Tag - diritti

Food delivery, il caporalato digitale come incubatore di sfruttamento strutturale. Una vittoria ci salverà? – di Angelo Junior Avelli
La società italiana Foodinho srl, meglio nota come Glovo Italia, il 10 febbraio è finita sotto controllo giudiziario, con un decreto d’urgenza della Procura di Milano, coordinata dal PM Paolo Storari, lo stesso delle inchieste sullo stadio “Doppia Curva” e delle inchieste sui livelli salariali non dignitosi e sul caporalato digitale che hanno interessato [...]
March 7, 2026
Effimera
Le ragioni economico-politiche dell’attacco Usa-Israele contro l’Iran: una possibile interpretazione – di Andrea Fumagalli
L'attacco congiunto Usa-Israele contro l'Iran apre un nuovo scenario che va al di là dello scontro sul futuro dell'Iran e della sua democrazia. L'ipocrisia del pensiero mainstream plaude all'iniziativa di Trump e Netanyahu come espressione del ripristino di elementi di democrazia e della "libertà delle donne". Perché parlo di ipocrisia? Per vari motivi, come [...]
March 4, 2026
Effimera
7 marzo: corteo a Prato per una città operaia, libera, antifascista
Il 7 marzo si svolgerà il corteo “Prato operaia, libera, antifascista“, convocato in Piazza del Duomo alle ore 15:30. È un atto di necessaria presenza nei confronti di una ricorrenza significativa per la memoria della città: … Leggi tutto L'articolo 7 marzo: corteo a Prato per una città operaia, libera, antifascista sembra essere il primo su La Città invisibile | perUnaltracittà | Firenze.
Votiamo NO al referendum del 22-23 marzo. A Firenze campagna in corso!
Impressioni di un’attivista Di ritorno dal volantinaggio di lunedì mattina, fra le 10 e le 12 con tavolino e megafono, in Piazza delle Cure e davanti alla vicina Coop: l’impressione è di un diffuso e molto largamente prevalente orientamento per … Leggi tutto L'articolo Votiamo NO al referendum del 22-23 marzo. A Firenze campagna in corso! sembra essere il primo su La Città invisibile | perUnaltracittà | Firenze.
Dalla quattro giorni di Carnevale all’utopia della città che cura
Dal 14 al 17 febbraio 2026 a Firenze si è respirata un’aria colma di euforia, rumore, ebrezza ed estasi. La Polveriera Spazio Comune è stata al centro di un processo di riappropriazione popolare della festa di carnevale grazie … Leggi tutto L'articolo Dalla quattro giorni di Carnevale all’utopia della città che cura sembra essere il primo su La Città invisibile | perUnaltracittà | Firenze.
Un passato da preservare. Gli archivi distrutti e ricostruiti di Gaza
L’eccezionalità nel territorio palestinese, occupato da Israele dal 1967, sta nella durata, ma non solo. Di solito quando una parte in conflitto invade ed occupa l’intero territorio dell’altra parte, il conflitto si risolve nel giro di qualche anno con la … Leggi tutto L'articolo Un passato da preservare. Gli archivi distrutti e ricostruiti di Gaza sembra essere il primo su La Città invisibile | perUnaltracittà | Firenze.
“If I must die…let it be a tale”: al giardino Nidiaci in ricordo dei bambini uccisi a Gaza
Migliaia di nomi di bambini uccisi a Gaza oscillano al vento in un’installazione al Giardino dell’Ardiglione, in Oltrarno. Nomi ed età di bambini e ragazzi scritti da altri bambini e ragazzi su strisce di stoffa bianca appese a fili, tanti … Leggi tutto L'articolo “If I must die…let it be a tale”: al giardino Nidiaci in ricordo dei bambini uccisi a Gaza sembra essere il primo su La Città invisibile | perUnaltracittà | Firenze.
