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AMSI–UMEM: Sudan al collasso sanitario
Il Sudan entra nel terzo anno di guerra civile con un quadro sanitario sempre più drammatico e diffuso. I combattimenti tra esercito regolare e milizie nelle regioni del Darfur e del Kordofan continuano a produrre effetti devastanti sulla popolazione civile, mentre la capitale Khartoum e le aree circostanti registrano il collasso dei servizi essenziali, tra cui acqua, energia e assistenza sanitaria. Secondo stime aggiornate e rielaborate su base AMSI e UMEM, oltre 33 milioni di persone risultano coinvolte nella crisi, con più di 9 milioni di sfollati interni e oltre 4 milioni di rifugiati nei Paesi confinanti. Particolarmente allarmante il dato sanitario: circa l’80% delle strutture risulta inattivo o non pienamente operativo. A questo scenario già critico si aggiunge un ulteriore elemento di instabilità globale: l’escalation del conflitto in Iran, che rischia di compromettere le rotte di approvvigionamento di farmaci, dispositivi sanitari e carburante, con aumenti già stimati fino al +30% sui costi delle forniture mediche e oltre il +70% sulla logistica, aggravando ulteriormente le condizioni sul campo e rallentando gli interventi umanitari. Le associazioni AMSI (Associazione Medici di Origine Straniera in Italia), UMEM (Unione Medica Euromediterranea), AISCNEWS (Agenzia Mondiale Senza Confini), La Comunità  del  Mondo Arabo in Italia (Co-mai) e il Movimento Internazionale Uniti per Unire riflettono e analizzano con forte preoccupazione l’evoluzione della crisi, evidenziando come il legame tra conflitti regionali e impatti sanitari globali sia ormai strutturale e sempre più pericoloso. CRISI SANITARIA E INFANZIA: I NUMERI DELL’EMERGENZA Secondo l’analisi delle associazioni, oltre 5 milioni di bambini sono stati costretti a fuggire, mentre almeno il 60% dei minori presenta patologie gravi spesso prevenibili. Si stima inoltre che un bambino su tre non abbia accesso alle vaccinazioni di base. La diffusione di malattie infettive, tra cui colera e gastroenteriti, è in aumento, mentre il sistema sanitario locale non è in grado di reggere l’impatto. MALNUTRIZIONE E COLLASSO DEL SISTEMA ALIMENTARE La crisi alimentare ha raggiunto livelli estremi: circa 19 milioni di persone soffrono di malnutrizione, tra cui oltre 4 milioni di bambini. In alcune aree del Darfur, i tassi di malnutrizione grave superano il 60-70%, con popolazioni costrette a ricorrere a fonti alimentari di emergenza. Una situazione che, secondo AMSI e UMEM, rischia di trasformarsi in carestia diffusa senza interventi immediati. IL FATTORE IRAN E IL RISCHIO BLOCCO DELLE FORNITURE Le associazioni sottolineano come la crisi geopolitica legata all’Iran e le tensioni nello Stretto di Hormuz possano incidere direttamente sulla disponibilità di farmaci e carburante. I costi logistici e assicurativi risultano già in aumento, con impatti concreti sulle missioni sanitarie e sulla continuità delle cure nei contesti di guerra. Le associazioni sottolineano inoltre la necessità di un approccio sanitario globale e coordinato, indicando nella salute un elemento centrale delle politiche internazionali, su cui interviene il Prof. Foad Aodi. L’ANALISI DI AODI: “SERVE UNA RISPOSTA SANITARIA GLOBALE” Il Prof. Foad Aodi, medico-fisiatra, giornalista, divulgatore scientifico internazionale ed esperto in salute globale, docente dell’Università di Tor Vergata e membro del Registro Esperti FNOMCEO, interviene a nome della rete associativa: “Ci troviamo davanti a una crisi multilivello in cui guerra, povertà sanitaria e instabilità geopolitica si alimentano a vicenda. Il Sudan è oggi uno dei punti più critici al mondo, ma il rischio è che venga oscurato da altri conflitti mediaticamente più esposti. L’escalation in Iran non è un elemento separato: