#Europa verso il #RIARMO #NUCLEARE contro la #Russia? #Polonia, Baltici e Italia
nel mirino
Gli Stati Uniti stanno valutando di schierare nuove armi nucleari tattiche in
Polonia e nei Paesi Baltici. Il prossimo vertice #NATO di Ankara potrebbe essere
decisivo per una nuova deterrenza in funzione antirussa.
⚠️ Un approfondimento su uno dei temi più delicati della politica internazionale
contemporanea https://www.youtube.com/watch?v=JX0p-71lqUI
Tag - riarmo
Solidarietà ai 54 indagati di Pisa. Bloccare il trasporto di armi non è un reato
A Pisa una maxi indagine della Procura criminalizza il movimento contro la
guerra e per la Palestina. Tra i 54 indagati figurano esponenti di tutte le
realtà politiche della sinistra pisana, sindacati, lavoratori e lavoratrici
impegnati contro la guerra, tra cui anche il nostro ex consigliere comunale
Ciccio Auletta.
Queste denunce rappresentano anche una diretta conseguenza del clima repressivo
alimentato dai nuovi decreti sicurezza, strumenti che contribuiscono a colpire
il dissenso sociale e politico e a restringere gli spazi di agibilità
democratica.
A Ciccio e a tutte le compagne e i compagni denunciate/i va la vicinanza e la
complicità del nostro partito. Questo governo fascioleghista vuole colpire chi
si mobilita e lotta per la pace, i diritti e la giustizia sociale: bisogna
mandarli a casa e abolire tutti i decreti sicurezza.
La lotta contro la guerra, il riarmo e il genocidio non è un reato.
Bloccare il trasporto di armi è un dovere per chi si riconosce nei principi
della Costituzione.
Maurizio Acerbo, segretario nazionale del Partito della Rifondazione Comunista
Rifondazione Comunista - Sinistra Europea
L’opzione delle armi nucleari USA si riaffaccia in Europa, Italia inclusa
Il Financial Times ha rivelato in un articolo che gli Stati Uniti starebbero
pensando di nuovo alla installazione di armi nucleari in Europa, riavviando così
quella che fu la famosa “Direttiva 39” della fine degli anni Settanta e che
portò all’installazione degli euromissili nel continente europeo. Anche l’Italia
venne coinvolta […]
L'articolo L’opzione delle armi nucleari USA si riaffaccia in Europa, Italia
inclusa su Contropiano.
La Repubblica in armi
La Costituzione ripudia la guerra, la politica celebra gli eserciti. Tra guerre,
riarmo e genocidi, il 2 giugno viene piegato a celebrazione della forza
militare. La Repubblica nata dalla Resistenza …
Invece di armarci potremmo…
Ma chi l’ha detto che non ci sono alternative al riarmo? Anzi, le alternative –
oltre che possibili – sono necessarie. È questa la conclusione a cui si giunge
dopo aver letto il dossier “dal militare al sociale” realizzato dal Centro Nuovo
Modello di Sviluppo che potete liberamente scaricare a questo link
https://www.cnms.it/attachments/article/214/CNMS_Dal%20militare%20al%20sociale.pdf
Il punto di partenza è il costo delle armi: “nel 2025 l’Italia ha destinato alle
spese militari 35,5 miliardi di euro (5,7% di ciò che paghiamo in tasse), ma
conta di portarle a 48 miliardi per il 2028. Una scelta dalle conseguenze
catastrofiche”. Perciò “le spese militari vanno fermate, non solo perché ce lo
chiede l’articolo 11 della Costituzione, ma anche perché ci impediscono di
risolvere gli enormi problemi sociali e ambientali che ci rendono la vita
difficile”.
L’impostazione del documento è semplice: “Invece di armarci potremmo…”. Partendo
da questo presupposto il dossier indica alcune possibili e utili alternative:
“soccorrere la sanità pubblica, mettere le scuole in sicurezza, offrire servizi
gratuiti all’infanzia, organizzare una buona scuola per tutti, migliorare lo
stato sociale, risanare la giustizia, mettere il territorio in sicurezza,
risanare la rete idrica, accelerare la transizione energetica, garantire ai
migranti un’accoglienza dignitosa, potenziare la cooperazione internazionale,
rafforzare il sistema delle Nazioni Unite, investire nella difesa nonviolenta,
istituire un corpo civile di pace”.
