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Gaza, le prove nelle ferite dei bambini
Il reportage del de Volkskrant premiato all’European Press Prize 2026 documenta il targeting deliberato di bambini a Gaza. Un giornalismo che supplisce all’assenza di giornalisti. E istituzioni che fanno finta di non sentire. Il 3 giugno 2026, a Lisbona, l’European Press Prize ha assegnato il Distinguished Reporting Award ai giornalisti olandesi Maud Effting e Willem Feenstra del de Volkskrant per il reportage What the wounds are telling us, in italiano: Cosa ci dicono le ferite. La giuria lo ha definito “un lavoro straordinario che combina raccolta di dati e ritratti profondamente umani dei medici”, sottolineando come il pezzo costruisca intorno a questi testimoni la cornice di “ultimi osservatori internazionali”. Il premio più prestigioso del giornalismo europeo, selezionato tra oltre ottocento candidature da quarantaquattro Paesi, va dunque a un’inchiesta su Gaza. C’è un paradosso in questo riconoscimento che vale la pena nominare con chiarezza. L’Europa che premia è la stessa Europa che, con poche eccezioni, si è rifiutata di vedere. I governi degli stessi Paesi da cui provengono i medici-testimoni — Stati Uniti, Regno Unito, Australia, Canada, Paesi Bassi — hanno continuato a fornire armi, copertura diplomatica o semplicemente silenzio. Il premio arriva tre anni dopo l’inizio di una guerra che ha prodotto, secondo le autorità sanitarie di Gaza, oltre 64.000 morti, quasi 20.000 dei quali bambini. Premiare il giornalismo che ha documentato questo è giusto. Ma il gesto rischia di assolvere, indirettamente, l’inerzia politica che quel giornalismo ha denunciato. Il reportage del Volkskrant vale la pena di essere letto nella sua interezza e di essere raccontato, nei limiti che il rispetto del lavoro altrui impone, perché contiene qualcosa che i comunicati ufficiali e i dibattiti parlamentari non riescono a trasmettere: la specificità concreta del male. Effting e Feenstra hanno parlato per mesi con diciassette medici e un infermiere che, dall’ottobre 2023, hanno lavorato in sei ospedali e quattro cliniche attraverso Gaza, spesso tornandoci due volte. Chirurghi d’emergenza, anestesisti, ortopedici, chirurghi plastici, intensivisti. Molti avevano esperienza in Sudan, Afghanistan, Siria, Bosnia, Ruanda, Ucraina. Nessuno era preparato a quello che ha trovato. A loro, e non ai giornalisti che Israele esclude sistematicamente da Gaza, è toccato il compito di testimoniare. Le sale operatorie, scrivono Effting e Feenstra, sono diventate sale di redazione. Il quadro che emerge dalle loro testimonianze, supportate da fotografie, radiografie, appunti clinici e diari personali consegnati al giornale, ruota attorno a un dato che i due autori hanno costruito con precisione metodologica: quindici medici su diciassette hanno dichiarato di aver trattato bambini di quindici anni o meno con singole ferite da arma da fuoco alla testa o al petto, con il resto del corpo intatto. Conteggio conservativo, casi incerti esclusi: almeno 114 bambini. La maggior parte non è sopravvissuta. Una singola pallottola alla testa o al petto di un bambino è, sul piano della medicina legale, un indicatore forte di targeting deliberato. Non è shrapnel. Non è il danno da esplosione indiscriminata. È un colpo mirato, sparato da un cecchino o da un drone armato, da lunga distanza. Il patologo forense Wim Van de Voorde, professore emerito all’Università di Lovanio, ha esaminato le immagini: «È molto probabile che si tratti di colpi a lunga distanza, mirati