa è così anche perchè è nata in una famiglia di grande livello culturale, dopo la politica, la cultura, la filosofia, il pensiero erano il pane quotidiano: è figlia del grande Vittorio Foa, che è stato senza alcun dubbio una delle figure di maggiore integrità e spessore intellettuale e morale della politica e del sindacalismo italiano del Novecento. Nelle nostre società dove l’impoverimento culturale fa da padrone, le culture war polarizzano la popolazione in modo insensato e le opinioni diventano prese di posizioni tout court incrollabili, Anna Foa ci insegna che tutto questo è un insulto al nostro cervello e all’arte di pensare e di riflettere. Ognuno può avere le proprie idee, ma ognuno di noi ha diritto a riflettere, confrontarsi, cambiare prospettiva da cui si guardano le cose non per invaghirsi di quella prospettiva (diventare incoerenti), ma solo per vestire i panni dell’altro aiutando se stessi a leggere lucidamente la realtà.   (1) Per maggiori informazioni: DDL Delrio https://osservatorioantisemitismo.b-cdn.net/wp-content/uploads/ 2025/11/DDL-Delrio-antisemitismo.pdf DDL Gasparri https://osservatorioantisemitismo.b-cdn.net/wp-content/uploads/ 2025/10/686faaee-e27b-4c7c-ba41-f7e7cedbf513.pdf Lorenzo Poli
February 21, 2026
Pressenza
Antisemitismo: combatterlo davvero, senza strumentalizzazioni
A cura di Fulvia Fabbri, attivista per i diritti umani e Milad Jubran Basir, giornalista italo palestinese L’antisemitismo è una forma storica e persistente di razzismo, che ha prodotto persecuzioni, pogrom e il genocidio nazifascista. E’ purtroppo ancora vivo nel nostro paese e combatterlo non è opzionale: è un dovere politico, morale e civile. Ma proprio perché la posta in gioco è alta, la lotta all’antisemitismo non può essere piegata a operazioni di censura, delegittimazione del dissenso o repressione della solidarietà internazionale. Bisogna invece chiedersi quali strategie e strumenti possono davvero contrastare l’antisemitismo, impedire che si diffonda e si rafforzi. Il 27 gennaio 2026, ricorrenza della Giornata della memoria, la Commissione Affari costituzionali del Senato ha adottato, tra otto proposte di legge, il ddl di Massimiliano Romeo come testo base per la legge sull’antisemitismo, in discussione al Parlamento, per essere approvata, se il percorso verrà rispettato, il prossimo mese di Marzo 2026. “Il testo, oltre a misure educative nell’ambito scolastico, prevede la possibilità di vietare manifestazioni in caso di valutazione di grave rischio potenziale per l’utilizzo di simboli, slogan, messaggi e qualunque altro atto antisemita ai sensi della definizione operativa di antisemitismo adottata dalla presente legge”. La definizione operativa di antisemitismo, a cui il ddl Romeo fa riferimento, è quella dell’IHRA, Alleanza internazionale per la memoria dell’Olocausto (International Holocaust Remembrance Alliance), che, nella definizione generale, descrive l’antisemitismo come “una certa percezione degli ebrei che può essere espressa come odio per gli ebrei. Manifestazioni di antisemitismo verbali e fisiche sono dirette verso gli ebrei o i non ebrei e/o alle loro proprietà, verso istituzioni comunitarie ebraiche ed edifici utilizzati per il culto”. Dalla definizione generale discendono 11 esemplificazioni operative, alcune di queste mettono al centro la relazione tra comunità ebraiche e Stato israeliano. “Esempio 7. Negare agli ebrei il diritto dell’autodeterminazione, per esempio sostenendo che l’esistenza dello Stato di Israele è una espressione di razzismo. Esempio 8. Applicare due pesi e due misure nei confronti di Israele richiedendo un comportamento non atteso da o non richiesto a nessun altro stato democratico.” La conseguenza di questa impostazione conduce a considerare le critiche ad Israele -non importa il loro contenuto – come una forma “nascosta” di antisemitismo. D’altra parte l’accusa di antisemitismo è sempre stata usata dal governo di Netanyahu, durante tutti gli ultimi tre anni, durante la campagna militare contro Gaza. Nel novembre 2025 il Ministero israeliano per gli affari della Diaspora e la lotta all’antisemitismo ha reso noto di aver respinto le registrazioni di quattordici (ma il numero esatto è 37) organizzazioni umanitarie non governative, operanti in Gaza e Cisgiordania, sulla base di presunti legami con il terrorismo, accuse di posizioni antisemite, iniziative di delegittimazione dello Stato di Israele e di negazione degli attacchi del 7 ottobre. L’effetto di questa decisione del Ministero israeliano sarà l’allontanamento di Ong quali Medici senza Frontiere, che sta garantendo il 75% delle cure sanitarie a Gaza, di Save The Children , che organizza attività educative nella Striscia e in Cisgiordania, della Caritas di Gerusalemme e Caritas internazionale. Secondo Sandro De Luca , presidente di LINK 2007, network che raggruppa 15 tra le più importanti e storiche Organizzazioni Non Governative italiane, subordinare l’accesso all’assistenza umanitaria a valutazioni politiche (come il giudizio di antisemitismo e/o di legittimazione dello Stato israeliano) “significa snaturare l’essenza stessa dell’azione umanitaria e normalizzare condizioni di vita incompatibili con il rispetto della dignità umana”. Per contrastare questi effetti della definizione generale dell’IHRA, nel 2021 è stata redatta la Dichiarazione di Gerusalemme sull’antisemitismo (JDA), frutto del lavoro di studiosi ed esperti di antisemitismo, storia e diritto internazionale. La JDA afferma con chiarezza ciò che dovrebbe essere ovvio: criticare uno Stato, le sue politiche o la sua ideologia non è antisemitismo, a meno che la critica non si trasformi in odio o discriminazione verso gli ebrei