La sintesi di questa visione l’aveva già indicata con chiarezza Sandro Pertini:
“Svuotare gli arsenali, riempire i granai”. Sembra utopia, ma in realtà è una
scelta razionale. Il dossier dedica una scheda ad ogni proposta alternativa al
riarmo, con una stima delle necessità. Si tratta di scegliere che cosa sia
meglio per il bene comune.
Il dossier serve ad informare per aumentare la consapevolezza. Ma è stato
redatto anche per sollecitare chi legge ad attivarsi, scrivendo un messaggio
alla classe politica: “Spett.le Presidente del Consiglio, scrivo a Lei con
l’intento di raggiungere anche i gruppi parlamentari che sostengono il Suo
governo. In ossequio alla sollecitazione dell’On. Pertini Svuotare gli arsenali,
riempire i granai chiedo che i soldi pubblici siano spesi non per armamenti, ma
in sanità, scuola, pensioni, protezione civile e quant’altro possa servire a
migliorare la vita dei cittadini. Valuterò l’operato della maggioranza di
governo anche in base alle scelte di spesa che effettuerà e ne terrò conto
quando sarò chiamato a dare il mio voto.”
Nel 2027 in Italia si terranno le elezioni politiche. La Costituzione ci chiede
“l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e
sociale” (art. 2). Il voto è uno strumento per dare concretezza a questa
richiesta, eleggendo persone che si impegnino a realizzare questa “Campagna a
difesa dei bisogni sacrificati dalle spese militari”, promossa dal Centro Nuovo
Modello di Sviluppo.
Rocco Artifoni
Roma, fermati attivisti e fotografi durante una performance satirica di Extinction Rebellion
La protesta contro crisi climatica, riarmo e decreto sicurezza davanti a Palazzo
Venezia si conclude con identificazioni, sequestri e trasferimenti in
commissariato. Nel mirino del movimento la stretta repressiva contro …
Che cos’è il Giovedì Bianco?
Siamo in tanti. Siamo attivi, presenti, determinati a trovare una via verso un
mondo più giusto, eppure ogni giorno sentiamo di scivolare nella direzione
opposta. Guerra, genocidio, smantellamento dello stato sociale, erosione dei
diritti civili, repressione, fascismo. Una deriva che sembra impossibile
frenare.
Il Giovedì Bianco nasce l’11 maggio da questo senso di impossibilità — e da una
lezione del professor Barbero sulla fine dell’occupazione nazista di Roma.
Durante l’occupazione, forze antifasciste profondamente diverse si unirono per
resistere (Comitato di Liberazione Nazionale): comunisti e democristiani,
socialisti, azionisti, liberali, repubblicani, persino i monarchici, gli
ufficiali del regio esercito. Collaborazioni difficili, inaspettate, ma
necessarie a vincere fascismo e occupazione.
Hanno potuto farlo perché avevano un obiettivo comune, ma non solo. Barbero
racconta anche di chi non faceva parte del CLN e agiva comunque,
individualmente, nel silenzio: il cameriere, il portinaio, chiunque usasse il
proprio ruolo per ostacolare l’occupante. Il risultato fu che Roma divenne la
capitale più ostile ai tedeschi — quella che “non li lasciava mai tranquilli, né
di giorno né di notte.” [1] Una città che, mentre gli alleati erano bloccati
ad Anzio, vide scrivere sui muri di Trastevere: “Americani resistete, verremo
noi a liberarvi.”
Questa lezione ci porta un esempio limpido: quando l’obiettivo è abbastanza
importante, è possibile superare le differenze e collaborare. Ma ci mostra anche
che ogni persona può usare il proprio ruolo, il proprio potere, per influire
sulla realtà.
Il Giovedì Bianco nasce da questa idea, e nasce davvero dal basso. Da persone
attive per la Palestina che, soprattutto dall’ottobre del 2023, hanno costruito
costanti momenti di incontro, elaborazione e protesta. Dopo anni di
manifestazioni, scioperi, conferenze, flashmob, resistenza civile, emerge una
consapevolezza: serve unire le forze su obiettivi semplici, chiari, largamente
condivisi e urgenti.