alla testa e al collo, con munizioni militari». Il patologo Frank van de Goot, osservando le radiografie dei crani infantili con proiettili conficcati all’interno, ha notato che le pallottole avevano perso molta energia lungo il percorso, segno che i bambini erano stati colpiti da distanza considerevole. L’ex comandante delle forze di terra olandesi Mart de Kruif ha escluso che più di cento casi analoghi possano essere attribuiti al caso: «Se vedi un numero elevato di ferite da arma da fuoco all’area del petto e alla testa, non si tratta di danni collaterali. Si tratta di targeting deliberato». Israele ha rifiutato di rispondere alle domande sui cecchini. Il governo Netanyahu nega che i soldati sparino deliberatamente sui civili. Ma soldati anonimi hanno confessato il contrario sul quotidiano israeliano Haaretz, e l’organizzazione Breaking the Silence, fondata da veterani dell’esercito israeliano, ha documentato, sulla base di centinaia di interviste, ordini di sparare su chiunque entrasse in determinate aree. Vi è poi un secondo piano documentato dal reportage, forse il più perturbante perché il meno discusso: quello che i medici hanno chiamato, con un termine che rimanda all’universo videoludico, la gamification della guerra. I chirurghi hanno notato ondate di pazienti le cui ferite sembravano coordinate per regione corporea: testa e collo un giorno, addome il giorno dopo, arti il seguente, poi genitali. Il chirurgo Nick Maynard dell’Università di Oxford ha raccontato al giornale che un residente in urologia del Nasser Hospital ha trattato quattro ragazzi colpiti ai testicoli in un singolo giorno. Goher Rahbour ha visto cinque o sei pazienti in una giornata con colpi a entrambe le braccia e a entrambe le gambe. I soldati israeliani, sempre su Haaretz, hanno ammesso di sparare sui civili in attesa agli snodi di distribuzione alimentare, chiamando questa pratica con il nome di un gioco infantile, il semaforo, in cui i civili “sanno” che possono avvicinarsi solo quando il fuoco si interrompe. Non è un dettaglio marginale. È la descrizione di un sistema che ha trasformato l’uccisione in routine ludica, attribuendo al tiro sui corpi una struttura di gioco con regole, punteggi, record. Nel 2020, cecchini israeliani avevano già raccontato a Haaretz di gare per colpire il maggior numero di ginocchia in una singola giornata: il primato era di quarantadue. A tutto questo si aggiunge la documentazione sulle armi a frammentazione. Nove medici hanno riferito di aver estratto dai corpi dei pazienti, bambini inclusi, minuscoli frammenti metallici a forma di cubo o cilindro, capaci di produrre ferite di ingresso microscopiche e devastazione interna massiccia. Il chirurgo Mark Perlmutter, vicepresidente dell’International College of Surgeons, afferma di aver consegnato due frammenti di tungsteno alla Corte Penale Internazionale. L’esercito israeliano definisce questa documentazione «una menzogna palese» e nega di possedere o impiegare tali armi. Il 28 maggio 2025, Feroze Sidhwa, il chirurgo californiano che aveva aperto il reportage con la scena dei quattro bambini intubati il suo primo giorno a Gaza, ha parlato davanti al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. «I miei pazienti avevano sei anni, con schegge nel cuore e proiettili nel cervello». Aveva ammorbidito il discorso originale su consiglio di un amico fidato, per non allontanarsi troppo dalla convenzione diplomatica. Eppure quella frase è rimasta. Ed è rimasta inascoltata. Il reportage di Effting e Feenstra fa quello che il giornalismo deve fare