incide direttamente sull’accesso alle cure, sui costi e sulla logistica degli aiuti.” “Quando l’80% delle strutture sanitarie è fuori uso, non parliamo più di emergenza ma di collasso sistemico. In queste condizioni, anche malattie banali diventano mortali. I dati su bambini senza vaccinazioni e malnutrizione grave indicano un’intera generazione a rischio.” PROPOSTE AMSI–UMEM: INTERVENTO IMMEDIATO E CORRIDOI SANITARI. AODI: “LA NOSTRA SOLIDARIETA’ E IL NOSTRO IMPEGNO NEL CONCRETO PER IL POPOLO SUDANESE” “Serve un piano internazionale coordinato – prosegue Aodi – con corridoi sanitari garantiti, protezione delle strutture mediche e sostegno diretto al personale sanitario locale. È necessario inoltre investire nella prevenzione, nelle campagne vaccinali e nella telemedicina per raggiungere le aree isolate.” “Non possiamo permettere che le crisi si sommino senza una strategia globale. La salute deve tornare al centro delle politiche internazionali, altrimenti continueremo a rincorrere emergenze sempre più gravi.” Le associazioni e i movimenti ribadiscono infine la necessità di mantenere alta l’attenzione internazionale sul Sudan e di attivare strumenti concreti per garantire assistenza sanitaria, sicurezza alimentare e continuità degli aiuti in uno dei contesti più fragili del pianeta. Senza un intervento immediato e coordinato, il rischio è quello di una destabilizzazione sanitaria globale con effetti diretti anche sui sistemi europei. “Esprimiamo con forza la nostra solidarietà e la nostra vicinanza al popolo sudanese, in particolare donne, bambini e civili, che stanno pagando sulla propria pelle l’orrore di una guerra dimenticata. Siamo vicini come non mai al popolo sudanese, e raccogliamo e condividiamo i recenti dati di Onu e Organizzazione Mondiale della Sanità sull’orrore in Sudan e siamo pronti a offrire il nostro aiuto, con le nostre associazioni e i nostri movimenti, e a fare da tramite per sollecitare le istituzioni a intervenire prima possibile con corridoi sanitari e aiuti concreti”,  conclude Aodi. Redazione Italia
April 7, 2026
Pressenza
Amnesty International: azione globale per fermare le minacce di Trump all’Iran
A seguito delle parole del presidente degli Usa, che ha minacciato “un’intera civiltà morirà stanotte, per non essere mai più riportata in vita”, la segretaria generale di Amnesty International Agnès Callamard ha dichiarato: “Il mero atto di fare queste apocalittiche minacce, come l’avviso della fine di ‘una intera civiltà’, mostra lo sconcertante livello di crudeltà e di disprezzo per la vita umana da parte di Donald Trump. A rendere il tutto ancora più terrificante è la sua esplicita minaccia di attacchi diretti contro le infrastrutture civili per ottenere ‘la completa demolizione’ delle centrali elettriche e dei ponti dell’Iran”. “Il diritto internazionale umanitario vieta rigorosamente gli attacchi diretti contro i civili e gli obiettivi civili. Le minacce del presidente statunitense di sterminio e di irreparabili distruzioni cozzano palesemente contro le regole fondamentali del diritto internazionale umanitario, con conseguenze potenzialmente catastrofiche per oltre 90 milioni di persone. Possono costituire una minaccia di commettere un genocidio, un crimine definito dall’omonima Convenzione e dallo Statuto della Corte penale internazionale come commissione di uno o più atti specifici “con l’intento di distruggere, in tutto o in parte, un gruppo nazionale, etnico, razziale o religioso”. “La posta in gioco non potrebbe essere più elevata. La comunità internazionale, ossia il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, gli organismi regionali e tutti gli stati, devono intervenire urgentemente per evitare un’imminente catastrofe e affermare inequivocabilmente che incitare, ordinare o commettere crimini di guerra, crimini contro