Una piazza ci vuoleIN MOLTI TERRITORI LO SPORTELLO DIRITTI È PRESIDIO IMPORTANTE PER METTERE PIÙ
CHE IL LAVORO, I LAVORATORI E LE LAVORATRICI. A VOLTE C’È CHI RIESCE PERFINO A
PORTARE FUORI DAGLI SPORTELLI LE PERSONE E LE STORIE INCONTRATE. È ACCADUTO NEI
GIORNI SCORSI A POGGIOMARINO, NEL NAPOLETANO, DOVE UNA PIAZZA CONTRO LO
SFRUTTAMENTO È DIVENTATO UN LUOGO DI COMUNITÀ CON CENTINAIA DI PERSONE, DI
ORIGINE MIGRANTE E ITALIANA, CHE HANNO PARTECIPATO A UN’INIZIATIVA PROMOSSA DA
RETE VESUVIANA SOLIDALE E FLAI CGIL. IL MOMENTO PIÙ INTENSO È STATO QUANDO LE
STORIE DI TANTE PERSONE COSTRETTE ALL’INVISIBILITÀ SONO ENTRATE NELLO SPAZIO
PUBBLICO. ESPERIENZE CONSUMATE NEL BUIO E NELLA SOLITUDINE, D’UN TRATTO, SI SONO
FATTE RACCONTO COLLETTIVO E UNIVERSALE. I DIRITTI QUALCOSA CHE SI ESERCITA, NON
SI MENDICA
Centinaia di persone hanno riempito lunedì 29 settembre, la piazza di
Poggiomarino (Napoli) per parlare di sfruttamento lavorativo, caporalato,
diritti e integrazione. Una partecipazione straordinaria, soprattutto di
lavoratori e lavoratrici di origine migrante – in prevalenza provenienti dal
Bangladesh, ma anche dall’India, dal Marocco e da diversi Paesi dell’Europa
dell’Est – insieme a cittadine e cittadini italiani, associazioni, sindacato e
rappresentanti delle istituzioni.
Per qualche ora quella piazza è diventata qualcosa di più del luogo di un
dibattito pubblico. È diventata il laboratorio vivente di una comunità che non
costruisce paura e separazione, ma relazioni, dignità, diritti. È forse questa
l’immagine più forte dell’incontro “Sfruttamento lavorativo e contrasto al
caporalato. Buone pratiche a partire dall’Area Vesuviana”, promosso dalla Rete
Vesuviana Solidale e dalla FLAI CGIL Campania e Napoli, con il patrocinio morale
del Comune di Poggiomarino. Una piccola pagina di storia politica e sociale
dell’Area Vesuviana, costruita innanzitutto dalla presenza e dal protagonismo
delle persone.
Un percorso che viene da lontano
Per noi della Rete Vesuviana Solidale, quello del 29 settembre è stato un
momento particolarmente importante. Da quindici anni portiamo avanti sul
territorio un’esperienza di tutela e solidarietà che ha nello Sportello Diritti
uno dei suoi principali punti di riferimento: uno spazio di consulenza
socio-legale e segretariato sociale che nel tempo ha incontrato e accompagnato
migliaia di persone, italiane e migranti, garantendo gratuitamente orientamento
ai servizi e supporto nell’accesso alla tutela legale, alla salute e
all’abitare. Una presenza quotidiana che ci ha permesso di conoscere da vicino
le condizioni di migliaia di lavoratori e lavoratrici migranti che vivono
nell’Area Vesuviana in situazioni di precarietà lavorativa e sociale, a volte
estrema. Dal 2025, lo Sportello è diventato sede del Polo Sociale Integrato di
contrasto allo sfruttamento lavorativo e al caporalato, nell’ambito del
programma regionale Su.Pr.Eme. 2, rafforzando ulteriormente il lavoro di
prossimità, intercettazione, orientamento e presa in carico.
Negli ultimi mesi abbiamo sentito sempre più forte la necessità di compiere un
passo ulteriore: portare fuori dagli sportelli le persone, le storie e le
contraddizioni che incontriamo ogni giorno e restituirle allo spazio pubblico.
Da questa esigenza è nato il percorso lanciato in maggio dalla Rete Vesuviana
Solidale insieme alla FLAI CGIL per costruire una Marcia dei Lavoratori
Invisibili: un cammino che ha già attraversato in due occasioni le strade di
Napoli, il 1° maggio e il 20 giugno, portando nello spazio pubblico la voce di
lavoratori e lavoratrici troppo spesso invisibili.
