La ferocia del mercato

Comune-info - Thursday, June 4, 2026
Foto Nev.it (che ringraziamo)

In questi giorni la morte di quattro braccianti – un pachistano e tre afghani – in Calabria, bruciati vivi dentro un’auto, ha riportato alla ribalta il dramma delle condizioni di sfruttamento in cui vivono migliaia di persone impiegate in agricoltura. Francesco Piobbichi, operatore MH a Rosarno, dove la FCEI ha avviato dal 2022 Dambe So, un ostello sociale per i lavoratori migranti, riflette da anni su questi temi.

Cosa sta succedendo?

Stiamo assistendo a un consolidamento delle modalità estrattive più brutali che il sistema produttivo impone sul lavoro bracciantile. Le cronache sono piene di violenza esercitata da parte padronale e, come in questo caso, dai caporali. Il processo si sviluppa in maniera diversa a seconda dei territori e della produzione, nei quali la razializzazione della forza lavoro produce diverse caselle in cui si inseriscono lavoratori e lavoratrici. Rosarno è nella stessa regione di Amandolara ma rappresenta un contesto molto diverso per come si sviluppa il lavoro bracciante rispetto alle produzioni nella sibariade. Qui sono i campi concentrazionari, i bacini per avere forza lavoro “just in time”. Nella sibariade invece la presenza dei caporali è molto più consistente.

Quali sono le cause della vulnerabilità dei lavoratori braccianti?

Documenti, casa, politiche di confinamento dello stato, assenza di trasporti pubblici e ferocia di un mercato che comprime i salari. Se poi ci mettiamo un’intera cultura basata sull’emergenza che invece di difendere i lavoratori li tratta come problema di ordine pubblico mi pare che il quadro sia completo.

Quali sono le possibili soluzioni?

Prima di tutto riconoscere il fallimento generale delle politiche dello stato. Bisognerebbe chiedersi se questo episodio di Amendolara non sia semplicemente la punteggiatura di una breve parentesi che descrive una equazione più complessiva, il cui risultato è quello di avere decine di migliaia di lavoratori piegati e ricattati per l’esigenza del mercato. Se ai braccianti non viene dato il potere di difesa diretto serve poco parlare di aumentare i controlli o di realizzare progetti sociali contro il caporalato. La vicenda va affrontata strutturalmente cambiando completamente la logica di fondo. Fino ad oggi il sistema è ruotato intorno alle imprese: la Bossi-Fini e il decreto Flussi di fatto si muovono in queste logica che permette ai caporali di speculare. Dovremmo invece fare ruotare il sistema intorno ai lavoratori braccianti partendo da una parola: dignità. Dignità per avere un visto che gli permette di cercare lavoro ed entrare regolarmente in Italia. Dignità per avere una casa e non un campo container o una baracca. Dignità di avere trasporti e contratti regolari. I caporali si eliminano così. E poi però c’è dell’altro.

Cioè?

In agricoltura occorre richiamare le imprese alla responsabilità sociale. E in particolare la grande distribuzione che sembra sempre una realtà avulsa da ogni processo quando è responsabile di aver distrutto il sistema sociale dell’agricoltura in Italia con il sottocosto. Noi vorremmo proporre un prezzo equo sotto il quale non si acquista, nè si importa e nè si esporta. Un prezzo al cui interno le imprese pagano una tassa per l’accoglienza. Nella Piana di Gioia Tauro con una tassa di un centesimo al kg risolveremmo strutturalmente molte cose. Questo meccanismo potrebbe poi sostenere una agenzia per l’abitare sociale dei lavoratori braccianti collegata al centro per l’impiego che risolverebbe molte questioni.

E le istituzioni?

Fanno sostanzialmente l’opposto. Usano il decreto Caivano per costruire nuovi campi di confinamento con un una sorta di social washing etico, intanto hanno fatto a Taurianova altri campi container confinando altri braccianti lontano da tutto. In decenni hanno speso decine di milioni di euro senza produrre nulla. La tendopoli sarà sgomberata da quelli che l’hanno fatta, e lo sarà per la terza volta mentre a Rosarno 30 appartamenti rimangono vuoti. Per questo saremo in piazza a Reggio Calabria davanti al Teatro Cilea per ribadire insieme ad altre associazioni che si sono riunite nel patto territoriale che vogliamo prendere parola e avere un processo trasparente.

Pubblicata su Nev.it e Mediterraneanhope.com, con il titolo completo Calabria, contro il caporalato una sola risposta: la dignità

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