IRAN: BOMBE SU TEHRAN, ESCALATION MILITARE E FRATTURE NELL’UNIONE EUROPEA. DIECI I PAESI COINVOLTI NEGLI ATTACCHIAncora bombe, senza soluzione di continuità, sull’Iran. Decine gli attacchi,
incessanti, condotti sia dagli Stati Uniti sia da Israele. Uno dei raid ha
colpito il palazzo dove era riunita l’Assemblea degli Esperti per eleggere la
nuova Guida Suprema. La scelta, non ufficializzata, sarebbe ricaduta su Mojtaba
Khamenei, 56 anni, figlio dell’ayatollah ucciso. Al suo fianco ciò che resta
della vecchia guardia paterna, tra cui l’influente consigliere politico Mokhbar,
che alla tv di Stato ha dichiarato: «L’Iran non ha intenzione di negoziare con
gli Stati Uniti. Non abbiamo fiducia negli americani e non abbiamo basi per
trattare. Possiamo continuare la guerra per tutto il tempo che vogliamo».
Una linea di chiusura che, seppur specularmente, ricalca quella americana. Dal
Comando Centrale Usa fanno sapere che sarebbero già 50 mila i soldati impegnati
contro Teheran, con ulteriori rinforzi in arrivo. «Operazione senza precedenti:
già 2 mila raid, il doppio rispetto al 2003 in Iraq», afferma il Pentagono. Un
sottomarino statunitense avrebbe inoltre attaccato una nave iraniana al largo
dello Sri Lanka: 78 i feriti soccorsi da Colombo, 101 i dispersi.
Teheran replica bloccando lo Stretto di Hormuz e colpendo obiettivi israeliani e
statunitensi nel Golfo. Dieci i Paesi coinvolti dagli attacchi: a fuoco il
consolato a Dubai, missili sull’ambasciata a Riad, evacuazioni Usa in Oman,
Cipro, Iraq, Bahrein, Giordania e Kuwait. Proprio in Kuwait – a poche decine di
chilometri dall’Iran – una bambina di 11 anni è morta per le schegge di un drone
abbattuto. Decine tra droni e missili iraniani sono caduti nelle ultime ore sul
Paese, dove si trova anche personale dell’Aeronautica italiana nella base di Ali
Al Salem. Il punto della situazione con Achille Lodovisi, ricercatore, studioso
e autore di diversi libri e articoli sul tema bellico e degli armamenti. Ascolta
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Non solo Iran. Le guerre e le aggressioni militari israelo-statunitensi
nell’area, puntano a elevare Israele a unica potenza egemone del Medio oriente.
Che ruolo ha la Turchia, membro della Nato e alleata di Usa e Ue, in tutto
questo? Ne parliamo con Murat Cinar, giornalista e nostro collaboratore. Ascolta
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In Libano, Tel Aviv colpisce ripetutamente il sud del Paese e l’area orientale
di Baalbek. Undici le vittime e decine i feriti solo dall’alba. Oltre 300 mila i
civili in fuga davanti all’avanzata di F16 e carri armati israeliani, penetrati
fino a sei chilometri oltre il vecchio confine. L’esercito israeliano intima ai
civili di spostarsi a nord del fiume Litani, linea che storicamente rappresenta
un obiettivo strategico per Israele.
Nei Territori palestinesi, a Gaza ha riaperto parzialmente il valico di Kerem
Shalom, mentre la carenza di farmaci, carburante e generi alimentari resta
drammatica, con prezzi alle stelle. In Cisgiordania si moltiplicano raid e
incursioni da Tubas a Salfit, da Jenin a Hebron. A Gerusalemme resta interdetto
ai palestinesi l’accesso alla Moschea di Al Aqsa. A Betlemme decine di persone
sono rimaste intossicate dai lacrimogeni lanciati durante le proteste.
Sul fronte europeo, la Francia ha inviato nel Mediterraneo la portaerei nucleare
Charles de Gaulle e rafforzato i propri assetti a Cipro. A Washington, il
presidente Donald Trump ha incontrato il cancelliere tedesco Friedrich Merz,
considerato tra i leader più allineati alle posizioni statunitensi e israeliane.
Trump si è però scagliato contro Londra e Madrid per il rifiuto di concedere le
basi militari per operazioni in Levante, minacciando di interrompere ogni
relazione commerciale con la Spagna. «Non vogliamo averci nulla a che fare», ha
dichiarato.
La replica del premier spagnolo Pedro Sánchez è stata netta: “La posizione della
Spagna si riassume in poche parole: no alla guerra“. Dal Palazzo della Moncloa,
Sánchez ha rivendicato il rifiuto di autorizzare l’uso delle basi di Morón e
Rota e si è detto «stupito» per quella che considera una mancata solidarietà di
Berlino. Agli Stati Uniti ha rivolto un monito: «Spesso le grandi guerre
scoppiano per una concatenazione di risposte che sfuggono di mano, errori di
calcolo, guasti tecnici, eventi imprevisti. Dobbiamo imparare dalla storia e non
giocare con il destino di milioni di persone».
Trump ha inoltre criticato Madrid per il mancato aumento della spesa militare al
5% del Pil, senza ricordare che il raggiungimento dell’attuale soglia del 2% ha
già comportato negli ultimi anni un raddoppio del bilancio della difesa
spagnola. Ai microfoni di Radio Onda d’Urto, Rolando D’Alessandro, compagno
italiano che vive a Barcellona da oltre 40 anni. Ascolta o scarica.
Sul fronte italiano, il governo mantiene un profilo prudente. Il ministro della
Difesa Guido Crosetto, di rientro da Dubai, ha parlato di «aiuto rapido ai Paesi
del Golfo», ipotizzando l’invio di sistemi anti-drone e Samp-T, da definire con
un eventuale decreto legge. Nulla ha detto, invece, sul ruolo strategico della
Sicilia – tra il Muos di Niscemi e la base di Sigonella – nel supporto logistico
alle operazioni statunitensi.
Intanto, mentre le opposizioni chiedono alla premier Giorgia Meloni di riferire
in Aula, governo, vertici militari e grandi gruppi energetici hanno già tenuto
due riunioni d’urgenza: una sui circa 70 mila italiani presenti nell’area di
crisi, l’altra sulla sicurezza energetica, con la partecipazione degli
amministratori delegati di Eni e Snam. Sullo sfondo, i prezzi di petrolio e gas
tornano a salire e l’inflazione – già oltre il 2% a febbraio – minaccia di
aggravarsi sotto la spinta della nuova escalation. Mauro Antonelli, dell’Unione
Nazionale Consumatori. Ascolta o scarica.