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#Europa verso il #RIARMO #NUCLEARE contro la #Russia? #Polonia, Baltici e Italia nel mirino Gli Stati Uniti stanno valutando di schierare nuove armi nucleari tattiche in Polonia e nei Paesi Baltici. Il prossimo vertice #NATO di Ankara potrebbe essere decisivo per una nuova deterrenza in funzione antirussa. ⚠️ Un approfondimento su uno dei temi più delicati della politica internazionale contemporanea https://www.youtube.com/watch?v=JX0p-71lqUI
June 7, 2026
Antonio Mazzeo
#norearmeurope Riarmo e guerra permanente, Antonio Mazzeo: "Scelta dissennata dell'UE" #nowar Intervista di Francesco Fatone (Tag24) ad Antonio Mazzeo, peace-researcher e saggista. #riarmo #guerra https://www.youtube.com/watch?v=39ivk4oiJUQ
June 5, 2026
Antonio Mazzeo
Solidarietà ai 54 indagati di Pisa. Bloccare il trasporto di armi non è un reato
A Pisa una maxi indagine della Procura criminalizza il movimento contro la guerra e per la Palestina. Tra i 54 indagati figurano esponenti di tutte le realtà politiche della sinistra pisana, sindacati, lavoratori e lavoratrici impegnati contro la guerra, tra cui anche il nostro ex consigliere comunale Ciccio Auletta. Queste denunce rappresentano anche una diretta conseguenza del clima repressivo alimentato dai nuovi decreti sicurezza, strumenti che contribuiscono a colpire il dissenso sociale e politico e a restringere gli spazi di agibilità democratica. A Ciccio e a tutte le compagne e i compagni denunciate/i va la vicinanza e la complicità del nostro partito. Questo governo fascioleghista vuole colpire chi si mobilita e lotta per la pace, i diritti e la giustizia sociale: bisogna mandarli a casa e abolire tutti i decreti sicurezza. La lotta contro la guerra, il riarmo e il genocidio non è un reato. Bloccare il trasporto di armi è un dovere per chi si riconosce nei principi della Costituzione. Maurizio Acerbo, segretario nazionale del Partito della Rifondazione Comunista   Rifondazione Comunista - Sinistra Europea
June 4, 2026
Pressenza
L’opzione delle armi nucleari USA si riaffaccia in Europa, Italia inclusa
Il Financial Times ha rivelato in un articolo che gli Stati Uniti starebbero pensando di nuovo alla installazione di armi nucleari in Europa, riavviando così quella che fu la famosa “Direttiva 39” della fine degli anni Settanta e che portò all’installazione degli euromissili nel continente europeo. Anche l’Italia venne coinvolta […] L'articolo L’opzione delle armi nucleari USA si riaffaccia in Europa, Italia inclusa su Contropiano.
June 4, 2026
Contropiano
La Repubblica in armi
La Costituzione ripudia la guerra, la politica celebra gli eserciti. Tra guerre, riarmo e genocidi, il 2 giugno viene piegato a celebrazione della forza militare. La Repubblica nata dalla Resistenza …
Invece di armarci potremmo…
Ma chi l’ha detto che non ci sono alternative al riarmo? Anzi, le alternative – oltre che possibili – sono necessarie. È questa la conclusione a cui si giunge dopo aver letto il dossier “dal militare al sociale” realizzato dal Centro Nuovo Modello di Sviluppo che potete liberamente scaricare a questo link https://www.cnms.it/attachments/article/214/CNMS_Dal%20militare%20al%20sociale.pdf Il punto di partenza è il costo delle armi: “nel 2025 l’Italia ha destinato alle spese militari 35,5 miliardi di euro (5,7% di ciò che paghiamo in tasse), ma conta di portarle a 48 miliardi per il 2028. Una scelta dalle conseguenze catastrofiche”. Perciò “le spese militari vanno fermate, non solo perché ce lo chiede l’articolo 11 della Costituzione, ma anche perché ci impediscono di risolvere gli enormi problemi sociali e ambientali che ci rendono la vita difficile”. L’impostazione del documento è semplice: “Invece di armarci potremmo…”. Partendo da questo presupposto il dossier indica alcune possibili