Premio Nobel per la pace ai bambini di Gaza: quando, come e perché
OLTRE 22˙000 PERSONE HANNO ADERITO ALLA PETIZIONE PER LA CANDIDATURA PROMOSSA DA
AVVENIRE. PER SPIEGAZIONI E AGGIORNAMENTI SULL’INIZIATIVA, PRESSENZA SI È
RIVOLTA A UNA DELLE REDATTRICI CHE NE SEGUE LO SVILUPPO.
Caporedattrice al Desk centrale del quotidiano, Antonella Mariani lavora ad
Avvenire da molti anni e con altre colleghe ha coordinato le campagne Noi
afghane e Donne per la pace.
In un articolo del 9 agosto scorso [1] e in successivi aggiornamenti ha riferito
delle adesioni per la candidatura dei bambini di Gaza al Premio Nobel per la
pace proposta da Eugenio Mazzarella [2].
Per quale annualità viene proposta l’assegnazione del riconoscimento?
Antonella Mariani – Il vincitore del Premio Nobel per la pace del 2026 è già
stato scelto e il suo nome verrà annunciato nella prima decade del prossimo
ottobre. I bambini di Gaza potranno essere proposti alla selezione del 2027. La
candidatura si potrà presentare a partire da metà ottobre prossimo fino al
successivo 31 gennaio.
Come saranno candidati i bambini di Gaza?
A.M. – Il regolamento non prevede che il Premio Nobel per la pace possa essere
attribuito a un intero popolo, quindi bisognerà individuare una figura,
un’associazione o un ente che possa idealmente rappresentare tutti i bambini di
Gaza e, in generale, l’infanzia in guerra.
Chi proporrà la candidatura?
A.M. – Il regolamento stabilisce che possano essere persone a cui è stato
conferito il Premio Nobel e figure di rilievo istituzionale, come i membri di un
governo o parlamento e personalità del mondo accademico, in particolare i
docenti di filosofia, storia e diritto come il professor Eugenio Mazzarella.
Cosa ha motivato Avvenire ad appoggiare la proposta?
A.M. – Il direttore, Marco Girardo, ha scritto “Il Nobel ai bambini di Gaza
vuole simbolicamente restituire materia e memoria alla parola pace, oltre che
dignità a tutti noi. Questo non significa ignorare le responsabilità di Hamas,
l’orrore del 7 ottobre, l’uso criminale dei civili come scudi umani. Né tacere
sulle scelte del governo Netanyahu, sulla devastazione di Gaza, sui coloni in
Cisgiordania, sulla negazione di fatto di un futuro palestinese. Significa però
dire che i bambini non sono una parte in guerra: sono il giudizio sulla guerra”.
E questo i nostri lettori l’hanno capito alla perfezione.
L’iniziativa coinvolge i lettori di Avvenire, il quotidiano dei cattolici
italiani, ma anche tanti giornalisti di altri media e molte persone di diverse
fedi religiose o atee. Cosa unisce ‘anime’ e ‘spiriti’ tanto differenti?
A.M. – All’email dedicata alla petizione sono arrivate decine di migliaia di
adesioni, tante con commenti e affermazioni. Ho osservato che in quasi tutte non
sono fatte considerazioni politiche o dichiarazioni di schieramento da una o
dall’altra parte. Ciò che accomuna persone di estrazione, provenienza e
religione diverse è una reazione al senso di impotenza che ciascuno di noi vive
di fronte alle guerre che si prolungano insensatamente e devastano il
Pianeta. Tutti coloro che hanno dato la propria adesione vogliono affermare il
desiderio di vivere in un mondo di pace, in cui gli egoismi dei potenti della
Terra e le loro incomprensioni dettate dal potere vadano finalmente in secondo
piano rispetto ai diritti delle persone e dei più indifesi tra noi, i
bambini. Tutti i firmatari della petizione vogliono dire ‘basta’. Molti si
domandano: “Cosa posso fare io, proprio io, per esprimere il mio no alla guerra
e il mio desiderio di pace? Come posso esprimere vicinanza alle vittime
innocenti di cui ormai non sentiamo nemmeno più parlare?”. A me pare che la
risposta a queste domande la stiano dando proprio la comunità di persone
aggregate in molteplici iniziative, come anche questa per la candidatura dei
bambini di Gaza al Premio Nobel per la pace. Una comunità che non vive solo di
informazione e vuole partecipare, sentirsi partecipe ed ‘essere parte’.
Le opinioni possono essere divergenti, invece i fatti dovrebbero essere
inconfutabili, non differenti, come nelle diverse versioni, persino
contraddittorie, divulgate dai vari media. Come può accadere?
A.M. – Se è proverbiale che “in tutte le guerre la verità è la prima a morire”,
ciò è ancora più vero nel ‘teatro di guerra’ mediorientale, in cui tanti
corrispondenti delle agenzie stampa e delle redazioni di tutto il mondo sono
stati brutalmente uccisi e dove da ormai tre anni ai reporter viene impedito di
accedere. Per sopperire all’impossibilità di osservare senza filtri e
documentare direttamente la realtà qualche quotidiano, come Avvenire, raccoglie
le testimonianze dai social e da persone impegnate che vivono sul posto e chiede
informazioni agli operatori delle ong che operano ‘sul campo’. Ma ad alimentare
dubbi e sospetti di manipolazione delle informazioni e di diffusione ad arte di
false notizie e, così, a fomentare scandali e polemiche è proprio il fatto che
ai giornalisti indipendenti non è permesso appurare e accertare ciò che accade
nella Striscia di Gaza.
1. Antonella Mariani – «Ai bambini di Gaza il Premio Nobel per la pace»
2. Eugenio Mazzarella – Il Nobel per la pace ai bambini di Gaza: un
riconoscimento per tutta l’infanzia in guerra
* “Uccisi dalla pace promessa e non avuta.” Eugenio Mazzarella e il Nobel ai
bambini di Gaza, intervista di Lucia Montanaro – PRESSENZA, 16 agosto 2026
Per aderire alla petizione a sostegno della candidatura dei bambini di Gaza al
Premio Nobel per la pace, basta inviare un’email, indicante il proprio nome e
cognome, al recapito petizione.gaza@avvenire.it
Maddalena Brunasti