quando le istituzioni abdicano: costruisce un archivio. Fotografie, radiografie, diari, testimonianze incrociate, perizie forensi. Un archivio che dice, con il linguaggio della medicina trasformata in prova, ciò che la politica si rifiuta di nominare. Sidhwa, tornato a Stockton, ha ripreso i suoi pazienti in California. Mamode ha strappato la tessera del Partito Laburista. Perlmutter ha consegnato i frammenti di tungsteno alla Corte Penale Internazionale. Ognuno di loro ha fatto la propria parte. Il premio di Lisbona certifica che quella parte era anche giornalismo. Resta aperta, e sempre più urgente, la domanda su quale parte tocchi a chi ha il potere di agire e continua a non farlo. Fonti Maud Effting, Willem Feenstra, What the wounds are telling us, de Volkskrant, settembre 2025 (Distinguished Reporting Award, European Press Prize 2026, cerimonia di Lisbona, 3 giugno 2026) https://www.volkskrant.nl/kijkverder/v/2025/gunshot-palestine-children-israel-war~v1819649/ Feroze Sidhwa et al., 65 Doctors, Nurses, and Paramedics: What We Saw in Gaza, The New York Times, 9 ottobre 2024 https://www.nytimes.com/interactive/2024/10/09/opinion/gaza-doctors-letter.html Breaking the Silence, The Perimeter, rapporto basato su interviste a soldati israeliani, 2024 https://www.breakingthesilence.org.il/the-perimeter BBC News, indagine su oltre 160 bambini feriti da arma da fuoco a Gaza, agosto 2024 https://www.bbc.com/news/articles/c7893vpy2gqo The Lancet, gruppo di ricercatori internazionali sulla stima delle vittime a Gaza, 2024 https://www.thelancet.com/journals/lancet/article/PIIS0140-6736(24)01169-3/fulltext Nizam Mamode, audizione davanti alla commissione parlamentare britannica, autunno 2024 https://committees.parliament.uk/event/22392 Feroze Sidhwa, intervento al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, New York, 28 maggio 2025 https://webtv.un.org/en/asset/k1m/k1m4v8a3x7 Amnesty International, rapporti sull’uso di armi a frammentazione a Gaza, 2023–2025 https://www.amnesty.org/en/location/middle-east-and-north-africa/middle-east/israel-and-occupied-palestinian-territory/ Haaretz, testimonianze anonime di soldati israeliani sul tiro sui civili e sui punti di distribuzione alimentare, 2024–2025 https://www.haaretz.com Haaretz, inchiesta sui cecchini israeliani e il tiro alle ginocchia, 2020 https://www.haaretz.com/israel-news/.premium.MAGAZINE-israeli-snipers-brag-about-shooting-gaza-protesters-knees-1.8632555 Francesco Russo
June 6, 2026
Pressenza
Uno studio israeliano conferma: “la carestia a Gaza è una strategia pianificata”
Pezzo dopo pezzo, tutte le menzogne sioniste crollano di fronte all’evidente volontà genocida, certificata persino da istituti israeliani. È il caso del tema fame: la carestia nella Striscia di Gaza non è l’effetto collaterale delle operazioni israeliane, ma una politica deliberata di Tel Aviv. È la conclusione di uno studio […] L'articolo Uno studio israeliano conferma: “la carestia a Gaza è una strategia pianificata” su Contropiano.
June 6, 2026
Contropiano
Mosca risponde all’attacco al dormitorio di Starobelsk: pioggia di droni e missili sull’Ucraina
La notte del 2 giugno ha visto un massiccio attacco russo a diversi obiettivi in Ucraina, a Kharkiv, Dnipro, Zaporizhzhia e soprattutto Kiev. Secondo le autorità ucraine, Mosca ha lanciato 656 droni e 73 missili di vario tipo, inclusi vettori balistici, da crociera e ipersonici. Solo 33 missili e 33 […] L'articolo Mosca risponde all’attacco al dormitorio di Starobelsk: pioggia di droni e missili sull’Ucraina su Contropiano.
