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Il 25 ottobre a Faenza la tradizionale ‘Pedalata del Dialogo’
IN CONCOMITANZA ALLA XXV GIORNATA ECUMENICA DEL DIALOGO CRISTIANO-ISLAMICO E ALLA XVI GIORNATA DEL DIALOGO INTERRELIGIOSO, LE COMUNITÀ RELIGIOSE DELLA CITTÀ SI INCONTRANO TRA LORO E CON I FAENTINI. L’INIZIATIVA È ORGANIZZATA DAL TAVOLO DEL DIALOGO INTERRELIGIOSO E PROMOSSA DAL SETTORE ECUMENISMO DELLA DIOCESI DI FAENZA-MODIGLIANA, CHE SPIEGA: Domenica 25 ottobre, ospitando la tradizionale Pedalata del Dialogo, Faenza si farà scenario di un importante momento di condivisione, un percorso su due ruote per accorciare le distanze, conoscersi e riscoprire la bellezza dell’incontro. L’appuntamento assume quest’anno un significato ancora più profondo: oltre a celebrare la XXV Giornata Ecumenica del Dialogo Cristiano-Islamico e la XVI Giornata del Dialogo Interreligioso, l’iniziativa guarda alla data simbolo del 27 ottobre, in cui ricorre il 40° anniversario dello storico incontro interreligioso di Assisi del 1986, voluto da papa Giovanni Paolo II. Inoltre, l’evento si inserisce nelle celebrazioni per i 60 anni della dichiarazione conciliare Nostra aetate, recentemente commemorata dalla Santa Sede con la significativa Nota “Un cammino di speranza“. Organizzando la Pedalata, il Tavolo del Dialogo Interreligioso, promosso dal settore Ecumenismo della Diocesi con il patrocinio del Comune e dell’URF (Unione della Romagna Faentina), invita tutta la cittadinanza a muoversi insieme lungo le vie del rispetto reciproco, un modo concreto per tessere legami di pace in un tempo storico complesso. Le diverse fedi che abitano la nostra città usciranno dai propri luoghi per incontrarsi e stringere la mano all’intera comunità faentina. La manifestazione conferma il medesimo e collaudato percorso dello scorso anno, un cammino a tappe ricco di significati. Il ritrovo è fissato alle ore 15.30 alla chiesa di San Francesco, dove all’interno del chiostro sarà anche possibile visitare la Mostra sul Dialogo Interreligioso, una mostra sul dialogo strutturata in vari pannelli, precedentemente allestita nella chiesa di San Bartolomeo in occasione del Festival della Comunità educante. La prima sosta avverrà in via della Croce 16, davanti alla pietra d’inciampo dedicata ad Amalia Fleischer, per un momento di profonda memoria storica. La carovana proseguirà poi verso la Chiesa Ortodossa Rumena (piazza San Rocco 4) alle 16.15, per fare tappa successiva alle 17 alla Chiesa Apostolica Evangelica (via Piero della Francesca 49). Il cammino condiviso si concluderà alle 17.30 al Centro di Cultura Islamico in via Luigi Galvani 84/3, dove l’arrivo suggellerà la conclusione di questo fraterno itinerario cittadino tra le diverse confessioni. Unirsi a questo cammino significa testimoniare che il dialogo non è un concetto teorico, ma una strada da percorrere insieme. Gli organizzatori ricordano a tutti i partecipanti l’obbligo del rispetto del codice della strada: nei tratti pedonali e sui marciapiedi le biciclette andranno condotte a mano, mentre per tutti i bambini è obbligatorio l’uso del casco. INFORMAZIONI: https://diocesifaenza.it/pedalata-del-dialogo-2026-le-comunita-religiose-di-faenza-si-incontrano/ CONTATTI : ecumenismoedialogo@diocesifaenza.it   Redazione Italia
October 20, 2026
Pressenza
Contro la strumentalizzazione politica delle libertà religiose
Comunicato stampa della Chiesa Valdese di Torino “Non si può strumentalizzare a fini elettorali un progetto di riqualificazione urbana e di libertà di culto come quello della ex-Nebiolo. Il riconoscimento della libertà di culto per tutti ai sensi dell’art. 19 della carta Costituente è garantito a prescindere dalla stipula o meno di una Intesa, ed è necessario individuare e facilitare l’accesso a adeguate aree per il culto ad ogni confessione di fede. Cambiare la legislazione regionale per rendere più difficile l’esercizio di un diritto costituzionale è sbagliato oltre che discriminatorio e contrario ai principi espressi dalla Costituzione sulla libertà religiosa. Sempre più le religioni assumono un ruolo fondamentale, nel dialogo con le altre fedi, nel processo di integrazione e civile convivenza all’interno di una realtà multiculturale. Riconoscere e facilitare l’apertura di luoghi di culto adeguati contribuisce a far emergere un fenomeno che, sommerso, può portare a derive degenerative anche di ordine pubblico. Inoltre, ad evitare speculazioni politiche sulla necessità o meno di aprire nuovi luoghi di culto, si conviene che, sempre in riferimento alla Giurisprudenza (Corte costituzionale, nella sentenza n. 254/2019), nel destinare spazi pubblici alle sedi di attività di culto delle diverse confessioni, regioni e comuni devono tenere conto della loro presenza nel territorio di riferimento. Proprio per questo più che di distanza tra luoghi di culto si deve parlare di progettare strutture adeguate alla loro funzione e integrate nel territorio, proprio come è il caso ex-Nebiolo. Emerge da tutti gli studi di sociologia e di urbanistica, sviluppati da Università e Politecnico di Torino e non solo, che la crescita delle confessioni religiose diverse dalla Cattolica ha raggiunto livelli tali nella città di Torino da rendere urgente una programmazione che ne tenga conto. Un solo esempio è il dato per cui, sin dal 2021 (Tesi magistrale di Architettura Celenza), a Torino i luoghi di culto delle diverse fedi hanno superato il numero di chiese cattoliche (161/159). Un approccio e un’apertura che riguarda tutte le fedi, non solo quella islamica”. Il Presidente del Concistoro Sergio Velluto Redazione Torino
October 6, 2026
Pressenza
“Un cammino di speranza”: una ‘nota’ per i cattolici, e per tutti