l’umanità e genocidio comporta responsabilità penali individuali ai sensi del diritto internazionale”. “Le minacce del presidente Trump e l’aumento degli attacchi statunitensi e israeliani che hanno distrutto infrastrutture civili stanno terrorizzando milioni di persone in Iran e i loro disperati familiari all’estero. La vita di decine di milioni di persone è in bilico. Chiediamo un’azione immediata per porre fine ad attacchi illegali che farebbero piombare un intero paese nell’oscurità e priverebbero milioni di persone dei loro diritti umani fondamentali alla vita, all’acqua, al cibo, alle cure mediche e a un adeguato standard di vita”. “Negli ultimi giorni le forze statunitensi e israeliane hanno attaccato infrastrutture civili come centrali elettriche, ponti, università, fabbriche per la produzione di acciaio e impianti petroliferi; hanno ucciso e ferito civili, condannato la popolazione iraniana ad anni, se non decenni, di acute difficoltà economiche, inflitto gravi danni alla salute e all’ambiente e causato danni di lungo periodo alle vite e ai mezzi di sussistenza”. “Ai sensi del diritto internazionale, attaccare intenzionalmente infrastrutture civili costituisce un crimine di guerra. Anche nei limitati casi in cui un’infrastruttura civile sia qualificabile come obiettivo militare, non può essere attaccata se ciò possa causare danni sproporzionati alle vite civili, pregiudicando l’accesso ad acqua potabile, cure mediche, forniture di energia elettrica agli ospedali, distribuzione di cibo e mezzi di sostentamento basilari. Attacchi del genere sono sproporzionati, dunque illegali secondo il diritto internazionale e possono costituire crimini di guerra”. Amnesty International
April 7, 2026
Pressenza
La guerra all’Iran è anche una guerra di religione
Nel 2009, la grande fisica, economista ed ambientalista indiana Vandana Shiva, scriveva nel suo saggio Le guerre dell’acqua che spesso chi controlla il potere preferisce mascherare le guerre travestendole da conflitti etnici e religiosi, anche se in realtà queste guerre si trovano in regioni che sono da sempre per lo più abitate da società multietniche che presentano una grande diversificazione di gruppi umani, lingue e usanze e religioni. Se è vero che l’imperialismo è lo stadio monopolistico del capitale, nella società di oggi le guerre imperialiste sono la diretta conseguenza di interessi economici, geopolitici e strategici che generano violenza politica per appropriarsi delle scarse ma vitali risorse naturali. Spesso e volentieri ciò è l’origine di conflitti etnici e religiosi, e non viceversa: in sostanza gli interessi economici, per meglio affermarsi, possono cavalcare preesistenti localismi ed etnicismi e causare eterodirettamente conflitti religiosi ed etnici. Noi sappiamo benissimo che l’attuale escalation militare in Iran è una diretta conseguenza di interessi geopolitici, economici e strategici occidentali (USA e Israele) in Medioriente, ma per molti non è solo questo. Come ha affermato l’ex combattente internazionalista del FDLP, nonchè esperto di Asia Occidentale, Domenico Di Dato: “Per i molti sionisti, tesi alla realizzazione della “grande Israele”, la loro non è solo una guerra di espansione coloniale per diventare l’unica potenza del M.Oriente e una delle grandi dell’intero pianeta, ma è vista come realizzazione biblica.” Esemplare è stato vedere – l’8 febbraio 2026 – Trump circondato da predicatori cristiani evangelici che lo benedicevano per l’arrivo dell’Armageddon e per “vincere sull’Iran”. Armageddon (o Harmaghedon) è un termine biblico che indica il luogo della battaglia finale tra le forze del bene e del male, menzionato in Apocalisse 16:16. Deriva dall’ebraico Har-Megiddo (Monte Megiddo), sito storico di antiche battaglie in Israele ed oggi è usato come sinonimo di “apocalisse, catastrofe totale