
SCUOLA RESISTENTE: LA PUNTATA DI SABATO 23 MAGGIO 2026
Radio Onda d`Urto - Monday, May 25, 2026
Alessandra Alberti, di Torino, insegnante di lingua e letteratura inglese alle superiori, antimilitarista convinta, a Radio Onda d’Urto sottolinea, senza se e senza ma “che la presenza delle Forze dell’Ordine e delle Forze armate a scuola sia inconciliabile con quella che è la natura stessa della scuola pubblica: un luogo dove l’insegnamento delle discipline passa necessariamente per l’educazione alla pace, alla solidarietà e alla risoluzione non violenta dei conflitti“. Con Alessandra Alberti abbiamo colto l’occasione, commentando l’ultimo articolo di Rossella Latempa su Roars in pratica un fermo-immagine impietoso sul modello sfacciatamente classista del sistema educativo-formativo italiano attuale, per individuarvi anche un altro filo rosso che viene definito, dall’ ex-rappresentante di armi, Guido Crosetto, “Cultura della Difesa”.
I tre canali ufficiosi della scuola pubblica, quello di serie A di serie B e oggi anche di serie C, non sono stati inventati oggi, come ci raccontano Fabio Balocco e Romano Lupi in “La sventura”: “ma certamente – afferma Alessandra Alberti – oggi tutto questo, in questi ultimi anni, ha subìto una forte accelerazione anche e soprattutto a causa di questa riforma sconfusionata degli istituti tecnici ridotti a quattro anni che fa il paio con l’introduzione degli ITS Academy (4+2)”. Gli ITS Academy sono dei percorsi formativi inquadrati all’interno di Fondazioni private che ricevono “anche” fondi pubblici, quindi di fatto sono dei cicli formativi pensati e progettati per le esigenze contingenti di Confindustria: oggi c’è esigenza di dominare ed addestrare l’intelligenza artificiale, una competenza che potrebbe risultare utile per guidare alla perfezione un drone militare? Ecco che interviene l’ITS Academy che propone un percorso ad hoc naturalmente in un quadro di enfasi e di sbornia da overdose digitale, anch’essa proveniente da lontano, le grottesche tre “i” berlusconiane: inglese, informatica, impresa.
Dalla critica alle analisi predittive dell’INVALSI ma diremmo anche connaturate nell’approccio sottostante al cosiddetto “merito” o della scuola come “talent-scout”, il passaggio a ciò che Crosetto definisce come la possibilità di “riscatto delle giovani generazioni del sud d’Italia”, ovvero la carriera militare, il passo è tragicamente breve. Qui torniamo, quindi, alla cosiddetta cultura pervasiva della difesa (un tempo si parlava più di “sicurezza” in senso lato) o meglio di un approccio che punta alla deterrenza più che la prevenzione, alla repressione più che ancora una volta, alla prevenzione: “l’opposizione alla presenza dei militari – prosegue Alberti – si è rivelata molto ardua, perché pochi/e pochissimi/e insegnanti sono coscienti del fatto che la militarizzazione è sempre più pervasiva nella nostra società e che la scuola si trova proprio al centro di questo processo. Anzi, mi è capitato di parlare con colleghi e colleghe che in nome della cosiddetta libertà di scelta dei ragazzi e delle ragazze, ritengono che quando i militari vengono a fare orientamento in uscita per presentare la carriera militare come possibile sbocco dopo il diploma, sia giusto tener conto ANCHE di questa possibilità.
Solo che come abbiamo detto a Torino l’anno scorso quello del soldato non è un mestiere come un altro ed è nostro preciso compito come insegnanti decostruire l’idea della guerra come inevitabile e necessaria”. Che in Italia sia in atto un processo di militarizzazione strisciante ed una svolta a destra verso l'”israelizzazione” che parte dal sistema formativo per estendersi a tutta la società, non lo affermano solo i docenti dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università ma è Crosetto stesso: “La Difesa è una grande macchina al servizio del Paese. Funziona quando ogni ingranaggio fa la sua parte: militari e civili, competenze operative e amministrative, esperienza e innovazione. Non riesco a immaginare una Difesa che non investa sempre di più sul personale civile. Non riesco a immaginare una Difesa con una sola “componente” militare. La Difesa è e sarà sempre più efficiente quando anima militare e anima civile sapranno integrarsi e cooperare , con compiti diversi ma ugualmente indispensabili. (…) Minacce ibride, cyber, disinformazione, intelligenza artificiale, infrastrutture critiche: il mondo è cambiato, e cambia anche il modo di difendere l’Italia”.
Così ha affermato recentemente il ministro in occasione della “Giornata del Personale Civile dell’Amministrazione della Difesa” ma queste parole si ripetono in ogni contesto in cui lui interviene che sia civile o militare, educativo o lavorativo non fa differenza: anche il servizio civile per come è concepito, nel quadro più generale dell’introduzione della mini-naja, rientra in questa visione con le stellette.
Stefano Bertoldi, sociologo, giornalista freelance collaboratore di Radio Onda d’Urto e di Pressenza. Ascolta o scarica.