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PalestineAction killed a Battle-Machine in a Robocop World. In Yemen precipita il Medioriente
Poco prima di cominciare la trasmissione del 15 gennaio siamo stati raggiunti da questo audio, che avevamo richiesto nei giorni precedenti per poter sostenere la lotta degli hunger-striker di Palestine Action. Per una volta la notizia era positiva: Elbit System è stata estromessa da una grossa commessa governativa. Abbiamo montato al volo l’audio e inserito in trasmissione. Si collega anche all’intervento di Vincenzo Scalia, docente a Firenze con cui abbiamo analizzato la globalizzazione dello Stato di Polizia che esperiamo in Italia, ma in tutto simile ai processi che in Usa incarna Ice, o in Francia lo stato di emergenza che vede gli Rcs protagonisti mai revocata dal Bataclan… e così in tutto il mondo la polizia è estensione dell’esperienza di guerra nei paesi già flagellati dai conflitti. Laura Silvia Battaglia poi ci ha introdotti in un mondo in cui ci siamo potuti immergere, sia con uno sguardo geopoliticamente illuminante su un’intera area, su cui lo Yemen getta una luce particolare, spiegando con precisione le strategie dele potenze locali, sia considerando i meccanismi che regolano la gestine del potere tra le famiglie e i clan, le cui alleanze reggono un paese frammentato da sempre. -------------------------------------------------------------------------------- FRAPPORSI TRA I PROFITTI DELL’INDUSTRIA BELLICA INGLESE E IL GENOCIDIO SIONISTA SI PUÒ Palestine Action ha prodotto azioni che hanno colpito nel segno senza fare alcuna vittima, né ferire nessuna persona, muovendo non solo critiche e indignazioni contro un efferato sterminio da parte di un nazionalismo confessionale animato da un’ideologia di sopraffazione genocidaria. E lo ha fatto procurando danni ad apparecchiature e impianti dell’industria bellica complice illegale dei massacri sionisti. Questo ha mosso il governo laburista britannico a collocare il gruppo di attivisti nell’elenco delle organizzazioni terroristiche, in modo che gli arrestati subiscono detenzioni pregiudiziali da un anno; la censura della repressione nei confronti di questa campagna fa languire nel silenzio persino i detenuti in sciopero delal fame, alcuni da più di due mesi. Ma il 14 gennaio una notizia ha dato il segno che a qualcosa è servito questo strenuo impegno di azione diretta e contrapposizione: Elbit System, la fabbrica di armi che approvvigiona Idf, è stata esclusa da un contratto da 2 miliardi di sterline che avrebbe consentito loro di addestrare 60.000 soldati britannici ogni anno. A seguito di questo tre hungerstriker hanno sospeso il loro sciopero della fame, avendo ottenuto almeno una delle ragioni delal lotta; altri attivisti proseguono fino all’ottenimento di tutte le richieste minime di garanzie di diritti fondamentali. La svolta nel braccio di ferro con le autorità di Downing Street inizia il 9 gennaio, quando i responsabili nazionali dell’assistenza sanitaria penitenziaria hanno incontrato i rappresentanti dei prigionieri in sciopero della fame, su richiesta del Ministero della Giustizia, per discutere le condizioni carcerarie e le raccomandazioni terapeutiche. Ma il risultato principale sono le 500 persone che si sono iscritte per intraprendere un’azione diretta contro il complesso militare-industriale genocida. Intanto quattro sono le fabbriche di armi israeliane chiuse in GB negli ultimi 5 anni di azione diretta. La nostra interlocutrice, attivista in Inghilterra sottolinea come un’altra vittoria riguardi il trasferimento di Heba Muraisi in un carcere dove potrà essere più vicina alla propria famiglia. GLI YEMENITI CERCANO DI