Libano, ecco dove arriva il modello Gaza
E il Libano? Non dimentichiamolo, perché, almeno nella parte a sud, ha subito e
sta subendo quello che Israele ha fatto e sta facendo subire a Gaza. È un vero e
proprio “modello Gaza” con tutti i suoi orrori che è stato esportato e che
consiste nel fare terra bruciata: distruggere edifici con chi è ancora dentro,
attaccare i civili indiscriminatamente, spianare territori, spargere fosforo
bianco sui campi coltivati in modo da inquinarli e renderli sterili per il
futuro. Vogliamo dirlo in forma sintetica? Si tratta di portare la morte ovunque
ci sia una forma di vita. Infatti per i crimini perpetrati seguendo il “modello
Gaza” occorre creare delle nuove parole perché “genocidio” non basta più e
allora ecco neologismi come culturicidio, ecocidio, scolasticidio, spaziocidio e
altri, tutti abbastanza brutti ma indicativi di quanto sta accadendo: non ci
sono più parole sufficienti a descriverlo.
“Gaza in Libano – Gaza in Italia” è il titolo di un incontro promosso
dall’Università Statale di Milano che con l’iniziativa LA STATALE PER LA PACE
offre uno spazio di riflessione, confronto e approfondimento sui temi della pace
e della giustizia, in connessione con RUniPace (Rete Universitaria per la Pace)
che riunisce in dialogo su questo tema vari atenei. Questa rete culturale per
continuare a portare avanti il senso critico e civico nel mondo intellettuale e
tra studenti, nel silenzio complice della politica, mi sembra oltremodo
importante. È una sorta di controinformazione a livello alto, che non si riversa
ancora sull’opinione pubblica, ma è fondamentale, perché “la cultura è
resistenza”.
È proprio questa l’espressione utilizzata da Monica Macchi, rappresentante del
Nazra Film Festival, un festival militante di cinema itinerante dedicato al
cortometraggio, che dal 2017 documenta una realtà che ci viene male raccontata e
moltissimo taciuta dai media ufficiali. In sala sono stati proiettati un paio di
brevi filmati. Il primo raccontava le distruzioni a tappeto effettuate in Libano
(le stesse immagini spietate che abbiamo visto a Gaza), ma anche l’incredibile
senso che hanno i libanesi della famiglia: un grande corpo esteso che raggruppa
tutti i parenti di diverse generazioni.
Il secondo filmato consisteva principalmente nella testimonianza di Hamza,
studente palestinese di medicina che ha collaborato con il dott. Hussam Abu
Safyia, ormai da mesi detenuto nelle carceri israeliane, e che oggi è in Italia
per proseguire gli studi grazie al progetto IUPALS (Italian Universities for
Palestinian Students). Il messaggio che anche dei giovani come lui riescono a
lanciare è straordinario: “La capacità di resistenza è fondata sulla scuola e
sullo studio”, e anche “si può nascere, morire e tornare a vivere”. Perché lui
ha perso tutto, casa e familiari, ma sogna solo di poter tornare in Palestina
come neurochirurgo, cioè in una terra dove ospedali, infermieri e presidi
sanitari sono un target per Israele.
Ecco come va il mondo: i nostri laureati sognano di andarsene dall’Italia e i
giovani palestinesi e libanesi sognano invece di tornare e di ricostruire la
loro patria, perché non riescono a concepire una vita lontani dalle loro radici
e dalla loro identità. Per chi desiderasse sostenere i loro progetti portandoli
a studiare in Italia, è possibile finanziare delle Borse di Studio
(https://lastatalenews.unimi.it/raccolta-fondi-sostegno-percorso-studio-studentesse-studenti-palestinesi
–
https://www.unimi.it/it/ateneo/sostenere-la-statale/donazioni-ed-erogazioni-liberali).
In conclusione è doveroso ringraziare gli altri organizzatori dell’incontro che
sono intervenuti tutti con parole sensibili: Laura Giovinazzi e Elisa Giunchi,
entrambe dell’Università degli Studi di Milano, Stefano Simonetta, docente,
Camille Eid, giornalista e studioso, Chantal Antonizzi, di Amnesty International
e il drappello di studenti palestinesi presenti in sala. Ma come vera
conclusione di questo articolo citerò una scritta che è stata proiettata: “NON
DEVI ESSERE UN ARABO PER STARE DALLA PARTE DEI PALESTINESI. DEVI SOLO ESSERE
UMANO”.
Redazione Milano