“Un cammino di speranza”: una ‘nota’ per i cattolici, e per tutti
“SESSANT’ANNI DI DIALOGO E DI FRATELLANZA INTERRELIGIOSA ALLA LUCE DELLA
DICHIARAZIONE CONCILIARE NOSTRA AETATE“
Così precisa il sottotitolo del documento con cui, citando il Messaggio Urbi et
orbi dell’aprile 2019 di papa Francesco I, “la Chiesa invita tutti a diventare
«costruttori di ponti, non di muri», artigiani di pace e di fraternità, capaci
di accogliere l’altro nella sua differenza, di riconoscerne le ricchezze
spirituali e di collaborare alla costruzione di una società più giusta e più
umana”.
Nel primo capitolo, la Nota Un cammino di speranza rammenta che
* “La Dichiarazione Nostra aetate nasce dopo la seconda guerra mondiale e
inizialmente non era riferita al dialogo con le altre religioni, ma si poneva
come risposta alle tragiche conseguenze dell’antisemitismo culminato nella
Shoah” [Dichiarazione sulle relazioni della chiesa con le religioni non
cristiane – 1965]
* le parole di “Benedetto XVI, nel corso dell’Udienza Generale del 28 gennaio
2009, all’indomani dell’annuale celebrazione della Giornata della Memoria:
«La Shoah sia per tutti monito contro l’oblio, contro la negazione o il
riduzionismo, perché la violenza fatta contro un solo essere umano è violenza
contro tutti. Nessun uomo è un’isola, ha scritto un noto poeta. La Shoah
insegni sia alle vecchie sia alle nuove generazioni che solo il faticoso
cammino dell’ascolto e del dialogo, dell’amore e del perdono conduce i
popoli, le culture e le religioni del mondo all’auspicato traguardo della
fraternità e della pace nella verità. Mai più la violenza umili la dignità
dell’uomo!»
e precisa:
“I conflitti che negli ultimi anni sono divampati in Medio Oriente hanno
lasciato il loro segno anche sul dialogo ebraico-cristiano. Molti ponti di
comunicazione hanno vacillato e continuano ad essere messi alla prova per la
differente lettura degli eventi succedutisi, spesso non univoca anche
all’interno delle rispettive comunità religiose. Tuttavia i pilastri del dialogo
credente, edificati in sessant’anni di lavoro comune, sono rimasti saldi. Su di
essi è possibile e necessario costruire, traendo ancora ispirazione dalle
raccomandazioni dei Padri conciliari a crescere nella mutua conoscenza e stima
«soprattutto con gli studi biblici e teologici e con un fraterno dialogo»”.
Nel delineare il contesto di riferimento del messaggio la Nota specifica
* “Il nuovo atteggiamento della Chiesa nei confronti delle altre fedi e
tradizioni religiose scaturito dal Concilio Vaticano II è collocato da San
Paolo VI nel quadro del «dialogo con il mondo»”;
* “Come ricorda il Pontefice nell’Enciclica Populorum progressio, «lo sviluppo
non si riduce alla semplice crescita economica. Per essere autentico
sviluppo, deve essere integrale, il che vuol dire volto alla promozione di
ogni uomo e di tutto l’uomo». Ne deriva un forte invito alla fratellanza,
sostenuto da un dialogo costante con le culture, le religioni e le coscienze,
in vista di uno sviluppo solidale, aperto alla trascendenza e orientato alla
fraternità universale”.
Nel capitolo intitolato Resistenze e malintesi persistenti ammonisce che molte
insidiose difficoltà ostacolano il dialogo e ne impediscono i “progressi”, in
particolare che “Alcuni ambienti continuano a dubitare circa la sua opportunità,
temendo un relativismo dottrinale o una diluizione dell’identità religiosa”.
E nel capitolo Una pedagogia del dialogo da approfondire esorta a “valorizzare
le iniziative concrete portate avanti nelle Chiese locali, che sono in prima
linea. Sono loro che, sul territorio, sviluppano le forme più creative e
coraggiose di incontro: commissioni di dialogo, progetti comuni, azioni
educative o umanitarie, celebrazioni condivise. Raccogliendo, condividendo e
mettendo in rete queste esperienze, la Chiesa universale può non solo
arricchirsi, ma anche individuare e orientare nuovi percorsi pastorali”.