“SESSANT’ANNI DI DIALOGO E DI FRATELLANZA INTERRELIGIOSA ALLA LUCE DELLA DICHIARAZIONE CONCILIARE NOSTRA AETATE“ Così precisa il sottotitolo del documento con cui, citando il Messaggio Urbi et orbi dell’aprile 2019 di papa Francesco I, “la Chiesa invita tutti a diventare «costruttori di ponti, non di muri», artigiani di pace e di fraternità, capaci di accogliere l’altro nella sua differenza, di riconoscerne le ricchezze spirituali e di collaborare alla costruzione di una società più giusta e più umana”. Nel primo capitolo, la Nota Un cammino di speranza rammenta che * “La Dichiarazione Nostra aetate nasce dopo la seconda guerra mondiale e inizialmente non era riferita al dialogo con le altre religioni, ma si poneva come risposta alle tragiche conseguenze dell’antisemitismo culminato nella Shoah” [Dichiarazione sulle relazioni della chiesa con le religioni non cristiane – 1965] * le parole di “Benedetto XVI, nel corso dell’Udienza Generale del 28 gennaio 2009, all’indomani dell’annuale celebrazione della Giornata della Memoria: «La Shoah sia per tutti monito contro l’oblio, contro la negazione o il riduzionismo, perché la violenza fatta contro un solo essere umano è violenza contro tutti. Nessun uomo è un’isola, ha scritto un noto poeta. La Shoah insegni sia alle vecchie sia alle nuove generazioni che solo il faticoso cammino dell’ascolto e del dialogo, dell’amore e del perdono conduce i popoli, le culture e le religioni del mondo all’auspicato traguardo della fraternità e della pace nella verità. Mai più la violenza umili la dignità dell’uomo!» e precisa: “I conflitti che negli ultimi anni sono divampati in Medio Oriente hanno lasciato il loro segno anche sul dialogo ebraico-cristiano. Molti ponti di comunicazione hanno vacillato e continuano ad essere messi alla prova per la differente lettura degli eventi succedutisi, spesso non univoca anche all’interno delle rispettive comunità religiose. Tuttavia i pilastri del dialogo credente, edificati in sessant’anni di lavoro comune, sono rimasti saldi. Su di essi è possibile e necessario costruire, traendo ancora ispirazione dalle raccomandazioni dei Padri conciliari a crescere nella mutua conoscenza e stima «soprattutto con gli studi biblici e teologici e con un fraterno dialogo»”. Nel delineare il contesto di riferimento del messaggio la Nota specifica * “Il nuovo atteggiamento della Chiesa nei confronti delle altre fedi e tradizioni religiose scaturito dal Concilio Vaticano II è collocato da San Paolo VI nel quadro del «dialogo con il mondo»”; * “Come ricorda il Pontefice nell’Enciclica Populorum progressio, «lo sviluppo non si riduce alla semplice crescita economica. Per essere autentico sviluppo, deve essere integrale, il che vuol dire volto alla promozione di ogni uomo e di tutto l’uomo». Ne deriva un forte invito alla fratellanza, sostenuto da un dialogo costante con le culture, le religioni e le coscienze, in vista di uno sviluppo solidale, aperto alla trascendenza e orientato alla fraternità universale”. Nel capitolo intitolato Resistenze e malintesi persistenti ammonisce che molte insidiose difficoltà ostacolano il dialogo e ne impediscono i “progressi”, in particolare che “Alcuni ambienti continuano a dubitare circa la sua opportunità, temendo un relativismo dottrinale o una diluizione dell’identità religiosa”. E nel capitolo Una pedagogia del dialogo da approfondire esorta a “valorizzare le iniziative concrete portate avanti nelle Chiese locali, che sono in prima linea. Sono loro che, sul territorio, sviluppano le forme più creative e coraggiose di incontro: commissioni di dialogo, progetti comuni, azioni educative o umanitarie, celebrazioni condivise. Raccogliendo, condividendo e mettendo in rete queste esperienze, la Chiesa universale può non solo arricchirsi, ma anche individuare e orientare nuovi percorsi pastorali”. Nell’introduzione, conclude: “A sessant’anni di distanza dalla sua pubblicazione, Nostra aetate continua a ispirare le scelte pastorali e teologiche della Chiesa e ad alimentare quel dialogo che è la forma stessa del darsi della vita umana ed è divenuto vieppiù indispensabile nelle società del nostro tempo. Tale dialogo, però, costituisce anche una sfida permanente: come coniugare fedeltà all’identità cristiana e apertura sincera all’alterità? Come vivere concretamente l’appello a una fratellanza universale in società segnate da una crescente diversità culturale e religiosa, dalla guerra e dalla violenza, e caratterizzate da una spinta crescente verso la secolarizzazione? Questo documento commemorativo intende ripercorrere le tappe essenziali del dialogo interreligioso dopo Nostra aetate, valutarne le conquiste e le sfide, e tracciare alcune prospettive per l’avvenire”. E, nella ‘rituale’ chiosa specifica la data di divulgazione del testo con l’indicazione dell’approvazione ecclesiastica e i nomi dei suoi estensori: “Il Sommo Pontefice Leone XIV, nell’Udienza concessa il giorno 22 giugno 2026 ai sottoscritti Prefetti e Segretari del Dicastero per la Dottrina della Fede, del Dicastero per la Promozione dell’Unità dei Cristiani e del Dicastero per il Dialogo Interreligioso *, ha approvato la presente Nota e ne ha ordinato la pubblicazione. Dato in Roma, presso le sedi del Dicastero per la Dottrina della Fede, del Dicastero per la Promozione dell’Unità dei Cristiani e del Dicastero per il Dialogo Interreligioso, il 16 settembre 2026, Memoria Liturgica dei Santi Cornelio, papa, e Cipriano, Vescovo, Martiri”. * cardinali Prefetti – Víctor Manuel Fernández, Kurt Koch e George Jacob Koovakad, e i monsignori Segretari, Armando Matteo, Flavio Pace e Indunil Janakaratne Kodithuwakku Kankanamalage UN CAMMINO DI SPERANZA – SESSANT’ANNI DI DIALOGO E DI FRATELLANZA INTERRELIGIOSA ALLA LUCE DELLA DICHIARAZIONE CONCILIARE NOSTRA AETATE Indice I. Introduzione > Origine e portata di Nostra aetate. Una risposta alla Shoah > La specificità del dialogo con gli ebrei II. Sviluppi post-conciliari: una continuità arricchita dai Papi successivi > San Paolo VI > San Giovanni Paolo II > Benedetto XVI > Francesco > Leone XIV III. I frutti e le sfide della Dichiarazione Nostra aetate oggi > Frutti visibili e silenziosi > Resistenze e malintesi persistenti > Una pedagogia del dialogo da approfondire IV. Prospettive e orientamenti per il futuro del dialogo interreligioso V. Conclusione Ispirato alla frase (No man is an Iland, intire of it selfe; every man is a peece of the Continent, a part of the maine…) inclusa nell’opera in prosa del pastore anglicano e poeta John Donne pubblicata nel 1624 (Devotions Upon Emergent Occasions), il poema di Thomas Merton, edito a New York nel 1955, a sua volta, ha ispirato il romanzo autobiografico con cui Ernest Hemingway nel 1940 descrisse la propria esperienza di giornalista inviato ‘al fronte’ della guerra civile spagnola e, come allora molti volontari da tante nazioni, schierato nell’esercito popolare repubblicano che combatteva contro le milizie fasciste: > Nessun uomo è un’isola, > completo in se stesso; > ogni uomo è un pezzo del continente, > una parte del tutto. > Se anche solo una zolla > venisse lavata via dal mare, > la Terra ne sarebbe diminuita, > come se un promontorio fosse stato al suo posto, > o una magione amica, > o la tua stessa casa. > Ogni morte d’uomo mi diminuisce, > perché io partecipo all’Umanità. > E così non mandare mai a chiedere per chi suona la campana: > Essa suona per te.   Maddalena Brunasti