in quanto tali. Al punto C la Dichiarazione afferma che non è antisemitismo “la critica, basata sull’evidenza, di Israele come Stato. Ciò include le sue istituzioni e i suoi principi fondanti. Include anche la sua politica e le sue pratiche, interne ed estere, come l’operato di Israele in Cisgiordania e Gaza, il ruolo che Israele gioca nella regione, o qualsiasi altro modo in cui, come Stato, influenza eventi nel mondo. Non è antisemita segnalare la sistematica discriminazione razziale. In generale, le stesse norme di dibattito che si applicano agli altri Stati e agli altri conflitti per l’autodeterminazione nazionale si applicano nel caso di Israele e della Palestina. Quindi, anche se polemico, non è antisemita, in sé e per sé, paragonare Israele ad altri esempi storici, tra cui il colonialismo di insediamento o l’apartheid.” La JDA non indebolisce la lotta all’antisemitismo: la rafforza, perché la sottrae alla strumentalizzazione e la restituisce alla sua funzione originaria, ossia combattere il razzismo, non proteggere governi o politiche di occupazione. In questo quadro già di per sé complesso, merita di essere citato e riconosciuto il lavoro serio e prezioso della “Commissione straordinaria per il contrasto ai fenomeni di intolleranza, razzismo, antisemitismo e istigazione all’odio e alla violenza”, istituita nel 2023, per volontà della senatrice a vita Liliana Segre, che ne è la presidente. Negli ultimi anni la Commissione ha svolto un’attività di analisi, ascolto e documentazione fondamentale, contribuendo a portare alla luce la diffusione strutturale dei discorsi d’odio, online e offline, a collegare antisemitismo, islamofobia, razzismo anti-migranti e altre forme di discriminazione come fenomeni interconnessi, affermando che la risposta all’odio non può essere solo repressiva, ma deve basarsi su educazione, prevenzione, responsabilità politica e tutela delle libertà costituzionali. C’è davvero bisogno di un ddl antisemitismo? O non sarebbe bene rafforzare l’azione della Commissione per il contrasto ai fenomeni di intolleranza, razzismo e antisemitismo e istigazione all’odio, che è finalizzata a guardare la nostra società nella sua interezza, prendendo in considerazione tutti gli eventi discriminatori che vi si muovono, a monitorare le ideologie introdotte, le parole diffuse, i comportamenti agiti “contro”. Non sarebbe meglio che la politica tutta accogliesse le indicazioni di questa Commissione, per trasformarle in approfondimento culturale, in testimonianza rivolta alle giovani generazioni ? In questa prospettiva verrebbe preservato il valore etico universale della memoria della Shoah: una memoria viva che non assolve il potere, ma lo interroga. Milad Jubran Basir
February 15, 2026
Pressenza
Segnale importante dall’Università Statale di Milano contro equiparazione tra antisionismo e antisemitismo
Arriva in un momento cruciale il segnale di pochi giorni fa con cui il Senato Accademico dell’Università Statale di Milano apre uno squarcio nel soffitto di carta della narrazione governativa (e oramai bipartisan) sul tema dell’antisionismo. Un segnale che non arriva dal nulla, bensì dalla costante e preziosa attività svolta dalla componente studentesca. Come Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università ci eravamo già espressi qui sul tema in un articolo su ddl Gasparri, al quale rimandiamo in questo link.  Ebbene, nella seduta di martedì 10 febbraio del Senato Accademico di UniMi è stata discussa una mozione presentata dagli studenti e dalle studentesse che, pur se non approvata col testo originariamente proposto, fa passare un messaggio chiaro: una forte perplessità rispetto al contenuto normativo dei disegni di legge in discussione al Parlamento, soprattutto sul punto dell’equiparazione fra antisionismo e antisemitismo.  Per i dettagli rimandiamo al sito di Unimi, che fornisce dettagli sulla mozione approvata: https://lastatalenews.unimi.it/ddl-romeo-ddl-gasparri-effetti-sulluniversita-allattenzione-senato-accademico. Pur non entrando troppo nel merito, visto che l’iter legislativo è ancora in corso, si tratta di un segnale di dissenso che proviene da una prestigiosa istituzione universitaria dello Stato ed emerso nella vita democratica della comunità accademica. Adesso non resta che diffondere e replicare questa buona pratica anche in altri Atenei e far germogliare una discussione libera ed aperta sul tema in questione, che rischia di trasformarsi nell’ennesimo strumento di censura di guerra e di criminalizzazione del dissenso. L’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università non può che ringraziare e congratularsi con gli studenti e le studentesse che hanno dato vita a tutto ciò e naturalmente ci impegniamo a diffondere la notizia per agevolare la condivisione in altri contesti per rilanciare la lotta antisionista e denunciare il genocidio ancora in corso in Palestina. Di seguito il testo originario della mozione presentata dagli studenti ed il testo approvato nella sua versione finale. MOZIONE DDLDownload Giuseppe Curcio, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
La Statale di Milano prende posizione contro i ddl che equiparano antisionismo e antisemitismo
VITTORIA: UNIMI PRENDE POSIZIONE CONTRO IL DDL BAVAGLIO! Antisionismo non è antisemitismo Ora facciamolo in tutte le università! A seguito della discussione di ieri in Senato Accademico, oggi l’Università Statale di Milano, sulla base di una mozione che abbiamo presentato, si è espressa pubblicamente contro il DdL 1004 e il […] L'articolo La Statale di Milano prende posizione contro i ddl che equiparano antisionismo e antisemitismo su Contropiano.
February 11, 2026
Contropiano