Nell’introduzione, conclude:
“A sessant’anni di distanza dalla sua pubblicazione, Nostra aetate continua a
ispirare le scelte pastorali e teologiche della Chiesa e ad alimentare quel
dialogo che è la forma stessa del darsi della vita umana ed è divenuto
vieppiù indispensabile nelle società del nostro tempo. Tale dialogo, però,
costituisce anche una sfida permanente: come coniugare fedeltà all’identità
cristiana e apertura sincera all’alterità? Come vivere concretamente l’appello a
una fratellanza universale in società segnate da una crescente diversità
culturale e religiosa, dalla guerra e dalla violenza, e caratterizzate da una
spinta crescente verso la secolarizzazione? Questo documento commemorativo
intende ripercorrere le tappe essenziali del dialogo interreligioso dopo Nostra
aetate, valutarne le conquiste e le sfide, e tracciare alcune prospettive per
l’avvenire”.
E, nella ‘rituale’ chiosa specifica la data di divulgazione del testo con
l’indicazione dell’approvazione ecclesiastica e i nomi dei suoi estensori: “Il
Sommo Pontefice Leone XIV, nell’Udienza concessa il giorno 22 giugno 2026 ai
sottoscritti Prefetti e Segretari del Dicastero per la Dottrina della Fede, del
Dicastero per la Promozione dell’Unità dei Cristiani e del Dicastero per il
Dialogo Interreligioso *, ha approvato la presente Nota e ne ha ordinato la
pubblicazione. Dato in Roma, presso le sedi del Dicastero per la Dottrina della
Fede, del Dicastero per la Promozione dell’Unità dei Cristiani e del Dicastero
per il Dialogo Interreligioso, il 16 settembre 2026, Memoria Liturgica dei Santi
Cornelio, papa, e Cipriano, Vescovo, Martiri”.
* cardinali Prefetti – Víctor Manuel Fernández, Kurt Koch e George Jacob
Koovakad, e i monsignori Segretari, Armando Matteo, Flavio Pace e Indunil
Janakaratne Kodithuwakku Kankanamalage
UN CAMMINO DI SPERANZA – SESSANT’ANNI DI DIALOGO E DI FRATELLANZA INTERRELIGIOSA
ALLA LUCE DELLA DICHIARAZIONE CONCILIARE NOSTRA AETATE
Indice
I. Introduzione
> Origine e portata di Nostra aetate. Una risposta alla Shoah
> La specificità del dialogo con gli ebrei
II. Sviluppi post-conciliari: una continuità arricchita dai Papi successivi
> San Paolo VI
> San Giovanni Paolo II
> Benedetto XVI
> Francesco
> Leone XIV
III. I frutti e le sfide della Dichiarazione Nostra aetate oggi
> Frutti visibili e silenziosi
> Resistenze e malintesi persistenti
> Una pedagogia del dialogo da approfondire
IV. Prospettive e orientamenti per il futuro del dialogo interreligioso
V. Conclusione
Ispirato alla frase (No man is an Iland, intire of it selfe; every man is a
peece of the Continent, a part of the maine…) inclusa nell’opera in prosa del
pastore anglicano e poeta John Donne pubblicata nel 1624 (Devotions Upon
Emergent Occasions), il poema di Thomas Merton, edito a New York nel 1955, a sua
volta, ha ispirato il romanzo autobiografico con cui Ernest Hemingway nel 1940
descrisse la propria esperienza di giornalista inviato ‘al fronte’ della guerra
civile spagnola e, come allora molti volontari da tante nazioni, schierato
nell’esercito popolare repubblicano che combatteva contro le milizie fasciste:
> Nessun uomo è un’isola,
> completo in se stesso;
> ogni uomo è un pezzo del continente,
> una parte del tutto.
> Se anche solo una zolla
> venisse lavata via dal mare,
> la Terra ne sarebbe diminuita,
> come se un promontorio fosse stato al suo posto,
> o una magione amica,
> o la tua stessa casa.
> Ogni morte d’uomo mi diminuisce,
> perché io partecipo all’Umanità.
> E così non mandare mai a chiedere per chi suona la campana:
> Essa suona per te.
Maddalena Brunasti