September 17, 2026
Pressenza
Massimo Pieri: rivoluzionario, ebreo, bundista
Noi Ebrei Socialisti (NES) e Gherush92 – Comitato per i Diritti Umani ricordano il “grande Intellettuale e Maestro, che ha costruito una visione del mondo illuminante, rivoluzionaria e strategica, radicata nella tradizione ebraica, che condividiamo e portiamo avanti con tenacia”: Il 18 agosto 2021 moriva Massimo Pieri. Sono trascorsi cinque anni e di lui mancano l’umanità e la simpatia, l’intelligenza, le riflessioni, le discussioni, il costante stimolo ad agire. E manca la sua sensibilità verso la diversità. Siamo in un periodo di crisi, e “nei periodi di crisi bisogna attrezzarsi culturalmente”, ripeteva Massimo, che sapeva indicare oltre la crisi un altro mondo. Intanto i problemi emergenti, sociali e ambientali, si sono accresciuti e intensificati, il dibattito politico e culturale si è impoverito, la società si è individualizzata, l’antisemitismo è riesploso virulento. Noi eredi del suo pensiero ci riteniamo fortunati ad averlo scelto come Maestro. Gli insegnamenti di Massimo, insuperati, per noi sono vivi. Li custodiamo per metterli in pratica ogni giorno. Di lui diciamo: Il Giusto fiorirà come la palma, crescerà come il cedro del Libano (Tehilim 92,13). Qui segue il testo che gli dedicammo quando ci ha lasciati. > È mancato Massimo Pieri, un grande intellettuale, un Maestro esigente, un > amico generoso. > > Fisico, matematico, è stato un leader del ’68, protagonista del miglior > dibattito politico e culturale dell’epoca. Innovatore eclettico, saldamente > radicato nella tradizione ebraica, ha sempre concepito l’interdisciplinarietà > come una scienza a servizio della verità, della giustizia e della risoluzione > dei problemi. Con un approccio complessivo e articolato ha spaziato e connesso > campi e livelli culturali diversi, confrontandosi con i temi fondamentali del > Novecento fino ad oggi. > > Presidente e fondatore della COBASE, Associazione Tecnico Scientifica che gode > dello status di consulente speciale con il Consiglio Economico e Sociale delle > Nazioni Unite (ECOSOC), in ambito internazionale ha partecipato, anche come > delegato dell’Italia, ai lavori di diverse Convenzioni dell’ONU su Ambiente e > Sviluppo, fra le altre la Convenzione sulla Diversità Biologica, la > Convenzione contro la Desertificazione, la Convenzione Quadro sui Cambiamenti > Climatici, ed è un Major Group, nella sezione scienza e ricerca, con la > Commissione per lo Sviluppo Sostenibile. > > Esperto di Energia, Bioeconomia, Ambiente, Sostenibilità ha ideato e > realizzato diversi Progetti strategici, fino ai più recenti “Città Elettrica e > Parchi Agroecologici” o “Bioeconomia e Sviluppo” contro i cambiamenti > climatici e la povertà. > > Dalla Fisica Termodinamica ha intuito e compreso l’importanza della diversità > per la vita, cosicché la valorizzazione della diversità culturale e ambientale > sono i temi fondanti del suo pensiero e della sua umanità. Critico di tutti i > processi di omologazione culturale e scientifica, ha promosso la > valorizzazione della conoscenza tradizionale come tecnica dell’esistenza in > grado di gestire e risolvere i problemi ambientali emergenti – come più tardi > riconosciuto anche dalle Nazioni Unite nell’ambito della Convenzione sulla > Diversità Biologica. > > Autore di numerosi articoli e pubblicazioni tecnico-scientifiche, come > “Energia”, “Biodiversità”, “Desertificazione”, con la COBASE partecipa al > Gruppo di Lavoro sulle Popolazioni Indigene e ai lavori del Forum Permanente > dei Popoli indigeni delle Nazioni Unite dove stringe rapporti di > collaborazione con Popoli Indigeni provenienti da ogni parte del mondo. > Organizza conferenze e seminari internazionali come “La Risorsa Diversità” o > “Il Cibo nel Cerchio della Vita”, che vedono la partecipazione di capi > indigeni e detentori di conoscenza tradizionale insieme a scienziati e > accademici, con la volontà di creare le basi per un confronto scientifico, su > basi paritarie, fra conoscenza indigena e scienza formalizzata. > > Il bellissimo documento di sintesi “Risoluzione di Roma. Linee Guida per la > Protezione della Diversità Culturale”, per la valorizzazione della diversità > culturale ed ambientale, è foriero di sviluppi. Diviene uno strumento guida > nei consessi internazionali, presentato e discusso in numerose Università e in > occasione di eventi speciali organizzati alle Nazioni Unite e all’Unione > Europea. > > Con il Progetto “Diversità e Pace” estende questa impostazione di ricerca > all’analisi dei conflitti fra popoli. Intuisce che l’adozione di strumenti > “moderni”, limitatamente politico-economici, da parte degli Stati e degli > organismi intergovernativi per la soluzione dei conflitti etnici e culturali, > può condurre ad un generale processo di riduzione della complessità dei > fattori e delle matrici culturali che concorrono a determinare gli stati di > conflittualità. Comprende altresì che l’analisi culturale di un conflitto, una > conoscenza organica della questione, può contribuire alla definizione di un > negoziato culturale. Si sforza quindi di inquadrare i problemi che stanno alla > base di una contesa in un quadro più ampio che valorizzi e renda esplicite le > ragioni culturali e giuridiche delle parti, al fine di contribuire al > raggiungimento di forme di pace orientate al benessere. > > In questo contesto la difesa dell’Ebraismo come risorsa sostenibile, come > insieme di norme e regole per la vita che creano gioia e godimento, insieme > alla lotta contro l’antisemitismo, sono il suo impegno costante per il > riconoscimento dell’identità del popolo ebraico. Con il Progetto > “Sostenibilità dell’Ebraismo” individua un programma operativo che valorizza > le regole tradizionali nella risoluzione delle principali tematiche inserite > nell’agenda delle Nazioni Unite e fra gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio. > > Qui si colloca anche il suo programma “Ebraismo ed Islam. Regole per una nuova > età dell’Oro” che promuove il confronto aperto, culturale, giuridico