e utili alternative: “soccorrere la sanità pubblica, mettere le scuole in sicurezza, offrire servizi gratuiti all’infanzia, organizzare una buona scuola per tutti, migliorare lo stato sociale, risanare la giustizia, mettere il territorio in sicurezza, risanare la rete idrica, accelerare la transizione energetica, garantire ai migranti un’accoglienza dignitosa, potenziare la cooperazione internazionale, rafforzare il sistema delle Nazioni Unite, investire nella difesa nonviolenta, istituire un corpo civile di pace”. La sintesi di questa visione l’aveva già indicata con chiarezza Sandro Pertini: “Svuotare gli arsenali, riempire i granai”. Sembra utopia, ma in realtà è una scelta razionale. Il dossier dedica una scheda ad ogni proposta alternativa al riarmo, con una stima delle necessità. Si tratta di scegliere che cosa sia meglio per il bene comune. Il dossier serve ad informare per aumentare la consapevolezza. Ma è stato redatto anche per sollecitare chi legge ad attivarsi, scrivendo un messaggio alla classe politica: “Spett.le Presidente del Consiglio, scrivo a Lei con l’intento di raggiungere anche i gruppi parlamentari che sostengono il Suo governo. In ossequio alla sollecitazione dell’On. Pertini Svuotare gli arsenali, riempire i granai chiedo che i soldi pubblici siano spesi non per armamenti, ma in sanità, scuola, pensioni, protezione civile e quant’altro possa servire a migliorare la vita dei cittadini. Valuterò l’operato della maggioranza di governo anche in base alle scelte di spesa che effettuerà e ne terrò conto quando sarò chiamato a dare il mio voto.” Nel 2027 in Italia si terranno le elezioni politiche. La Costituzione ci chiede “l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale” (art. 2). Il voto è uno strumento per dare concretezza a questa richiesta, eleggendo persone che si impegnino a realizzare questa “Campagna a difesa dei bisogni sacrificati dalle spese militari”, promossa dal Centro Nuovo Modello di Sviluppo. Rocco Artifoni
June 1, 2026
Pressenza
Che cos’è il Giovedì Bianco?
Siamo in tanti. Siamo attivi, presenti, determinati a trovare una via verso un mondo più giusto, eppure ogni giorno sentiamo di scivolare nella direzione opposta. Guerra, genocidio, smantellamento dello stato sociale, erosione dei diritti civili, repressione, fascismo. Una deriva che sembra impossibile frenare. Il Giovedì Bianco nasce l’11 maggio da questo senso di impossibilità — e da una lezione del professor Barbero sulla fine dell’occupazione nazista di Roma. Durante l’occupazione, forze antifasciste profondamente diverse si unirono per resistere (Comitato di Liberazione Nazionale): comunisti e democristiani, socialisti, azionisti, liberali, repubblicani, persino i monarchici, gli ufficiali del regio esercito. Collaborazioni difficili, inaspettate, ma necessarie a vincere fascismo e occupazione. Hanno potuto farlo perché avevano un obiettivo comune, ma non solo. Barbero racconta anche di chi non faceva parte del CLN e agiva comunque, individualmente, nel silenzio: il cameriere, il portinaio, chiunque usasse il proprio ruolo per ostacolare l’occupante. Il risultato fu che Roma divenne la capitale più ostile ai tedeschi — quella che “non li lasciava mai tranquilli, né di giorno né di notte.”  [1]  Una città che, mentre gli alleati erano bloccati ad Anzio, vide scrivere sui muri di Trastevere: “Americani resistete, verremo noi a liberarvi.” Questa lezione ci porta un esempio limpido: quando l’obiettivo è abbastanza importante, è possibile superare le differenze e collaborare. Ma ci mostra anche che ogni persona può usare il proprio ruolo, il proprio potere, per influire sulla realtà. Il Giovedì Bianco nasce da questa idea, e nasce davvero dal basso. Da persone attive per la Palestina che, soprattutto dall’ottobre del 2023, hanno costruito costanti momenti di incontro, elaborazione e protesta. Dopo anni di manifestazioni, scioperi, conferenze, flashmob, resistenza civile, emerge una consapevolezza: serve unire le forze su obiettivi semplici, chiari, largamente condivisi e urgenti. Sulla base di questa consapevolezza il Giovedì Bianco si pone cinque obiettivi: 1. Uscire dal riarmo, negare ogni collaborazione con le attuali guerre e non attivare la leva obbligatoria 2. Tagliare ogni relazione con Israele 3. Spostare risorse da riarmo a + personale medico e + personale scolastico 4. Garantire libertà di parola, espressione, sciopero, manifestazione e stampa anche a scuola e sul lavoro 5. Ritornare al rispetto della Costituzione e dei suoi princìpi fondamentali Eppure, anche con obiettivi comuni, agire insieme rimane difficile. Visioni diverse, ideologie diverse, metodi non condivisi ci spingono a marcare le differenze invece di cercare cosa abbiamo in comune. E se non fosse necessario mettersi d’accordo? Il 14 maggio scorso abbiamo fatto il primo Giovedì Bianco: a Cagliari, Milano, Napoli, Torino, Bologna e in altre città, gruppi e singoli — artisti, attivisti, lavoratori, insegnanti — hanno aderito in modi diversi. Alcuni docenti sono scesi in cortile per ascoltare gli studenti su guerra e Costituzione; dal Presidio di Cagliari è partita un’azione lenta nelle strade; altri hanno scelto di rallentare i propri ritmi lavorativi; diversi artisti hanno rilasciato dichiarazioni pubbliche. Cagliari Cosa accadrebbe se molte più persone, progressivamente, ogni giovedì, decidessero semplicemente di andare in una direzione diversa? Senza coordinamento, senza accordi formali — ognuna usando il potere che ha, per rallentare, ostacolare, resistere. Non uno sciopero. Una resistenza diffusa. Azioni intime, solitarie, delle quali non devi dare conto a nessuno. Oppure collettive, pubbliche, visibili. Come vuoi, come puoi. Intorno a noi ci sono troppe ingiustizie e troppe persone che non riescono a reagire. Spesso non è per egoismo o indifferenza. C’è un meccanismo di difesa naturale, un bias cognitivo: quando la realtà fa troppa paura, quando crea ansia o dolore, quando non si vede una via d’uscita concreta, ci si ritira nella quotidianità. È umano. Per uscirne, bisogna cominciare a reagire — sapendo che ogni reazione, anche la più intima, diventa preziosa quando si moltiplica tra persone diverse. Nella pratica si tratta di agire insieme ogni giovedì. Manifestare, interrompere, disturbare, rallentare, tutti i giovedì ad oltranza… ognuno come si sente e come può. Anche rispettando scrupolosamente le regole — tutte le regole, anche quelle che di solito si sorvolano, sul lavoro, ma anche in posta o negli uffici pubblici. Per lasciare che sia il sistema a mettere in crisi se stesso. Nessun atto di violenza contro le persone può far parte di questo progetto, ma ne fanno parte tutte quelle azioni che ostacolano il sistema con l’obiettivo di mettere il governo di fronte a richieste chiare, esplicite, ineludibili. Questo governo, qualsiasi governo, che ci opprime, che promuove le guerre e la repressione, che si allea con Israele contro la nostra volontà, deve essere messo di fronte a richieste chiare, esplicite e ineludibili; azioni diverse ma riconoscibili perché fatte di giovedì. Azioni che con il tempo possono diventare pesanti: uffici che rallentano, procedure che si intasano, trasporti che accumulano ritardi, manifestazioni che convergono, l’espressione di una volontà popolare unitaria espressa in mille modi diversi. Immaginate in un contesto repressivo, avere uno strumento per unirsi e fare pressione, farci sentire, tutti insieme verso un obiettivo condiviso, senza doversi accordare, senza doversi organizzare. Per un sistema repressivo, cosa c’è di peggio di mille azioni diverse, non coordinate, imprevedibili, decentralizzate — e magari perfettamente legali? Ma questo strumento va costruito adesso che possiamo ancora parlare e organizzarci. Il governo proprio questi giorni rinuncia, per ora, a gran parte del prestito UE per il riarmo, proprio perché questi cinque obiettivi sono già più condivisi di quanto sembri — e questo li rende forti. Ma per diventare davvero determinanti hanno bisogno di essere diffusi. Il Giovedì Bianco è solo uno strumento che ha bisogno di essere usato, discusso, passato di mano. Poi ognuno potrà decidere se e come agire: non esiste una modalità corretta, esiste quella possibile per ciascuno. È così che le cose possono davvero cambiare. Per saperne di più: giovedibianco.it * [1] Il Generale Mark Wayne Clark, comandante della 5° armata americana, che il 4 giugno entrò a Roma, dichiarò: “Per i miei uomini – bloccati ad Anzio ndr – era importantissimo sapere che, alle spalle dei tedeschi, i partigiani erano attivi e non li lasciavano mai tranquilli né di giorno, né di notte”.   Redazione Italia
May 31, 2026
Pressenza
Comunicato Stampa del “Comitato contro il riarmo” del Salento
PUBBLICHIAMO IL COMUNICATO STAMPA DEL COSTITUENDO “COMITATO CONTRO IL RIARMO” DEL SALENTO, IN CUI VI È ANCHE L’OSSERVATORIO CONTRO LA MILITARIZZAZIONE DELLE SCUOLE E DELLE UNIVERSITÀ, CHE DENUNCIA UN TENTATIVO DI OSCURARE IL PRESIDIO DI MARTEDÌ 26 MAGGIO A GALATINA NEL GENERARLE CLIMA DI INTIMIDAZIONE E REPRESSIONE NEI CONFRONTI DI TUTTE LE INIZIATIVE PACIFISTE E ANTIMILITARISTE IN ITALIA Il Costituendo “Comitato contro il riarmo” del Salento denuncia il tentativo di oscurare il presidio tenutosi martedì 26 maggio 2025 a Galatina con lo spostamento dalla Piazza Dante Alighieri alla nascosta Piazza Fortunato Cesari. La notizia dello spostamento è contenuta nelle prescrizioni inviate al firmatario della richiesta ieri sera da parte del Questore di Lecce, Giampietro Leonetti. Il dubbio che abbiamo è che la richiesta dello spostamento sia stata sostenuta dalla Amministrazione Comunale e da vertici politici; il tutto per non incrinare i buoni rapporti con la base di Galatina dell’aeronautica. I promotori del presidio, tuttavia, hanno confermano la loro presenza in piazza per la stessa serata a Galatina per manifestare contro le guerre, il riarmo e le spese militari; mentre accade che l’inflazione erode i salari, assistiamo ai tagli alla sanità, alle scuole, ai servizi sociali e a tanto altro. Il tentativo di oscurare il presidio è avvenuto in modo ipocrita, mentre le guerre sono arrivate nei nostri piatti, alle pompe di benzina, ai supermercati, nei prodotti per l’agricoltura, insomma dappertutto. I partecipanti al presidio denunciano tutto questo in occasione della consegna dei brevetti della scuola di volo presente nel vicino aeroporto . Costituendo “Comitato No al riarmo” --------------------------------------------------------------------------------
“Io obietto la guerra.”, l’appello di Emergency contro riarmo e leva militare
L’annuncio di un possibile aumento degli effettivi dell’esercito e il ritorno della leva militare ha acceso il confronto pubblico, suscitando preoccupazioni e reazioni in diverse realtà della società civile. Quando si prepara la guerra, alla fine la si fa. Lo abbiamo visto accadere troppe volte in passato e oggi lo stiamo vedendo di nuovo, anche nel nostro Paese. In un contesto internazionale sempre più segnato da conflitti e tensioni, cresce anche in Italia il dibattito sul ruolo delle forze armate e sulle politiche di difesa. L’Italia, invece di adoperarsi per promuovere la risoluzione non armata dei conflitti come vuole l’articolo 11 della Costituzione, si riarma come mai nella storia Repubblicana: più di 30 miliardi di spese militari solo quest’anno. E annuncia il possibile ritorno del servizio militare di leva: è il ritorno della