Premio Nobel per la pace ai bambini di Gaza: quando, come e perché

Pressenza - Wednesday, September 16, 2026

Oltre 22˙000 persone hanno aderito alla petizione per la candidatura promossa da Avvenire. Per spiegazioni e aggiornamenti sull’iniziativa, Pressenza si è rivolta a una delle redattrici che ne segue lo sviluppo.

Caporedattrice al Desk centrale del quotidiano, Antonella Mariani lavora ad Avvenire da molti anni e con altre colleghe ha coordinato  le campagne Noi afghane e Donne per la pace.

In un articolo del 9 agosto scorso [1] e in successivi aggiornamenti ha riferito delle adesioni per la candidatura dei bambini di Gaza al Premio Nobel per la pace proposta da Eugenio Mazzarella [2].

Per quale annualità viene proposta l’assegnazione del riconoscimento?

Antonella Mariani – Il vincitore del Premio Nobel per la pace del 2026 è già stato scelto e il suo nome verrà annunciato nella prima decade del prossimo ottobre. I bambini di Gaza potranno essere proposti alla selezione del 2027. La candidatura si potrà presentare a partire da metà ottobre prossimo fino al successivo 31 gennaio.

Come saranno candidati i bambini di Gaza?

A.M. – Il regolamento non prevede che il Premio Nobel per la pace possa essere attribuito a un intero popolo, quindi bisognerà individuare una figura, un’associazione o un ente che possa idealmente rappresentare tutti i bambini di Gaza e, in generale, l’infanzia in guerra.

Chi proporrà la candidatura?

A.M. – Il regolamento stabilisce che possano essere persone a cui è stato conferito il Premio Nobel e figure di rilievo istituzionale, come i membri di un governo o parlamento e personalità del mondo accademico, in particolare i docenti di filosofia, storia e diritto come il professor Eugenio Mazzarella.

Cosa ha motivato Avvenire ad appoggiare la proposta?

A.M. – Il direttore, Marco Girardo, ha scritto “Il Nobel ai bambini di Gaza vuole simbolicamente restituire materia e memoria alla parola pace, oltre che dignità a tutti noi. Questo non significa ignorare le responsabilità di Hamas, l’orrore del 7 ottobre, l’uso criminale dei civili come scudi umani. Né tacere sulle scelte del governo Netanyahu, sulla devastazione di Gaza, sui coloni in Cisgiordania, sulla negazione di fatto di un futuro palestinese. Significa però dire che i bambini non sono una parte in guerra: sono il giudizio sulla guerra”. E questo i nostri lettori l’hanno capito alla perfezione.

L’iniziativa coinvolge i lettori di Avvenire, il quotidiano dei cattolici italiani, ma anche tanti giornalisti di altri media e molte persone di diverse fedi religiose o atee. Cosa unisce ‘anime’ e ‘spiriti’ tanto differenti?

A.M. – All’email dedicata alla petizione sono arrivate decine di migliaia di adesioni, tante con commenti e affermazioni. Ho osservato che in quasi tutte non sono fatte considerazioni politiche o dichiarazioni di schieramento da una o dall’altra parte. Ciò che accomuna persone di estrazione, provenienza e religione diverse è una reazione al senso di impotenza che ciascuno di noi vive di fronte alle guerre che si prolungano insensatamente e devastano il Pianeta. Tutti coloro che hanno dato la propria adesione vogliono affermare il desiderio di vivere in un mondo di pace, in cui gli egoismi dei potenti della Terra e le loro incomprensioni dettate dal potere vadano finalmente in secondo piano rispetto ai diritti delle persone e dei più indifesi tra noi, i bambini. Tutti i firmatari della petizione vogliono dire ‘basta’. Molti si domandano: “Cosa posso fare io, proprio io, per esprimere il mio no alla guerra e il mio desiderio di pace? Come posso esprimere vicinanza alle vittime innocenti di cui ormai non sentiamo nemmeno più parlare?”. A me pare che la risposta a queste domande la stiano dando proprio la comunità di persone aggregate in molteplici iniziative, come anche questa per la candidatura dei bambini di Gaza al Premio Nobel per la pace. Una comunità che non vive solo di informazione e vuole partecipare, sentirsi partecipe ed ‘essere parte’.

Le opinioni possono essere divergenti, invece i fatti dovrebbero essere inconfutabili, non differenti, come nelle diverse versioni, persino contraddittorie, divulgate dai vari media. Come può accadere?

A.M. – Se è proverbiale che “in tutte le guerre la verità è la prima a morire”, ciò è ancora più vero nel ‘teatro di guerra’ mediorientale, in cui tanti corrispondenti delle agenzie stampa e delle redazioni di tutto il mondo sono stati brutalmente uccisi e dove da ormai tre anni ai reporter viene impedito di accedere. Per sopperire all’impossibilità di osservare senza filtri e documentare direttamente la realtà qualche quotidiano, come Avvenire, raccoglie le testimonianze dai social e da persone impegnate che vivono sul posto e chiede informazioni agli operatori delle ong che operano ‘sul campo’. Ma ad alimentare dubbi e sospetti di manipolazione delle informazioni e di diffusione ad arte di false notizie e, così, a fomentare scandali e polemiche è proprio il fatto che ai giornalisti indipendenti non è permesso appurare e accertare ciò che accade nella Striscia di Gaza.

  1. Antonella Mariani  – «Ai bambini di Gaza il Premio Nobel per la pace»
  2. Eugenio Mazzarella – Il Nobel per la pace ai bambini di Gaza: un riconoscimento per tutta l’infanzia in guerra

Per aderire alla petizione a sostegno della candidatura dei bambini di Gaza al Premio Nobel per la pace, basta inviare un’email, indicante il proprio nome e cognome, al recapito petizione.gaza@avvenire.it

Maddalena Brunasti