Sulla base di questa consapevolezza il Giovedì Bianco si pone cinque obiettivi:
1. Uscire dal riarmo, negare ogni collaborazione con le attuali guerre e non
attivare la leva obbligatoria
2. Tagliare ogni relazione con Israele
3. Spostare risorse da riarmo a + personale medico e + personale scolastico
4. Garantire libertà di parola, espressione, sciopero, manifestazione e stampa
anche a scuola e sul lavoro
5. Ritornare al rispetto della Costituzione e dei suoi princìpi fondamentali
Eppure, anche con obiettivi comuni, agire insieme rimane difficile. Visioni
diverse, ideologie diverse, metodi non condivisi ci spingono a marcare le
differenze invece di cercare cosa abbiamo in comune.
E se non fosse necessario mettersi d’accordo?
Il 14 maggio scorso abbiamo fatto il primo Giovedì Bianco: a Cagliari, Milano,
Napoli, Torino, Bologna e in altre città, gruppi e singoli — artisti, attivisti,
lavoratori, insegnanti — hanno aderito in modi diversi. Alcuni docenti sono
scesi in cortile per ascoltare gli studenti su guerra e Costituzione; dal
Presidio di Cagliari è partita un’azione lenta nelle strade; altri hanno scelto
di rallentare i propri ritmi lavorativi; diversi artisti hanno rilasciato
dichiarazioni pubbliche.
Cagliari
Cosa accadrebbe se molte più persone, progressivamente, ogni giovedì,
decidessero semplicemente di andare in una direzione diversa? Senza
coordinamento, senza accordi formali — ognuna usando il potere che ha, per
rallentare, ostacolare, resistere.
Non uno sciopero. Una resistenza diffusa. Azioni intime, solitarie, delle quali
non devi dare conto a nessuno. Oppure collettive, pubbliche, visibili. Come
vuoi, come puoi.
Intorno a noi ci sono troppe ingiustizie e troppe persone che non riescono a
reagire. Spesso non è per egoismo o indifferenza. C’è un meccanismo di difesa
naturale, un bias cognitivo: quando la realtà fa troppa paura, quando crea ansia
o dolore, quando non si vede una via d’uscita concreta, ci si ritira nella
quotidianità. È umano.
Per uscirne, bisogna cominciare a reagire — sapendo che ogni reazione, anche la
più intima, diventa preziosa quando si moltiplica tra persone diverse.
Nella pratica si tratta di agire insieme ogni giovedì. Manifestare,
interrompere, disturbare, rallentare, tutti i giovedì ad oltranza… ognuno come
si sente e come può.
Anche rispettando scrupolosamente le regole — tutte le regole, anche quelle che
di solito si sorvolano, sul lavoro, ma anche in posta o negli uffici pubblici.
Per lasciare che sia il sistema a mettere in crisi se stesso.
Nessun atto di violenza contro le persone può far parte di questo progetto, ma
ne fanno parte tutte quelle azioni che ostacolano il sistema con l’obiettivo di
mettere il governo di fronte a richieste chiare, esplicite, ineludibili.
Questo governo, qualsiasi governo, che ci opprime, che promuove le guerre e la
repressione, che si allea con Israele contro la nostra volontà, deve essere
messo di fronte a richieste chiare, esplicite e ineludibili; azioni diverse ma
riconoscibili perché fatte di giovedì. Azioni che con il tempo possono diventare
pesanti: uffici che rallentano, procedure che si intasano, trasporti che
accumulano ritardi, manifestazioni che convergono, l’espressione di una volontà
popolare unitaria espressa in mille modi diversi.
Immaginate in un contesto repressivo, avere uno strumento per unirsi e fare
pressione, farci sentire, tutti insieme verso un obiettivo condiviso, senza
doversi accordare, senza doversi organizzare.
Per un sistema repressivo, cosa c’è di peggio di mille azioni diverse, non
coordinate, imprevedibili, decentralizzate — e magari perfettamente legali?