No
-------------------------------------------------------------------------------- Pixabay.com -------------------------------------------------------------------------------- Mi ritrovo spesso a pensare che il punto non sia un singolo provvedimento, e forse nemmeno una specifica riforma. Mi sembra, piuttosto, che il vero nodo sia la forma che sta lentamente assumendo il nostro Stato. È come un filo invisibile che attraversa le analisi di questi mesi: l’impressione che il prossimo referendum non riguardi solo la magistratura, ma un modello di potere che si sta depositando, strato dopo strato, sotto i nostri occhi. Non avverto un atto unico, un cambiamento clamoroso che rompe il vetro. Mi sembra di vedere una costruzione per accumulo, una serie di decisioni che, prese singolarmente, ci vengono presentate come tecniche, settoriali, quasi inevitabili. Eppure, se provo a guardarle insieme, mi pare che disegnino una direzione precisa. Il dubbio sulla centralizzazione Mi chiedo se quella a cui assistiamo sia solo un’esigenza amministrativa o se non sia, invece, un principio politico più profondo: la centralizzazione. Ho l’impressione che le decisioni tendano a scivolare sempre più verso l’esecutivo, mentre gli spazi di mediazione si fanno stretti e i controlli sembrano quasi un intralcio. Mi pare che il Parlamento stia diventando più un luogo dove si ratifica che un luogo dove si delibera, e che gli organismi indipendenti vedano sbiadire la propria capacità di equilibrio. Mi domando: è questa l’idea di governabilità che vogliamo? Quella dove la rapidità della decisione conta più della pluralità del processo democratico? Una gerarchia che interroga i diritti Poi c’è il tema della gerarchia, che mi sembra emergere con forza tra i territori e tra le istituzioni. Mi chiedo se l’autonomia differenziata non sia molto più di una riforma regionale. Mi pare che stia introducendo una struttura diseguale, quasi una scala di serie A e serie B nella distribuzione delle risorse. Sulla Sanità: mi sembra che il sistema universale stia arretrando in silenzio. Forse ci stiamo abituando all’idea di “poli di eccellenza” separati dal resto del territorio. Mi chiedo: se la salute dipende dal codice postale, siamo ancora tutti uguali? Sull’Università: Vedo un movimento verso una stratificazione sempre più netta, con centri forti che attraggono tutto e periferie che si indeboliscono. Ho l’impressione che l’uguaglianza stia smettendo di essere un presupposto per diventare una variabile. E la scuola nel suo insieme? Questo argomento merita un capitolo a parte. Il privato che occupa il vuoto Mi sembra, infine, che il ridimensionamento del pubblico non avvenga per una dichiarazione ideologica aperta, ma come una conseguenza operativa. Dove lo Stato arretra, si apre un vuoto; e quel vuoto viene occupato da soggetti privati, spesso con fondi pubblici. Non è una sostituzione improvvisa, ma un riequilibrio graduale. Stiamo passando dai diritti garantiti a un accesso differenziato? Verso quale cittadinanza? Le riforme della magistratura, il premierato e l’autonomia non sono frammenti sparsi, ma i componenti di un assetto coerente. Un sistema dove il potere si presenta come l’unico centro ordinatore, mentre gli spazi di equilibrio vengono ridefiniti. Forse le trasformazioni più incisive sono proprio quelle che non irrompono, ma che si normalizzano. E proprio per questo mi sembra così difficile riconoscerle mentre accadono. Una scelta di campo Proprio per tutto questo, il referendum smette di essere un passaggio tecnico e diventa un momento di chiarezza necessaria. Votare NO non significa solo respingere una singola norma sulla magistratura, ma esprimere un dissenso consapevole verso questa intera traiettoria. Significa dire che non accettiamo la normalizzazione della disuguaglianza, che non vogliamo un potere senza contrappesi e che crediamo ancora in una cittadinanza fondata sui diritti universali e non sulle gerarchie. È un atto di resistenza civile contro un progetto che vuole indebolire la democrazia per accentuare l’autorità. È, alla fine, la scelta di chi vuole restare cittadino e non diventare un semplice spettatore della gestione del potere. -------------------------------------------------------------------------------- LEGGI ANCHE: > Per un No sociale -------------------------------------------------------------------------------- L'articolo No proviene da Comune-info.
February 25, 2026
Comune-info