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La Local March mercoledì 30 settembre a Casalecchio di Reno
L’ASSOCIAZIONE PERCORSI DI PACE ODV PROMUOVE L’INIZIATIVA ORGANIZZATA IN OCCASIONE DELLA MARCIA MONDIALE PER LA PACE. > PER LA PACE, PER LA DIGNITÀ UMANA PER IL RISPETTO DEI DIRITTI  > > Unisciti alla comunità locale per una camminata pacifica in solidarietà con la > popolazione di Gaza e della Cisgiordania. > Questa mobilitazione è organizzata in occasione della Marcia Mondiale per la > Pace e si propone di: > * dare un aiuto concreto per Gaza (sarà organizzata una raccolta fondi) > * coinvolgere l’Amministrazione comunale ad avviare un gemellaggio con il > paese della Cisgiordania Al Mazara > * sostenere la proposta “Premio Nobel per la Pace ai Bambini palestinesi” > > Sarà esposta la mostra BE MY VOICE – Un diario per Gaza > > Evento aperto a tutte e a tutti. > Casalecchio Di Reno – quartiere Croce mercoledì 30 settembre 2026 alle 17:30 Maddalena Brunasti
September 29, 2026
Pressenza
‘Settimana Mondiale per la Pace in Palestina e Israele 2026’
IN SVOLGIMENTO DAL 20 AL 26 SETTEMBRE E DEDICATA AI BAMBINI E ALLE BAMBINE DELLA STRISCIA DI GAZA, È PROMOSSA DAL CONSIGLIO ECUMENICO DELLE CHIESE (CEC-WCC). Nel periodo che include la Giornata Internazionale della Pace, il 21 settembre, il Consiglio Ecumenico delle Chiese (World Council of Churches – comunità di 356 chiese di oltre 120 nazioni che aggrega oltre 580 milioni di cristiani) invita le persone di tutto il mondo a pregare, sostenere e mostrare solidarietà al popolo della Terra Santa e organizza la Settimana mondiale per la pace in Palestina e Israele focalizzando l’attenzione sulla protezione dei bambini. Il tema della ‘settimana’ è tratto da un verso del Salmo 127-3: > Ecco, i bambini sono un dono del Signore Settimana mondiale per la pace in Palestina e Israele 2026 DallapartediAbele vi aderisce mettendo a disposizione di tutti alcuni materiali informativi: > Il CEC ha indetto la Settimana per la pace in Palestina e Israele dedicandola > in special modo ai bambini e alle bambine palestinesi. > > Questa scelta è conseguente anche alla pubblicazione del Rapporto della > Commissione Internazionale Indipendente di inchiesta delle Nazioni Unite nelle > cui conclusioni è affermato che “la distruzione da parte israeliana > dell’infanzia nella Striscia di Gaza è un atto intenzionale e voluto” e > definisce la Striscia di Gaza il posto più pericoloso al mondo dove essere > bambini oggi. * “The essence of childhood has been destroyed”: Israel’s deliberate targeting of Palestinian children in the Occupied Palestinian Territory since 7 October 2023 – A/HRC/62/CRP.2, 23 giugno 2026 > Anche in continuità con le indicazioni emerse dall’ultimo Sinodo delle chiese > metodiste e valdesi e in particolare in riferimento a due ordini del giorno – > il primo, che tra le altre cose invita le comunità alla lettura e allo studio > del documento ecumenico Kairos II, e il secondo che fa propria la proposta di > dare il prossimo Nobel per la Pace ai bambini palestinesi – ci è sembrato > fosse utile per i singoli e per le comunità diffondere e mettere a > disposizione nella traduzione italiana il testo del CEC, che suggerisce una > grande varietà di esempi a cui le comunità possono ispirarsi per agire e > mettere in campo azioni diverse, durante questa settimana e anche oltre. > > Inoltre due pannelli informativi utili per riassumere i più significativi dati > emersi dalla testé ricordata inchiesta della Commissione speciale ONU sullo > stato dell’infanzia nella Striscia di Gaza. I materiali fanno parte di > Crescere la speranza, una mostra fotografica sulle scuole-tenda grazie alle > donazioni a Gazzella OdV allestite negli ultimi mesi in diverse tendopoli > della Striscia di Gaza * allo scopo di supplire in qualche modo alla > distruzione del sistema scolastico e alla violenza quotidiana a cui sono > sottoposti bambine e bambini. * Crescere la speranza – La mostra fotografica curata da Hilda Girardet illustra le attività delle scuole-tende a Gaza: immagini di “normalità” quotidiana, inviate dalle maestre, le madri, i volontari che hanno chiesto aiuto a Gazzella OdV per costruire scuole e supplire in qualche modo a quelle ormai distrutte dalla violenza spropositata a cui continua ad essere sottoposta una popolazione di oltre 2 milioni di persone. Una violenza che non si è