Tag - riarmo

Roma. Un 25 aprile per resistere all’imperialismo e opporsi al riarmo
“Da Cuba alla Palestina, dalla parte dei popoli che resistono”. Su questo contenuto per sabato 25 aprile è stato convocato un pre-concentramento ore 8:30 sotto la FAO (metro B Circo Massimo) per raggiungere la partenza del corteo a Porta San Paolo passando per un omaggio all’Ambasciata di Cuba e al […] L'articolo Roma. Un 25 aprile per resistere all’imperialismo e opporsi al riarmo su Contropiano.
April 23, 2026
Contropiano
Rifondazione Comunista, Ezio Locatelli: “Campo largo? Ci sono responsabilità di un’intera classe politica su riarmo, guerra, alleanze militari e coperture politiche”
Rifondazione Comunista – con la segreteria di Maurizio Acerbo – ha deciso, a maggioranza risicata (ha vinto per un voto) del Comitato Politico Nazionale, di cercare di entrare in coalizione col centrosinistra. Una scelta storica che non succedeva dal 2008, smentendo clamorosamente quanto affermato nel documento approvato dall’ultimo Congresso: “…Non si pone quindi il tema di un nostro ingresso nel centrosinistra o nel cosiddetto campo largo sia perché esso così com’è non è in grado di rappresentare un argine alla destra, sia perché stante la nostra debolezza saremmo sostanzialmente ininfluenti.” E si è proposta di fatto l’alleanza col campo largo. A tal proposito si è espresso in modo lucido Ezio Locatelli, già segretario provinciale di Rifondazione Comunista di Torino dal 2012, ruolo che ha ricoperto per quasi dieci anni, e membro della segreteria nazionale del partito con l’incarico di responsabile organizzazione dal giugno 2016 al giugno 2019 e da dicembre 2021 a dicembre 2025, terminando il suo incarico dopo il XII Congresso del PRC. Dal febbraio 2026 torna a coprire la carica di segretario provinciale a Bergamo di Rifondazione Comunista. Di seguito le sue dichiarazioni: “Intanto penso che per prima cosa non dobbiamo dismettere il nostro impegno contro la guerra. Una guerra che in tutta evidenza ha assunto una centralità pressoché assoluta negli accadimenti di questi mesi con un salto di qualità dei crimini perpetrati. Ci è mancato solo, ma di poco, nei giorni scorsi di arrivare all’uso dell’atomica nella guerra contro l’Iran. Non basta dire che al vertice di questa guerra terroristica ci sono due figure come Trump e Netanyahu da combattere come figure di eccezione, fuori controllo rispetto a un quadro che tutto sommato rimarrebbe un quadro democratico. No, ci sono le responsabilità del nostro governo e di un’intera classe dirigente in tema di riarmo, di guerra, di alleanze militari, di coperture politiche. L’elenco sarebbe lungo. Penso alle politiche guerrafondaie perseguite da Ursula Von der Leyen. Quest’ultima all’indomani dei primi bombardamenti sull’Iran parlava di una “opportunità”, di una “nuova speranza” per il popolo iraniano. Roba da cacciarla seduta stante. Eppure continua ad avere il sostegno di una maggioranza di forze conservatrici e di centrosinistra di cui fa parte integrante il Pd. Il Pd su cui da alcuni mesi a questa parte noto che l’attuale gruppo dirigente del partito ha rimosso ogni critica. Io credo che avesse ragione Emanuell Todd in una recente intervista a dire che gli europei, le elites europee, con poche eccezioni, con le loro grida di guerra, la loro corsa al riarmo, le loro ostilità contro la Russia sono corresponsabili dell’evoluzione di una guerra che è diventata guerra a tutto campo. Una guerra che è diventata un chiaro indicatore della profondità della crisi di un intero sistema che non funziona più. Non funziona più sul piano economico, sociale, a partire dal declino degli Usa come potenza economica globale, non funziona più sul piano democratico. Ecco io che il ritorno alla centralità della guerra, la trasformazione dell’economia in economia di guerra segna, la fine della fase democratica del capitalismo iniziata nel 1945. Questo il punto. Questa crisi trova il suo alimento o in una crisi generale, nel capitalismo finanziarizzato e di guerra. Per questo credo che l’insistenza monotematica sul pericolo di destra sia inconcludente nel momento in cui non si tiene conto di questa crisi generale, sistemica che ha portato milioni di persone, i giovani in primo luogo, a disertare le urne, a pensare fuori dagli schemi. Per questo credo, non per settarismo ma per sano realismo, che anche su questo piano, più propriamente politico, c’è la necessità di scelte radicali in quanto radicale è la crisi che stiamo attraversando. Il bivio che abbiamo davanti, più che mai, è tra socialismo o barbarie. Quella che stiamo vivendo, in tutta evidenza, è un’epoca di transizione. Credo che in quest’epoca più che mai abbiamo la necessità di non rimanere intrappolati in discussioni politicistiche