
MEDIO ORIENTE: CONTO SALATO PER GLI USA E DANNI INGENTI ALLE LORO BASI NELLO SCONTRO CON L’IRAN. YEMEN: 90MILA PROFUGHI IN FUGA.
Radio Onda d`Urto - Wednesday, September 16, 2026
“E’ da aprile 2026 la sensazione che questo conflitto sia insostenibile a tanti livelli ed è per questo che il presidente Trump ad ogni intervista ripete che la guerra finirà presto, che gli Usa hanno vinto e raggiunto tutti i propri obiettivi strategici quando non c’è nulla di vero. Sin dall’inizio si è voluto raccontare di una coalizione guidata da Israele e Stati Uniti che avrebbe potuto ottenere i suoi risultati molto rapidamente e dell’ Iran invece completamente isolato e inerme, tanto politicamente quanto nel senso letterale; Trump l’ha detto più volte che l’Iran non ha più la capacità di lanciare missili, non ha più una difesa aerea, non ha più strumenti difensivi, l’esercito sta sbandando: niente di tutto questo si è rivelato vero“.
Il giornalista e analista di questioni internazionali Marco Magnano commenta in questo modo le ultime notizie che arrivano dagli Stati Uniti sui costi della guerra e sulle pardite subìte. Cbs news ha mostrato le fotografie inviate da militari Usa dislocati in diverse località mediorientali in cui si possono riscontrare i danni ingenti subìti da edifici, caserme e mezzi militari in diverse basi degli Stati uniti in Medio oriente e nel Golfo, colpite da missili e droni iraniani. Inoltre l’ispettore generale del Dipartimento della Difesa ha pubblicato un nuovo rapporto sulla guerra con l’Iran, rivelando «perdite di equipaggiamento» per un valore fino a 3,7 miliardi di dollari, inclusi quasi 60 velivoli. L’ispettore generale ha aggiunto che il Comando Centrale degli Stati Uniti (Centcom) ha segnalato attacchi iraniani contro basi americane in Kuwait, Bahrein, Qatar, Emirati Arabi Uniti, Arabia Saudita, Iraq, Oman e Giordania. Intanto il Congressional Budget Office, organismo indipendente incaricato di fornite analisi economiche al Congresso ha comunicato che la guerra contro l’Iran è costata 38 miliardi di dollari tra febbraio e il 1 agosto e costerà 2-3 miliardi al mese andando avanti: La stima è simile ai 37,5 miliardi di dollari che il capo del Pentagono Hegseth aveva già calcolato in luglio.
Secondo Magnano sono costi che si possono spiegare anche con l’uso da una parte di armi a bassissimo costo come i droni che devono essere abbattuti da missili Patriot costosissimi; “una asimmetria che non poteva durare e ora si vede il costo nella grande difficoltà di riempire i propri armamenti e nel crescente malcontento per poi ottenere cosa? Un Iran con una leadership che non vacilla più e siamo di fronte potenzialmente ad una delle più grandi crisi energetiche che abbiamo mai vissuto, frutto diretto di questa offensiva iniziata il 28 febbraio.” Anche la minaccia di nuove rigidissime sanzioni per stritolare economicamente l’Iran, come dichiarato da Trump, non tiene conto che significherebbe anche “provocare delle reazioni che avrebbero stritolato l’Arabia Saudita punto primo ed in seconda battuta il grosso dell’economia globale.” In Yemen intanto il conflitto sta vivendo una nuova fase di escalation: una grande offensiva degli houthi ha portato ad una occupazione della costa occidentale, quindi al loro controllo di tutta la costa yemenita del Mar Rosso. “L’avanzata di questi giorni rompe quindi l’equilibrio – prosegue lo studioso del Medio Oriente – e si affianca ad un’ altra rottura che è il bombardamento partito dall’Iraq in questo caso e non dallo Yemen del corridoio est-ovest, del gasdotto che l’Arabia Saudita aveva incrementato a livello di uso proprio per il blocco di Hormuz. Questo spingerà probabilmente l’Arabia Saudita ad intervenire anche se gli Stati Uniti in questo momento frenano; è una escalation in corso ma non capiamo come potrà essere contrastata da parte saudita, siamo in uno stallo.”
L’intervista al giornalista e analista di questioni internazionali e mediorientali Marco Magnano Ascolta o scarica
Intanto i combattimenti in Yemen stanno generando una nuova crisi umanitaria. Secondo i dati delle Nazioni Unite, in una settimana oltre 2000 yemeniti sono arrivati a Gibuti, in fuga dal conflitto tra Houthi (sostenuti dall’Iran) e le forze lealiste, legate all’Arabia Saudita. Dentro lo stesso Yemen, gli sfollati sono intanto vicini a quota 90mila.
L’intervista a Cornelia Isabel Toelgyes, vicedirettrice di Africa Express, quotidiano online in lingua italiana dedicato all’Africa Ascolta o scarica