June 2, 2026
Contropiano
Israele Stato terrorista
Attivisti della Global Sumud Flotilla sequestrati, legati e umiliati ad Ashdod: il governo israeliano mostra il volto feroce dell’impunità. L’Italia deve rompere ogni complicità Israele ha mostrato ancora una volta …
Shireen Abu Akle, uccidere la verità: la guerra di Israele…
… contro chi documenta i fatti. di Bruno Lai 11 maggio 2022: c’è una giornalista palestinese da far tacere.     Siamo a metà 2022, ben prima che l’operazione “Diluvio al-Aqṣā” di Hamas, del 7 ottobre 2023, fornisse ad Israele il pretesto per compiere un’aggressione militare senza precedenti contro la Striscia di Gaza. Un’operazione di devastazione che, per il sistematico
Ucraina e Gaza, situazioni analoghe? Prima parte
> Secondo un’opinione diffusa, i due interventi militari in Ucraina e a Gaza > sarebbero comparabili. Si avrebbe a che fare con due guerre, sotto forma di > un’invasione russa in Ucraina e di un’invasione israeliana a Gaza. Si > tratterebbe anche di due evidenti violazioni del diritto internazionale. Putin > e Netanyahu sarebbero entrambi colpevoli di crimini di guerra, poiché entrambi > devono affrontare mandati di arresto emessi dal Tribunale penale > internazionale (TPI). Entrambi violerebbero anche il diritto > all’autodeterminazione dei popoli: quello del popolo ucraino per i russi e > quello del popolo palestinese per gli israeliani. È necessario rendere > giustizia a questi paragoni artificiali, superficiali e fuorvianti. Passeremo > quindi in rassegna una serie di punti chiave. CONFRONTO NON SIGNIFICA RAGIONE Tuttavia, le differenze sono importanti. Ci sono due fatti principali che rendono queste situazioni incomparabili. Innanzitutto la Russia è il più grande paese del mondo e non ha bisogno di nuovi territori, mentre Israele, fin dalle proprie origini di colonia di popolamento, non ha smesso di praticare l’espansionismo territoriale a spese dei propri vicini. Poi le realtà politiche e demografiche di Russia e Israele sono distinte. Una popolazione di origine slava, per l’80% etnicamente russa, è presente nell’attuale territorio della Russia da circa 1.500 anni.[1] Al contrario, gli ebrei israeliani sono per lo più originari di luoghi esterni alla Palestina. A differenza della Russia, nazione storica, etnica e civica allo stesso tempo, Israele è essenzialmente una colonia di popolamento, un trapianto operato di recente.[2] La prima è quindi stabilizzata, mentre la seconda è molto apertamente alla ricerca di un’espansione demografica e territoriale. Non basta constatare che c’è stata un’invasione militare per prendere posizione. Le circostanze, le cause profonde e le responsabilità sono determinanti. Questi elementi vanno tenuti in considerazione. Nel conflitto in Ucraina, è stata la NATO a iniziare lo scontro, sotto la direzione statunitense, che minacciava la Russia estendendosi fino ai suoi confini e strumentalizzando l’Ucraina. In Palestina, la fonte del conflitto risiede nella negazione dei diritti nazionali palestinesi, nell’occupazione e nella colonizzazione sionista che opprime i palestinesi da oltre un secolo. L’assalto israeliano a Gaza ne è solo la continuazione. La Russia reagisce puntualmente a una minaccia esercitata dall’esterno contro la propria sicurezza; Israele persegue da decenni una politica autogenerata per realizzare il progetto coloniale sionista. La Russia è sulla difensiva; Israele è all’attacco. LA PRIMA SI RESTRINGE, IL SECONDO SI ESPANDE In seguito alla disgregazione dell’Unione Sovietica avvenuta nel dicembre 1991, il territorio della Russia ne è risultato notevolmente ristretto. L’URSS è stata suddivisa in quindici repubbliche, tra cui la Russia. Al contrario, Israele non ha smesso di tentare di ampliare il proprio territorio: non solo con la conquista del Sinai e delle alture del Golan, ma anche con