o scontro finale”. Tra i predicatori evangelici in sostegno a Trump non è mancata ovviamente Paula White-Cain, già Consigliere speciale dell’Ufficio della Casa Bianca per le partnership con le organizzazioni religiose e di quartiere ed attuale Consulente senior presso l’Ufficio della Fede della Casa Bianca. White è una telepredicatrice pentacostale non-confessionale tra le maggiori esponenti del charismatic movement (1) e della prosperity theology (2), nonchè consigliera spirituale personale di Donald Trump, diventata virale sui social durante la campagna presidenziale del 2020 quando è apparsa in un servizio di preghiera trasmesso in diretta streaming in cui ha “parlato in lingue” e ha ripetutamente invocato “rinforzi angelici” dall’Africa e dal Sud America per assicurare la rielezione di Trump. Durante un pranzo di Pasqua alla Casa Bianca, White ha rivolto parole sorprendenti al presidente degli Stati Uniti, affermando che sarebbe stato «tradito, arrestato e falsamente accusato», tracciando un parallelo con la figura di Gesù Cristo. White ha aggiunto che «come Lui è risorto, anche tu sei risorto», sostenendo che, attraverso la vittoria di Cristo, Trump sarà «vittorioso in tutto ciò che farà» e verrà usato da Dio per «sconfiggere il male». Siamo in pieno delirio di fanatismo religioso. Se Trump viene “usato da Dio” per “sconfiggere il male”, allora tutto è lecito: quando si agisce “ad religio” anche stragi, massacri e genocidio sono leciti. Sionisti e cristiani evangelici, soprattutto i pentacostali – storico bacino dei cristiani-sionisti – sono estremi alleati in questo. Gli evangelici infatti affermano che quando tutti gli ebrei saranno in Israele, avverrà la Parusia (3), ossia il ritorno del Messia che gli ebrei aspettano. Ecco dunque che è necessario un Armageddon: la battaglia finale tra le “forze del bene”, che sarebbero USA e Israele, e “del male”, ovvero tutti coloro che Israele e USA bombardano. Il senatore USA Lindsey Graham, frequentatore di Epstein, ha affermato che questa è una “guerra religiosa” e che uno degli obiettivi sarebbe di edificare il Terzo Tempio, distruggendo la Moschea dell’Aqsa. Il “Segretario alla Guerra” USA Pete Hegseth ha accentuato i toni religiosi nella campagna contro l’Iran. Dopo aver annunciato attacchi intensi, ha citato il Salmo 144 (“Benedetto il Signore che addestra le mie mani alla guerra”), disegnando il conflitto in chiave teologica contro gli ayatollah. Hegseth è noto per aver descritto i conflitti mediorientali come una “crociata” e per usare spesso la frase “Deus vult” (Dio lo vuole). Poi c’è Peter Thiel, fondatore e padrone di Palantir, l’azienda che sviluppa software di analisi dei dati utilizzati da governi, intelligence e apparati di difesa e che aiuta Israele nel genocidio, che non fa che parlare dell’Anticristo: «L’Anticristo tornerà sfruttando la paura dell’Armageddon, o di una crisi imminente, per consolidare il controllo politico e imporre un “governo mondiale”». Quasi ad intendere che l’Anticristo sia “l’Asse del Male” capeggiata dall’Iran sciita e dunque sia lecito e giusto, da parte di Trump, uccidere singolarmente con attentati mirati la maggior parte dei capi dei leader iraniani. E’ lo stesso Trump che, pur facendo di tutto per evitare la via diplomatica, ha affermato i leader iraniani con cui si poteva dialogare sono stati ammazzati. The Guardian cita testimonianze anonime secondo cui i comandanti statunitensi hanno utilizzato la retorica cristiana apocalittica per “motivare” truppe durante l’attacco all’Iran. Il presidente del Mrff, Mikey Weinstein, ha segnalato una “crescita di estremismo cristiano nell’esercito, che vede la guerra come soluzione sancita biblicamente”. Secondo alcuni comandanti americani le crociate ci sono ancora: “Il presidente Trump è stato unto da Gesù per accendere il segnale di