Costruire arche ai piedi delle Alpi

Comune-info - Tuesday, June 2, 2026

«Il presente è percepibile solo in superficie
È lavorato in profondità da solchi sotterranei,
da invisibili correnti sotto un terreno apparentemente fermo e solido…»
(Edgar Morin, «La via»)

A volte per ritrovare i sogni di imprese tremendamente difficili o il senso di quello che pazientemente facciamo creando oggi i mondi differenti che vorremmo vivere basta mettere lo zaino in spalla. “Transizioni fest”, quest’anno dedicato al tema della convivialità, è nato tra i boschi della Brianza da un’idea della cooperativa Liberi sogni, ma è stato presto condiviso con tanti altri e per il 2026 ha fatto tappa in Val Cavallina, ospiti della cooperativa L’innesto: qui, a piedi delle Alpi, 180 persone diverse per età, passioni, saperi, provenienza (9 regioni) si sono incontrate dal 30 maggio al 2 giugno.

Chi ha partecipato sapeva bene che non sarebbero bastate le parole per comporre i disegni collettivi in grado di mostrare ciò che spesso nella vita di ogni giorno ci sfugge: per questo tutti hanno contribuito in diversi modi a realizzare questo atipico festival. Qualcuno, ad esempio, ha caricato su un furgone frutta e verdura di agricoltura contadina per i pasti del festival, malgrado non potesse fermarsi per ragioni familiari. I. è un cuoco e ha chiamato invece da Firenze: da ragazzo aveva vissuto un campo in natura con Liberi sogni di cui ha sempre conservato un ricordo meraviglioso e per contraccambiare oggi si è reso disponibile in cucina. A. invece è un ragazzo che ha attraversato un periodo difficile, rinchiudendosi in casa: ha accettato di dare una mano prima nei progetti di agricoltura sociale e ora al festival per le tante questioni logistiche a cui far fronte. Già, la logistica e l’accoglienza: punto di riferimento fondamentale per tutti e tutte è stata Nicole, vent’anni ma lucidità e cordialità a palate. Naturalmente tutti i partecipanti sono stati coinvolti a dare una mano: dalle pulizie al lavaggio dei piatti passando per il montaggio e lo smontaggio delle tende. Dopo gli incontri e i laboratori, puntuale rimbalzava una voce dalla cucina: “Qualcuno può dare una mano ad apparecchiare?”.

Per far emergere uno spirito comunitario sono stati importanti i pasti condivisi sotto un’accogliente tettoia, ma anche i giochi di gruppo della prima serata. Già nel pomeriggio, il giocare ha mostrato tutto il suo potente collante sociale capace di abbattere barriere di qualsiasi tipo tra i più grandi, quando la cooperativa L’Innesto ha presentato il Pirlì, antica trottola in legno di origine medievale, di fatto il progenitore comunitario del flipper, di cui si trovano versioni simili nei Paesi bassi come nel bergamasco.

Le giornate hanno intrecciato in modo splendido discussioni e laboratori su temi diversi (immaginazione e narrazione, comunità, democrazia, tecnologie e pratiche conviviali, abitare condiviso, intelligenza collettiva e cambiamenti climatici…), con tanti ospiti (che hanno saputo sempre mettersi in cerchio), ma anche uno spettacolo Rosmarino, per la rimembranza, ti prego amore, ricorda di e con Candelaria Romero, attrice e scrittrice argentina, vissuta in esilio in Bolivia e in Svezia). Difficile raccontare tutta la ricchezza condivisa.

Costruire arche per le comunità zapatiste significa creare spazi di autonomia e reti di resistenza comunitaria per proteggersi dalla crescente violenza delle crisi che sono inevitabilmente locali e globali. Ecco, Transizioni fest è stato prima di tutto un grande cantiere messo su per costruire arche e per essere più consapevoli che in realtà tanti e tante ovunque sono già un cantiere sociale di questo tipo. Che inevitabilmente è spesso alle prese con l’impatto devastante di norme che definiscono l’abitare, l’educazione, la salute, la socialità e soffocano il coraggio di tanti gruppi: anche per questo un laboratorio di grande interesse è stato dedicato alla critica al sistema normativo e alle possibili forme di resistenza e liberazione dal basso.

