“Portentosa Cura Intergalattica”: quando la politica abbraccia la poesia

Pressenza - Friday, July 17, 2026

Carlotta Muston e Chloé Bertini raccontano il sogno di un’ecologia dei movimenti contro la frammentazione della sinistra italiana.

PCI — no, non parliamo con nostalgia del Partito Comunista Italiano, ma della “Portentosa Cura Intergalattica”. Il nome stesso suona strano, fuori dagli schemi, impossibile da inscatolare negli slogan del panorama di opposizione politica che conosciamo. Eppure, dietro a queste tre parole si nasconde una visione radicale e un progetto politico concreto che sta riunendo decine di realtà attiviste attorno a una domanda semplice, ma mai veramente affrontata: come costruiamo davvero il cambiamento? Come lo facciamo insieme?

Quando il nome diventa manifesto politico

Carlotta Muston e Chloé Bertini sono due delle fondatrici della PCI. Si sono incontrate nei movimenti di Extinction Rebellion e Ultima Generazione, dentro quei movimenti che negli ultimi anni hanno messo il corpo sulla strada, ma è stato in momenti di sosta dalla militanza che hanno iniziato a farsi le domande davvero difficili.

“Eravamo tra il portone di casa di Sofia, che ha dato vita al progetto insieme a noi, e la fermata del tram davanti a casa sua. Sofia è molto comunista e insisteva che avremmo dovuto chiamarci PCI. Giocando con queste tre lettere e reinventandole, abbiamo capito che l’emozione che sentivamo era il bisogno di un nome grande, esplosivo, espansivo, pieno di amore, luce, colore e gioia. Ed è importante per noi che la dimensione della cura sia proprio al centro del nome, perché rende la dimensione transfemminista del nostro progetto fondamentale , ed è proprio quello che nella sinistra italiana  abbiamo invece visto mancare da quando siamo bambine.” — Carlotta

Chloé aggiunge un’altra sfaccettatura: “Quello che mi piace è l’inafferrabilità che porta con sé questo nome. Perché da un lato deve essere grande per affrontare una sfida globale e sistemica che richiede ambizione. Dall’altro, ci sono tante altre parole che usiamo per comporre e scomporre questa sigla, per esempio “Piccole Creature Invertebrate”, perché vogliamo avanzare in modo organico e riconnetterci alla vita. Dentro il nostro gruppo cambiamo le parole dell’acronimo ogni volta che vogliamo, per esprimere concetti diversi. Questo mi piace perché mantiene sia la dimensione ambiziosa della sigla che quella di gioco e creatività.”.

“Portentosa cura intergalattica è un nome che può far ridere“, aggiunge Carlotta. “Ma è per dire: possiamo avere un orizzonte molto alto e ambizioso e fare piccoli passi, continuare a prenderci sul serio e anche prenderci in giro. Penso che la sinistra abbia bisogno di questa ironia.”

Il weekend che ha cambiato tutto

La genesi della PCI arriva da una frustrazione condivisa. Molte di loro vengono da anni di lotta climatica con  Extinction Rebellion, Ultima Generazione. Anni di corpo sulla strada, di urgenza, di consapevolezza che la crisi climatica e sociale non è rimandabile. Ma c’era qualcosa che mancava.

“C’era una spinta, un’energia, una volontà di dare tutto al servizio di un cambiamento radicale, ma non erano ancorate a un’intenzione che poteva essere formulata con chiarezza. Non ci eravamo mai chiesti davvero: come lo facciamo? Come realmente sovvertiamo questo sistema omicida, genocida, ecocida?” — Chloé

E da lì il gesto semplice: un fine settimana a casa di Chloé. “Da brave amiche e compagne abbiamo passato il weekend a cercare di pianificare la rivoluzione, o almeno, a rispondere ad alcune domande“, racconta Carlotta.

Un ecosistema, non una battaglia

Quello che emerge è l’intuizione che un’ecologia dei movimenti è urgente. Carlotta spiega: “Se vogliamo abbattere capitalismo, patriarcato e colonialismo che sono la matrice del sistema in cui viviamo, dobbiamo scardinare dentro di noi stesse le strutture culturali di oppressione che abbiamo interiorizzato. Non abbiamo una risposta a come costruire un’ecologia di movimento. Ma l’intuizione è quella di un’ottica permaculturale, dove le diverse realtà entrano sinergicamente in relazione e permettono di produrre ancora più biodiversità e meraviglia.”

Ritiro gruppo operativo, maggio 2026

Come il potere frammenta i movimenti

La frammentazione dei movimenti non è un incidente, è un effetto del potere.

“Vedo un potere che tende all’atomizzazione dell’individuo concentrato sul successo di sé stesso. Un meccanismo di competizione che si irradia a tutte le sfere. Ma se mettiamo in condivisione le competenze, unirci ci permette di generare più spazio contro l’ottica di scarsità che viene raccontata e ricercare quel movimento espansivo che abbiamo incastonato nel nostro nome” — Carlotta

Chloé individua un meccanismo cruciale: “La frammentazione viene da dentro i movimenti. Quando attraversiamo conflitti interni e sentiamo di non guardare nella stessa direzione, lo si vive spesso personalmente come un tradimento. E questo porta a maturare la credenza di non poter lavorare con qualcuno che non vediamo come portatore di un lavoro di trasformazione radicale. Dobbiamo anche fare i conti con una scala di prossimità al potere che ci frammenta: più si è vicine al potere, più è difficile empatizzare con chi è ai margini e più i margini sono lontani meno si sentono compresi.”