fermata e che continua. Le conclusioni della Commissione speciale ONU per le Violenze israeliane contro i bambini palestinesi dello scorso 23 giugno parlano chiaro: i bambini sono stati intenzionalmente presi di mira e Gaza è uno dei posti più pericolosi al mondo dove essere bambini. Una trentina di fotografie documentano le attività didattiche giornaliere che, con l’aiuto di Gazzella Odv, vengono svolte nelle 7 scuole dislocate in diverse tendopoli della Striscia e frequentate da oltre 900 alunni. Le immagini testimoniano l’impegno a “fare scuola” che coinvolge i bambini e le bambine insieme ai loro insegnanti affrontando le difficoltà del contesto in cui vivono. Presentata il 20 agosto a Torre Pellice, all’esterno della Fondazione-Centro Culturale valdese, dove è stata esposta durante la settimana del sinodo delle chiese metodiste e valdesi – la mostra è composta da 10 pannelli in forex (50×70) già predisposti per essere appesi con piccoli fori ai quattro angoli. Chi fosse interessato alla mostra, può rivolgersi a * DallapartediAbele – dallapartediabele@gmail.com * Hilda Girardet – 339 6157653 e hildagirardet@gmail.com Redazione Italia
September 19, 2026
Pressenza
Premio Nobel per la pace ai bambini di Gaza: quando, come e perché
OLTRE 22˙000 PERSONE HANNO ADERITO ALLA PETIZIONE PER LA CANDIDATURA PROMOSSA DA AVVENIRE. PER SPIEGAZIONI E AGGIORNAMENTI SULL’INIZIATIVA, PRESSENZA SI È RIVOLTA A UNA DELLE REDATTRICI CHE NE SEGUE LO SVILUPPO. Caporedattrice al Desk centrale del quotidiano, Antonella Mariani lavora ad Avvenire da molti anni e con altre colleghe ha coordinato  le campagne Noi afghane e Donne per la pace. In un articolo del 9 agosto scorso [1] e in successivi aggiornamenti ha riferito delle adesioni per la candidatura dei bambini di Gaza al Premio Nobel per la pace proposta da Eugenio Mazzarella [2]. Per quale annualità viene proposta l’assegnazione del riconoscimento? Antonella Mariani – Il vincitore del Premio Nobel per la pace del 2026 è già stato scelto e il suo nome verrà annunciato nella prima decade del prossimo ottobre. I bambini di Gaza potranno essere proposti alla selezione del 2027. La candidatura si potrà presentare a partire da metà ottobre prossimo fino al successivo 31 gennaio. Come saranno candidati i bambini di Gaza? A.M. – Il regolamento non prevede che il Premio Nobel per la pace possa essere attribuito a un intero popolo, quindi bisognerà individuare una figura, un’associazione o un ente che possa idealmente rappresentare tutti i bambini di Gaza e, in generale, l’infanzia in guerra. Chi proporrà la candidatura? A.M. – Il regolamento stabilisce che possano essere persone a cui è stato conferito il Premio Nobel e figure di rilievo istituzionale, come i membri di un governo o parlamento e personalità del mondo accademico, in particolare i docenti di filosofia, storia e diritto come il professor Eugenio Mazzarella. Cosa ha motivato Avvenire ad appoggiare la proposta? A.M. – Il direttore, Marco Girardo, ha scritto “Il Nobel ai bambini di Gaza vuole simbolicamente restituire materia e memoria alla parola pace, oltre che dignità a tutti noi. Questo non significa ignorare le responsabilità di Hamas, l’orrore del 7 ottobre, l’uso criminale dei civili come scudi umani. Né tacere sulle scelte del governo Netanyahu, sulla devastazione di Gaza, sui coloni in Cisgiordania, sulla negazione di fatto di un futuro palestinese. Significa però dire che i bambini non sono una parte in guerra: sono il giudizio sulla guerra”. E questo i nostri lettori l’hanno capito alla perfezione. L’iniziativa coinvolge i lettori di Avvenire, il quotidiano dei cattolici italiani, ma anche tanti giornalisti di altri media e molte persone di diverse fedi religiose o atee. Cosa unisce ‘anime’ e ‘spiriti’ tanto differenti? A.M. – All’email dedicata alla petizione sono arrivate decine di migliaia di adesioni, tante con commenti e affermazioni. Ho osservato che in quasi tutte non sono fatte considerazioni politiche o dichiarazioni di schieramento da una o dall’altra parte. Ciò che accomuna persone di estrazione, provenienza e religione diverse è una reazione al senso di impotenza che ciascuno di noi vive di fronte alle guerre che si prolungano insensatamente e devastano il Pianeta. Tutti coloro che hanno dato la propria adesione vogliono affermare il desiderio di vivere in un mondo di pace, in cui gli egoismi dei potenti della Terra e le loro incomprensioni dettate dal potere vadano finalmente in secondo piano rispetto ai diritti delle persone e dei più indifesi tra noi, i bambini. Tutti i firmatari della petizione vogliono dire ‘basta’. Molti si domandano: “Cosa posso fare io, proprio io, per esprimere il mio no alla guerra e il mio desiderio di pace? Come posso esprimere vicinanza alle vittime innocenti di cui ormai non sentiamo nemmeno più parlare?”