fuoco in Iran, scatenare l’Armageddon e segnare il suo ritorno sulla Terra”. Le parole sarebbero state pronunciate da un comandante delle forze armate statunitensi ai propri soldati durante un briefing operativo, nei giorni in cui Usa e Israele lanciavano l’Operazione Epic Fury sull’Iran. In tutto ciò c’è Israele che sta commettendo uno dei più gravi genocidi contemporanei ed ha come obiettivo finale quello di annientare il popolo palestinese e i suoi alleati, tra cui l’Iran. Lo stesso Netanyahu ha giustificato più volte il genocidio contro i palestinesi a Gaza con passi biblici: “Ricordati di scordare Amelek”, un riferimento biblico che indica gli amaleciti come un popolo storico e acerrimo nemico degli ebrei, paragonando gli amaleciti ai palestinesi. L’ambasciatore USA in Israele, Mike Huckabee, ha affermato che Israele ha un diritto biblico ad annettersi tutta la Palestina. Haaretz ha confermato recentemente che il governo israeliano di fronte alle difficoltà che sta incontrando nella guerra contro l’Iran, sta valutando l’opzione nucleare. Una testimone è rimasta basita nell’apprendere che Israele sarebbe disposta a sganciare una bomba tattica nucleare sull’Iran. Secondo gli analisti più accreditati è molto improbabile che ci sia un bombardamento nucleare sull’Iran nelle prossime settimane, ma che un governo lo prenda in considerazione è veramente agghiacciante. Sembra una follia, qualcosa che ci farebbe pensare che abbiamo a che fare con dei pazzi furiosi completamente fuori di testa. Ma in realtà ancora una volta l’obiettivo annunciato è la “distruzione totale”, l’Armageddon. La guerra in Iran non è solo una guerra ad un Paese islamico, ma è una guerra per la “Grande Israele”. Una guerra che ha una profonda matrice messianica radicata nelle convinzioni del sionismo di stampo ebraico e del sionismo cristiano: il ritorno degli ebrei in quella terra senza più nessuno intorno. La guerra in Iran viene vissuta dagli USA di Trump come una “guerra di religione” – e ancora peggio una “guerra di civilizzazione” – in cui l’Occidente “vince” sul Medioriente; in cui l’America dei cristiani-sionisti invasata di fanatismo pentacostale e lo “Stato ebraico” di Israele devono vincere non solo contro l’Iran sciita, ma contro la Palestina e contro il mondo arabo, a maggioranza islamico, dell’Asia occidentale. Non dimentichiamoci che oggi al governo in Israele ci sono dei fanatici religiosi come Ben Gvir o Smotrich seguaci del kahanismo, la cui principale rivendicazione era l’espulsione dei palestinesi sia da Israele che dai territori occupati della West Bank, e Gaza. Il kahanismo è un movimento estremista religioso ebraico di ideologia riconducibile al sionismo di destra e al sionismo religioso. Meir Kahane, il controverso rabbino israelita fondatore del movimento e coniatore del termine, sosteneva che la presenza di non ebrei, cristiani, musulmani o altre fedi, contaminasse la Terra Santa e ostacolasse la redenzione. Giustificava questa richiesta come un dovere religioso e vedeva lo Stato d’Israele come il centro universale dell’ebraismo, teorizzando quindi: la cittadinanza ai soli ebrei, la formazione di una “costituzione teocratica” istituita secondo la Halakhah e la guerra come unica soluzione per risolvere problemi quali la “questione palestinese” e “l’antisemitismo dei paesi musulmani”. In una intervista a Meir Kahane pubblicata nel 1985 in Francia, Meir Kahane affermava: “Qualsiasi non ebreo, compresi gli arabi, può avere lo status di residente straniero in Israele se accetta la legge dell’Halakhah. Non faccio distinzioni tra arabi e non arabi. L’unica distinzione che faccio è tra ebrei e non ebrei. Se un non ebreo vuole vivere qui, deve accettare di essere un residente straniero, che sia arabo o meno. Non ha e non può avere diritti nazionali in Israele. Può avere diritti