RIMANERE INDIPENDENTI TRA I PROTETTORI PIÙ CONVENIENTI La regione prospiciente il Golfo di Aden per risorse e controllo di rotte è particolarmente sensibile a qualunque seppur minimo cambiamento che possa avvenire tra area del Mar Rosso e il Corno d’Africa, addirittura Haftar in Cirenaica si preoccupa quando i Saud si mostrano interessati a ciò che capita in Libia dopo aver cacciato i filoemiratini da Aden. Tutto è collegato e in Yemen la rifrazione di qualunque crisi mediorientale si amplifica e produce sensibili cambiamenti nell’egemonia territoriale. Ed è indispensabile una guida come Laura Silvia Battaglia per mettere insieme le informazioni utili per connettere la vita yemenita con le potenze dell’area… e non solo. Il territorio da decenni risponde in modo clanico ad alleanze che si appoggiano a seconda della convenienza internazionale a una o all’altra potenza regionale. L’espansionismo israeliano è l’elemento che sta apportando ulteriore effervescenza a una situazione incancrenita da anni di conflitti che si stavano gradualmente componendo nella disputa tra Houthi e Saudi, spartendosi la zona occidentale: San’a e Taizz agli sciiti, attualmente alleati dell’Iran (ma non così collegati da poter temere tracolli a seguito delle difficoltà di Tehran), e Aden ai Sauditi che intendono respingere gli emiratini anche dall’Est del paese, perché il porto di Mukalla è troppo importante per l’esportazione del gas estratto tra Seiyun e il confine con l’Oman. Gli Emirati da qualche anno controllano l’isola di Socotra che rispetto alla sponda africana è più decentrata e meno utile rispetto al porto di Berbera per gli interessi israeliani, che infatti hanno apportato nuova destabilizzazione riconoscendo il Somaliland, per avversare gli Houthi. Questa mossa, aggiunta alla palese alleanza tra Tel Aviv e Dubai (non a caso al centro di ogni approccio diplomatico alla composizione dele guerre), ha spinto Riyad a sgomberare la costa yemenita dell’Oceano indiano da presenze emiratine, comportando la fuga di al-Zubaidi a Dubai, in prospettiva di un eventuale confronto con lo Stato Ebraico che sta allungandosi fino addirittura al Madagascar come sfera di influenza, cercando di cavalcare la rivolta della Generazione Z malgascia. Le crisi di Somaliland e Sudan si riverberano in Yemen soprattutto perché assimilati dalle mire interessate di vari attori: Israele in primis e poi gli Emirates, che sono alleati tra loro, mentre Turchia ed Somalia ed Etiopia da un lato ed Egitto, Sauditi ed Eritrea dall’altro cercano di mantenere sfere di influenza in questo rivolgimento globale. Una pericolosa partita strategica che coinvolge l’intera sicurezza dell’area tra Rif Valley, Mar Rosso e Golfo di Aden, di Oman fin oltre lo Stretto di Ormuz. Tutto ciò crea una spaccatura tra gli yemeniti, già profondamente divisi tra separatisti (in particolare nel Sud ed Est) filoemiratini e governativi di San’a, e il Consiglio di Transizione meridionale di Aden (sciolto nell’acido a Riyad questa settimana); bisogna poi considerare la diaspora costituita in particolare dai fratelli musulmani. Da un anno si assiste a trattative tra Houthi e Saudi: una distensione vantaggiosa per tutti.
I separatisti dello Yemen sono stati quasi cancellati dai sauditi
L’escalation che ha interessato lo Yemen nell’ultimo mese sembra si stia risolvendo velocemente con una resa dei conti interna che porterà alla cancellazione delle forze secessioniste del Consiglio di Transizione del Sud (STC), sostenute dagli Emirati Arabi Uniti (EAU). Tra la fine di dicembre e l’inizio del nuovo anno le […] L'articolo I separatisti dello Yemen sono stati quasi cancellati dai sauditi su Contropiano.
Happy New Year, everyone!