e > scientifico, non religioso, sui temi della “modernità” e che può fornire > spazio a contributi per il riconoscimento reciproco delle due comunità, > ebraica ed islamica, per la lotta contro l’antisemitismo e l’islamofobia e per > la soluzione dei problemi del mondo contemporaneo. Il riferimento all’“Età > dell’Oro” va considerato come una linea guida per un nuovo impulso alla > cooperazione. > > Autore con Anna Borioni del libro “Maledetta Isabella, Maledetto Colombo. Gli > ebrei gli indiani, evangelizzazione come sterminio”, pubblicato nel 1992, > anticipa la più avanzata critica odierna e narra, sulla base di documenti > storici, la vera storia della “scoperta dell’America”, lo sterminio dei Popoli > Indigeni e la simultanea cacciata (il gherush) degli Ebrei e dei Mori dalla > cattolicissima Spagna. > > La partecipazione, sotto l’egida dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, > ai lavori della controversa e antisemita Conferenza Mondiale contro il > Razzismo di Durban del 2001 segna un momento cruciale per la messa a punto del > Progetto “Per una Convenzione Internazionale contro l’Antisemitismo”. Seguendo > un approccio scientifico rigoroso riconosce nell’antisemitismo una vera e > propria cultura, unitaria, ben radicata e documentata, che interessa gran > parte della letteratura, dell’arte, della giurisprudenza, della scienza e del > sapere in Europa. > > Condividere una strategia di lotta ed allearsi con le vittime storiche del > razzismo, questi fra i suoi molti insegnamenti. > > Per confinare il pericolo crescente di revisionismo e negazionismo della > Memoria e della Shoah, con la sua “Liberazione di Auschwitz” desidera rendere > onore e gloria ai Liberatori. > > Attraverso i diari e i bollettini di guerra dei soldati e ufficiali diretti > testimoni, racconta la battaglia durissima dell’Armata Rossa, costata un > grande numero di morti e feriti sia sovietici che tedeschi; ricostruisce una > storia di guerra di liberazione contro i nazisti che in gran parte mise fine > alla Seconda guerra mondiale, una storia profondamente commovente di > sacrificio e redenzione, piena di emozioni e di umanità. > > Mai dimenticare l’Armata Rossa che salvò l’Europa e l’Oriente dal nazifascismo > e che costituì, di fatto, l’ultima speranza della gente rinchiusa nei ghetti e > nei campi di sterminio. > > Convinto sostenitore della lotta per l’autodeterminazione di popoli e nazioni, > con il libro “Doikeyt, noi stiamo qui ora! Gli Ebrei del Bund nella > Rivoluzione russa” ripercorre la storia del Movimento operaio rivoluzionario > ebraico che combatte per l’affermazione dei propri diritti, come operai e come > nazione ebraica. Qui anticipa temi di grande attualità come la legittima > ispirazione al federalismo culturale. > > Con il programma “Vivere da Socialista” auspica che la Sinistra rinasca dalle > sue antiche più feconde fondamenta ma ne denuncia apertamente l’anima > antisemita che la corrode, aprendo una riflessione che stimoli l’autocritica. > > Strenuo difensore dei diritti degli animali, si batte per una nuova legge, > anche in ambito ebraico, che vieti il consumo di animali da allevamenti > intensivi. La sua sensibilità per la sofferenza degli animali e le profonde > riflessioni sul vero ruolo di questi nella vita anticipano il dibattito in > atto sull’antropocentrismo e sono l’ispirazione e la guida per la stesura del > libro “Il Maiale è il nostro Maestro. Animali ed Ebrei un rapporto lacerato” > del quale accetterà di scrivere l’introduzione critica. > > Sempre più persuaso che la modernità con il progresso non sia in grado di > risolvere i problemi iatrogeni che essa stessa provoca agli esseri viventi e > al creato tutto, con “Bioeconomia, un nuovo mondo” auspica un ripensamento > profondo delle regole e delle relazioni. > > E il suo periodico “Red triumph over the expert” è un ammonimento per tutti: > più importante della perizia di un esperto sono la solidarietà, la > partecipazione, la lotta. > > Questo, e molto altro ancora, sono la tua vita, Massimo, rivoluzionario dalle > radici salde e fertili. La tua scomparsa lascia un vuoto enorme. > > In nome della verità non hai mai voluto cedere a compromessi né ritrattare la > tua identità di lotta e ti sei spesso misurato in contesti culturali gretti, > conservatori e reazionari, maldicenti, chiusi al confronto e al dibattito, > pagando l’alto prezzo di un doloroso isolamento. Speriamo che in futuro un > Ravvedimento collettivo renderà onore a te e alla tua opera. > > Massimo, il tuo pensiero precorre i tempi e il tuo lavoro lungimirante, colmo > di immaginativa, sarà sviluppato. Per noi di Gherush92, che a te ci siamo > ispirati, sei stato una fonte inesauribile di idee, discussioni, sfide, > proposte. > > Il tempo sembra darci ragione su molte questioni aperte. > > Ti saremo grati e riconoscenti per sempre. Maddalena Brunasti
August 18, 2026
Pressenza
Corea del Sud: libertà di coscienza e umanità nel caso Lee Man-hee
Il procedimento giudiziario che coinvolge Lee Man-hee, fondatore della Chiesa di Shincheonji, continua a suscitare attenzione in Corea del Sud e all’estero. Il leader religioso, oggi novantacinquenne, è stato arrestato nell’ambito di un’indagine che ipotizza un coinvolgimento organizzato di membri della comunità religiosa in attività politiche tra il 2021 e il 2024. Le autorità coreane ritengono che possano essere state violate le norme che regolano il rapporto tra organizzazioni religiose e attività politica; la comunità di Shincheonji respinge le accuse e sostiene che i fedeli abbiano agito liberamente, esercitando i propri diritti civili. Sarà la magistratura a stabilire se siano stati commessi reati. Al tempo stesso, la vicenda richiama principi che riguardano ogni società democratica. Ogni persona deve poter scegliere liberamente se credere o non credere, aderire o meno a una comunità religiosa, sostenere un partito politico o partecipare alla vita pubblica secondo la propria coscienza. La libertà di coscienza e la libertà di associazione costituiscono diritti fondamentali che meritano la massima tutela. Accanto alla legittima esigenza dello Stato di garantire il rispetto della legge, emerge anche un’esigenza di umanità. Considerata l’età di Lee Man-hee, 95 anni, e in assenza di una condanna definitiva, la prosecuzione della detenzione solleva interrogativi sul principio di proporzionalità. In molti