l’occupazione della Cisgiordania, di Gerusalemme Est e di Gaza. È ancora presente in Siria e porta avanti il proprio progetto di occupazione del Libano meridionale: tutto ciò allo scopo di costituire il Grande Israele, che comprende la maggior parte del Medio Oriente. Sostenuta a fatica dall’imperialismo americano, un’entità minoritaria eserciterebbe il proprio dominio sulla stragrande maggioranza delle popolazioni della regione. CONFINI COSTANTEMENTE PRESERVATI PER ISRAELE E COSTANTEMENTE TRASFORMATI PER LA RUSSIA A queste prime osservazioni generali, si aggiungono diversi fatti che accentuano le differenze tra le due situazioni. La disgregazione dell’URSS è l’esempio di una situazione che rispetta il principio dell’uti possidetis. I confini interni all’URSS sono diventati i confini delle quindici repubbliche sovrane. Le perturbazioni sopravvenute a questi confini sono emerse in Georgia, in Ucraina e in Azerbaigian, ma sono state il risultato di rivoluzioni colorate fomentate, alimentate e finanziate da interventi esterni della CIA, del National Endowment for Democracy (NED) e della United States Agency for International Development (USAID). In generale, il rispetto delle frontiere esistenti si è comunque imposto. Al contrario, i confini dello Stato di Israele non hanno smesso di modificarsi e rimangono ancora vaghi ed estensibili fino ai nostri giorni. Israele non ha una costituzione, anche perché quest’ultima lo obbligherebbe a definire i propri confini. RICONOSCIMENTO DELLO STATO UCRAINO DA PARTE DELLA RUSSIA E NON RICONOSCIMENTO DELLO STATO PALESTINESE DA PARTE DI ISRAELE Il memorandum di Budapest [3], firmato nel 1994, ha portato al riconoscimento dello Stato ucraino da parte di Mosca. D’altra parte, Israele non ha mai voluto riconoscere l’esistenza di uno Stato palestinese. UNO È CONTRO L’APARTHEID, L’ALTRO È A FAVORE Le ONG, gli esperti internazionali e i rappresentanti delle Nazioni Unite ritengono che Israele imponga un regime di apartheid sul proprio territorio. Nessuno formula tali accuse nei confronti della Russia. Al contrario, la Russia si è sempre opposta all’apartheid che regnava all’epoca in Sudafrica. Ciò spiega anche perché si è sempre opposta alle misure discriminatorie imposte da Kiev nei confronti della minoranza di lingua russa in Ucraina orientale. UNO AFFRONTA UN ESERCITO, L’ALTRO UNA GUERRIGLIA In Ucraina, abbiamo davvero a che fare con una guerra tra l’esercito russo e l’esercito ucraino. A Gaza, l’esercito israeliano, equipaggiato grazie al sostegno finanziario e militare degli Stati Uniti, ha a che fare con la resistenza di piccoli gruppi di guerriglieri. UNA GUERRA IN UCRAINA, UN GENOCIDIO A GAZA La proporzione di civili uccisi in Ucraina riflette le caratteristiche consuete della guerra. È difficile determinare le cifre esatte. Per ragioni politiche e psicologiche, le parti belligeranti non ne forniscono. Sono solo stime e vanno prese con cautela. Le perdite in Ucraina sono principalmente militari e i civili pagano incidentalmente il loro tributo, ma non sono né gli obiettivi né le vittime primarie. A Gaza, l’obiettivo non è la guerra intesa come scontro militare, ma la distruzione di una società, la «pulizia etnica» e il genocidio di una popolazione. Sebbene sia difficile determinare il numero esatto di morti (un corrispondente che scrive sulla rivista The Lancet ipotizzava che fossero quasi 200.000 [4]), sappiamo che le vittime sono prima di tutto civili. L’esercito israeliano bombarda prioritariamente e consapevolmente i civili. Inoltre, ne autorizza l’uccisione in gran numero, anche per uccidere un solo leader di Hamas.