Facilitazione sistemica e conflitto trasformativo

“La facilitazione sistemica affronta i gruppi come sistema ed è uno strumento fondamentale e politico perché le strutture di potere che viviamo nel mondo si ripercuotono nei nostri spazi: i maschi, le persone bianche, le persone abili prendono più spazio. La facilitazione ci permette di scardinare attivamente queste strutture.”  — Carlotta

Carlotta mette in luce la necessità di un nuovo modo di vivere e camminare nel confronto. Durante un conflitto, stare sui contenuti e stare sul processo sono modalità completamente diverse di vivere ciò che accade. Il processo stesso è cura e apprendimento e la facilitazione aiuta a navigare il dialogo mentre lo si vive.

“Siamo esposti a una gestione del conflitto secondo la metafora della guerra, non della trasformazione. Una sfida fondamentale di evoluzione è permettere alle persone di avere un’esperienza incarnata di cosa significa stare nel conflitto e non uscirne massacrati, ma trasformati.” – Carlotta

“L’emotività è parte del processo”, sottolinea Carlotta, che fa la facilitatrice sistemica di professione. “Il dolore di fronte alla terra che brucia, il dolore quando non riusciamo a stare insieme, è informazione data al lavoro di connessione reciproca“. Per questo è importante e non secondaria la scelta dei luoghi in cui la PCI decide di portare avanti il processo: spazi naturali, vicino a fonti d’acqua, con la luna piena ad illuminare gli incontri.

I valori che permeano il progetto sono quindi : eco-transfemminismo, nonviolenza (ecologica e indigena), ciclicità, facilitazione, affiancati da una volontà crescente di approcciarsi in maniera pratica al mondo con un ‘ottica decoloniale.

L’urgenza: “When despair ends, tactics begin”

“La mia terra sta bruciando. La superficie vivibile della Terra si sta riducendo. Questa estate in Italia sentiamo temperature assurde. Le circostanze ci mettono davanti a una scelta: o perdiamo la nostra umanità, o abbattiamo tutto quello che la ostacola.” — Chloé

“Uno degli ostacoli più grandi a cui ci troviamo di fronte è il cinismo e la disperazione. Le persone vedono ciò che accade e ne rimangono incredule, ma continuano a vivere la propria vita come se nulla fosse. Non si rendono conto del potere che abbiamo” continua l’attivista.

“When despair ends, tactics begin. Possiamo e dobbiamo continuare a elaborare il lutto e il dolore per la Terra che muore e per il fatto di non riuscire a stare insieme come vorremmo, ma adesso è il momento di iniziare a mettere in atto  e a costruire veramente le tattiche comuni per uscire da tutto questo. L’urgenza di riconoscerci come ecosistema di movimenti nasce per noi dalla crisi climatica, che è qui e ora. Per questo il progetto diventa urgente, non rimandabile e un imperativo. L’alternativa che cerchiamo non può essere dentro questo sistema, perché è quello che ha prodotto il disastro.” — Carlotta.

Un incontro per tessere il potere collettivo

Tutto questo prende forma concreta per il secondo anno consecutivo in un incontro a fine agosto a cui sono state invitate 50 realtà diverse, dall’ambientalismo al transfemminismo, dai diritti dei migranti alla solidarietà palestinese, dalle comunità alternative ai sindacati di base. Cinque giorni dove le diverse lotte proveranno a vedersi, parlarsi, tessere una trama nuova. Quando si parla di risultati però è bene riconoscere che il processo durerà anni e quindi per il momento si procede con calma e cura.

Chloé: “C’è tanto amore dentro il nostro gruppo. Nel primo incontro “beta” questa energia si è estesa a tutto il campeggio e credo che succederà nuovamente quest’anno.”

Anzio, agosto 2025, Primo ritiro rivoluzionario

Carlotta non vuole parlare di aspettative, ma di desiderio che, ci ricorda, letteralmente vuol dire: “Andare verso le stelle. È strano portare la dimensione energetica e spirituale in ambienti politici, non lo è per noi, ma è una cosa nuova per chi lo vede fare e lo vive nei nostri incontri. Personalmente, comunque, vorrei che le persone presenti al ritiro se ne andassero con il cuore più aperto e più capaci di comunicare con gli altri, senza la paura di essere vulnerabili.”

Forse è qui, nello spazio tra la visione globale e l’intimità del legame, che la Portentosa Cura Intergalattica sta facendo qualcosa di radicale: non sconfiggere il nemico, ma imparare a stare insieme, veramente insieme, nella costruzione di un mondo diverso.

Per saperne di più scrivere a info@portentosacuraintergalattica.com

 

Erica Cardin