ordinamenti democratici, situazioni analoghe vengono affrontate, quando possibile, attraverso misure meno restrittive, che consentono di proseguire le indagini senza rinunciare al rispetto della dignità della persona. Lee Man-hee è conosciuto a livello internazionale soprattutto per il suo costante impegno pubblico a favore della pace, del dialogo tra le religioni e del superamento dei conflitti attraverso mezzi non violenti. Indipendentemente dall’esito del procedimento giudiziario, questo patrimonio di iniziative rappresenta un elemento significativo del suo percorso pubblico. Per questo motivo, una misura alternativa alla detenzione, che permetta alla giustizia di seguire il proprio corso nel pieno rispetto delle garanzie processuali, costituirebbe un segnale di equilibrio e di fiducia nello Stato di diritto. Una democrazia dimostra infatti la propria maturità quando riesce a coniugare l’applicazione della legge con il rispetto della dignità umana e della libertà di coscienza. Fonti: > A 95-Year-Old Religious Leader in Custody: South Korea Crosses a Line https://www.jonghapnews.com/news/articleView.html?idxno=486547 https://www.job-post.co.kr/news/articleView.html?idxno=219473 https://www.nbntv.kr/news/articleView.html?idxno=340391 https://www.chungnamilbo.co.kr/news/articleView.html?idxno=895907 https://www.yjb0802.com/news/articleView.html?idxno=59710 https://www.ijournalist.co.kr/news/articleView.html?idxno=8779 https://www.g-enews.com/article/General-News/2026/06/2026062800432342219ae5042aca_1 https://www.wooriilbo.com/news/article.html?no=101040# Pressenza Praha
July 20, 2026
Pressenza
La ricerca letteraria comparatistica al servizio del dialogo interreligioso e contro la pseudo-tolleranza
Nel suo saggio intitolato “Il paradiso di Abu l-‘Ala al-Ma’arri e Dante Alighieri”, pubblicato quest’anno anche in inglese e francese, Milena Aziza Rampoldi presenta alcuni parallelismi e alcune differenze tra due grandi opere della letteratura mondiale: la Divina Commedia del poeta fiorentino Dante Alighieri da una parte e l’Epistola del perdono del poeta abbaside Abi‘ Ala al-Ma’arri dall’altra. Nelle sue riflessioni sul tema, l’autrice si serve della ricerca letteraria comparatista per promuovere il dialogo interreligioso tra cristianesimo e islam. In questo contesto, spiega anche i fondamenti della visione filosofica del mondo dei due autori. Il tema di questi parallelismi è principalmente escatologico o soteriologico e riguarda la visione del paradiso. L’autrice, studiosa della lingua araba di origine italiana, è convinta che opere come questa, all’incrocio tra letteratura e filosofia, possano contribuire a rinnovare e far progredire il dialogo tra due grandi religioni mondiali, cristianesimo e islam. Se attingiamo all’eredità letteraria della tradizione delle due religioni e ci confrontiamo con le somiglianze e anche con le differenze, siamo in grado, nell’attuale situazione storica e nel lavoro politico di oggi, di evitare atteggiamenti pseudo-tolleranti da un lato e anche una dialettica estrema dall’altro. La pseudo-tolleranza è un termine che l’autrice descrive già nel suo “Manifesto”. In questo testo, sulla complessità dell’interazione tra tolleranza e intolleranza nell’anima di ogni persona l’autrice scrive: > “ProMosaik focalizza più sulle differenze che sulle somiglianze. Questo > atteggiamento potrebbe anche suscitare una certa irritazione sia a livello > estetico, acustico, filosofico e ideologico che etico, linguistico, etnico e > religioso. In questo modo ProMosaik contrasta la pseudo-tolleranza, che spesso > si basa su una pseudo-empatia superficiale, anche se ben intenzionata.” La gente parte dal presupposto che la tolleranza sia come un vestito che basta indossare. Un sorriso, un’interazione amichevole e la parola giusta e il silenzio giusto al posto giusto sono gli elementi che costituiscono la cosiddetta virtù sociale della tolleranza. La tolleranza è di moda, fa tendenza. La tolleranza, a seconda dell’ambiente, ha diverse forme di espressione. Il tutto però può creare imbarazzo se non si conoscono i limiti della propria tolleranza e poi cadono le maschere, soprattutto se la pseudo-tolleranza, in questo mondo variopinto, non è in grado di mostrare il proprio colore. L’obiettivo perseguito ProMosaik puntando sulle differenze, sulla diversità e sulle caratteristiche distintive consiste nello sviluppo della vera tolleranza con tutti i suoi limiti e con la sua comprensione profonda della complessità a più livelli che caratterizza la tolleranza autentica e anche il suo opposto, ovvero l’intolleranza. La tolleranza significa anche la tolleranza dei limiti della propria tolleranza. Infatti, i colori di questo mondo variopinto possono affaticare eccessivamente la vista. A volte potremmo anche avere voglia di chiudere gli occhi, di distogliere lo sguardo o di voltarci. Ed è proprio in questo che consiste il coraggio della tolleranza autentica che a volte ha bisogno di una pausa, di un momento di riflessione, di un’auto-riflessione, che consiste nell’esplorazione aperta della nostra pseudo-tolleranza intrinseca o della propria intolleranza. Affrontare queste dimensioni è fondamentale per conoscere sé stessi e comprendere i propri limiti quando si parla di tolleranza. Non appena raggiungiamo i limiti della nostra tolleranza, impariamo a cogliere i semi del pensiero discriminatorio e razzista che si celano in noi come un punto cieco nella matrice di Johari. Penetriamo nel lato oscuro e non-etico di noi stessi che ci permette di crescere. Sul tema dell’universalità in ambito letterario, che si impone indipendentemente dalle differenze culturali e religiose, Rampoldi afferma quanto segue: > “A mio avviso la tematica di questi parallelismi risulta primaria sia a > livello escatologico che soteriologico e riguarda la visione del Paradiso. > Vorrei sostenere questa impresa con il seguente articolo, in cui tra l’altro > tratterò della biografia dei due poeti, dei loro punti di vista sulla > psicologia della religione, del loro atteggiamento soggettivo nei confronti > del trascendente e della tradizione della loro religione, del loro fatalismo e > del loro atteggiamento scettico”. In sintesi, si possono citare due grandi differenze tra i due autori della letteratura universale che si sono occupati della tematica dell’esperienza soggettiva dell’aldilà. Da un lato, al-Ma’ arri si colloca molto al di fuori