Ma questo strumento va costruito adesso che possiamo ancora parlare e
organizzarci. Il governo proprio questi giorni rinuncia, per ora, a gran parte
del prestito UE per il riarmo, proprio perché questi cinque obiettivi sono già
più condivisi di quanto sembri — e questo li rende forti.
Ma per diventare davvero determinanti hanno bisogno di essere diffusi. Il
Giovedì Bianco è solo uno strumento che ha bisogno di essere usato, discusso,
passato di mano. Poi ognuno potrà decidere se e come agire: non esiste una
modalità corretta, esiste quella possibile per ciascuno. È così che le cose
possono davvero cambiare.
Per saperne di più: giovedibianco.it
* [1] Il Generale Mark Wayne Clark, comandante della 5° armata americana, che
il 4 giugno entrò a Roma, dichiarò: “Per i miei uomini – bloccati ad Anzio
ndr – era importantissimo sapere che, alle spalle dei tedeschi, i partigiani
erano attivi e non li lasciavano mai tranquilli né di giorno, né di notte”.
Redazione Italia
Comunicato Stampa del “Comitato contro il riarmo” del Salento
PUBBLICHIAMO IL COMUNICATO STAMPA DEL COSTITUENDO “COMITATO CONTRO IL RIARMO”
DEL SALENTO, IN CUI VI È ANCHE L’OSSERVATORIO CONTRO LA MILITARIZZAZIONE DELLE
SCUOLE E DELLE UNIVERSITÀ, CHE DENUNCIA UN TENTATIVO DI OSCURARE IL PRESIDIO DI
MARTEDÌ 26 MAGGIO A GALATINA NEL GENERARLE CLIMA DI INTIMIDAZIONE E REPRESSIONE
NEI CONFRONTI DI TUTTE LE INIZIATIVE PACIFISTE E ANTIMILITARISTE IN ITALIA
Il Costituendo “Comitato contro il riarmo” del Salento denuncia il tentativo di
oscurare il presidio tenutosi martedì 26 maggio 2025 a Galatina con lo
spostamento dalla Piazza Dante Alighieri alla nascosta Piazza Fortunato Cesari.
La notizia dello spostamento è contenuta nelle prescrizioni inviate al
firmatario della richiesta ieri sera da parte del Questore di Lecce, Giampietro
Leonetti.
Il dubbio che abbiamo è che la richiesta dello spostamento sia stata sostenuta
dalla Amministrazione Comunale e da vertici politici; il tutto per non incrinare
i buoni rapporti con la base di Galatina dell’aeronautica.
I promotori del presidio, tuttavia, hanno confermano la loro presenza in piazza
per la stessa serata a Galatina per manifestare contro le guerre, il riarmo e le
spese militari; mentre accade che l’inflazione erode i salari, assistiamo ai
tagli alla sanità, alle scuole, ai servizi sociali e a tanto altro.
Il tentativo di oscurare il presidio è avvenuto in modo ipocrita, mentre le
guerre sono arrivate nei nostri piatti, alle pompe di benzina, ai supermercati,
nei prodotti per l’agricoltura, insomma dappertutto.
I partecipanti al presidio denunciano tutto questo in occasione della consegna
dei brevetti della scuola di volo presente nel vicino aeroporto .
Costituendo “Comitato No al riarmo”
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“Io obietto la guerra.”, l’appello di Emergency contro riarmo e leva militare
L’annuncio di un possibile aumento degli effettivi dell’esercito e il ritorno
della leva militare ha acceso il confronto pubblico, suscitando preoccupazioni e
reazioni in diverse realtà della società civile.
Quando si prepara la guerra, alla fine la si fa. Lo abbiamo visto accadere
troppe volte in passato e oggi lo stiamo vedendo di nuovo, anche nel nostro
Paese. In un contesto internazionale sempre più segnato da conflitti e tensioni,
cresce anche in Italia il dibattito sul ruolo delle forze armate e sulle
politiche di difesa.