civili, diritti sociali, ma non può essere cittadino; non avrà il diritto di voto. Ripeto, che sia arabo o meno.” Secondo alcuni sarebbe possibile l’istituzione di uno stato teocratico governato secondo la Halakhah espanso da Israele a parte del Medio Oriente, dando possibilità di voto esclusivamente alle persone di religione ebraica, cosa che potrebbe indebolire fortemente le politiche di Paesi vicini come Iraq, Cisgiordania, Striscia di Gaza, Egitto, Giordania, Siria e Libano. Come affermava Meir Kahane nell’intervista: “Il confine meridionale arriva fino a El Arish, che comprende tutto il Sinai settentrionale, inclusa Yamit. A est, la frontiera corre lungo la parte occidentale della riva orientale del fiume Giordano, quindi parte di quella che oggi è la Giordania. Eretz Yisrael comprende anche parte del Libano, alcune zone della Siria e parte dell’Iraq, fino al fiume Tigri.” Queste tesi vanno a braccetto con le convinzioni delle frange estreme del sionismo in Israele quanto negli USA, oltre ad essere la stessa convinzione delle velleità messianiche delle frange fanatiche del sionismo cristiano rappresentate da settori cristiani evangelici e pentacostali. Ed ecco che in entrambi i casi si finisce per concepire la guerra come inevitabile, benedire la guerra e giustificare un genocidio con la Bibbia. Eppure nella giornata della Pasqua cattolica – domenica delle palme per gli ortodossi – a Isfahan, in Iran, sono stati celebrati i riti funebri per i cristiani uccisi dai bombardamenti sionisti e statunitensi. In Libano non abbiamo neanche idea della dimensione dei cristiani colpiti. Sembra che non interessi a nessuno dei cristiani iraniani ammazzati in una guerra che i loro carnefici di altra religione considerano “Santa”. Non importa nulla, di questi cristiani, nemmeno ai cristiani statunitensi che sostengono Trump: forse perchè – secondo loro – sono di un’altra cultura, di un’altra etnia, di un’altra “razza”. A tal proposito è interessante sottolineare ciò che in questo periodo ha ribadito – in molte sue conferenze ed incontri – il grande sociologo Pino Arlacchi, ricordando che la guerra fa parte dei valori occidentali perchè “la guerra inizia con la Bibbia”. Qualche tempo fa il matematico Piergiorgio Odifreddi disse che la parte ebraica della Bibbia, ovvero l’Antico Testamento, gli ricordava per certi versi proprio il Mein Kampf di Adolf Hitler. Un paragone abbastanza discutibile, ma che comunque nasce da un dato di fatto: gli sconvolgenti episodi di violenza descritti e narrati dalla Bibbia. Non è un caso che sono molteplici gli episodi che parlano di “distruzione totale”. L’Occidente oggi fa tutto da solo: si sogna, si concepisce, si costruisce ed attua l’Armageddon. Un Armageddon non biblico o calato dall’alto, ma un Armageddon voluto, costruito e combattuto a discapito di tutti e a cui tutta la popolazione mondiale è obbligata ad assistere in diretta tv. Un Armageddon che, sebbene giustificato vergognosamente da alcuni ambienti fanatici con la religione, ha ben poco di religioso. Arriverà il giorno in cui i posteri, se ci saranno, chiederanno “Dove era Dio a salvarci in questa situazione?” Molti risponderanno “Eppure in nome di Dio è stata invocata!”, mentre altri più saggiamente affermeranno, parafrasando William Clarke Styron: “Non è importante dove fosse Dio, ma dove era l’essere umano”.       (1) Il charismatic movement nel cristianesimo è un movimento interno alle confessioni consolidate o principali che adotta credenze e pratiche del cristianesimo carismatico , con particolare enfasi sul battesimo con lo Spirito Santo e sull’uso dei doni spirituali (carismi). Ha interessato la maggior parte delle confessioni negli Stati Uniti e si è diffuso ampiamente in tutto il mondo. Si ritiene che il movimento abbia avuto inizio nel 1960 nell’anglicanesimo (attraverso la Chiesa Episcopale degli Stati Uniti ) e si sia diffuso ad altre confessioni protestanti tradizionali, inclusi altri protestanti americani , sia luterani che presbiteriani, entro il 1962, e al cattolicesimo entro il 1967. I metodisti si sono uniti al movimento carismatico negli anni ’70. (2) La “teologia della prosperità” è una credenza diffusa tra alcuni gruppi di cristiani protestanti carismatici, originari degli Stati Uniti, secondo cui la benedizione finanziaria e il benessere fisico sono sempre la volontà di Dio per loro, e che la fede, la confessione positiva delle Scritture e le donazioni a cause caritatevoli e religiose aumenteranno la ricchezza materiale. Il successo materiale e soprattutto finanziario è visto come prova della grazia o del favore e delle benedizioni divine, e il contrario, come segno di giudizio. La “teologia della prosperità” è considerata eretica da quasi tutte le altre denominazioni cristiane; è stata criticata da leader di varie denominazioni cristiane , compresi i movimenti pentecostali e carismatici , i quali sostengono che sia irresponsabile, promuova l’idolatria e sia contraria alla Bibbia. Fu durante il Healing Revival degli anni ’50 che la “teologia della prosperità” e il movimento carismatico moderno acquisì per la prima volta importanza negli Stati Uniti. (3) La parusia (dal greco parousía, “presenza” o “arrivo”) indica principalmente la venuta gloriosa di Gesù Cristo alla fine dei tempi. Originariamente usato nel greco antico per visite ufficiali di sovrani, il termine descrive nel cristianesimo il ritorno definitivo di Cristo, mentre nel platonismo indica la presenza delle idee nella realtà sensibile.   Altre informazioni: https://ilmanifesto.it/teocrazia-usa-contro-gli-ayatollah-il-disegno-e-divino https://pagineesteri.it/2026/03/10/in-evidenza/usa-e-israele-aggressione-iran-guerra-santa/ https://www.lastampa.it/esteri/2026/03/07/news/la_guerra_santa_di_trump_cosi_tiene_lontano_gli_epstein_files-15534799/ https://www.invictapalestina.org/archives/40171 Vito Mancuso, Dio, Trump e la guerra delle Scritture: così c’è chi piega la Bibbia ai propri fini, La Stampa, 16 marzo 2026 https://www.lastampa.it/politica/2026/03/16/news/dio_trump_e_la_guerra_delle_scritture_cosi_c_e_chi_piega_la_bibbia_ai_propri_fini-15546327/ Informazioni su Kahanismo: > Israele: il kahanismo è tornato. E questa volta vuole restare Sulla diffusione negli anni Ottanta di questo ed altri movimenti estremisti, cfr. Sprinzak, Ehud, “The Emergence of the Israeli Radical Right”, in Comparative Politics, 21, no. 2 (January 1989): 171-192.   Lorenzo Poli
April 7, 2026
Pressenza
Una deputata del Congresso accusa il ministro della guerra USA
La deputata democratica Yassamin Ansari ha annunciato ieri, lunedì 6 aprile, la propria intenzione di presentare una mozione di impeachment contro Pete Hegseth per aver aver commesso crimini di guerra in Iran e oltrepassato i poteri a lui conferiti dalla Costituzione americana. Yassamin Ansari ha dichiarato: > Come figlia di immigrati iraniani fuggiti da questo regime e come membro del > Congresso americano che ha giurato di proteggere la Costituzione degli Stati > Uniti, so che questa situazione non può continuare. ed esortato i suoi colleghi repubblicani a chiedere al presidente di porre fine alla “guerra suicida” prima che sia troppo tardi, avvertendo che “coloro che continueranno a seguirlo ciecamente avranno anche loro le mani sporche di sangue”. Nel comunicato stampa che ha divulgato critica aspramente il presidente Donald Trump, definendo “folli” le sue recenti dichiarazioni – comprese quelle della domenica di Pasqua – e avvertendo che stanno spingendo gli Stati Uniti e il mondo verso “un’altra guerra devastante e senza fine”. Inoltre afferma che Trump “minaccia di commettere crimini di guerra che violano la legge statunitense e le Convenzioni di Ginevra, oltre agli atti illegali e alle atrocità già commessi su suo ordine, tra cui la distruzione di scuole, ospedali e infrastrutture civili vitali”.   