
Da Roma a Washington, Fedorov continua la raccolta di fondi per l’industria bellica
L'INDIPENDENTE - Monday, August 31, 2026Si è più volte detto che la guerra in Ucraina sia il banco di sperimentazione delle nuove tecnologie belliche; negli ultimi giorni, però, questa consapevolezza sta assumendo una dimensione esplicita sia sul piano politico che su quello finanziario. Mykhailo Fedorov, ex ministro della Difesa ucraino, è coinvolto in una tournée utile a saldare i rapporti con i potenti d’Europa e degli Stati Uniti, a stringere le mani ai grandi capi d’azienda del settore tech, con l’obiettivo esplicito di convincere capitalisti di ventura, investitori privati, istituzioni e imprese a prendere parte a un fondo di investimento per sviluppare startup militari in Ucraina.
Gli italiani si sono resi conto bruscamente di questo processo lo scorso venerdì, quando il Ministro della Difesa Guido Crosetto ha incontrato a sorpresa lo stesso Fedorov, nominandolo ufficialmente consigliere per l’innovazione della Difesa. Crosetto ha presentato questo nuovo legame come un'”occasione di approfondimento, in particolare, sul tema dei droni, dei sistemi unmanned e della difesa aerea, oltre a un confronto sull’evoluzione dell’ecosistema tecnologico”. Il diplomatico ucraino ha invece affidato i suoi pensieri a X: “Assisterò l’Italia nell’adozione di tecnologie belliche moderne, nella valorizzazione del suo settore della Difesa e nell’adattamento alle sfide emergenti alla sicurezza globale. L’Ucraina e il nostro team possiedono un’esperienza reale e unica nella guerra hi-tech e siamo entusiasti di condividerla con i nostri alleati”.
Non c’è bisogno di immaginare cosa si siano detti i due a porte chiuse, i temi di dibattito sono stati esplicitati: droni, sistemi autonomi, difesa aerea e la costruzione di un ecosistema tecnologico, con l’Italia che ha già messo un piede nella porta via Leonardo Ukraine, società lanciata lo scorso 20 maggio ed emersa all’attenzione pubblica solamente nelle ultime settimane. Roma, però, non è stata che la prima tappa del viaggio di Fedorov – anzi é stata quasi uno scalo aeroportuale – perché dopo aver stretto la mano a Crosetto, l’ex ministro ucraino si è imbarcato su un altro volo, questa volta con destinazione Washington D.C..
Se la sua comparsata in Italia è giunta a sorpresa di molti, negli Stati Uniti, Fedorov si è messo al centro delle scene accompagnando la sua visita con un’intervista al Financial Times. Una scelta che non stupisce piú di tanto: la sua presenza statunitense è mirata a raccogliere fondi e collaborazioni con alcuni dei soggetti più danarosi e importanti che operano nei settori della tecnologia e della finanza, quindi l’esposizione pubblica del suo viaggio si trasforma in una vera e propria reclame, utile a evidenziare gli incontri già programmati e, magari, a convincere a incontrarlo chi non ha ancora accettato il suo invito.
Agli USA, Fedorov propone la creazione di un fondo focalizzato sul finanziare la robotica di guerra, droni intercettatori e missili a basso costo guidati dall’intelligenza artificiale, ma avanza anche l’idea di portare in loco il know-how ucraino per “costruire un’armata di droni” per l’esercito a stelle e strisce. In cambio di questa eventuale collaborazione con il Pentagono, il diplomatico chiede che l’Amministrazione Trump fornisca a Kiev un restock dei potenti missili Patriot, ormai scarseggianti. Tra i nomi noti già segnati in agenda figurano Alex Karp, controverso CEO della controversa Palantir Technologies, azienda di gestione dei dati che sostiene apertamente di avere avuto un ruolo di rilievo nell’assicurare che i missili ucraini colpissero gli obiettivi russi, ma anche Hal Lambert e Richard Schwartz, soggetti alla testa di Clearview AI, azienda di riconoscimento facciale considerata illegale dall’UE e impiegata in Ucraina per identificare la presenza di russi e di collaborazionisti nei territori contesi.
Le motivazioni alle spalle del lancio di questa raccolta fondi da parte di Fedorov sono motivo di grande dibattito. Certo, è possibile che i suoi intenti siano puramente patriottici e che il suo obiettivo finale sia quello di compiere azioni che ritiene possano beneficiare la sua nazione, ma non è detto che l’ex ministro, scaricato da Volodymyr Zelensky lo scorso luglio in occasione di un rimpasto di governo, non stia semplicemente compiendo i primi passi nella carriera di lobbista, destinazione in cui finiscono con il defluire molti politici dopo l’uscita dai palazzi del potere. Ultimo, ma non ultimo, le mosse di Fedorov potrebbero essere propedeutiche a una sua eventuale candidatura elettorale. Il suo licenziamento ha contribuito a far scoppiare in patria un’ondata di proteste pubbliche e lui stesso ha pubblicato recentemente un video in cui chiede che il Paese venga coinvolto in elezioni di guerra. Il Presidente Zelensky, il cui mandato è tecnicamente terminato il 20 maggio 2024, ha commentato sostenendo che un processo elettivo effettuato nel vivo degli scontri finirebbe con il “distruggere” la nazione.
The post Da Roma a Washington, Fedorov continua la raccolta di fondi per l’industria bellica appeared first on L'INDIPENDENTE.