L’Italia, invece di adoperarsi per promuovere la risoluzione non armata dei
conflitti come vuole l’articolo 11 della Costituzione, si riarma come mai nella
storia Repubblicana: più di 30 miliardi di spese militari solo quest’anno. E
annuncia il possibile ritorno del servizio militare di leva: è il ritorno della
richiesta dello Stato di mettere a disposizione della guerra i propri corpi.
Oggi come ieri, il ripristino della leva serve a giustificare il nostro ruolo
internazionale come “potenza”.
E’ per questo motivo che, contro questa retorica bellicista e guerrafondaia, ho
deciso di firmare FERMAMENTE e CONVINTAMENTE l’appello “Io obietto la guerra” di
Emergency nell’ambito della campagna R1PUD1A: un appello che invita cittadini e
cittadine a prendere posizione contro la guerra, la militarizzazione e ogni
ipotesi di ritorno alla leva obbligatoria, oltre che al riarmo.
Nel contesto attuale segnato da un’accelerazione senza precedenti degli scenari
di guerra e instabilità, Emergency ha lanciato un appello per l’obiezione di
coscienza, preventiva e di massa al ripristino del servizio militare per
contrastare il possibile ritorno all’intervento militare come strumento della
politica. La chiamata dell’Ong fondata da Gino Strada in pochi giorni ha già
superato le 70.000 firme.
L’azione di EMERGENCY è lanciata nell’ambito della campagna R1PUD1A che ha
coinvolto fino ad ora oltre 650 Comuni, 1200 scuole, 300 cinema, teatri,
festival nel ribadire il rispetto dell’Articolo 11 della Costituzione italiana,
contro la progressiva normalizzazione della guerra nel dibattito pubblico e
politico nel nostro Paese.
L’iniziativa si fonda su un principio sancito anche dalla Costituzione italiana:
il ripudio della guerra come strumento di offesa e risoluzione delle
controversie internazionali. Un valore che oggi, secondo i promotori, rischia di
essere messo in discussione da scelte politiche orientate al rafforzamento degli
apparati militari.
Attraverso il sito dedicato (www.ripudia.it), chiunque può aderire all’appello,
firmando e contribuendo a diffondere il messaggio. L’obiettivo è costruire una
mobilitazione ampia e trasversale, capace di far sentire la voce di chi crede
nella pace, nella diplomazia e nella cooperazione internazionale come strumenti
alternativi ai conflitti armati.
“Più saremo, meno potranno ignorarci”: è questo il cuore della campagna, che
punta sulla partecipazione collettiva per incidere nel dibattito pubblico. Non
solo una raccolta firme, ma un invito all’impegno civile, alla consapevolezza e
alla responsabilità.
“Il governo ha rilanciato l’ipotesi del ritorno alla leva militare,
presentandola come una necessità. Nel nostro Paese, la leva è stata sospesa dal
2005, ma la legge prevede che possa essere riattivata in caso di guerra o grave
crisi. Ripristinare il servizio militare significa confermare una concezione di
sicurezza internazionale costruita sulle armi, una visione che si scontra con
l’articolo 11 della Costituzione Italiana, che R1PUD1A la guerra come strumento
di risoluzione delle controversie.
Gino Strada, nostro fondatore, ci ha insegnato che la guerra è innanzitutto una
scelta. Una scelta che ha conseguenze atroci soprattutto per i civili, che sono
il 90% delle vittime. Abbiamo più di trent’anni di esperienza in Paesi
martoriati da conflitti, in questo momento siamo a Gaza, in Ucraina, in Sudan, e
la situazione è sempre la stessa.
Quello che fino a poco tempo fa ci sarebbe sembrato inaccettabile – un riarmo
mai visto prima e il ripristino della leva -, oggi viene normalizzato sotto la
pressione di un mondo in conflitto. Questa azione ha l’obiettivo di coinvolgere
tutti e tutte, con particolare attenzione ai giovani, nella costruzione di una
comunità contro la guerra e la militarizzazione della società. Crediamo sia
venuto il momento in cui la popolazione possa esprimersi su questo tema
fondamentale e costitutivo della stessa esistenza di una comunità, perché
nessuno possa decidere per noi e per i nostri figli e figlie” – dichiara
EMERGENCY.
