
Genocidio a Gaza, pulizia etnica in Cisgiordania, annessione in Libano. E la chiamano ancora pace…
Pressenza - Saturday, June 13, 2026Dopo il fallimento del Board of Peace, inventato lo scorso gennaio da Trump come “nuovo strumento di cooperazione internazionale fuori dallo schema Onu”, la situazione a Gaza rimane catastrofica, con ripetuti blocchi nell’accesso degli aiuti, ed una progressiva occupazione di territorio da parte delle forze armate israeliane, mentre tutti i giorni aumentano le vittime civili, prove inattaccabili di una strategia genocida che l’intero governo Netanyahu prosegue da anni con crescente determinazione. I rapporti delle Nazioni Unite segnano le tappe di una progressiva eliminazione del popolo palestinese, mentre i Tribunali internazionali sono rallentati dagli attacchi ai giudici e l’Unione europea non riesce a trovare un’ intesa sul blocco degli accordi di associazione con Israele, grazie anche al ruolo determinante del governo tedesco e della presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Per questi governi sembra del tutto irrilevante anche l’ultimo rapporto di Francesca Albanese, pubblicato il 23 marzo 2026 e presentato al Consiglio per i Diritti Umani delle Nazioni Unite che documenta la tortura sistematica dei palestinesi da parte di Israele, come strumento determinante del genocidio in corso nel territorio palestinese occupato.
Per i Gazawi appare sempre più concreta la prospettiva di una vera e propria deportazione, magari verso il Somaliland, malgrado le smentite del governo di questo paese, o verso qualche altro paese africano, pronto a piegarsi agli ordini (ed ai soldi) provenienti da Israele. Il modello Gaza adesso si vuole estendere in tutto il mondo, come si sta verificando nell’ex Sahara spagnolo (ora Sahara occidentale), abitato in prevalenza dalla popolazione saharawi, dove nuovi insediamenti turistici dovrebbero prendere il posto delle persone costrette ad abbandonare con la forza i loro territori.
Sembrano ormai carta straccia gli atti delle Nazioni Unite che hanno segnato il diritto internazionale come la Risoluzione ONU 242 del 1967 e la Risoluzione 2334 del 2016, che definivano illegali gli insediamenti israeliani nei territori palestinesi occupati dal 1967, compresa Gerusalemme est, e in tutta la Cisgiordania prosegue senza sosta una vera e propria pulizia etnica, nella quale i coloni armati sono affiancati e coperti dall’esercito, con il risultato, oltre a decine di vittime innocenti, di produrre un quotidiano sfollamento di masse di popolazione, con il saccheggio ed il furto di tutti i beni appartenenti ai palestinesi.
Nel febbraio 2026, l’Ufficio per i Diritti Umani delle Nazioni Unite ha pubblicato il rapporto “Situazione dei diritti umani nei Territori Palestinese Occupati, compresa Gerusalemme Est, e l’obbligo di garantire responsabilità e giustizia”, in cui vengono sollevate preoccupazioni riguardo alla pulizia etnica e all’aumento della violenza da parte delle autorità israeliane a Gaza e in Cisgiordania. In un recente rapporto di Amnesty International intitolato “Cancellare ogni traccia palestinese: la pulizia etnica israeliana delle comunità di beduini e pastori della Cisgiordania”, si denuncia che il tacito esplicito sostegno della comunità internazionale di fronte ai crimini israeliani, compresi il genocidio e l’apartheid, sta incoraggiando le autorità israeliane a intensificare una brutale campagna di sfollamento forzato di persone palestinesi e di espansione del controllo della terra in Cisgiordania. Israele ha fatto ormai dell’annessione formale un esplicito obiettivo politico.
Secondo Amnesty, questa situazione non è opera di poche mele marce o frutto della violenza di coloni, ma una componente essenziale di una campagna sostenuta dallo Stato che pone la pulizia etnica come elemento centrale per il mantenimento del sistema israeliano di apartheid. Secondo l’ufficio delle Nazioni unite per il coordinamento degli affari umanitari da gennaio 2023 all’aprile 2026 almeno 117 comunità per lo più di beduini e pastori palestinesi hanno subito uno sfollamento totale o parziale. Sempre secondo dati delle Nazioni Unite, alla fine di aprile 2026 erano state forzatamente sfollate almeno 5. 910 persone palestinesi. I leader internazionali non possono definire ancora la annessione e le violenze dei coloni come atti isolati di individui o di singoli ministri estremisti. La mancanza di una reazione internazionale sta alimentando direttamente crimini contro l’umanità con conseguenze globali in termini di ulteriore erosione dell’ordine internazionale basato sulle regole.
Lo scorso 18 maggio le Nazioni Unite hanno chiesto a Israele di adottare misure per prevenire atti di “genocidio” a Gaza e hanno denunciato le segnalazioni di “pulizia etnica” nei territori palestinesi e nella Cisgiordania occupata. L’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, Volker Turk, ha chiesto in un nuovo rapporto su Israele di garantire “con effetto immediato che le sue forze armate non si impegnino in atti di genocidio (e adottino) tutte le misure per prevenire e punire l’incitamento a commettere genocidio”.