richiesta dello Stato di mettere a disposizione della guerra i propri corpi. Oggi come ieri, il ripristino della leva serve a giustificare il nostro ruolo internazionale come “potenza”. E’ per questo motivo che, contro questa retorica bellicista e guerrafondaia, ho deciso di firmare FERMAMENTE e CONVINTAMENTE l’appello “Io obietto la guerra” di Emergency nell’ambito della campagna R1PUD1A: un appello che invita cittadini e cittadine a prendere posizione contro la guerra, la militarizzazione e ogni ipotesi di ritorno alla leva obbligatoria, oltre che al riarmo. Nel contesto attuale segnato da un’accelerazione senza precedenti degli scenari di guerra e instabilità, Emergency ha lanciato un appello per l’obiezione di coscienza, preventiva e di massa al ripristino del servizio militare per contrastare il possibile ritorno all’intervento militare come strumento della politica. La chiamata dell’Ong fondata da Gino Strada in pochi giorni ha già superato le 70.000 firme. L’azione di EMERGENCY è lanciata nell’ambito della campagna R1PUD1A che ha coinvolto fino ad ora oltre 650 Comuni, 1200 scuole, 300 cinema, teatri, festival nel ribadire il rispetto dell’Articolo 11 della Costituzione italiana, contro la progressiva normalizzazione della guerra nel dibattito pubblico e politico nel nostro Paese. L’iniziativa si fonda su un principio sancito anche dalla Costituzione italiana: il ripudio della guerra come strumento di offesa e risoluzione delle controversie internazionali. Un valore che oggi, secondo i promotori, rischia di essere messo in discussione da scelte politiche orientate al rafforzamento degli apparati militari. Attraverso il sito dedicato (www.ripudia.it), chiunque può aderire all’appello, firmando e contribuendo a diffondere il messaggio. L’obiettivo è costruire una mobilitazione ampia e trasversale, capace di far sentire la voce di chi crede nella pace, nella diplomazia e nella cooperazione internazionale come strumenti alternativi ai conflitti armati. “Più saremo, meno potranno ignorarci”: è questo il cuore della campagna, che punta sulla partecipazione collettiva per incidere nel dibattito pubblico. Non solo una raccolta firme, ma un invito all’impegno civile, alla consapevolezza e alla responsabilità. “Il governo ha rilanciato l’ipotesi del ritorno alla leva militare, presentandola come una necessità. Nel nostro Paese, la leva è stata sospesa dal 2005, ma la legge prevede che possa essere riattivata in caso di guerra o grave crisi. Ripristinare il servizio militare significa confermare una concezione di sicurezza internazionale costruita sulle armi, una visione che si scontra con l’articolo 11 della Costituzione Italiana, che R1PUD1A la guerra come strumento di risoluzione delle controversie. Gino Strada, nostro fondatore, ci ha insegnato che la guerra è innanzitutto una scelta. Una scelta che ha conseguenze atroci soprattutto per i civili, che sono il 90% delle vittime. Abbiamo più di trent’anni di esperienza in Paesi martoriati da conflitti, in questo momento siamo a Gaza, in Ucraina, in Sudan, e la situazione è sempre la stessa. Quello che fino a poco tempo fa ci sarebbe sembrato inaccettabile – un riarmo mai visto prima e il ripristino della leva -, oggi viene normalizzato sotto la pressione di un mondo in conflitto. Questa azione ha l’obiettivo di coinvolgere tutti e tutte, con particolare attenzione ai giovani, nella costruzione di una comunità contro la guerra e la militarizzazione della società. Crediamo sia venuto il momento in cui la popolazione possa esprimersi su questo tema fondamentale e costitutivo della stessa esistenza di una comunità, perché nessuno possa decidere per noi e per i nostri figli e figlie” – dichiara EMERGENCY. Per questo vogliamo dire da subito: “IO OBIETTO LA GUERRA”. Tutti possiamo far sentire la nostra