[5]  Durante il picco del genocidio, sono morti centinaia di civili ogni giorno. La metà delle vittime civili sono bambini di età inferiore ai 18 anni. I crimini di guerra, nel senso di gravi violazioni del diritto internazionale umanitario e delle convenzioni di Ginevra, sono la regola, non l’eccezione. Secondo il parere unanime degli esperti internazionali, nonché delle Nazioni Unite, delle ONG e di diversi paesi guidati dal Sudafrica[6], ci troviamo di fronte al genocidio degli abitanti di Gaza.[7] Vengono privati di cibo, acqua, gas ed elettricità. Scuole e ospedali vengono distrutti. I giornalisti, il personale medico e gli intellettuali vengono presi di mira. I camion di approvvigionamento delle risorse essenziali vengono bloccati alle frontiere. Le intenzioni genocide sono state espresse apertamente e ripetutamente dalle autorità israeliane. Nei conflitti armati, in Ucraina come altrove, i crimini di guerra vengono indubbiamente commessi da entrambe le parti, ma non sono la norma, e nessuno sostiene che l’esercito russo stia compiendo un genocidio della popolazione ucraina. PRESUNTE INTENZIONI CRIMINALI PER UNO E APERTAMENTE OSTENTATE PER L‘ALTRO Nel marzo 2023, la Corte penale internazionale (CPI) ha riferito di avere ragionevoli motivi per credere che Vladimir Putin e Maria Lvova-Belova (Commissario presidenziale per i diritti dell’infanzia della Russia, N.d.r.) abbiano commesso crimini di guerra. Precisamente, sarebbero responsabili «del crimine di guerra di deportazione illegale di popolazione (bambini) e del crimine di guerra di trasferimento illegale di popolazione (bambini) da alcune aree occupate dell’Ucraina alla Federazione Russa». [8] Va detto che a volte si trattava di orfani e, come indica il mandato di arresto, principalmente di bambini che vivevano nelle zone occupate dalla Russia e quindi, per la maggior parte, di bambini russofoni. È davvero per assimilarli alla Russia? Se fossero soprattutto bambini di lingua russa, che senso avrebbe questa assimilazione? Le autorità ucraine insistono nel dire che questi russofoni sono ucraini. Ci si chiede allora perché queste stesse autorità abbiano negato la parte russofona dell’identità di questi bambini legiferando per rendere illegale l’uso della lingua russa negli spazi pubblici. Le autorità russe si difendono dalle accuse di rapimento forzato di bambini. Sostengono di averli allontanati dalle zone di guerra per collocarli in campi vacanza sicuri. Notiamo innanzitutto che, quando è caduta l’accusa, i russofoni di quattro oblast erano già diventati cittadini russi. Certo, la minoranza russofona, in quanto minoranza nazionale, era solo un’estensione del popolo vicino e non costituiva un popolo a sé stante. Si trattava di una minoranza nazionale e non di una nazione minoritaria. Come frammento minoritario di popolo, non aveva quindi un diritto intrinseco all’autodeterminazione interna, come le popolazioni che costituiscono popoli a pieno titolo che, a loro volta, godono di tale diritto, e ancor meno un diritto all’autodeterminazione esterna. Il fatto che Donetsk e Lugansk si siano autoproclamate sovrane non ha cambiato la situazione e non ha smosso Mosca. Tuttavia, avendo subito leggi russofobe e una guerra civile, la minoranza nazionale russa ha acquisito un diritto all’autodeterminazione interna sotto forma di un diritto di riparazione. Aveva quindi il diritto all’autonomia governativa, costituzionalizzato all’interno dell’Ucraina, come previsto dagli accordi di Minsk I e II [9]. Tuttavia, poiché l’Ucraina si è rifiutata di applicare questi accordi, l’unica soluzione rimasta era quella di revocare il diritto all’autodeterminazione esterna, inteso come diritto al risarcimento di fronte al rifiuto di riparare all’ingiustizia subita. Avendo inoltre votato con un referendum a favore dell’annessione alla Russia, la costituzionalizzazione di queste annessioni non è stata un’impostazione. Le quattro oblast ora fanno parte della Russia. I bambini di queste quattro oblast, che costituivano la stragrande maggioranza delle persone trasferite, erano