. A me pare che la risposta a queste domande la stiano dando proprio la comunità di persone aggregate in molteplici iniziative, come anche questa per la candidatura dei bambini di Gaza al Premio Nobel per la pace. Una comunità che non vive solo di informazione e vuole partecipare, sentirsi partecipe ed ‘essere parte’. Le opinioni possono essere divergenti, invece i fatti dovrebbero essere inconfutabili, non differenti, come nelle diverse versioni, persino contraddittorie, divulgate dai vari media. Come può accadere? A.M. – Se è proverbiale che “in tutte le guerre la verità è la prima a morire”, ciò è ancora più vero nel ‘teatro di guerra’ mediorientale, in cui tanti corrispondenti delle agenzie stampa e delle redazioni di tutto il mondo sono stati brutalmente uccisi e dove da ormai tre anni ai reporter viene impedito di accedere. Per sopperire all’impossibilità di osservare senza filtri e documentare direttamente la realtà qualche quotidiano, come Avvenire, raccoglie le testimonianze dai social e da persone impegnate che vivono sul posto e chiede informazioni agli operatori delle ong che operano ‘sul campo’. Ma ad alimentare dubbi e sospetti di manipolazione delle informazioni e di diffusione ad arte di false notizie e, così, a fomentare scandali e polemiche è proprio il fatto che ai giornalisti indipendenti non è permesso appurare e accertare ciò che accade nella Striscia di Gaza. 1. Antonella Mariani  – «Ai bambini di Gaza il Premio Nobel per la pace» 2. Eugenio Mazzarella – Il Nobel per la pace ai bambini di Gaza: un riconoscimento per tutta l’infanzia in guerra * “Uccisi dalla pace promessa e non avuta.” Eugenio Mazzarella e il Nobel ai bambini di Gaza, intervista di Lucia Montanaro – PRESSENZA, 16 agosto 2026 Per aderire alla petizione a sostegno della candidatura dei bambini di Gaza al Premio Nobel per la pace, basta inviare un’email, indicante il proprio nome e cognome, al recapito petizione.gaza@avvenire.it Maddalena Brunasti
September 16, 2026
Pressenza
Gli 8 italiani e i bimbi di Gaza premiati da “L’Isola che non c’è” di Latiano
I RICONOSCIMENTI SONO STATI ASSEGNATI A MARIA ANTONIETTA AIELLO, GIOVANNA BRUNO, MATTIA GENTILE, ADRIANO GIANNOLA, ENRICO GIOVANNINI, GIORGIO MARRAPODI, FRANCESCO RUSSO E SUOR ANA MARIJA KESTEN E AI BAMBINI DI GAZA AUTORI DELLA SERIE DI DISEGNI RACCOLTA NELLA COLLEZIONE DEL MUSEO DELLA PACE DI BARI. L’Associazione L’Isola che non c’è, che ha sede a Latiano ed opera in molti ambiti, dalla tutela dell’ambiente del territorio pugliese alle missioni internazionali, ha promosso la realizzazione del Museo della Pace di Bari e la candidatura dei bambini di Gaza al Premio Nobel per la pace, il 7 luglio scorso approvata all’unanimità dal Consiglio della Regione Puglia e recentemente rilanciata dal quotidiano L’Avvenire. Quest’anno per la prima volta ha conferito un riconoscimento a otto figure del mondo delle istituzioni, dell’università e della ricerca e della società civile che, nei rispettivi ruoli e ambiti professionali, in particolare nei ‘campi’ della scienza, della sanità e della diplomazia, si sono distinti nel contribuire al dialogo tra le rispettive comunità e alla convivenza pacifica tra i popoli. I premi sono stati loro assegnati dal comitato scientifico dell’associazione, composto da oltre 350 esponenti della politica e della cultura e di chiesa cattolica, accademie e aziende pubbliche nazionali che insieme hanno spiegato: “La pace non è soltanto una parola. È un percorso fatto di dialogo, conoscenza e responsabilità. Per questo abbiamo scelto di premiare persone che, nei loro diversi ruoli, hanno contribuito a costruire relazioni e a rafforzare il tessuto della società, e di dedicare il premio più importante ai bambini che oggi non hanno la possibilità di vivere in pace”. Il premio simbolicamente tributato a tutti i bambini vittime delle guerre combattute nel mondo è stato assegnato ai bambini di Gaza autori dei disegni collezionati nella raccolta del