dagli schemi tradizionali. Sembra più fresco e innovativo, e in parte anche più sfacciato di Dante, che si sottomette completamente alla tradizione scolastica di Tommaso d’Aquino e, per così dire, “dogmatizza” la sua esperienza soggettiva. La tematica che al-Maa’rri cita nel titolo della sua opera, vale a dire il perdono (in arabo: ghufran), può essere messo in rilievo come il culmine della differenza dogmatica tra cristianesimo e islam quando si tratta di tematiche di tipo soteriologico. L’episodio riportato nel Libro della Genesi e il perdono concesso ad Adamo ed Eva nel Corano non possono essere conciliati nelle loro differenze dogmatiche, poiché l’Islam non riconosce il peccato originale, mentre quest’ultimo è profondamente radicato nella soteriologia cristiana. La seconda differenza riguarda la dialettica tra poesia e verità/rivelazione in Dante, contraddetta da al-Maa’rri il quale nella sua opera introduce i poeti preislamici senza “filtrarli” religiosamente e dogmaticamente. In conclusione, tuttavia, l’autrice cita come al-Maa’rri sfugga a qualsiasi categorizzazione dogmatica, perché “la problematica di questi confronti risiede principalmente nell’impenetrabilità della personalità e della visione del mondo di al-Ma’arri, che, a differenza di Dante, sembra molto più complessa e contraddittoria”. Tuttavia, l’autentica pace tra le comunità religiose non deve fallire a causa di queste differenze, che devono semplicemente essere evidenziate, senza creare conflitti basati su delle posizioni intolleranti. La pace non si basa sull’uguaglianza, ma sull’accettazione rispettosa e sull’enfasi realistica sulle differenze. La letteratura comparatista può aiutarci a mostrare le differenze dogmatiche tra cristianesimo e islam per coltivare discussioni creative e stime autentiche delle differenze. ProMosaik
July 14, 2026
Pressenza
Convivenza religiosa in Palestina: testimonianza di padre Novruz, pastore cristiano palestinese
Mentre siamo sommersi storicamente dalle narrazioni sulle radici del conflitto israelo-palestinese, esistono voci e testimonianze che fanno luce su aspetti contrastanti con le vulgate sioniste della storia palestinese, che non sono distorte da logiche e progetti di segregazione e colonialismo. Prima dell’arrivo del sionismo, quelle terre oggi martoriate, hanno vissuto una convivenza naturale tra i seguaci delle quattro religioni in Palestina: ebraismo, samaritanesimo, cristianesimo e islam, in un clima di convivenza, partenariato e vita comune. Prima che fosse aggredita dal progetto sionista, la Palestina era un mosaico religioso e comunitario che non distingueva tra un ebreo, un cristiano, un musulmano e un samaritano nelle scuole, negli ospedali o nei posti di lavoro.   In questo quadro, il sacerdote palestinese Ibrahim Nairouz, rappresenta una testimonianza vivente che si rifà a quel passato dimenticato, non solo come religioso, ma come figlio di quella terra, erede di quella storia e nipote di un martire palestinese che ha combattuto il colonialismo britannico. Il pastore Nairouz è il pastore della Chiesa episcopale/anglicana di San Giovanni Battista ad Al-Hosn e nella città giordana di Fuhais dal 2017, avendo precedentemente prestato servizio nella Chiesa episcopale/anglicana di Nablus in Palestina. Ha un’alta posizione e considerazione nei circoli cristiani, arabi e musulmani, ed è una delle voci teologiche che hanno collegato la fede cristiana alla difesa dei diritti dei palestinesi. Accanto alla sua testimonianza sulla storica convivenza palestinese, il pastore Nairouz ha una alta considerazione del gruppo Naturei Karta, il movimento ebraico anti-sionista che lo separa chiaramente dalla concezione sionista nella religione ebraica. Lo descrive come un “isolante per la speranza”, riaffermando l’idea che il conflitto non sia religioso come viene promosso, ma colonialista, e che ci sono ebrei, così come cristiani e musulmani, che rifiutano l’ingiustizia e l’occupazione, e credono nella giustizia e nella vera pace. >  “…L’ebraismo è una religione che era presente nella storia, rispettava e > aveva le sue credenze, spiritualità ed esistenza. Non c’era alcun problema > eccezionale che costringesse allo scontro tra ebrei e le altre religioni in > Palestina prima dell’emergere del movimento sionista. Come è noto, le > religioni storiche in Palestina sono: ebraismo, samaritano, cristianesimo e > islam, e queste religioni hanno sempre coesistito in un clima di fraternità e > armonia sociale per molti secoli. > > Rivedendo i registri delle istituzioni educative, sanitarie e amministrative, > come postali, portuali, aeroporti, radio, ministeri, camere di commercio e > industria, club, squadre sportive, comuni, ecc., notiamo che ebrei, cristiani, > musulmani e samaritani erano insieme come colleghi o studiosi, e questo non > era insolito per la società palestinese in quella fase. Pertanto, si può > stabilire che il rapporto tra i fedeli delle quattro religioni in Palestina, > prima dell’emergere del movimento sionista era armonioso, basato sul rispetto > reciproco e sulla convivenza, in un clima di vicinato, comunione e > partenariato, e questa non è solo un’eccezione in Palestina, ma anche nelle > società arabe circostanti, come l’Iran, l’Iraq, l’Egitto, il Marocco, lo > Yemen, e altri, dove gli ebrei vivevano come parte del tessuto sociale, purché > non ci fosse alcuna ambizione da parte di nessuno di escludere l’altro. > > Ciò che ha successivamente deturpato la realtà è stato l’emergere del > movimento sionista alla fine del XIX secolo, che ha cercato di acquisire la > terra e di espellere gli altri, con l’istituzione di un’entità ebraica > escludente, che ha portato alla tensione nelle relazioni e all’emergere di > movimenti arabi, islamici e cristiani che rifiutavano questo orientamento. Il > movimento sionista ha anche cercato di rappresentare l’ebraismo a livello > globale, il che ha portato all’emergere di movimenti ebraici che lo rifiutano, > in particolare il movimento Naturei Karta. > > Ci sono esempi storici che riflettono la pacifica convivenza dei seguaci di > queste religioni. Un esempio di convivenza tra ebrei, cristiani, musulmani e > samaritani in Palestina prima dell’emergere del movimento sionista, si può > citare le squadre sportive che hanno giocato partite locali e internazionali > in nome della “Palestina”, e tra i suoi giocatori c’erano ebrei e arabi. Il > personale femminile e maschile nei porti di Haifa e Jaffa, nelle poste > palestinesi o nelle stazioni radio palestinesi di Gerusalemme. > > Alla Scuola Episcopale di Nablus, fondata nel 1848, gli studenti ebrei > studiavano insieme a colleghi samaritani, cristiani e musulmani. Inoltre, i > registri dell’ospedale evangelico episcopale arabo di Nablus mostrano la > presenza di ebrei tra i revisori. > > C’erano quartieri in città palestinesi con nomi ebraici come Nablus, Hebron, > Gerusalemme, Tiberiadi, Safed, Jaffa e altri, che sono la prova di una > presenza ebraica storica pacifica. > > L’ebreo in Palestina era un essere umano professionale, che lavorava in più > professioni, in particolare: fare e riparare scarpe, creare oro e argento e > riparare orologi. Alcuni di loro hanno anche lavorato nel commercio e nella > vendita di oggetti d’antiquariato ai turisti, e sono stati anche guide > turistiche. Molti ricoprivano anche posizioni nei dipartimenti governativi, > privati e bancari. Queste professioni, per loro stessa natura, impongono una > comunicazione continua con il resto della società, riflettendo uno stato di > normale e diretta interazione quotidiana, senza barriere religiose o sociali, > fatta eccezione per la differenza di credenze e di culto. > > Il movimento sionista ha rovinato questo tessuto sociale armonioso. La > tensione ha cominciato a emergere mentre cresceva il numero di immigrati ebrei > in Palestina, specialmente quelli che abbracciavano l’ideologia sionista. > Questo improvviso cambiamento nella demografia e nell’ideologia ha portato a > chiare tensioni e all’emergere di scontri in città come Gerusalemme e Hebron, > che hanno contribuito all’instabilità e alle normali relazioni che un tempo > prevalevano. > > Se vogliamo affrontare realisticamente il conflitto sulla terra di Palestina, > credo che l’unica soluzione sia una soluzione a uno stato, che riporta tutti > allo stato prima dell’emergere del movimento sionista. > > L’esperienza ha dimostrato che eliminare una qualsiasi delle parti non è > possibile, e dobbiamo accettarci a vicenda sulla base del partenariato e del > rispetto. > > Ma questo richiede una maturità e una convinzione generale che la guerra e > l’omicidio non porteranno da nessuna parte. L’esistenza di tutte le parti è un > fatto compiuto, e l’unica soluzione è la convivenza, e la ricostruzione della > cultura del rispetto e della convivenza come era prima che fosse corrotta > dalle ambizioni sioniste. > > Credo che il movimento Naturei Karta meriti rispetto, in quanto si sta > muovendo in una linea ferma e chiara verso obiettivi nobili basati sulla pace > e la convivenza. > > > > L’esistenza di un movimento ebraico antisionista dà un’impressione positiva > dell’ebraismo, separandolo dal sionismo come movimento coloniale razzista. > Stabilisce l’idea di separare l’ebraismo come religione spirituale e il > sionismo come progetto coloniale. > > Il movimento Naturi Karta sta andando nella giusta direzione. I suoi sforzi e > le sue idee illuminano una scena tenebrosa, e stabilisce una cultura di > accettazione dell’altro nonostante la differenza religiosa. Li invito a > diffondere maggiormente il loro pensiero negli ambienti ebraici e non ebraici, > essi rappresentano uno spiraglio di speranza verso un dialogo autentico. > > Il cristianesimo rispetta l’altro nella sua fede, e lavora con ogni parte che > cerca la pace. Naturei Karta è un movimento che rispetta la sua fede, e i > cristiani palestinesi vedono la cooperazione con loro come un modo per > costruire una società pacifica, basata sul detto di Cristo: “Beati gli > operatori di pace, sono i figli di Dio invocati”. > > Per chi promuove l’idea che il conflitto sia religioso, mentre è un conflitto > coloniale con interessi di parte e oppressivi, Naturei Karta, combatte questa > falsità e mostra il vero volto del conflitto. Illumina come una candela nel > buio, invitando gli ebrei a liberarsi dal pensiero coloniale sionista e > richiede che il mondo distingua tra religione e occupazione. > > L’esistenza di questi gruppi in sé dà speranza. È vero che ha bisogno di > crescere e diffondersi ulteriormente, ma rappresenta uno sforzo notevole che è > rispettato da tutti coloro che credono nella pace. È il nucleo di un pensiero > che può contribuire a cambiare il futuro in meglio…” Enrico Vigna Redazione Italia
January 27, 2026
Pressenza
Militari israeliani in “libera uscita” in Italia
Stress da genocidio? Se vuoi rilassarti vieni nel Bel Paese! Non è uno slogan pubblicitario di un mondo distopico, ma potremmo rappresentarcela così l’offerta, comprensiva di relax,  tour turistici alle bellezze naturalistiche e culturali delle Marche, di cui ha usufruito a fine 2024 un gruppo di giovani militari israeliani in “libera uscita”, ma pur sempre scortati e protetti dalla DIGOS per garantirne la massima riservatezza. L’IDF, insomma, cerca varie strategie per mandare in decompressione i propri soldati alle prese con droni che valicano corridoi e scale e che per colpirne uno ne ammazzano altri dieci, venti o trenta, spesso bambini. In patria sono stimati in almeno 6.500 quelli sottoposti a percorsi di psicoterapia  ovvero in un breve periodo, tre volte tanto le terapie somministrate in tutto il 2022 (fonte: ministero israeliano ripresa in Italia dall’agenzia Nova). Il centro di riabilitazione psichiatrica del Ministero della Difesa di Israele assiste più di 64.000 soldati, tra cui 8.000 affetti da disturbi da stress post-traumatico. Per alcuni invece, l’anomalo pacchetto turistico è stato organizzato da un’agenzia marchigiana specializzata proprio in “itinerari ebraici marchigiani” che facendo tappa fissa tra Fermo e Porto S. Giorgio, ha poi raggiunto anche mete naturalistiche di grande pregio come la riviera del Conero o le grotte di Frasassi, entrambe a poca distanza una dall’altra. Dalla nostra inchiesta giornalistica emergono diverse testimonianze dirette che raccontano di gruppi di giovani israeliani, con la kippah indosso, che hanno girato di recente le Marche apprezzandone i numerosi siti naturalistici e culturali, bellissimi e rilassanti, ma soprattutto un po’ più “defilati” rispetto a città d’arte come Roma o Firenze. A parte le guide che hanno aperto le porte di sinagoghe semisconosciute e altri luoghi di interesse ebraico, le altre persone che non indossavano la kippah erano appunto gli agenti della DIGOS. Questi