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Emigrare, immigrare: diverse facce
Tre articoli da Osservatorio sull’accoglienza diffusa di migranti e rifugiati, l’editoriale di Alberto Guariso sul quadrimestrale “Diritto, Immigrazione e Cittadinanza” ed Emanuele Bonini sui rimpatri Maria Giuliana Lo Piccolo – La costruzione politico-giuridica dello scafista Memoria Mediterranea – La strage di gennaio Mauro Armanino – Il treno Diritto, immigrazione e cittadinanza – editoriale di Alberto Guariso  Emanuele Bonini sul regolamento
Quella linea d’ombra che molti nascondono
-------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- Ci sono diversi modi di negare la valenza politica e sociale dell’impegno che creano alcune realtà sociali attente ai temi delle migrazioni, come l’esperienza nata intorno a “Piazza del Mondo”, a Trieste. C’è l’approccio di tipo fascista, con cui ad esempio quella piazza fu destinata ad accogliere un comizio della destra nell’ottobre del 2020, producendo uno scontro con la polizia. Quell’approccio è stato rinnovato di recente con la richiesta di un altro comizio per il 20 marzo, questa volta, dopo alcune proteste, negato dalla questura. C’è poi l’approccio messo in atto da Le Jene-Mediaset il 15 marzo, con un’intervista truccata con Lorena Fornasir di Linea d’Ombra, punto di riferimento dell’esperienza che nasce ogni pomeriggio nell’incontro con i migranti della Rotta Balcanica: quell’intervista insinua la collaborazione di Linea d’Ombra con lo sfruttamento del movimento migratorio. E infine c’è approccio più sottile che si è espresso ad esempio con il documentario “Trieste è bella di notte” del 2023, nel quale Linea d’Ombra non esiste, e di recente con un capitoletto nel volume Luoghi di confine. Violenze e resistenze del territorio italiano, pubblicato da un autorevole editore come DeriveApprodi, intitolato “Confini oltre il confine: il silos di Trieste e l’abbandono istituzionale dei richiedenti asilo”. Il secondo si basa sull’omissione del fatto che l’impegno quotidiano nella piazza davanti alla stazione di Trieste, che dura dall’ottobre del 2019 e che ha prodotto un’attivissima rete che coinivolge migliaia di persone in tutta Italia, è nato con Linea d’Ombra. È molto triste che persone che vengono quotidianamente in piazza per conto di associazioni del cosiddetto terzo settore fingano di ignorare questo fatto. È triste ma ha un significato: Linea d’Ombra si è presentata sin dal suo lontano inizio come attore di un impegno politico con i migranti in transito fuori d’Italia in nome del loro diritto alla libertà di movimento, e questo urta gli equilibri di molte associazioni del terzo settore che, ovviamente, devono preservare il loro rapporto con le istituzioni… Da questo però non dovrebbe discendere che fingano che la piazza in cui vengono tutti i giorni a raccogliere dati sul passaggio dei profughi della Rotta Balcanica, interferendo con Linea d’Ombra molte volte, soprattutto nel caso di situazioni difficili, esiste soprattutto grazie al costante quotidiano impegno di tutto ciò che si raccoglie intorno a Linea d’Ombra. -------------------------------------------------------------------------------- L'articolo Quella linea d’ombra che molti nascondono proviene da Comune-info.
March 24, 2026
Comune-info
Il treno
-------------------------------------------------------------------------------- Foto di Maciek Sulkowski su Unsplash -------------------------------------------------------------------------------- Ero appena tornato dalla frontiera di Ventimiglia, in treno. Due giorni dopo dopo sugli stessi binari camminava un giovane che cercava di passare la frontiera nella galleria in località Balzi Rossi. Si tratta di una parete rocciosa attraversata da caverne dove sono stati scoperti reperti risalenti al paleolitico superiore. Tra questi una ventina di sepolture umane, alcune delle quali riferibili a individui del tipo Cro-Magnon, uomo di Grimaldi. Il corpo irriconoscibile di Meher Naffouti, ragazzo tunisino di venticinque anni è stato trovato il sabato mattina 14 marzo sui binari presso il confine di Stato di Ponte San Ludovico. Un corpo che è stato difficilmente riconosciuto da indizi che la stessa famiglia ha potuto confermare. Ero appena tornato da quella zona con un nodo di tristezza negli occhi di cui, solo adesso, ho colto appieno la premonizione. Un binario che conduce all’ultimo viaggio. È stato il macchinista di un treno francese in ingresso in Italia a vedere il corpo sui binari verso le 10 di mattina. Meher, nato il 22 agosto 1999 a La Marsa, in Tunisia dove vive la sua famiglia, era già stato in Olanda. Aveva poi vissuto in Germania per qualche anno e desiderava stabilirsi definitivamente in Francia. Il destino lo aveva portato in Italia da dove si accingeva ad uscire, camminando come un acrobata di utopie, sui binari del treno che solca il confine di Stato. Come tanti altri migranti, almeno una cinquantina dal 2025, ha perso la vita lungo la ferrovia che avrebbe potuto portarlo dove sognava di vivere. Pensava che attraversando il confine sui binari non avrebbe trovato posti di controllo della polizia francese. Dalle testimonianze raccolte si parla di lui come di “una persona gentile, disponibile e che condivideva tutto ciò che aveva.. amava le motociclette”, ricordano gli amici. Gli stessi amici non riescono a spiegarsi come sia potuto accadere. Raccontano di un ragazzo prudente, attento, lontano da comportamenti rischiosi. «Non aveva né documenti né soldi – dichiarano – Forse è per quello che ha provato a oltrepassare il confine a piedi». Lo ha fatto lungo i binari, al buio. Impossibile per il macchinista accorgersi di quel giovane che camminava da solo sui binari. È morto con addosso il giubbotto che amava, lo stesso piumino nero che indossa nella foto sorridente scattata dai suoi amici. Poche ore prima della morte, la sera prima alle 23, Meher aveva comunicato il suo piano ad amici in Germania. Aveva espresso con semplicità il suo piano di raggiungere la Francia, Paese in cui desiderava continuare il suo futuro. Dalla Germania era stato trasferito in Svizzera e poi in Italia. I treni portano lontano e transitano frontiere. Ci sono i binari che li guidano su rotte stabilite per meglio viaggiare, comunicare, spostarsi, andare altrove. Ci sono treni che non portano da nessuna parte anche se lussuosi e magari con l’obbligo di prenotazione. Proprio su uno di questi treni, consapevolmente o meno, ci troviamo. Morire a 26 anni sui binari di treno che attraversa il confine, allungando la lista dei morti sulle frontiere dell’Europa è una grave sconfitta. Almeno 655 persone sono morte o disperse nei primi due mesi dell’anno nel Mediterraneo, il doppio rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. Il nome Meher ha origini persiane e significa amicizia, amore, ed è spesso associato alla luce del sole. Proprio quello che una galleria del treno che passa sui binari ha cercato di spegnere. Ora, giusto alla frontiera, c’è solo una stella in più, accanto a una croce. -------------------------------------------------------------------------------- L'articolo Il treno proviene da Comune-info.
March 21, 2026
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