Museo della Pace di Bari. Le loro opere sono state esposte nei mesi scorsi al Teatro Petruzzelli di Bari e prossimamente verranno presentate nel Palazzo del Consiglio regionale della Puglia, in futuro sede del Museo della Pace, inoltre a Roma, nella sede della FNOMCeO, e all’Università di Perugia, dove sarà installata insieme alla mostra “Sarajevo, dalla guerra alla pace. Trent’anni dopo” ospitata alla Camera di Commercio di Bari, al Castello di Conversano e all’ospedale “Perrino” di Brindisi e in questo periodo al Palazzo del Rettorato del Politecnico di Bari. La consegna dei premi, sculture in ceramica dell’artista Cosimo Giuliano raffiguranti il logo dell’associazione, si è svolta domenica 6 settembre all’Hotel Nicolaus di Bari. La scelta della location non è casuale: durante la pandemia da Covid-19 è stata messa a disposizione di un’80ina medici e operatori sanitari del Policlinico Universitario di Bari, che vi hanno dimorato insieme alle proprie famiglie. E, siccome ai bambini di Gaza sarà consegnato appena possibile, intanto il premio è esposto in una sala dell’albergo con accanto un orologio che ‘segna’ le ore e i minuti fino ad allora, cioè alla fine dell’assedio di Gaza: “Un orologio che misura il tempo – precisa l’associazione – e ricorda a tutti che ogni momento trascorso sotto le bombe è un momento di troppo”. La cerimonia della consegna dei premi “ha tracciato una sorta di linea ideale tra due luoghi simbolo del messaggio di pace, tema al quale è stata dedicata questa prima edizione, che ha visto appunto unite la Striscia di Gaza e il Palazzo delle Nazioni Unite, passando dalla Puglia, terra riconosciuta di dialogo nel Mediterraneo”, spiega l’associazione. L’itinerario è stato percorso mediante la partecipazione del pastore della parrocchia della Sacra Famiglia di Gaza, padre Gabriel Romanelli, e la premiazione di Giorgio Marrapodi, ambasciatore italiano alle Nazioni Unite, intervenuti in collegamento dal territorio palestinese e da New York. A fare gli onori di casa era il giornalista Franco Giuliano, fondatore e presidente onorario dell’associazione, che ha spiegato: “I nove riconoscimenti della prima edizione del Premio L’Isola che non c’è hanno voluto valorizzare persone e realtà che, attraverso il proprio impegno professionale, civile, scientifico, culturale e religioso, hanno contribuito a costruire ponti, promuovere il dialogo e affermare concretamente una cultura della pace”. Il premio ai Bambini di Gaza rappresenta il “riconoscimento alla testimonianza e alla vicinanza alle popolazioni vittime della guerra. Dalla Striscia di Gaza, nel cuore di una delle più drammatiche crisi umanitarie del nostro tempo, continua a rappresentare una presenza di speranza, dialogo e solidarietà, soprattutto accanto ai bambini e alle persone più fragili”. Il premio all’ambasciatore italiano alle Nazioni Unite, Giorgio Marrapodi, riconosce “il valore della diplomazia come strumento di dialogo tra i popoli e il ruolo delle istituzioni internazionali nella ricerca di soluzioni pacifiche ai conflitti”. Il premio a Maria Antonietta Aiello, rettrice dell’Università del Salento, “valorizza il ruolo dell’università come luogo di conoscenza, confronto e formazione delle nuove generazioni, capace di costruire ponti culturali e scientifici e di promuovere una società fondata sulla conoscenza, sul dialogo e sul rispetto reciproco”. Il riconoscimento a Giovanna Bruno, sindaca di Andria, “premia l’impegno nelle istituzioni locali e il valore di una politica intesa come servizio alla comunità, capace di promuovere inclusione, solidarietà e attenzione alle persone. Un riconoscimento, dunque, alla dimensione concreta e quotidiana della costruzione della pace”. Il premio al professor Mattia Gentile, scienziato e genetista, sottolinea “il valore della ricerca scientifica al servizio dell’umanità. La scienza, attraverso la conoscenza e la collaborazione internazionale, rappresenta infatti uno degli strumenti più potenti per superare barriere, differenze e divisioni e costruire un futuro comune”. Il premio a suor Ana Marija Kesten riconosce “l’impegno della religiosa e dell’ordine che rappresenta nella testimonianza cristiana della solidarietà, dell’accoglienza e della riconciliazione, con particolare attenzione alla realtà dei Balcani e a Sarajevo, città che porta ancora nella propria storia le ferite della guerra ma anche una forte