Yassamin Ansari (in persiano یاسمین انصاری‎; Seattle, 7 aprile 1992) è una politica e attivista statunitense di origini iraniane, membro della Camera dei Rappresentanti per lo stato dell’Arizona dal 2025. …mentre era studentessa al liceo, si avvicinò al Partito Democratico e fu una sostenitrice della campagna elettorale di Barack Obama per le presidenziali del 2008. Frequentò poi l’Università di Stanford, conseguendo una laurea in relazioni internazionali. Durante il college, svolse uno stage nell’ufficio della deputata Nancy Pelosi e, dopo la laurea, fu selezionata per il John Gardner Fellowship Program che le consentì di lavorare nell’ufficio del Segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon, per il quale svolse il ruolo di consulente politico senior, trascorrendo un anno a lavorare sull’Accordo di Parigi, restando poi a collaborare anche con il suo successore António Guterres… Yassamin Ansari si è distinta per il suo strenuo sostegno alle iniziative per il clima e per lo sviluppo sostenibile … dell’azione sindacale, dei diritti LGBT e del diritto all’interruzione volontaria di gravidanza … a soluzioni di affitto a prezzi accessibili per combattere il problema dei senzatetto a Phoenix… in occasione della sua campagna elettorale per il Congresso fu appoggiata dal gruppo filo-israeliano Democratic Majority for Israel … [Wikipedia] Maddalena Brunasti
April 7, 2026
Pressenza
L’Università di Catania a Sigonella, base di guerra contro l’Iran
La stazione aeronavale di Sigonella, in Sicilia, è in prima linea nel conflitto scatenato da Stati Uniti d’America e Israele contro l‘Iran e cosa sceglie di fare l’Ateneo di Catania? Visitare e omaggiare l’installazione di morte per “offrire nuove opportunità” ai propri studenti. Il 24 marzo scorso, docenti e studenti, studentesse dell’Università degli Studi di Catania hanno partecipato alla “Sigonella Middle High School College and Career Fair”, evento internazionale di “orientamento e promozione” tenutosi all’interno della grande base USA e NATO: «Un ponte diretto tra la Sicilia e il mondo: è questo il segnale forte arrivato dalla partecipazione della nostra Università”, riporta con enfasi l’Ateneo etneo. “Siamo stati tra i protagonisti della giornata, portando sotto i riflettori la nostra offerta formativa e, soprattutto, le numerose opportunità di apertura internazionale rivolte agli studenti». All’evento a Sigonella hanno partecipato anche alcune università statunitensi provenienti da Michigan, Texas, Wisconsin e Ohio: «Il nostro stand ha attirato un flusso costante di studenti”, riportano ancora i rappresentanti dell’Università di Catania. “I liceali hanno mostrato particolare curiosità per i percorsi in lingua inglese e per i programmi di mobilità internazionale, ponendo numerose domande e dimostrando un interesse concreto verso esperienze accademiche fuori dai confini nazionali». Ai docenti accompagnatori degli studenti statunitensi sono state illustrate le attività e i progetti dell’Ateneo catanese: «Si è trattato di un’importante occasione di dialogo che rafforza il ruolo della nostra Università come punto di riferimento in un contesto educativo sempre più globale», conclude l’Ateneo prossimo, forse, ad indossare la mimetica. A guidare l’inaccettabile missione all’interno dell’infrastruttura che più di altre sta sostenendo le operazioni di intelligence USA nello scacchiere di guerra mediorientale (così come quelle anti-russe nel Mar Nero), i docenti Maria Alessandra Ragusa (delegata UniCt all’Internazionalizzazione della didattica), Mattia Frasca (delegato ai progetti Erasmus) e Andrea Scapellato. Antonio Mazzeo
March 28, 2026
Pressenza