Eppure, mai avevamo vissuto un momento come quello di Poggiomarino. Non soltanto
perché centinaia di persone hanno risposto all’invito e riempito una piazza. Ciò
che è accaduto rappresenta qualcosa di più: il tentativo concreto di ricostruire
uno spazio pubblico nel quale persone diverse possano incontrarsi, riconoscersi,
prendere parola e discutere insieme delle condizioni materiali della propria
vita e del futuro del territorio.
In un tempo segnato dalla frammentazione sociale, dalla solitudine e dalla
difficoltà di costruire luoghi reali di partecipazione, una piazza attraversata
insieme da lavoratori migranti e italiani, associazioni, sindacato e istituzioni
assume un significato profondamente democratico. Contrastare lo sfruttamento
significa allora anche contribuire a rigenerare la qualità della vita politica e
democratica locale. Significa riportare nello spazio pubblico persone che troppo
spesso rimangono invisibili; ricostruire legami dove prevalgono isolamento e
diffidenza; creare luoghi nei quali i problemi sociali possano essere nominati e
affrontati collettivamente; permettere alle istituzioni di incontrare
direttamente le persone e alle persone di riconoscersi come soggetti capaci di
partecipare alla trasformazione del proprio territorio. È anche questo il senso
del percorso che stiamo provando a costruire: non parlare dei lavoratori e delle
lavoratrici migranti, ma costruire luoghi nei quali possano parlare, essere
ascoltati e organizzarsi insieme agli altri lavoratori e alle altre lavoratrici
del territorio.
Nel suo intervento di apertura, Emilio Mesanovic ha ricordato la convinzione che
accompagna l’esperienza della Rete: i diritti, per essere davvero tali, devono
essere universali; solidarietà, mutualismo e organizzazione diventano così
strumenti attraverso i quali costruire tutela ed emancipazione. Ed è proprio sul
terreno del lavoro che diventa evidente la necessità di ricostruire questa
dimensione comune. Le condizioni di sfruttamento vissute da molti lavoratori
migranti nei campi e nei laboratori convivono nello stesso territorio con il
lavoro povero e precario di tanti italiani impiegati nei supermercati, nel
commercio e nella ristorazione. La piazza di Poggiomarino ha mostrato, per una
sera, cosa può accadere quando queste vite smettono di procedere parallelamente
e cominciano a riconoscersi nello stesso spazio pubblico.
Quando le storie hanno riempito la piazza
Uno dei momenti più intensi della serata è arrivato quando le storie delle
persone hanno riempito la piazza. Nelle ore precedenti l’incontro, le Brigate
del Lavoro della FLAI CGIL avevano incontrato le centinaia di lavoratori e
lavoratrici migranti arrivati a Poggiomarino. Accanto all’attività di
informazione e tutela sindacale, attiviste e attivisti solidali si sono messi in
ascolto. Hanno raccolto frammenti di vite e di lavoro: esperienze di
sfruttamento, salari troppo bassi, lavoro irregolare, precarietà, difficoltà
quotidiane. Ma anche aspirazioni, bisogni, speranze e richieste di
riconoscimento. Durante l’incontro quelle storie hanno trovato voce.
Le parole raccolte nelle ore precedenti sono state restituite pubblicamente alla
piazza dagli attivisti e dalle attiviste che le avevano ascoltate. Per alcuni
minuti il centro della scena non è appartenuto agli esperti, alle organizzazioni
o alle istituzioni, ma alle esperienze concrete dei lavoratori e delle
lavoratrici. È stato uno dei momenti politicamente e umanamente più
significativi della serata: persone troppo spesso costrette all’invisibilità
sono entrate nello spazio pubblico. Esperienze vissute individualmente – e
spesso in solitudine – sono diventate racconto collettivo, domanda di diritti e
materia di confronto con le istituzioni. Ed è forse proprio in quel momento che
la piazza di Poggiomarino ha espresso fino in fondo il suo significato: non
soltanto denunciare lo sfruttamento, ma ricostruire comunità e partecipazione a
partire dalla voce delle persone.
Residenza anagrafica di prossimità
Nel suo intervento, Gabriella D’Orso, Commissario prefettizio e straordinario
del comune di Poggiomarino, ha sottolineato la necessità di lavorare per
costruire percorsi reali di integrazione. La sicurezza, in questa prospettiva,
non si costruisce alimentando paura e separazione. Una comunità è realmente più
sicura quando è capace di costruire una giusta integrazione, affrontando i
problemi senza averne paura e creando le condizioni perché tutte le persone che
vivono e lavorano sul territorio possano accedere ai diritti e partecipare alla
vita collettiva. Un obiettivo che richiede necessariamente collaborazione. Le
buone pratiche possono nascere e consolidarsi soltanto attraverso un rapporto
stabile tra istituzioni e realtà associative radicate nei territori.