aspirazione alla pace”. Il riconoscimento a Francesco Russo, già prefetto di Bari, intende “valorizzare il ruolo svolto nelle istituzioni e nel servizio pubblico, quale espressione di legalità, responsabilità e tutela della comunità. Valori indispensabili per una società nella quale la convivenza civile e la pace possano essere concretamente garantite”. Il riconoscimento al professor Adriano Giannola sottolinea “l’importanza di una visione dello sviluppo fondata sulla coesione territoriale e sulla riduzione delle disuguaglianze. Anche la giustizia sociale ed economica rappresenta infatti una condizione essenziale per una pace stabile e duratura”. Il riconoscimento al professor Enrico Giovannini, presidente dell’ASViS, sottolinea “l’impegno nella promozione di un modello di sviluppo fondato su sostenibilità, equità, responsabilità sociale e attenzione alle generazioni future, una visione nella quale la pace non è soltanto assenza di guerra, ma anche costruzione delle condizioni economiche e sociali necessarie per una convivenza più giusta”. Nell’occasione l’associazione ha presentato l’iniziativa che promuove insieme alla Città di Andria : “Il progetto coinvolge gli atenei della Puglia e l’Università degli Studi di Perugia nel progetto sulla pace lanciato dall’Università di Sarajevo e si rivolge ali studenti di circa 160 atenei aderenti a UePeace, con l’obiettivo di promuovere un percorso internazionale sul tema della pace. I primi incontri potrebbero tenersi già entro la fine del mese e poi all’Università di Perugia, che si è dichiarata disponibile a ospitare la mostra del Museo della Pace. L’iniziativa rappresenta una naturale prosecuzione del percorso avviato con la prima assegnazione del Premio L’Isola che non c’è per costruire relazioni, coinvolgere le giovani generazioni, mettere in comunicazione università, istituzioni e società civile e trasformare la cultura della pace in un progetto concreto”. La prossima edizione del Premio L’Isola che non c’è focalizzerà sull’ecologia: “Il tema potrebbe essere quello dell’ambiente e del clima, con particolare attenzione alla necessità di decementificare le aree urbane e rendere le nostre città più verdi, attraverso interventi di forestazione urbana previsti anche da una specifica legge regionale – ha anticipato l’associazione – Un tema che potrebbe dunque riguardare l’ambiente e il clima in generale, ma soprattutto la qualità degli spazi urbani, la riduzione della cementificazione e la necessità di restituire verde alle nostre città”. Maddalena Brunasti
September 10, 2026
Pressenza
Michalis Psilos: “un atto di verità e giustizia”
All’opinione pubblica greca la notizia che è cominciata la raccolta di firme alla petizione per la candidatura dei bambini di Gaza all’assegnazione del Premio Nobel per pace è stata riferita sulle pagine dello storico e prestigioso quotidiano ellenico specializzato in economia e finanza, Naftemporiki, dal direttore dell’edizione online, Michalis Psilos, nel suo articolo qui integralmente riportato. IL PREMIO NOBEL PER LA PACE AI BAMBINI DI GAZA  IL RICONOSCIMENTO DEL SACRIFICIO DEI BAMBINI DI GAZA DA PARTE DEL COMITATO PER IL PREMIO NOBEL SAREBBE UN ATTO DI VERITÀ E GIUSTIZIA. Si stanno raccogliendo firme per assegnare il Premio Nobel per la Pace di quest’anno ai bambini di Gaza. L’iniziativa, che è partita dall’Italia, a molti pare “strana”.  La cosa interessante è che a condurla sono attori e organi di stampa vicini alla Chiesa cattolica. Secondo le volontà di Alfred Nobel, questo premio dovrebbe essere assegnato “alla persona che avrà dato il maggior contributo alla fraternizzazione tra le nazioni, all’abolizione o alla riduzione delle forze militari e alla conduzione e promozione dei processi di pace”. Il frate francescano Ibrahim Faltas, direttore delle scuole cattoliche in Terra Santa, afferma che «riconoscere il sacrificio dei bambini di Gaza con il Premio Nobel per la Pace significa dare un valore rinnovato alla parola pace». «Significa sancire nella storia il diritto alla memoria per i bambini che non cresceranno mai e il diritto a un futuro di pace per coloro che sono sopravvissuti all’orrore e all’odio», sottolinea il frate francescano. La sua proposta è già sostenuta da professori universitari, politici e personalità del mondo dell’arte e della cultura. Indubbiamente, le vittime innocenti della guerra a Gaza non sono solo i bambini