o alleanze bipartisan che sono parte di un sistema indifendibile, all’origine del disastro e del rischio di una vera e propria catastrofe. Io credo che le forze per una risposta in avanti, di alternativa ci siano. Sono quelle forze non rilevate nei sondaggi elettorali ma che si sono palesate nelle grandi manifestazioni contro il genocidio, contro la guerra. Sono quelle forze di nuova generazione che hanno decretato la vittoria del NO al referendum, un No che è cresciuto nei movimenti, non nei Palazzi. Ecco io penso che dobbiamo ripartire da qui. Siamo tutti consapevoli che esistono orientamenti diversi al nostro interno. Ritengo che la cosa più sbagliata sia stata quella di trasformare questa diversità in divisione con una gestione monocratica ed escludente della metà del partito. Ma al di là di questo penso che in presenza di orientamenti diversi sia giusto e necessario dare la parola alle iscritte e agli iscritti. Per tempo e non per finta quando i giochi sono fatti. Questo è quello che prevede lo Statuto. Mettere in discussione un fatto di democrazia è un fatto gravissimo che non può essere in alcun modo tollerato.” Redazione Sebino Franciacorta
April 22, 2026
Pressenza
“LIVORNO NON È COMPLICE DELLA VOSTRA GUERRA” LUNEDÌ 20 APRILE PRESIDIO CONTRO IL TRANSITO DI ARMI
Dopo i fatti di sabato 18 aprile, quando all’alba i lavoratori del porto di Livorno hanno tentato di bloccare il transito di una nave cargo carica di armamenti statunitensi diretti alla base militare di Camp Derby, la mobilitazione non si è fermata. L’iniziativa di sabato, promossa dal sindacato di base USB insieme al GAP – Gruppo Autonomo Portuali e l’Ex Caserma Occupata, è stata rapidamente interrotta dall’intervento delle forze dell’ordine. Nel giro di pochi minuti, la Polizia è intervenuta con i reparti della celere per sgomberare il presidio di lavoratori, compagne e compagni livornesi. Proprio per denunciare quanto accaduto e per rilanciare la mobilitazione contro il transito di armi, è stato convocato un nuovo presidio per lunedì 20 aprile alle ore 18:00 in Piazza Grande, con lo slogan “Livorno non è complice della vostra guerra”. Un appuntamento che si pone un duplice obiettivo: da un lato, portare all’attenzione pubblica lo sgombero di sabato; dall’altro, rafforzare una lotta che, come sottolineano gli organizzatori, va avanti da tempo e che continuerà anche nelle prossime settimane. Ai microfoni di Radio Onda d’Urto è intervenuto Giovanni Ceraolo dell’Unione Sindacale di Base. Ascolta o scarica.
April 20, 2026
Radio Onda d`Urto
Primavera contro la guerra nelle strade di Varese
Nel pieno della primavera varesina, domenica 19 aprile, un corteo colorato ed entusiasta ha attraversato le strade del centro di Varese, sventolando bandiere arcobaleno, palestinesi e di associazioni locali. Un migliaio di persone, soprattutto giovani, si è mobilitato per la manifestazione organizzata, con il patrocinio del Comune, da diverse associazioni per gridare NO ALLA GUERRA, contro l’economia bellica e la militarizzazione. Il corteo è partito alle 15.40 dall’ingresso dei Giardini Estensi ed è stato aperto dalla voce di Michela e Francesco del Collettivo “Da Varese a Gaza”, che hanno posto l’accento su due dati di fatto: le guerre hanno sempre dei responsabili e, nel caso attuale, vengono individuati nell’imperialismo degli Stati Uniti e nel colonialismo di Israele; inoltre non è necessario essere attivisti per opporsi, perché ognuno può contribuire con piccoli gesti. Prima della partenza è intervenuto Monsignor Franco Gallivanone, vicario episcopale, con un saluto in italiano e in arabo e un invito a essere costruttori di pace. Il corteo è quindi partito, ricco di striscioni, cartelli, slogan, cori e musica italiana e araba, cantata e ballata dai partecipanti. In Piazza della Repubblica sono intervenuti i rappresentanti degli studenti varesini, che hanno ribadito il loro rifiuto della guerra e di un futuro legato a un conflitto. Hanno chiesto più partecipazione nelle decisioni scolastiche e politiche e che le risorse vengano destinate a scuola, sanità e welfare, invece che alle armi. Secondo gli studenti, il sistema può essere cambiato attraverso organizzazioni dal basso e la costruzione di un pensiero critico: per loro la pace è una scelta politica da costruire a partire dalle nuove generazioni. Proseguendo per le vie cittadine, si è arrivati in via Puccini, dove l’artista Andrea Trotti ha voluto esporre al corteo la sua opera “Karamah”, che in arabo significa dignità, onore e resilienza. La grande tela, dedicata alle rovine della guerra, ha attirato l’attenzione di diversi manifestanti, che sono entrati nel suo studio a visionare altre sue opere ispirate alla tragedia di tutte le guerre. Poco più avanti, in Largo