D’Orso ha riconosciuto in questo senso il ruolo di stimolo svolto dalla Rete
Vesuviana Solidale, richiamando in particolare il percorso proposto dalla Rete
sul tema della residenza anagrafica di prossimità per le vittime di
sfruttamento. Una questione che può apparire puramente amministrativa ma che,
nella vita di molti lavoratori e lavoratrici, rappresenta invece un passaggio
decisivo. Come ricordato anche nell’intervento della Rete, la residenza
rappresenta una chiave d’accesso a diritti e servizi essenziali e costituisce
quindi uno degli strumenti attraverso i quali accompagnare le persone fuori da
condizioni di invisibilità e ricattabilità.
Accoglienza diffusa
Sul significato dell’incontro si è soffermato anche l’Assessore regionale alle
Politiche sociali Andrea Morniroli. Momenti come quello vissuto a Poggiomarino
assumono un valore particolare perché permettono di ricostruire in una piazza
dialogo e comunità, facendo incontrare le istituzioni con uomini e donne che
rappresentano una componente importante della classe lavoratrice e della vita
sociale dei nostri territori. Alle istituzioni spetta allora il compito di
esserci: essere presenti nei territori, ascoltare ciò che vi accade, riconoscere
le esperienze che funzionano e creare le condizioni perché possano assumere una
dimensione più ampia. Perché le buone pratiche possono diventare politiche.
In questo quadro Morniroli ha richiamato l’impegno della Regione Campania a
investire nelle politiche per l’immigrazione e l’inclusione sociale, indicando
una direzione fondata sull’accoglienza e sull’integrazione diffuse,
sull’inclusione sociale e sulla valorizzazione del ruolo e delle competenze
delle persone migranti, in alternativa a modelli fondati sulla repressione e
sull’insicurezza e richiamando criticamente strumenti e strutture come CPR e
CAS.
La presenza nei territori
A chiudere la carrellata degli interventi è stato Igor Prata, Segretario
generale della FLAI CGIL Campania e Napoli, che ha sottolineato il valore del
percorso intrapreso insieme alla Rete Vesuviana Solidale, ringraziando la Rete
per il ruolo che sta svolgendo nella costruzione di questo cammino comune. Prata
ha evidenziato come esperienze di questo tipo abbiano un valore importante anche
per una grande organizzazione sindacale con 120 anni di storia come la FLAI.
Perché è proprio attraverso percorsi come quello costruito nell’Area Vesuviana
che un’organizzazione sindacale può riscoprire e fare vivere ogni giorno gli
elementi più profondi della propria identità: radici saldamente piantate nei
territori, prossimità, ascolto, capacità di esserci e presenza nel cuore della
classe lavoratrice agricola – e non soltanto agricola – del nostro Paese. Una
presenza che non aspetta necessariamente che il lavoratore arrivi nelle sedi del
sindacato, ma prova ad andare nei luoghi nei quali le persone vivono e lavorano,
a incontrarle, ascoltarle e costruire insieme percorsi di organizzazione e
tutela.
È su questo terreno che l’incontro tra FLAI CGIL e Rete Vesuviana Solidale può
continuare a crescere: mettendo insieme storie e identità differenti, ma una
comune volontà di stare nei territori e costruire insieme alle persone strumenti
concreti di emancipazione.
La Marcia dei Lavoratori Invisibili continua
La giornata di Poggiomarino è stata una tappa fondamentale della Marcia dei
Lavoratori Invisibili. Un ulteriore passo di un percorso che non può essere
breve e non può esaurirsi in una manifestazione, in un progetto o in una
stagione. Deve essere un cammino lungo. Un cammino che dovrà continuare finché i
diritti di questi lavoratori e di queste lavoratrici non saranno pienamente
riconosciuti e concretamente esercitabili.
Noi della Rete Vesuviana Solidale continueremo a essere al loro fianco. Perché
un mondo nel quale possiamo tollerare che vengano violati i diritti di un
lavoratore o di una lavoratrice migrante è un mondo nel quale stiamo già
accettando che possano essere messi in discussione i diritti e la dignità di
tutte e di tutti. Lo ricordava, con parole nette, anche l’intervento di
apertura: rendere più ricattabile chi si trova nella posizione più fragile
finisce per indebolire le condizioni dell’intero mondo del lavoro. È per questo
che ciò che abbiamo visto a Poggiomarino non riguarda soltanto le persone
migranti. Riguarda quale territorio vogliamo essere. Riguarda la qualità del
nostro lavoro, delle nostre istituzioni, della nostra democrazia e delle
relazioni che siamo capaci di costruire. Riguarda tutti noi. Perché diritti e
dignità esistono davvero soltanto quando sono riconosciuti a tutte e a tutti.
Lunedì, nella piazza di Poggiomarino, abbiamo fatto insieme un altro passo in
quella direzione.
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