palestinesi. Ci sono anche i bambini israeliani uccisi nell’attentato terroristico di Hamas del 7 ottobre 2023. Così come i bambini ucraini e russi, ma anche iraniani. Le tragedie vissute, soprattutto dai bambini nei numerosi conflitti che imperversano in molte parti del mondo, indifesi di fronte all’odio e alla violenza degli adulti, non conoscono confini. LA TRAGEDIA NEI NUMERI Ma oggi a Gaza c’è qualcosa di più: i numeri. Circa 21˙000 bambini sono stati uccisi dall’inizio della guerra. E dalla firma del cosiddetto accordo di pace nell’ottobre 2025 a Gaza sono stati uccisi 300 bambini e adolescenti – un bambino al giorno – mentre le operazioni israeliane continuano. Non dimentichiamo, ovviamente, che decine di migliaia di bambini sono rimasti feriti, mutilati, sfollati o orfani. Riflettete un attimo su quest’immagine: alcuni di questi bambini sopravvissuti alla tragedia mentre ricevono il Premio Nobel… ATTO DI GIUSTIZIA Il riconoscimento del sacrificio dei bambini di Gaza da parte del Comitato per il Nobel sarebbe un atto di verità e giustizia. «Basta. Basta a voi che uccidete. Basta a voi che mentite. Basta a voi che non fate nulla. Basta, se siete ancora umani adesso basta», afferma Eugenio Mazzarella, professore di filosofia all’Università Federico II di Napoli, uno degli ideatori dell’iniziativa “Premio Nobel per la Pace ai Bambini di Gaza”. Intanto, però, la guerra continua. Il primo ministro israeliano Netanyahu ha addirittura respinto il piano di pace in 15 punti del presidente Trump. “Non lasceremo Gaza. Il piano di pace è morto – ha dichiarato Netanyahu – Le Forze di Difesa Israeliane non si ritireranno finché Hamas non sarà sostanzialmente disarmato”. STRATEGIA DI GUERRA Netanyahu non ha rinunciato alla guerra, che considera la strategia di Israele per i prossimi anni. Anche il fronte della Cisgiordania occupata rimane aperto, dove, oltre all’occupazione dei campi profughi, alle operazioni di sgombero e alle demolizioni effettuate dall’esercito, sono in aumento anche le incursioni dei coloni. Nel frattempo, i bambini continuano a morire. Coloro che sopravvivono a malnutrizione, malattie, acqua contaminata e cure inesistenti “stanno ancora aspettando la fine della violenza che il presidente Trump ha promesso loro”. Come dice Eschilo nell’Orestea: «Che gli dèi abbiano pietà… di coloro che conquisteranno, se rispetteranno i templi e le istituzioni dei vinti». Μιχάλης Ψύλος  Η ΝΑΥΤΕΜΠΟΡΙΚΗ 11 agosto 2026   Maddalena Brunasti
August 17, 2026
Pressenza
“Uccisi dalla pace promessa e non avuta.” Eugenio Mazzarella e il Nobel ai bambini di Gaza
Oltre dodicimila adesioni, il percorso verso la candidatura formale, il sostegno della politica e delle istituzioni e una prima eco internazionale. Eugenio Mazzarella racconta a Pressenza il significato della proposta del Nobel per la Pace ai bambini di Gaza. “Il Nobel per la pace datelo ai bambini di Gaza, morti per la pace che non hanno mai conosciuto.” È con queste parole che Eugenio Mazzarella, filosofo, poeta, professore emerito di Filosofia teoretica all’Università Federico II di Napoli ed ex parlamentare, conclude il suo appello pubblicato sulle pagine di Avvenire. Una proposta che nasce anche da un sentimento di impotenza davanti a quanto continua ad accadere a Gaza. Nel suo intervento Mazzarella racconta il disagio di chi ha scritto, denunciato, preso posizione e tuttavia, di fronte al ripetersi delle morti e alle immagini dei bambini, avverte il vuoto delle parole già pronunciate. Da qui un “basta” che attraversa il suo scritto: basta uccidere, basta mentire, basta restare immobili. E infine la proposta: il Premio Nobel per la Pace ai bambini di Gaza. L’idea di candidare i bambini di Gaza al Nobel aveva già trovato in precedenza espressione in alcune iniziative della società civile, alle quali anche Pressenza aveva dato spazio. È però con l’appello di Eugenio Mazzarella sulle pagine di Avvenire che la proposta assume oggi una dimensione nuova: raggiunge in pochi giorni migliaia di persone, entra nel dibattito politico e istituzionale, supera i confini italiani e comincia soprattutto a tradursi nel percorso concreto verso una candidatura formale. Nel significato assunto dall’iniziativa, Gaza diventa inoltre il punto dal quale rivolgere lo sguardo all’infanzia vittima delle guerre, senza stabilire gerarchie tra bambini e sofferenze. Ad oggi, 16 agosto 2026, l’iniziativa