No--------------------------------------------------------------------------------
Pixabay.com
--------------------------------------------------------------------------------
Mi ritrovo spesso a pensare che il punto non sia un singolo provvedimento, e
forse nemmeno una specifica riforma. Mi sembra, piuttosto, che il vero nodo sia
la forma che sta lentamente assumendo il nostro Stato. È come un filo invisibile
che attraversa le analisi di questi mesi: l’impressione che il prossimo
referendum non riguardi solo la magistratura, ma un modello di potere che si sta
depositando, strato dopo strato, sotto i nostri occhi.
Non avverto un atto unico, un cambiamento clamoroso che rompe il vetro. Mi
sembra di vedere una costruzione per accumulo, una serie di decisioni che, prese
singolarmente, ci vengono presentate come tecniche, settoriali, quasi
inevitabili. Eppure, se provo a guardarle insieme, mi pare che disegnino una
direzione precisa.
Il dubbio sulla centralizzazione
Mi chiedo se quella a cui assistiamo sia solo un’esigenza amministrativa o se
non sia, invece, un principio politico più profondo: la centralizzazione. Ho
l’impressione che le decisioni tendano a scivolare sempre più verso l’esecutivo,
mentre gli spazi di mediazione si fanno stretti e i controlli sembrano quasi un
intralcio. Mi pare che il Parlamento stia diventando più un luogo dove si
ratifica che un luogo dove si delibera, e che gli organismi indipendenti vedano
sbiadire la propria capacità di equilibrio. Mi domando: è questa l’idea di
governabilità che vogliamo? Quella dove la rapidità della decisione conta più
della pluralità del processo democratico?
Una gerarchia che interroga i diritti
Poi c’è il tema della gerarchia, che mi sembra emergere con forza tra i
territori e tra le istituzioni. Mi chiedo se l’autonomia differenziata non sia
molto più di una riforma regionale. Mi pare che stia introducendo una struttura
diseguale, quasi una scala di serie A e serie B nella distribuzione delle
risorse.
Sulla Sanità: mi sembra che il sistema universale stia arretrando in silenzio.
Forse ci stiamo abituando all’idea di “poli di eccellenza” separati dal resto
del territorio. Mi chiedo: se la salute dipende dal codice postale, siamo ancora
tutti uguali?
Sull’Università: Vedo un movimento verso una stratificazione sempre più netta,
con centri forti che attraggono tutto e periferie che si indeboliscono. Ho
l’impressione che l’uguaglianza stia smettendo di essere un presupposto per
diventare una variabile. E la scuola nel suo insieme? Questo argomento merita un
capitolo a parte.
Il privato che occupa il vuoto
Mi sembra, infine, che il ridimensionamento del pubblico non avvenga per una
dichiarazione ideologica aperta, ma come una conseguenza operativa. Dove lo
Stato arretra, si apre un vuoto; e quel vuoto viene occupato da soggetti
privati, spesso con fondi pubblici. Non è una sostituzione improvvisa, ma un
riequilibrio graduale.
Stiamo passando dai diritti garantiti a un accesso differenziato?
Verso quale cittadinanza?
Le riforme della magistratura, il premierato e l’autonomia non sono frammenti
sparsi, ma i componenti di un assetto coerente. Un sistema dove il potere si
presenta come l’unico centro ordinatore, mentre gli spazi di equilibrio vengono
ridefiniti.
Forse le trasformazioni più incisive sono proprio quelle che non irrompono, ma
che si normalizzano. E proprio per questo mi sembra così difficile riconoscerle
mentre accadono.
Una scelta di campo
Proprio per tutto questo, il referendum smette di essere un passaggio tecnico e
diventa un momento di chiarezza necessaria.
Votare NO non significa solo respingere una singola norma sulla magistratura, ma
esprimere un dissenso consapevole verso questa intera traiettoria. Significa
dire che non accettiamo la normalizzazione della disuguaglianza, che non
vogliamo un potere senza contrappesi e che crediamo ancora in una cittadinanza
fondata sui diritti universali e non sulle gerarchie.
È un atto di resistenza civile contro un progetto che vuole indebolire la
democrazia per accentuare l’autorità. È, alla fine, la scelta di chi vuole
restare cittadino e non diventare un semplice spettatore della gestione del
potere.
--------------------------------------------------------------------------------
LEGGI ANCHE:
> Per un No sociale
--------------------------------------------------------------------------------
L'articolo No proviene da Comune-info.