Vittime e danni degli attacchi di Usa e Israele a marzo su Teheran

Pressenza - Tuesday, September 8, 2026
Nella ricerca pubblicata oggi, Amnesty International ha dichiarato che gli attacchi della coalizione statunitense-israeliana del marzo 2026 sulla capitale iraniana Teheran hanno ucciso e ferito decine di civili. Per determinare se si sia trattato di crimini di guerra, questi attacchi devono essere indagati in modo indipendente e imparziale. La recente escalation tra Usa e Iran, col mortale attacco statunitense del 1° settembre contro una cerimonia di nozze nella provincia dell’Hormozgan e le rappresaglie iraniane contro Giordania, Kuwait, Iraq e Bahrein, dimostra che i rischi per le popolazioni civili in tutta la regione restano elevati. REPORT DEADLY US-ISRAELI STRIKES ON DENSELY POPULATED TEHRAN NEIGHBOURHOODS  La ricerca effettuata da Amnesty International ha riguardato attacchi aerei contro i quartieri di Niloufar, Resalat e Javadieh compiuti tra il 1° e il 13 marzo. Questi attacchi contro aree densamente popolate di Teheran, in cui sono state impiegate armi esplosive che producono effetti a vasto raggio, hanno ucciso e ferito civili e hanno causato ampi danni ad abitazioni, negozi e altri edifici civili: a Resalat hanno distrutto o danneggiato una struttura appartenente a uno dei battaglioni basij dei Guardiani della rivoluzione e tre edifici nelle vicinanze, almeno uno dei quali era un palazzo residenziale, uccidendo 16 civili; a Niloufar e Javadieh hanno causato almeno 25 morti tra i civili e distruzioni o danni a stazioni di polizia, abitazioni vicine e altre strutture civili. Il diritto internazionale umanitario considera di norma le forze di polizia alla stregua di civili a meno che non siano incorporate nelle forze armate o stiano direttamente prendendo parte a ostilità. In Iran le forze di polizia fanno parte di una più ampia struttura militare e, dunque, le stazioni di polizia possono essere qualificate come obiettivi militari. Sebbene nel marzo 2026 le forze statunitensi e israeliane abbiano annunciato di aver colpito obiettivi del “regime”, non hanno confermato di aver compiuto gli attacchi oggetto della ricerca di Amnesty International.

Ai fini della sua ricerca, Amnesty International ha analizzato immagini satellitari, verificato 60 video pubblicati online, esaminato dichiarazioni ufficiali delle autorità iraniane, israeliane e statunitensi e intervistato due persone all’interno dell’Iran, usando pseudonimi per tutelare la loro sicurezza. Le immagini satellitari scattate a Teheran tra l’11 e il 14 marzo e le prove audiovisive mostrano che l’attacco ha distrutto alcune parti della stazione di polizia 117 (“Kalantari 117”) in viale Ghorbani e altri edifici nelle sue vicinanze. I video verificati da Amnesty International mostrano l’impatto dell’esplosione a oltre 50 metri di distanza e i gravi danni causati a edifici residenziali e strutture commerciali. In un video si vedono soccorritori al lavoro. Una fotografia pubblicata da un quotidiano governativo mostra alcune persone osservare due oggetti scuri e cilindrici di metallo a terra. Amnesty International li ha identificati come parti di una JDAM (Joint Direct Attack Munition), specificamente la sezione in cui si trova l’unità Gps. Queste munizioni sono prodotte negli Usa ed è noto il loro uso da parte sia delle forze israeliane che di quelle statunitensi.

Niloufar, Teheran centrale – Secondo testimonianze oculari, notizie di stampa e dichiarazioni delle autorità iraniane, l’attacco del 1° marzo 2026 ha ucciso almeno 20 civili. L’attacco è avvenuto alle 21, quando i ristoranti e i bar erano aperti e la presenza di civili era del tutto prevedibile. Gli attacchi hanno colpito direttamente e distrutto la stazione di polizia 104 Abbas Abad (“Kalantari 104”), situata in via Eshghiyar, nella zona di piazza Niloufar. I video verificati da Amnesty International mostrano la distruzione della stazione di polizia ed estesi danni a edificinegozi e altre strutture civili fino a 100 metri di distanza dall’esplosione. Un giornalista recatosi sul posto ha dichiarato che la devastazione ha interessato ben oltre la stazione di polizia: tanti appartamenti sono stati dichiarati inagibili e molti civili sono rimasti uccisi, compresi un uomo e suo figlio che stavano lavorando in una panetteria.