continua a crescere rapidamente. Nell’intervista che pubblichiamo, Mazzarella riferisce che le adesioni hanno ormai superato quota dodicimila. Hanno aderito cittadini, famiglie, esponenti del mondo della cultura e dell’università, associazioni, rappresentanti religiosi e personalità politiche. Tra i nomi che hanno espresso sostegno figurano, tra gli altri, Massimo Cacciari, Luigi Manconi, Stefano Zamagni e padre Ibrahim Faltas. Sul versante politico sono arrivate, tra le altre, le adesioni di Elly Schlein, Pier Luigi Bersani, Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli. Un passaggio ulteriore è arrivato con Giuseppe Conte, che non si è limitato ad aderire all’appello. Il presidente del Movimento 5 Stelle ha annunciato di essere al lavoro con Eugenio Mazzarella per preparare una relazione dettagliata e procedere alla presentazione della proposta formale attraverso i canali ufficiali del Comitato per il Nobel. L’iniziativa sta cominciando a coinvolgere anche le istituzioni locali. La proposta ha intanto iniziato a varcare i confini nazionali. La notizia è stata ripresa da testate e media in Palestina, Israele, Yemen, Stati Uniti e in ambito europeo, portando l’iniziativa dentro un dibattito internazionale che registra adesioni, attenzione e anche posizioni critiche. Pressenza aveva già seguito nelle proprie pagine il percorso della candidatura e alcune delle iniziative nate intorno ad essa. Tornarci oggi significa però trovarsi davanti a una realtà profondamente cresciuta: un appello che raccoglie migliaia di adesioni, raggiunge la politica e le istituzioni, ottiene una prima attenzione internazionale e si prepara a percorrere formalmente la strada verso Oslo. Questa proposta non poteva lasciare indifferente una testata che ha nella pace, nella nonviolenza, nel disarmo e nella difesa dei diritti umani alcuni dei fondamenti del proprio lavoro. Abbiamo quindi voluto ascoltare direttamente Eugenio Mazzarella, lasciando alle sue parole il compito di raccontare il significato della candidatura e di affrontare le questioni che essa inevitabilmente apre: Gaza, le responsabilità dell’Occidente, la politica italiana, la guerra e lo spazio che resta alla pace e alla nonviolenza.  L’intervista  Professor Mazzarella, perché affidare proprio ai bambini di Gaza un Nobel per la Pace e fare di loro il simbolo di tutti i bambini vittime delle guerre? Che cosa rappresenta questa scelta? Questi bambini, nell’ultimo anno di fine presunta delle ostilità a Gaza, sono stati uccisi dalla pace promessa e non avuta. Così come i 20mila uccisi nel genocidio avviato da Israele per rappresaglia fuori da ogni misura immaginabile per il feroce e inescusabile attacco di Hamas il 7 ottobre 2023. Ma anche i bambini israeliani trucidati il 7 ottobre sono vittime della pace mancata in Palestina da ottant’anni. Questo premio vuole essere un premio a chi ci costringe a guardare in faccia con la sua morte innocente che cosa significa per l’infanzia la guerra. La sua proposta vuole intraprendere concretamente il percorso per arrivare a una candidatura al Nobel a Oslo, oppure nasce soprattutto come una provocazione morale e politica? O le due cose, in questo caso, coincidono? Le due cose coincidono nel senso che sarà avanzata una candidatura formale al Comitato, individuando un’istituzione che possa usare il premio per i bisogni dei bambini di Gaza. L’iniziativa ha raccolto in pochi giorni migliaia di adesioni. Si aspettava una risposta così ampia? E che cosa vorrebbe riuscisse a mettere in moto, al di là dell’assegnazione del Nobel? Sì, siamo oltre le 12mila adesioni e cresceranno ancora. Sono rimasto io stesso stupito, ma evidentemente l’appello ha toccato una corda sensibile nell’opinione pubblica che aspettava solo di essere sollecitata. Spero porti all’ordine del giorno dell’attenzione internazionale che bisogna finirla di nascondere la tragedia dell’infanzia in guerra nella sconcia categoria dei “danni collaterali”. Lei ha parlato di una “Caporetto morale dell’Occidente”. Che cosa abbiamo perso a Gaza? E quali responsabilità attribuisce all’Europa e, più in generale, alle democrazie occidentali? Di predicare valori che non pratichiamo e che anzi offendiamo consapevolmente con le nostre stesse azioni. Questo premio sarebbe uno schiaffo in faccia a troppe ipocrisie. Perché nel dibattito pubblico sembra così difficile tenere insieme la