turisti con particolari esigenze di riservatezza, “vengono presentati agli albergatori – ci ha rivelato la fonte presso una di queste agenzie specializzate – con nomi di fantasia e solo all’ultimo con quello reale, al momento della loro registrazione. Nei siti naturalistici e culturali – ha aggiunto – si può accedere in via riservata con visite a loro dedicate, in via del tutto esclusiva”. Più di una guida, incuriosita dagli insoliti gruppi con scorta al seguito, ci ha confermato la loro presenza nel fermano e il fatto che non fossero dei semplici cittadini israeliani, ma appunto, dei militari in libera uscita “defatigante”. “Sono guida ambientale AIGAE” ci ha rivelato la nostra fonte “e lavoro da anni tra il Parco del Conero e quello dei Sibillini. A inizio dicembre 2025, mentre stavo a Sirolo sul Conero per lavoro, ho visto in paese un gruppo di giovani dai tratti mediorientali, alcuni dei quali indossavano la kippah. Con loro un uomo di età più matura. Erano accompagnati da un italiano mio conoscente. Incontrandolo ho chiesto chi fossero e mi ha risposto che erano dei militari israeliani che sotto la copertura di semplici turisti stranieri, trascorrevano un periodo di vacanza nelle Marche, dopo essere stati impiegati in servizi operativi a Gaza. Poi sarebbero tornati in servizio. Un periodo di decompressione dallo stress del combattimento. Durante la loro permanenza nelle Marche, venivano accompagnati in altre località naturalistiche e città d’arte della regione”. La Regione Marche, dove ad Ancona e in altri centri minori, sono attive alcune delle più antiche comunità ebraiche italiane, con una legge regionale ha istituito del 2021, proprio l'”Itinerario Ebraico Marchigiano” che mette a sistema il patrimonio ebraico di 25 Comuni tra i quali Fermo, dove sembrerebbe abbiano fatto tappa fissa i giovani dell’IDF. I militi ebrei insomma, per superare i traumi dei massacri perpetrati pochi giorni prima contro donne e bambini palestinesi, si ritemprano, lontani da occhi e orecchie indiscrete, con le bellezze italiche di una regione che ha dato i natali a musicisti, pittori, scrittori e architetti del calibro di Rossini, Raffaello, Leopardi e Vanvitelli, solo per citarne alcuni. D’altra parte, l’Itinerario Ebraico Marchigiano rappresenta uno dei tanti tasselli di iniziative sparse finalizzate a riscoprire le radici comuni delle comunità giudaico-cristiane nel quadro di un dialogo interreligioso dove spicca, per iniziative di rilievo e organizzazione, il Cammino Internazionale Neocatecumenale, con sede proprio tra Porto S. Giorgio e Fermo. Ma è invece in Galilea dove, sul Monte delle Beatitudini, vicino al lago di Tiberiade, viene ospitata la cosiddetta Domus Galilaee. Il Cammino Internazionale Neocatecumenale, esattamente dieci anni fa, si è reso protagonista dell’incontro forse più significativo della storia delle due religioni, cristiana ed ebraica: 120 rabbini provenienti da ogni parte del mondo si sono incontrati con laici e religiosi cristiani, tra i quali 20 vescovi e 7 cardinali. Il tentativo, più che lodevole, di avvicinare le due religioni prosegue tuttora anche con visite svolte presso la Domus Galilaee addirittura dell’esercito israeliano. “A scaglioni vengono a visitare il nostro centro” ci spiega il direttore, don Rino Rossi “incuriositi dalla struttura, ma soprattutto per conoscere la fede cristiana”. Una curiosità che deve aver contagiato anche un alto ufficiale dell’IDF, che visitando la Domus “ne è rimasto impressionato”. Ciò che sorprende, però, vista la vicinanza tra questo centro di preghiera e i luoghi ad altissima intensità bellica, dove l’esercito insieme a coloni ebrei ultra-ortodossi sta spianando interi villaggi palestinesi in Cisgiordania, imprigionando decine di migliaia di persone attraverso l’abuso della cosiddetta detenzione amministrativa, è che la realtà del momento non traspare in nessun modo nelle parole dei responsabili del Cammino intervistati. Nemmeno le notizie di guerra in un periodo tragico come quello recentissimo, intorno ai giorni di Pasqua, hanno fatto sì che durante l’incontro che ha coinvolto nella Domus 250, tra vescovi e arcivescovi, provenienti dai cinque continenti, per un totale di 500 persone tra laici e religiosi da tutto il mondo, si facesse il minimo cenno a un dialogo interreligioso che comprendesse, in maniera sistematica e concreta, la terza più importante religione monoteista al mondo, quella mussulmana, ampiamente maggioritaria, proprio lì, in Medio Oriente: insomma un dialogo interreligioso a dir poco sbilanciato verso la sola riscoperta delle comuni radici culturali giudaico-cristiane, considerato che musulmani e i cristiani rappresentano, ognuna, una fetta di circa il 30% della popolazione mondiale, mentre l’ebraismo sfiora lo 0,2%. Leggendo il sito web ufficiale della location neocatecumenale di Porto S. Giorgio, l’unico scossone emotivo degno di essere riportato nella newsletter è stata la morte di Bergoglio. Il cammino neocatecumenale, per quanto riguarda il dialogo interreligioso tra ebrei e cristiani, secondo le testimonianze rilasciate al telefono dai responsabili, è molto attivo in numerosi Paesi del mondo, tra i quali gli USA, dove si cita anche un memorabile concerto a New York offerto dalla comunità ebraica locale.  Per quanto riguarda invece un’eventuale accoglienza in Italia di ebrei organizzati in gruppi, tutte le fonti laiche e religiose intervistate si sono trincerate dietro un generico “no-comment”; anzi, di eventuali presenze sul territorio marchigiano di gruppi provenienti da Israele non se ne vuole proprio parlare. Su un piano invece laico, accademico e strategico-militare, prosegue a gonfie vele l’impegno dell’Italia, in questo caso lontano dai riflettori mediatici, in sostegno attivo all’IDF. È di non molte settimane fa, infatti, la notizia riportata da “Il Manifesto”, dell’ennesimo carico di armi che il tribunale del riesame di Ravenna ha definitivamente bloccato in porto confermando la sentenza di sequestro di 14 tonnellate di componenti per un valore di 250 mila. La fornitura proveniva dalla Valforge di Lecco ed era destinata alla IMI System, principale produttore di armi e munizioni per l’esercito israeliano. Il tutto in violazione di quel che resta della legge 185 del 1990 e senza essere iscritta nell’infame registro nazionale degli esportatori di sistema d’armamento. Stefano Bertoldi
May 28, 2025
Pressenza