voce, sottoscrivendo la dichiarazione di obiezione di coscienza che afferma: – rifiuto l’uso delle armi – sono contrario/a a qualsiasi ipotesi di ripristino del servizio militare di leva – mi impegno a difendere l’Articolo 11 e tutti i principi costituzionali – mi impegno a costruire una comunità di pace Questo è il contributo di EMERGENCY all’iniziativa delle reti e dei movimenti che, oggi come ieri, si battono contro la militarizzazione e contro la guerra. È una dichiarazione che riguarda tutte e tutti: donne e uomini, giovani e non, che non vogliono essere trascinati in nessuna guerra. La dichiarazione di obiezione proposta da EMERGENCY è un atto pubblico attraverso cui ognuno può rivendicare il diritto a dichiarare la propria indisponibilità alla logica bellica. Attraverso la propria firma, che è possibile apporre digitalmente sul sito www.ripudia.it, si può dichiarare: il rifiuto all’uso delle armi; la propria contrarietà e la propria indisponibilità all’adesione a qualsiasi ipotesi di ripristino del servizio militare; il proprio impegno alla difesa dell’articolo 11 e di tutti i principi costituzionali e alla costruzione di una comunità di pace. Aderire a questa campagna, vuol dire dichiararsi indisponibili alla guerra, perché la pace è una scelta che passa dal corpo, dal tempo e dalla responsabilità personale. Nel 2026 la campagna sta traducendo il ripudio della guerra in pratiche riconoscibili, mettendo a disposizione strumenti operativi e un coordinamento a supporto dei propri gruppi di volontari, delle associazioni e delle singole persone che si vorranno attivare per: * conquistare “Spazi di Pace” nei territori per liberare luoghi fisici dalla logica della guerra e della militarizzazione; * promuovere pratiche di monitoraggio civico, per identificare le infrastrutture materiali e simboliche che promuovono e rendono possibile la guerra (in particolare: nodi logistici e infrastrutturali, industrie belliche e il sistema educativo); * creare la community R1PUD1A, un’infrastruttura online concepita come spazio orientato all’azione per abilitare le iniziative dal basso e trasformare le scelte individuali e l’opposizione diffusa in azioni collettive coordinate capaci di incidere nel dibattito pubblico. A differenza di quanto sostenuto da falsi intellettualoidi del calibro di Ernesto Galli della Loggia – che dal Corriere della Sera il 4 maggio 2026 ha attaccato il pacifismo italiano come causa della «sindrome dell’inerme» che vigerebbe in Italia, definendo la guerra come un «cimento supremo» – il pacifismo è ora più che mai necessario anche per combattere le vergognose retoriche belliciste sulla “difesa della Patria” per difendere la nostra Costituzione. In un tempo in cui la guerra sembra tornare al centro dello scenario globale, iniziative come quelle di Emergency rappresentano un tentativo di rimettere al centro il valore della pace, ricordando che ogni scelta politica ha conseguenze dirette sulla vita delle persone. L’appello è lanciato: firmare, condividere, partecipare. Perché, come sottolinea EMERGENCY, la pace è una responsabilità di tutti. La campagna è aperta a tutti i soggetti della società civile, uomini e donne a partire dai 14 anni, che vogliano attivarsi.   FIRMA E DIFFONDI “IO OBIETTO LA GUERRA” https://ripudia.it/ https://www.emergency.it/direfareripudiare/   Ulteriori informazioni: > In caso di guerra: L’azione delle studentesse IED per EMERGENCY https://www.cronacacomune.it/media/uploads/allegati/44/emergency_seminario_ferrara_28mar2026.pdf > L’imperativo morale dei generali europei | QB Quotidiano Bellico del 18 > febbraio 2026 https://ilmanifesto.it/lettere/io-obietto-la-guerra https://stream24.ilsole24ore.com/video/italia/-io-obietto-guerra-striscione-emergency-manifestazione-25-aprile-roma/AIO1PHiC   Lorenzo Poli
May 25, 2026
Pressenza