
L’Albania è in piazza contro la corruzione e per difendere il proprio patrimonio ambientale
Pressenza - Saturday, June 13, 2026Arrivato ieri, venerdì 12 giugno all’aeroporto di Tirana, prendo il pullman di linea che mi porta in centro. Percorro la via alberata che porta nella piazza principale di Tirana, Piazza Scanderbeg (in albanese Sheshi Skënderbej che è delimitata dal Museo della Storia dell’Albania, dal monumento all’eroe nazionale Giorgio Castriota Scanderbegdi e dalla più antica Moschea della città. Sono arrivato nel momento della preghiera del venerdì e decine di fedeli stanno pregando all’esterno della piccola Moschea che non potrebbe con tenerli tutti.
Mi imbatto subito in un lungo banchetto dove si stanno raccogliendo e autentificando le firme dei cittadini.
Al banchetto, mi spiegano, si stanno raccogliendo firme per due referendum che hanno l’obiettivo di abrogare due leggi volute dal presidente Edit Rama. Parlo a lungo con una giovane donna che parla un ottimo Italiano e che mi spiega che le due leggi facilitano le speculazioni forzando i vincoli ambientali in nome della speculazione.
Si è voluto in particolare favorire la figlia ed il genero del Presidente degli Stati Uniti Donald Trump a tutti i costi. L’obiettivo è di raggiungere entro ottobre le 50mila firme certificate che imporranno al Presidente di indire il Referendum per i primi mesi del prossimo anno.
Mi spiega che il sedicente partito “socialista” di Edit Rama nulla ha di Sinistra poiché oltre a svendere il Paese al capitale straniero favorisce gli oligarchi locali e le mafie ad essi collegate. Lei si dichiara di Sinistra, quella vera è di opposizione aggiunge.
Tirana, le chiedo, appare come un gigantesco cantiere con grattacieli che spuntano come funghi.
Senza troppi giri di parole mi spiega che sono il frutto di capitali mafiosi o parà mafiosi che vengono in questo modo riciclati in beni immobiliari. Ciononostante il prezzo degli affitti nel centro cittadino è esorbitante e si aggira sui mille euro. Il costo degli affitti è simile a quello di Milano, specifica, ma il salario minimo di chi lavora in regola è di 500 euro (diffuso però è il lavoro nero e precario). I salari media dei lavoratori si aggirano sui 700 euro ma anche nella periferia di Tirana gli affitti sono di 500 euro.
Molte famiglie possono vivere a Tirana perché il regime stalinista qualcosa di buono fece assegnando case che appartenevano allo Stato e successivamente vennero assegnate a chi vi abitava.
Per le nuove coppie e per i giovani vivere a Tirana è impossibile anche perché i generi alimentari nei supermercati sono addirittura più cari che in Italia.
A promuovere la raccolta di firme è il piccolo partito Shquiperia Behet (Albania si può fare) che alle ultime elezioni del 2025 ha eletto un deputato.
Un giovane uomo mi spiega che si considerano un Partito di centro destra, ma parlando mi rendo conto che questa denominazione non ha nulla a che spartire con ciò che in Italia si definisce “destra” semplificando si potrebbero paragonare al Partito Radicale Italiano degli anni Settanta: un Partito che si propone di riformare lo Stato lottando contro la corruzione e per alcune riforme democratiche come la legge, recentemente da loro proposta e approvata dal Parlamento che ha permesso il voto agli Albanesi residenti all’estero.
Per spiegarmi la situazione politica dell’Albania dice che si può fare un paragone con l’Italia di Bettino Craxi e di Silvio Berlusconi moltiplicata per dieci.
Mi spiega che loro hanno proposto il referendum che necessita di 50 mila firme raccolte e certificate dai documenti di identità entro ottobre dopo i controlli il Presidente dovrà indire nei primi mesi del 2027 i due Referendum, ma loro sperano che il governo rassegni prima le dimissioni e che si arrivi al più presto a elezioni anticipate.
Ci tiene a precisare che ora il referendum è uno strumento messo a disposizione del movimento e che i volontari che raccolgono le firme non sono solo del loro partito ma di chiunque abbia dato la sua disponibilità.
Ci tiene a prendere le distanze dai partiti di estrema destra italiani e di chi segue la via di Trump.
In sostanza si potrebbe definire come un Partito patriottico che lotta contro la corruzione, a favore di un vero stato di Diritto e liberale in economia.
In piazza incontro invece i militanti dell’unico vero partito di sinistra che ha eletto a Tirana un deputato.
Il sistema elettorale è proporzionale su base regionale, senza recupero nazionale, e quindi sfavorevole alle formazioni politiche minori.
Il loro giovane partito si chiama Shquiperi e re (Nuova Albania) e si definiscono Socialisti Democratici e come tali sono impegnati soprattutto nella difesa dei Diritti delle Lavoratrici e dei Lavoratori, ma non escludono la collaborazione nelle battaglie contro la corruzione e per la difesa dell’ambiente con i due piccoli partiti di opposizione di centro destra (il terzo nasce da una scissione dello screditatissimo e corrotto Partito Democratico di Salis Berisha).
Sono molto fortunato perché il compagno con cui parlo conosce la Storia politica dell’Italia e quindi che in Italia il termine “comunista” grazie ad Enrico Belinguer e al tentativo di costruire un fronte eurocomunista con i partiti Spagnolo e Francese, attraverso una via democratica lontana dal sedicente “socialismo reale” sovietico e per molti versi contrapposti al regime stalinista di Enver Hoxha, che infatti condannò senza appello i comunisti italiani.
Il mio interlocutore è uno degli intellettuali di questa nuova formazione politica ed è impegnato nella traduzione in Albanese degli scritti di Antonio Gramsci: ha tradotto la Questione Meridionale e ora si sta dedicando alla traduzione dei Quaderni dal Carcere.
Intanto in piazza la gente continua a con fluire esponenzialmente ben oltre la decina di migliaia di persone di ogni età.
Gridano “Revolution, revolution!”, “Rama e Berisha in prigione!”.
Le manifestazioni, I dette da conosciuti rappresentanti della società civile, vanno ben oltre la forza dei tre piccoli partiti della vera opposizione parlamentare: alta è la percentuale di giovani e giovanissimi, molte le famiglie che sfilano al completo alcune con culle o passeggini.
Per i più grandicelli, di tre, quattro, cinque anni è allestito uno spazio con volontari che offrono colori per disegnare su lunghissimi fogli stesi in terra dopo che il corteo si è trasformato in un presidio nei pressi degli uffici del presidente.
Dopo un ora di fischi e proteste si riforma il corteo che si ingrandisce sfilando.
Tante sono le bandiere albanesi, rosse con un’aquila a due teste nera.
Molti hanno cartelli fatti da sé o sagome di Fenicotteri Rosa.
Lo striscione più grande recita perentorio “L’Albania non è in vendita!”
Il Compagno del partito socialista democratico mi spiega che gli Albanesi hanno un forte legame con la propria Terra, ma che questo patriottismo è immune da ogni forma di sentimento ultranazi e suprematista.
Lo striscione più grande recita perentorio “L’Albania non è in vendita!”.