All’inizio dell’Ottocento, mentre Simón Bolívar guidava le guerre d’indipendenza contro il colonialismo spagnolo, a Washington prendeva forma un altro progetto. Il 2 dicembre 1823 il presidente James Monroe, nel suo messaggio al Congresso, enunciava il principio che sarebbe diventato la dottrina Monroe, che è spesso riassunto così: “America agli americani”, significava, in pratica, il diritto autoproclamato degli Stati Uniti a considerare il continente come propria sfera di influenza esclusiva. Ma forse non tuttə ricordano che il principio nasce dalla richiesta che i Paesi europei non mettessero più in discussione l’indipendenza dei Paesi americani: “Le Americhe, che hanno assunto e mantengono una condizione di indipendenza, non devono essere considerate oggetto di futura colonizzazione da parte delle potenze europee”. In questa puntata, andiamo a esplorare il rimosso del colonialismo europeo a partire dall’operazione di polizia di Trump nel “suo cortile di casa”, il Mar dei Caraibi. Bagnate dallo stesso mare, Cuba, Nicaragua e Colombia ricevono un forte avvertimento. L’Iran, scosso da proteste che durano da più di dieci giorni, perde un altro alleato. Israele applaude, guarda a un’America Latina sempre meno anti sionista e riconosce il Somaliland, proprio davanti allo Yemen, Stato in cui è in corso una guerra civile e dove all’interno del fronte filo governativo e opposto agli Houthi, sostenuto dai Sauditi, una milizia ha provato a conquistarsi uno Stato autonomo, sostenuta dagli Emirati Arabi Uniti. Emirati Arabi Uniti che hanno nelle Rapid Support Forces in Sudan un altro proxy. Intanto, Trump continua a dichiarare che la Groenlandia sarà presto sua, con le buone o con le cattive. Per caso vi sembra che la fine sia più vicina? Ascolta la prima puntata del 2026. Citati nella puntata: Groenlandia, un pezzo (coloniale) dell’Europa – Articolo di JacobinItalia La politica di “danizzazione” delle popolazioni groenlandesi – Studio apparso su Géoconfluences, luglio 2022
I secessionisti yemeniti sostenuti dagli EAU si danno una costituzione e preparano l’indipendenza
Venerdì scorso, 2 gennaio, il Consiglio di Transizione del Sud (STC), il movimento separatista yemenita sostenuto dagli Emirati Arabi Uniti, ha compiuto un passo formale verso la secessione: l’annuncio di una nuova Costituzione e la presentazione di una tabella di marcia che mira all’indipendenza definitiva attraverso un referendum da tenersi […] L'articolo I secessionisti yemeniti sostenuti dagli EAU si danno una costituzione e preparano l’indipendenza su Contropiano.
Le rivalità arabe riaccendeno la guerra in Yemen, Israele è soddisfatto
Come al solito, sui media occidentali le notizie riguardanti i sanguinosi conflitti che vengono causati dagli appetiti dei “nostri” alleati sono trattati come lontani “Risiko”. Lo stesso vale per lo Yemen, dove si è sempre pronti a condannare gli Houthi, quando in questi giorni la guerra civile è tornata con […] L'articolo Le rivalità arabe riaccendeno la guerra in Yemen, Israele è soddisfatto su Contropiano.
Yemen. Arrestati per spionaggio verso Israele e USA funzionari dell’ONU. Secondo blitz in pochi mesi
L’ufficio delle Nazioni Unite in Yemen ha dichiarato domenica che 20 dei suoi membri dello staff sono ancora detenuti dai militanti di Ansarallah, più noti come Houthi, dopo un’incursione avvenuta sabato nel loro edificio a Sanaa. Sabato, l’ufficio ONU aveva affermato che le forze di sicurezza Houthi avevano effettuato un'”entrata […] L'articolo Yemen. Arrestati per spionaggio verso Israele e USA funzionari dell’ONU. Secondo blitz in pochi mesi su Contropiano.
ITALIA-#ARABIA SAUDITA. Roma dimentica diritti umani e guerre e consolida la cooperazione #militare Dopo tre anni è tornata a bombardare le postazioni Houthi in #Yemen a fianco delle forze armate #USA. 345 condanne a morte, in buona parte per decapitazione https://antoniomazzeoblog.blogspot.com/2025/06/italia-arabia-saudita-roma-dimentica.html
Netanyahu verso la soluzione finale
Il piano annunciato dal governo di Netanyahu, che pare attenda soltanto il passaggio di Donald Trump nel Golfo, per essere messo in atto ha i contorni ben precisi: spingere la popolazione palestinese verso l’unico valico esistente con l’obiettivo di gestire delle zone in cui controllare la popolazione, alla quale inviare sotto serrata gestione israeliana beni […]
ITALIA-#ARABIA SAUDITA. Roma dimentica diritti umani e guerre e consolida la cooperazione #militare #Riyadh dopo tre anni è tornata a bombardare le postazioni Houthi in #Yemen a fianco delle forze armate degli Stati Uniti d’America e del Regno Unito https://pagineesteri.it/2025/05/05/medioriente/italia-arabia-saudita-roma-dimentica-diritti-umani-e-guerre-e-consolida-la-cooperazione-militare/
#iran MEDIO ORIENTE Altro che “disimpegno” americano, #Trump riempie la regione di forze #Usa #war #middleeastern Gli assetti schierati tra il Mar Rosso e l’Oceano Indiano lasciano preludere un’offensiva #yemen https://antoniomazzeoblog.blogspot.com/2025/04/medio-oriente-altro-che-disimpegno.html