Nel nuovo rapporto di OXFAM, si denuncia come in Libano la strategia militare israeliana ricalchi quella già applicata a Gaza, con un cessate il fuoco solo di facciata e conseguenze devastanti sulla popolazione civile, sull’economia e sull’ambiente. L’ultima offensiva israeliana in Libano ha infatti causato lo sfollamento del 20% della popolazione, con l’occupazione di circa il 15% dell’intero territorio libanese. Nel rapporto si documenta come, ben al di là del presunto diritto alla autodifesa, in tutto il Libano gli attacchi sempre più estesi dell’esercito israeliano abbiano causato oltre 1,3 milioni di sfollati. Le vittime sono 2.869 e i feriti oltre 8.700, quasi 50 vittime al giorno, nei 46 giorni che hanno preceduto l’ultima dichiarazione di “cessate il fuoco”. Tra le vittime, oltre 100 medici e operatori umanitari. E ancora oggi i bombardamenti proseguono incessanti anche sulle zone come Tiro, abitate da comunità cristiane. Il ministro dell’Ambiente libanese ha accusato Israele di aver condotto attacchi che hanno provocato danni ingenti, aggravati dalle ripetute segnalazioni di uso illegale di fosforo bianco, i cui livelli risultano 400 volte superiori a quelli prebellici. Un impiego che, in aree tanto densamente popolate, costituisce un crimine di guerra.
L’Unione europea non può riconoscere alcuna legittimità ai progetti di espansione di Israele che corrispondono allo svuotamento definitivo del ruolo delle Nazioni Unite, deve ribadire il rispetto del diritto internazionale, sancito nei Trattati, dei principi umanitari affermati nella Carta dei diritti fondamentali UE, e sostenere organismi come la Corte Penale internazionale, che ha spiccato un mandato di cattura nei confronti del premier israeliano Netanyahu, e che, anche attraverso la costituzione del Board of peace, si vorrebbe di fatto cancellare.
Dobbiamo essere consapevoli di una nuova fase storica. Siamo ormai alla fine del vecchio equilibrio internazionale, sia pure imperfetto, basato sul multilateralismo e sulle Nazioni Unite, e a questo arretramento storico che ci riporta agli anni più bui del secolo scorso, corrisponderà, in tutti i paesi caratterizzati da governi di destra condizionati da gruppi estremi di neofascisti, xenofobi e razzisti, il superamento del bilanciamento dei poteri dello Stato sancito dalle Costituzioni democratiche del secolo scorso, con la fine dello Stato di diritto e dunque della democrazia. Un processo di lenta erosione dei diritti di libertà già in corso da anni, che lo stato di guerra permanente su scala globale innescato dal conflitto in Palestina potrà accelerare con sviluppi imprevedibili. Come ha affermato Francesca Albanese, “Il disprezzo per il diritto internazionale non si fermerà alla Palestina”.“È già evidente dal Libano all’Iran, negli Stati del Golfo e in Venezuela. Se non verrà arginato, si diffonderà ben oltre”.
Come cittadini non possiamo assistere inerti al deflagrare dei conflitti nel mondo ed al moltiplicarsi di vittime innocenti, potendo sostenere soltanto azioni a carattere umanitario, laddove anche queste non vengano impedite con la forza, come si sta facendo non solo nella Striscia di Gaza, ma anche in acque internazionali e nei paesi di transito del Nord Africa. I componenti della flottiglia di terra attualmente detenuti illegalmente in Libia vanno immediatamente liberati, e il governo italiano deve condizionare i prossimi aiuti economici ai libici al loro rilascio. Altrimenti rimane complice dei sequestratori libici, come il caso Almasri, sul quale l’Italia dovrà rispondere alla Corte penale internazionale, ha già dimostrato.
La caduta delle economie occidentali, conseguenza del nuovo conflitto mondiale, che ormai va dal Libano ai paesi del Golfo, passando per l’annessione israeliana di Gaza e della Cisgiordania, corrisponderà ad un impoverimento della popolazione, con un aumento ovunque dei divari sociali, della conflittualità interna, con l’abbattimento delle garanzie del welfare (lavoro, sanità, abitazione, istruzione). In un momento in cui i sistemi di sorveglianza dati in appalto ad Israele stanno schedando tutto e tutti, con una crescente forza di intimidazione, dobbiamo continuare ad esporci ed a renderci artefici direttamente di una controinformazione diffusa dal basso che riesca a smascherare gli imbrogli su cui si basa la propaganda di governo. In modo da battersi con maggiore impatto per l’interruzione dei rapporti commerciali riconducibili ad Israele, e sviluppare sui territori tutte le possibili forme di aggregazione solidale, in un momento in cui la crisi indotta dalle guerre travolgerà le componenti più deboli della popolazione.