Resalat, Teheran orientale – Il 9 marzo 2026, intorno alle 14.30, un attacco aereo ha provocato almeno 16 morti e decine di feriti tra i civili. Amnesty International ha analizzato prove da fonti aperte, testimonianze oculari, notizie pubblicate dagli organi d’informazione statali e dichiarazioni delle autorità iraniane e della Mezzaluna rossa. L’attacco ha colpito direttamente una struttura appartenente a un battaglione basij dei Guardiani della rivoluzione. Amnesty International non ha potuto verificare in modo indipendente quanti attacchi siano stati condotti e quale fosse la natura di tutti gli edifici colpiti a Resalat, ma le immagini satellitari mostrano quattro distinti edifici pesantemente danneggiati o distrutti: tra questi un palazzo noto come Numero 12 (“Pelak-e 12”). Un testimone oculare ha dichiarato che sono stati uccisi almeno 13 inquilini: il portinaio e 12 membri di un’unica famiglia. Dalle immagini satellitari, dai video e dai racconti dei testimoni, Amnesty International ha concluso che probabilmente l’edificio Numero 12 è stato colpito da un attacco diverso da quello contro il battaglione basij. Javadieh, Teheran meridionale – Secondo la stampa governativa e dichiarazioni delle autorità iraniane, intorno a mezzogiorno del 13 marzo 2026 un attacco ha ucciso almeno cinque civili appartenenti alla stessa famiglia. La segretaria generale di Amnesty International, Agnès Callamard, ha dichiarato:
Le prove a disposizione parlano di una serie di attacchi con armi esplosive con effetti a vasto raggio contro strutture della sicurezza iraniana all’interno di aree residenziali molto popolate, con devastanti e del tutto prevedibili effetti sui civili. Il numero delle vittime civili, la dimensione della distruzione, le tempistiche degli attacchi, l’impatto sulle strutture civili vicine agli obiettivi e l’assenza di preavvisi efficaci fanno concludere che la coalizione statunitense-israeliana non abbia rispettato gli obblighi di prendere tutte le precauzioni possibili per ridurre al minimo i danni ai civili e risparmiare obiettivi civili. Gli attacchi degli Usa e di Israele contro Teheran su cui Amnesty International ha svolto le sue ricerche possono costituire attacchi indiscriminati e dunque crimini di guerra. Devono essere oggetto di indagini indipendenti, imparziali, efficaci e trasparenti. Con la ripresa degli attacchi statunitensi in Iran e le nuove minacce del presidente Trump di colpire infrastrutture civili, è fondamentale che gli Usa e Israele pongano fine a tutti gli attacchi illegali e aderiscano rigorosamente al diritto internazionale umanitario, anche prendendo tutte le precauzioni possibili per evitare, o per lo meno ridurre al minimo, le perdite di vite civili, il ferimento di civili e il danneggiamento di obiettivi civili durante la pianificazione e l’esecuzione di operazioni militari. Gli stessi obblighi di diritto internazionale riguardano l’Iran e i suoi attacchi di rappresaglia, compresi quelli contro gli stati del Golfo.
Il 28 febbraio 2026 Usa e Israele hanno lanciato un’operazione congiunta contro l’Iran, portando a termine da allora decine di migliaia di attacchi. Secondo dati ufficiali, tra il 28 febbraio e il 24 luglio 2026 in Iran sono stati uccisi almeno 1469 civili. Le autorità iraniane hanno lanciato attacchi di rappresaglia in tutta la regione, uccidendo almeno 21 civili in Israele, quattro in Cisgiordania e almeno 29 negli stati del Consiglio di cooperazione del Golfo. Amnesty International ha concluso che alcuni degli attacchi iraniani sono stati illegali: ad esempio, quello che ha ucciso nove civili nella città israeliana di Beit Shemesh e quello contro un dormitorio per lavoratori migranti in Arabia Saudita, uccidendone quattro. Israele a sua volta ha aumentato i suoi attacchi contro il Libano in risposta a quelli di Hezbollah: dal 2 marzo 2026 in Libano sono stati uccisi almeno 4333 civili. Amnesty International rinnova le richieste di un cessate il fuoco duraturo e di indagini sugli attacchi illegali degli Usa e di Israele contro l’Iran in violazione della Carta delle Nazioni Unite, così come su tutte le ulteriori violazioni del diritto internazionale umanitario. Amnesty International chiede a Usa, Israele e Iran di invitare la Commissione internazionale di accertamento dei fatti delle Nazioni Unite affinché possa condurre inchieste sulle denunce di gravi violazioni del diritto internazionale ad opera di tutte le parti in conflitto, compresi gli attacchi alle infrastrutture energetiche. L’organizzazione per i diritti umani sollecita, infine, il Consiglio di Sicurezza e l’Assemblea generale delle Nazioni Unite a considerare ogni percorso possibile per assicurare pace, sicurezza e giustizia per tutti gli attacchi illegali in Iran. L’organizzazione ha scritto alle autorità statunitensi e israeliane il 17 luglio 2026 e a quelle iraniane il 31 luglio 2026 senza ricevere finora alcuna risposta.

Amnesty International