Per la redazione di Comune, la presentazione del libro Gridare, fare, pensare mondi nuovi (Eleuthera), che raccoglie testi di Marco Calabria, è stato uno scambio di rara intensità con oltre cinquanta persone. Si è discusso di come fare mondi nuovi significa non delegare ma cominciare dal qui e ora, di quanto qualsiasi processo di cambiamento profondo sia necessariamente limitato e contraddittorio ma non per questo futile, dell’importanza di partire dalla vita di ogni giorno delle persone comuni senza rincorrere modelli eroici e spesso macisti del cambiamento. Si è ragionato insieme anche del non-fare per imparare a prendere sul serio le proprie vulnerabilità e a proteggersi a vicenda. E di come la costruzione di mondi nuovi e multipli passi per la ricomposizioni delle relazioni sociali e della fiducia. “Per Ernesto De Martino il mondo è prima di tutto un contesto affidabile, cioè fatto di fiducia tra le persone – ha detto Stefania Consigliere durante la presentazione del libro – Il problema oggi è che siamo costretti a fare molta fatica ogni mattina a costruire il mondo… In un mondo di fiducia, ad esempio, nessuno muore da solo. Ma sappiamo anche che la fiducia non basta, servono la giustizia e la nostra capacità di non delegare ad altri, neanche a macchine o a ideologie. Ci può aiutare una domanda: e se ipotizzassimo che il mondo è costruito sulla collaborazione?“. Probabilmente la creazione di relazioni di fiducia oggi ha a che fare con il bisogno di imparare ad ascoltare e con un’idea del tempo diversa da quella dell’orologio capitalista di cui ha parlato Claudio Orrù, che ha dedicato molte attenzioni al pensiero di Ivan Illich e all’Università della terra nata in Chiapas da due amici e collaboratori di Illich come Gustavo Esteva e Sergio Beltràn. «Nella lingua tojolabal, parlata da alcune comunità indigene zapatiste – ha detto Claudio – non esiste quello che noi traduciamo come “io parlo”, ma esistono verbi che implicano sempre sia l’azione di chi parla sia quella di chi ascolta, ci sono dunque sempre due soggetti agenti, sia l’io che il tu, e non un soggetto e un oggetto».

Pensare alla costruzione delle arche, per le comunità zapatiste significa favorire cambiamenti profondi e complessi che hanno bisogno di “120 anni”. Insomma, è urgente uno sguardo diverso che punti al tempo lungo. La tormenta in corso sarà lunga e difficile, come dimostra il tempo di guerra che viviamo. Un orizzonte di senso, ha aggiunto Daniele, No tav accolto più volte in Rojava, resta il “facciamo quello che diciamo” abbracciato del movimento di liberazione curdo. Si tratta anche di non cadere nella frustrazione perché costretti a misurare i processi di cambiamento con le griglie dei bilanci aziendali o con quelli dei bandi pubblici. «Non dobbiamo mai dimenticare che costruiamo cornici altre – ha detto Matteo di Liberi sogni – Non siamo chiamati a prevedere tutto, ma a creare fiducia, collaborazione e liberare liberandoci. Perfino a fare nostra una certa disciplina intesa come fatica di attenzione all’altro e ai tempi lunghi». Dopo numerosi interventi, la presentazione di questo libro dedicato alla capacità di immaginare, riconoscere e creare mondi nuovi si è conclusa prima con le parole e con l’emozione di Licia: «Incontri come questo ti fanno sentire parte di una collettività diffusa, anche se, come nel mio caso, sono alla prese con il mondo della scuola e con la vita di un paese dove è facile sentirsi soli…». Poi con la lettura di un verso di una poesia di Marco Calabria: «Siate incapaci di accettare la realtà! Vi prego».

L’arca dei sogni liberi che rifiuta le logiche di guerra prende forma ai piedi delle Alpi, qualcuno ha già voglia di progettare l’edizione 2027. Come la Flotilla, quell’arca ha iniziato a consegnare ovunque senso e aiuti.

Un momento della presentazione di Gridare, fare, pensare mondi nuovi (Eleuthera) con Gianluca Carmosino, Stefania Consigliere e Claudio Orrù
Si chiama Valle delle sorgenti, il “Centro di conoscenza e fruizione della biodiversità della Val Cavallina” che ha ospitato Transizioni fest 2026
Ad accogliere i partecipanti del Transizioni fest, in un panorama naturalistico meraviglioso, la prima sera è arrivata anche la luna. La terza sera invece è stato un temporale a portare il suo saluto
Alla storia di un gioco comunitario come il Pirlì, la cooperativa L’Innesto ha dedicato una ricerca promossa con l’Associazione Giochi Antichi e l’Università di Bergamo: Il Pirlì c’era una volta e c’è ancora
Fare colazione, pranzare e cenare insieme: difficile trovare un modo migliore per costruire relazioni di fiducia tra persone che non si conoscono
Uno dei laboratori promosso lunedì 1 giugno sul tema delle energie
Anche i bambini e le bambine hanno voluto dare una mano all’autogestione del piccolo grande festival dedicato alla convivialità
Un momento dell’incontro Immaginario e libertà che ha aperto il Transizioni fest

Il comitato promotore di Transizioni fest 2026:

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