della Resistenza, è partito il coro di “Bella Ciao”, che ha coinvolto i partecipanti. A seguire, la testimonianza di Yara, una giovane donna palestinese, che ha offerto un racconto personale e toccante parlando del suo percorso per diventare medico e della difficoltà di crescere senza un’identità, come cittadina di serie B, senza la possibilità di conoscere la propria storia, perché dal 1948 il popolo arabo palestinese è stato vessato da un progetto sionista di colonialismo e di pulizia etnica. Il momento si è concluso con la diffusione della canzone araba “Mawtini” (“La mia patria”), interpretata dalla cantante Elissa, su testo del poeta palestinese Ibrahim Tuqan degli anni ’30. Il corteo è poi proseguito verso Piazza Carducci dove, sulle note di “Rossa Palestina”, brano degli anni ’70, i partecipanti hanno cantato e ballato con entusiasmo. Altri interventi hanno richiamato l’attenzione sul conflitto in Palestina, su quanto accade in Iran e in Medio Oriente e sulle responsabilità politiche internazionali e del governo italiano. È stata inoltre sottolineata la questione della criminalizzazione del dissenso, con riferimento al Ddl contro l’antisemitismo, che è ben diverso dall’antisionismo. Uno degli ultimi interventi si è concentrato sul ruolo del territorio locale nella produzione di materiale bellico, come aerei, munizioni ed elicotteri utilizzati nei conflitti. La manifestazione si è conclusa in Piazza Monte Grappa con un invito al boicottaggio e all’organizzazione collettiva per continuare a resistere e a costruire alternative alla guerra. La società tende a scoraggiare la partecipazione politica, ma per i manifestanti l’unica strada per cambiare le cose resta unirsi, non isolarsi, organizzarsi, facendo rete e trasformare la rabbia in un progetto comune. Foto di Michele Testoni   Monica Perri
April 20, 2026
Pressenza
I governi europei lavorando ad una NATO “senza gli USA”
Cosa sarebbe in Europa una Nato senza più gli Stati Uniti? La domanda circola ormai da mesi, soprattutto da quando Trump ha evocato la possibilità di uno sganciamento statunitense dall’Alleanza Atlantica. Il Wall Street Journal ha fatto trapelare l’ipotesi che sia iniziata la discussione su un piano di riserva europeo […] L'articolo I governi europei lavorando ad una NATO “senza gli USA” su Contropiano.
April 16, 2026
Contropiano
Disarmiamo i re. I No Kings arrivano in Ciociaria
Ad Anagni, in provincia di Frosinone, c'è un posto dove i proiettili inesplosi vanno a morire. E' l'ex Winchester, stabilimento della Knds, il colosso degli armamenti che ora vuole trasformare la fabbrica in un sito bellico in cui produrre nitrogelatina, una molecola altamente esplosiva. In piena zona contaminata, a due passi dall'autostrada del Sole e da un quartiere residenziale, i signori della guerra pensano di poter costruire un loro arsenale senza fare i conti con chi lì ci vive e lavora, con le realtà sociali e con i @nokings Italy. Perchè quella forza collettiva che ha travolto Roma la scorsa settimana non si è di certo esaurita! Si rinnova nei territori e nelle lotte per il diritto alla casa, alla salute e per un lavoro degno! Quella forza ora arriva ad Anagni per togliere la riconversione dal vocabolario dell'industria bellica! Per questo vogliamo disarmare i re, vogliamo sabotare i loro piani e i loro tentativi di appropriarsi di soldi pubblici che potrebbero servire per la transizione energetica e per riconversione ecologica, per la sanità e per le politiche attive del lavoro. Lo faremo davanti i cancelli dell'Ex Winchester, occupando il piazzale con musica, voci e idee per uscire da questi tempi di guerra. Presidio davanti l'Ex Winchester domenica 19 aprile ore 15 con Disarmiamoli Valle del Sacco e assemblea No War Ne parliamo con un compagno della Valle del Sacco
April 15, 2026
Radio Onda Rossa
Utilizziamo il nostro potere per combattere la guerra
di Raffaele Barbiero (*) Due notizie molto preoccupanti. La Germania, dopo aver già approvato il ritorno alla leva semi-obbligatoria, oggi in virtù di quella legge impone ai giovani tedeschi dai 17 ai 45 anni di informare e chiedere l’autorizzazione dell’Esercito per allontanarsi dal Paese per più di tre mesi. Cinque Paesi dell’Europa, Estonia, Lettonia, Lituania, Polonia e Finlandia, vogliono togliersi
E Mattarella esalta l’alleanza con gli usa nella Nato
“Il Libano è uno Stato indipendente che sta subendo bombardamenti devastanti”…Queste le testuali parole del Presidente Mattarella in visita a Praga, mentre Israele sia compiendo un nuovo sterminio di massa dopo il genocidio a Gaza. Solo il servilismo della stampa e della politica italiana può rappresentare questa come una condanna […] L'articolo E Mattarella esalta l’alleanza con gli usa nella Nato su Contropiano.
