
SI CHIUDE IL VERTICE NATO IN TURCHIA: ARMI, ARMI E ANCORA ARMI. L’ITALIA CONFERMA LA SPESA BELLICA DEL 5% DEL PIL
Radio Onda d`Urto - Wednesday, July 8, 2026Ad Ankara, Turchia, si è concluso il Vertice Nato. Nelle stesse ore in cui Trump ordinava i nuovi bombardamenti sull’Iran, il segretario dell’Alleanza Atlantica Rutte annuiva pedissequamente a ogni mossa statunitense, che ha parlato di “risposta necessaria” all’Iran. Trump intanto ha confermato stizzito di voler mantenere gli Usa nella Nato, in occasione dell’incontro a porte chiuse dei leader.
Dalla dichiarazione finale del vertice si legge che la Russia “rappresenta una minaccia a lungo termine per la Nato”; che l’Ucraina “contribuisce alla sicurezza transatlantica e gli alleati sono uniti nel loro incrollabile sostegno a Kiev”. Tutto questo si traduce in decine e decine di miliardi di euro in armi promesse dai vari Stati, compresa la licenza statunitense a produrre Patriot per l’Ucraina, durante il vertice dell’Alleanza Atlantica, in occasione del quale il sultano Erdogan prova a rimuovere le sanzioni imposte alla Turchia dalla prima amministrazione Trump, consentendo la vendita di componenti di F-35 ad Ankara.
Un terremoto diplomatico e militare che scuote Israele. Qui il segretario alla Difesa Usa Pete Hegseth ha cancellato una visita in programma per oggi. All’inizio di questa settimana, il genocida Netanyahu aveva avvertito che fornire l’aereo stealth avanzato ad Ankara avrebbe “distrutto gli equilibri di potere in Medio Oriente” erodendo il vantaggio militare di Israele. Un vantaggio militare che è quello dell’occupazione illegale, che ha impedito al nuovo segretario generale della Lega Araba, Nabil Fahmy, di incontrare oggi a Ramallah il presidente palestinese Abu Mazen. Qui le autorità occupanti israeliane gli hanno negato l’autorizzazione.
Nel frattempo nella capitale turca, per il terzo giorno consecutivo, migliaia in piazza contro il vertice Nato. Corteo anche a Istanbul, organizzato dai principali partiti di opposizione al sultano Erdogan. I partecipanti hanno contestato le politiche dell’Alleanza, il ruolo della Turchia in perpetua crisi economica, e la presenza statunitense.
E poi c’è l’Italia. In questo calderone di affari bellici sulla pelle di milioni di persone, Meloni conferma l’obiettivo del 5% del pil dedicato al riarmo sigliato anche da Roma nel precedente summit Nato all’Aia, così come l’adesione al programma europeo Safe. L’obiettivo di far salire le spese militari al 5% entro il 2035 costerebbe all’Italia 500 miliardi di euro, denuncia oggi pomeriggio l’Osservatorio Milex. Intanto sono 19 i miliardi annunciati da Crosetto nella prossima manovra, da investire – ancora una volta – in armi.
Soldi che vengono prelevati dallo stato sociale, defraudato da anni di politiche di privatizzazione e tagli, come conferma oggi il nuovo rapporto Ocse per i salari europei: i redditi reali italiani sono tra i peggiori dei 27 paesi dell’Ue, ancora sotto di oltre 6 punti percentuale rispetto al 2021, mentre la media dei Paesi Ocse è tornata sopra quei livelli. La stessa Organizzazione di studi economici prevede poi un’ulteriore contrazione entro fine anno, -1%, a fronte di un’inflazione al 3%, a un tasso d’occupazione del 9% sotto la media Ocse, in particolare per le difficoltà a trovare un lavoro degno e pagato di giovani e donne.
Il commento, su Radio Onda d’Urto, di Fulvio Scaglione, giornalista e direttore di InsideOver. Ascolta o scarica.