condanna del massacro compiuto da Hamas il 7 ottobre e quella delle sofferenze inflitte successivamente alla popolazione civile palestinese? C’è un’intimidazione morale che usa la Shoah e il senso di colpa che ne viene alle società europee (e di cui sia chiaro si deve sempre fare memoria) come lasciapassare etico e politico ad ogni azione dello Stato di Israele. Oltre ovviamente a un’intimidazione economica e finanziaria e a una grande capacità lobbistica sotto purtroppo il patronato americano. Lei è stato parlamentare e conosce la politica anche dall’interno. Come giudica la posizione del governo italiano su Gaza? L’Italia avrebbe potuto fare di più e che cosa dovrebbe fare oggi? Debole, purtroppo debole, intimidita per i motivi suddetti e senza alcuna corrispondenza nel sentire comune degli italiani. Da Gaza all’Ucraina e agli altri conflitti in corso, sembra che il mondo stia tornando ad abituarsi alla guerra. È così? E quale spazio possono ancora avere oggi la pace e la nonviolenza? La ridefinizione dei pesi specifici di potenza nel sommovimento geopolitico della globalizzazione è di per sé un fattore di crisi e di tensioni in cerca di un nuovo punto di equilibrio. C’è la tentazione di affidare alla guerra, al diritto dei vincitori, un nuovo quadro di stabilità. Un’illusione che può essere mortale per l’umanità tutta. Abbiamo necessità di affidarci alla pace che poi è patto, attività pattizia, diplomazia che risolve non con il conflitto il nodo degli interessi. La proposta, dopo aver raccolto migliaia di adesioni, sta entrando anche nelle istituzioni. Il consigliere comunale Toti Lange ha presentato un ordine del giorno affinché il Comune di Napoli aderisca formalmente alla candidatura e promuova, attraverso l’ANCI, il coinvolgimento degli altri Comuni italiani. Si aspettava una risposta di queste dimensioni? E che significato ha per lei che proprio dalla sua Napoli possa partire anche una risposta istituzionale? Questa risposta istituzionale è già partita e si sta ampliando da diverse città, a cominciare dalla Perugia della sindaca Vittoria Ferdinandi, delegata nazionale ANCI alla Pace. Mi auguro che grazie alla meritoria iniziativa presa dal consigliere Toti Lange, di cui ha dato notizia anche Avvenire, anche la mia città, con la sua storia, sappia trovare le ragioni di un’adesione formale. Una voce in più per la pace Al professor Eugenio Mazzarella va il mio ringraziamento personale per la disponibilità e per aver voluto condividere con Pressenza queste riflessioni. A questo ringraziamento si unisce la redazione di Pressenza, insieme alla nostra vicinanza a una proposta che riporta al centro ciò che ogni guerra finisce per cancellare: i bambini, le loro vite e il loro diritto al futuro. Ci uniamo all’appello perché i bambini di Gaza possano rappresentare, attraverso questa candidatura, tutti i bambini ai quali le guerre degli adulti hanno sottratto il diritto di crescere, vivere e immaginare il proprio domani. La proposta comincia ora un percorso concreto verso la candidatura formale. Continueremo a seguirne gli sviluppi e a darle voce. Perché la pace, prima ancora di essere un premio, dovrebbe essere un diritto di ogni bambino. Come aderire È possibile aderire alla proposta scrivendo all’indirizzo e-mail dedicato attivato da Avvenire: petizione.gaza@avvenire.it La foto di copertina fa parte del progetto Between Gaza and Naples, di cui abbiamo parlato in questo articolo. Fonti Avvenire – “Ai bambini di Gaza il Premio Nobel per la pace”⁠ Avvenire – “I bambini di Gaza, tutti i bambini e noi: il senso di una proposta”⁠ Avvenire – Le adesioni di Conte, Schlein e le voci dei lettori⁠ Pressenza – Il Nobel per la Pace ai bimbi di Gaza⁠ Pressenza – Premio Nobel per la Pace ai bambini di Gaza⁠ ANSA – L’appello della sindaca di Perugia per il Nobel ai bambini di Gaza⁠ Comune di Napoli – Bambini di Gaza candidati al Nobel: presentato l’ordine del giorno in Consiglio comunale⁠ Times of Palestine – Italian professor launches campaign for Nobel Peace Prize for Gaza’s children⁠ Safa News – Italian Initiative Seeks Nobel Peace Prize for Gaza’s Children⁠ Yemen Press Agency – La proposta sulla stampa yemenita⁠ Ynet – La proposta raccontata dalla stampa israeliana⁠ Ground News – Words matter. So do the children of Gaza⁠ EUPAC – Italian nomination of Nobel Peace Prize for Gaza children⁠   Lucia Montanaro
August 16, 2026
Pressenza