Per questo vogliamo dire da subito: “IO OBIETTO LA GUERRA”. Tutti possiamo far
sentire la nostra voce, sottoscrivendo la dichiarazione di obiezione di
coscienza che afferma:
– rifiuto l’uso delle armi
– sono contrario/a a qualsiasi ipotesi di ripristino del servizio militare di
leva
– mi impegno a difendere l’Articolo 11 e tutti i principi costituzionali
– mi impegno a costruire una comunità di pace
Questo è il contributo di EMERGENCY all’iniziativa delle reti e dei movimenti
che, oggi come ieri, si battono contro la militarizzazione e contro la guerra. È
una dichiarazione che riguarda tutte e tutti: donne e uomini, giovani e non, che
non vogliono essere trascinati in nessuna guerra.
La dichiarazione di obiezione proposta da EMERGENCY è un atto pubblico
attraverso cui ognuno può rivendicare il diritto a dichiarare la propria
indisponibilità alla logica bellica. Attraverso la propria firma, che è
possibile apporre digitalmente sul sito www.ripudia.it, si può dichiarare: il
rifiuto all’uso delle armi; la propria contrarietà e la propria indisponibilità
all’adesione a qualsiasi ipotesi di ripristino del servizio militare; il proprio
impegno alla difesa dell’articolo 11 e di tutti i principi costituzionali e alla
costruzione di una comunità di pace.
Aderire a questa campagna, vuol dire dichiararsi indisponibili alla guerra,
perché la pace è una scelta che passa dal corpo, dal tempo e dalla
responsabilità personale.
Nel 2026 la campagna sta traducendo il ripudio della guerra in pratiche
riconoscibili, mettendo a disposizione strumenti operativi e un coordinamento a
supporto dei propri gruppi di volontari, delle associazioni e delle singole
persone che si vorranno attivare per:
* conquistare “Spazi di Pace” nei territori per liberare luoghi fisici dalla
logica della guerra e della militarizzazione;
* promuovere pratiche di monitoraggio civico, per identificare le
infrastrutture materiali e simboliche che promuovono e rendono possibile la
guerra (in particolare: nodi logistici e infrastrutturali, industrie belliche
e il sistema educativo);
* creare la community R1PUD1A, un’infrastruttura online concepita come spazio
orientato all’azione per abilitare le iniziative dal basso e trasformare le
scelte individuali e l’opposizione diffusa in azioni collettive coordinate
capaci di incidere nel dibattito pubblico.
A differenza di quanto sostenuto da falsi intellettualoidi del calibro di
Ernesto Galli della Loggia – che dal Corriere della Sera il 4 maggio 2026 ha
attaccato il pacifismo italiano come causa della «sindrome dell’inerme» che
vigerebbe in Italia, definendo la guerra come un «cimento supremo» – il
pacifismo è ora più che mai necessario anche per combattere le vergognose
retoriche belliciste sulla “difesa della Patria” per difendere la nostra
Costituzione.
In un tempo in cui la guerra sembra tornare al centro dello scenario globale,
iniziative come quelle di Emergency rappresentano un tentativo di rimettere al
centro il valore della pace, ricordando che ogni scelta politica ha conseguenze
dirette sulla vita delle persone.
L’appello è lanciato: firmare, condividere, partecipare. Perché, come sottolinea
EMERGENCY, la pace è una responsabilità di tutti. La campagna è aperta a tutti i
soggetti della società civile, uomini e donne a partire dai 14 anni, che
vogliano attivarsi.
FIRMA E DIFFONDI “IO OBIETTO LA GUERRA”
https://ripudia.it/
https://www.emergency.it/direfareripudiare/
Ulteriori informazioni:
> In caso di guerra: L’azione delle studentesse IED per EMERGENCY
https://www.cronacacomune.it/media/uploads/allegati/44/emergency_seminario_ferrara_28mar2026.pdf
> L’imperativo morale dei generali europei | QB Quotidiano Bellico del 18
> febbraio 2026
https://ilmanifesto.it/lettere/io-obietto-la-guerra
https://stream24.ilsole24ore.com/video/italia/-io-obietto-guerra-striscione-emergency-manifestazione-25-aprile-roma/AIO1PHiC
Lorenzo Poli