quindi russi. Detto ciò, l’accusa del TPI è molto grave e deve essere presa sul serio, soprattutto se alcuni bambini sono stati trasferiti senza il consenso dei genitori. Tuttavia, ci si chiede perché gli autori delle bombe lanciate dall’Ucraina sulle popolazioni civili del Donbass dal 2014 non siano stati perseguiti penalmente dal TPI. La questione si pone soprattutto perché queste bombe sono forse uno dei motivi principali per cui il progetto di spostare i bambini ha potuto imporsi ai leader russi. Anche la Russia è accusata di aver commesso crimini contro l’umanità. I suoi avversari la accusano in particolare di aver distrutto le infrastrutture civili ucraine, che garantivano l’elettrificazione del paese. Si tratterebbe certamente di un crimine di guerra. Bisogna però notare che l’atto d’accusa a tal fine è stato formulato dal TPI nel giugno 2024. Eppure, gli interventi russi sono stati una rappresaglia a seguito degli attacchi ucraini agli impianti energetici russi che Washington stessa ha criticato. [10]    Si attende ancora che i mandati di arresto in merito vengano emessi dal TPI contro Volodymyr Zelensky. L’accusa del TPI contro Benjamin Netanyahu e l’allora ministro della Difesa, Yoav Gallant, è molto più grave. Un mandato è stato emesso contro di loro per aver attuato una «carestia organizzata». Sorprendentemente, però, il TPI si rifiuta comunque di parlare di genocidio. Eppure, come altro può essere definita una carestia pianificata su scala di un’intera popolazione se non come lo sradicamento di questa stessa popolazione? La difficoltà di attribuire un genocidio è in generale intimamente legata alla difficoltà di determinare l’esistenza di un’intenzione genocida. Tuttavia, le autorità israeliane hanno chiaramente annunciato le loro intenzioni di distruggere tutto, di rendere Gaza invivibile e di privare i cittadini delle risorse necessarie alla sopravvivenza. Non hanno rapito 20.000 bambini. Li hanno uccisi. Hanno costretto allo sfollamento più di un milione di persone. Le informazioni provenienti da Gaza a riguardo sono circolate abbondantemente sui social network. Ognuno ha potuto essere un testimone diretto di azioni genocide. Per quanto gravi siano le accuse mosse contro Vladimir Putin, non si può affermare che tra lui e Netanyahu non ci siano differenze. -------------------------------------------------------------------------------- NOTE: [1] https://www.historyworld.net/history/Russia/611?section=Origins [2] https://cjf.qc.ca/revue-relations/publication/article/israel-un-colonialisme-de-peuplement-plus-que-centenaire/ [3] https://www.axl.cefan.ulaval.ca/europe/Memorandom-1994.htm [4] https://www.aljazeera.com/news/2024/7/8/gaza-toll-could-exceed-186000-lancet-study-says [5] https://www.lorientlejour.com/article/1441348/larmee-israelienne-aurait-autorise-le-massacre-dun-grand-nombre-de-civils-a-gaza-des-le-7-octobre.html [6] https://www.icj-cij.org/sites/default/files/case-related/192/192-20260313-pre-01-00-fr.pdf [7] https://www.youtube.com/watch?v=WAPIdWpDuCw [8] https://www.icc-cpi.int/fr/news/situation-en-ukraine-les-juges-de-la-cpi-delivrent-des-mandats-darret-contre-vladimir [9] https://mjp.univ-perp.fr/constit/ua2015.htm [10] https://www.ledevoir.com/monde/europe/811539/ukraine-attaque-sites-energetiques-russie-drones -------------------------------------------------------------------------------- Traduzione dal francese di Simona Trapani. Revisione di Thomas Schmid. Samir Saul - Michel Seymour
May 5, 2026
Pressenza
Furundulla 318-Trumplonia…
…la saga di Benigno Moi Assodato che le vignette non vanno spiegate… ma sono un sasso buttato come spunto di riflessione, per ogni vignetta almeno un link (forse) Depravazioni Dipendenze   Pietrolandia L’origine del nome dato alla rubrica Furundulla: hastagasa La Furundulla precedente 317 Sinonimi e contrari