April 10, 2026
Contropiano
Utilizziamo il nostro potere per combattere la guerra
Due notizie molto preoccupanti: La Germania, dopo aver già approvato il ritorno alla leva semi-obbligatoria, oggi in virtù di quella legge impone ai giovani tedeschi dai 17 ai 45 anni di informare e chiedere l’autorizzazione dell’Esercito per allontanarsi dal Paese per più di tre mesi. Cinque Paesi dell’Europa, Estonia, Lettonia, Lituania, Polonia e Finlandia, vogliono togliersi dal trattato internazionale di Ottawa del 1997, che proibisce la produzione, vendita ed utilizzo delle mine antiuomo per tornare ad usarle. Questo anche se è noto che il 90% delle vittime di mine sono civili, fra cui molti bambini, perché lo scopo principale oggi non è uccidere, ma ferire per provocare paura e far crescere i costi sociali ed economici della cura delle persone ferite. Le due notizie si inseriscono in un quadro generale che vede l’Europa impegnata nel Re-Arm Europe da più di 800 miliardi di euro, che per le esigenze di “difesa” spolperà lo stato sociale, l’istruzione, la sanità e la ricerca dei Paesi dell’UE. Inoltre rimane aperta la guerra provocata dall’invasione russa dell’Ucraina, pur essendo passati quattro anni; il genocidio dei palestinesi e la distruzione totale di Gaza che proseguono dall’ottobre 2023, dopo il grave attentato terroristico di Hamas ed infine la recente guerra mossa dagli USA e da Israele contro l’Iran, ma che coinvolge ormai quasi tutto il cosiddetto Medio Oriente. Se si fa lo sforzo di “unire i puntini” delle notizie ci si renderà conto che la prospettiva di una o più guerre si fa sempre più chiara e possibile anche per chi potrebbe pensare di non essere coinvolto. L’altra consapevolezza che deve essere chiara è che le guerre le fanno i RICCHI e chi GOVERNA, ma colpiscono al 95% i POVERI e la classe media e chi è GOVERNATO. Per contrastare questa corsa al riarmo e alla guerra, che vede anche Paesi come la Svezia o il Canada “piegarsi” a queste logiche, ci sono alcune cose che dobbiamo fare: informarci per conoscere ed informare chi non sa o non vuole sapere; mobilitarci (per non essere mobilitati) con la partecipazione attiva nelle realtà, con le associazioni che si oppongono alla guerra (come Stop Re-Arm Europe e Rete Italiana Pace e Disarmo), sostenendo la proposta di legge di iniziativa popolare “Un’altra difesa è possibile” e poi votare politici e partiti che nei fatti e a tutti i livelli si oppongono alla guerra. A chi può obiettare che è impossibile per singoli individui fare qualcosa, rispondo che sicuramente è difficile, ma non impossibile.  L’esempio del Referendum costituzionale di marzo 2026 ce lo insegna: al di là della posizione che ognuno può avere avuto sull’argomento, i fautori del “NO”  partivano grandemente svantaggiati nei pronostici, avendo contro il governo, parte delle opposizioni e molti organi di informazione che remavano in direzione opposta. Eppure, con un lavoro che ha impegnato le persone, che è stato capillare, che ha utilizzato le nuove tecnologie di informazione senza tralasciare i “vecchi” volantinaggi, che soprattutto ha parlato alle persone con dibattiti, incontri, banchetti, ecc. il risultato è stato ribaltato. Ognuno ha un pezzettino di potere, bisogna usarlo, anche perché la guerra o la pace sono temi ancora di più fondamentali e vitali. Raffaele Barbiero, Centro Pace Forlì   Fonti: https://it.euronews.com/2026/04/06/nuova-legge-tedesca-su-leva-militare-cosa-cambia-su-permesso-per-lestero-per-chi-ha-piu-di https://europa.today.it/attualita/germania-permesso-esercito-lasciare-paese.html https://valori.it/mine-antipersona-europa-convenzione-ottawa-ritiro/?mtm_campaign=valori&mtm_kwd=0404&mtm_source=newsletter https://stoprearmitalia.it/ https://retepacedisarmo.org/ https://www.difesacivilenonviolenta.org/   Raffaele Barbiero
April 9, 2026
Pressenza