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SCUOLA RESISTENTE: PUNTATA DI SABATO 17 OTTOBRE
Ospite di Scuola Resistente di questa settimana è Gianni Tognoni, medico e segreterio generale del Tribunale Permanente dei Popoli perché il 30 settembre scorso il TPP ha pubblicato la sentenza sulle bambine e sui bambini indigeni, rinchiusi nelle cosiddette scuole residenziali del Canada, scomparsi, maltrattati e seviziati per decenni e sulle sepolture senza nome; è stata quindi anche l’occasione per affrontare il tema del genocidio sotto diversi punti di vista, non solo giurisprudenziali. La sessione del TPP, svoltasi a Montréal nel maggio 2026, ha raccolto testimonianze di vittime, familiari, studiosi e difensori dei diritti dei popoli indigeni. Al centro dell’indagine vi è il sistema di queste “scuole” veri e propri centri di reclusione e di lavaggio massiccio dei cervelli, dove transitarono per oltre un secolo circa 150.000 bambini delle First Nations, Inuit e Métis dopo essere stati sottratti alle famiglie. Oltre ad un genocidio culturale fu portato avanti un genocidio secondo tutti i parametri del diritto internazionale: obiettivo dello Stato federale del Canada ma in totale continuità con le politiche dei primi colonizzatori, era quello di impedire ad un intero popolo di nativi americani di potersi riprodurre biologicamente e culturalmente per le generazioni a venire. I bambini subirono separazioni forzate, abusi fisici e sessuali, malnutrizione, malattie non curate, lavoro forzato e in numerosi casi trovarno la morte. Il sistema ebbe il suo massimo sviluppo tra il XIX secolo e il ventesimo secolo ma più vicino a noi, anche nel primo dopoguerra anche se formalmente andò avanti fino al 1998. Con Gianni Tognoni, quindi, abbiamo avuto l’occasione di trattare il concetto stesso di genocidio che passa attraverso un processo di disumanizzazione dell”altro da noi”, sia come persona umana sia come rappresentante portatore di una propria cultura. <<Quando la persona e con essa un intero popolo – ha sottolineato Tognoni – vengono sottratti dal concetto stesso di essere umano, allora è possibile agire qualsiasi nefandezza dall’annientamento della cultura di cui è portatrice fino alla annientamento fisico dei corpi>>. Molti di questi infatti, furono sepolti in tombe non contrassegnate e ancora oggi non sono stati identificati né sono stati ritrovati anche solo i resti di numerose vittime. Sul piano culturale, invece, il sistema mirava all’assimilazione, attraverso la distruzione delle lingue, delle culture, delle tradizioni e delle strutture sociali indigene: si tratta di un lento processo dove la cultura bianca colonialista in diverse parti del mondo ha attuato lo stesso copione, per giustificare la propria presenza in un territorio considerato strategico oppure per l’estrazione di un minerale di interesse economico. <<In questo caso – ha continuato Tognoni – il Canada si è reso responsabile anche di complicità con processi coloniali ed estrattivisti simili, ospitando sedi legali anche di società minerarie di altri paesi offrendo loro condizione agevolate>>. La Commissione canadese per la Verità e la Riconciliazione aveva già definito nel 2015 questo processo un “genocidio culturale” ma il TPP sostiene, in aggiunta, qualcosa di ancora più importante che riguarda in termini preventivi, ancora una volta, il concetto stesso di “genocidio”, troppo spesso relegato unicamente all’interno del ricordo ingombrante della Shoah. Le violazioni, infatti, non appartengano soltanto al passato e individua continuità nelle politiche contemporanee e le stigmatizza affinché questo genocidio si interrompa definitivamente: già da oggi e per gli anni a venire, il governo federale deve mettere in atto diverse iniziative perché non basta fermarsi all’ammissione delle proprie colpe soprattutto se queste sono fossilizzate nelin un passato più o meno lontano. Secondo il Tribunale, il Canada è quindi responsabile di genocidio e crimini contro l’umanità, tra cui apartheid e sparizioni forzate tanto che il numero e l’identità di molti bambini morti o scomparsi rimangono ancora sconosciuti. Oltretutto milioni di documenti utili alle famiglie per ricostruire le vicende dei propri cari restano negli archivi governativi o delle chiese che, soprattutto in passato, erano protagoniste della gestione criminale di questi centri di detenzione. Il TPP denuncia anche la prosecuzione dell’espropriazione delle terre e delle risorse ancestrali e le condizioni di disagio presenti in alcune riserve. Particolarmente significativo è il dato secondo cui, dopo la fine delle scuole residenziali, circa 165.000 bambini indigeni sarebbero stati sottratti alle famiglie. La sentenza chiede al Canada di recuperare e proteggere i resti dei bambini, rendere accessibili gli archivi e sostenere le comunità indigene. Chiede inoltre di indagare sulle sterilizzazioni forzate e sulle donne e ragazze indigene scomparse o uccise. Tra le raccomandazioni figurano, invece, riparazioni per le violazioni territoriali e per il trauma intergenerazionale, la tutela delle lingue, delle culture, dei sistemi giuridici e dei luoghi sacri indigeni, pari accesso a sanità, istruzione, abitazione e servizi sociali e a modificare di conseguenza la propria legislazione in questa direzione. Volendo partire dal titolo stesso dato alla commissione dello Stato canadese, la cosiddetta riconciliazione non può limitarsi quindi a gesti simbolici ma richiede oltre al riconoscimento delle responsabilità passate degli interventi concreti a partire da domani. Trasmissione a cura di Stefano Bertoldi, sociologo, giornalista freelance collaboratore di Radio Onda d’Urto e di Pressenza. Ascolta o scarica 
October 21, 2026
Radio Onda d`Urto
SCUOLA RESISTENTE: PUNTATA DI SABATO 26 SETTEMBRE
Naji al-Ali, uno dei più noti vignettisti palestinesi, divenne famoso soprattutto per aver creato Handala, il bambino palestinese rappresentato sempre di spalle, diventato un simbolo della causa palestinese: a soli 50 anni, Nanji, voce dissidente divenuta troppo scomoda per molti, venne assassinato con la complicità del Mossad e dell’entità sionista dell’epoca. Handala è anche il nome dell’imbarcazione della Freedom Flotilla Coalition, partita da Siracusa a fine luglio 2025 poco prima della Global Sumud Flotilla. Ospiti di Scuola Resistente di questa puntata sono Antonio Mazzeo che fu a bordo di quella missione e Lelio Bonaccorso, disegnatore impegnato socialmente su più fronti che con lui ha pubblicato “Handalino”, una graphic novel, incentrata sulle avventure di un peluche, anche lui a bordo di Handala, intorno al quale si erano coagulati molti sogni e speranze per i bambini palestinesi: Handala fu poi assaltata il 26 luglio 2025 da un reparto di èlite dell’IDF. Antonio Mazzeo da anni lotta contro la militarizzazione crescente della nostra società, con un’ attenzione particolare, negli ultimi anni, al sistema educativo, attraverso l’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole dell’università. Sul versante artistico, Lelio Bonaccorso, anche lui messinese, ha percorso un’analoga strada di lotta che ha spaziato dalla tragedia dei naufraghi del Sud del mondo, (ad es. con “Salvezza”, la prima graphic-novel della Feltrinelli scritta dopo una navigazione a bordo della nave Aquarius di SOS Mediterranee), fino al recente “Il ponte”, sul caso emblematico dell’inutile ponte sullo Stretto, a cavallo tra devastazioni territoriali-ambientali e logiche mafiose-imprenditoroali. “C’è un filo rosso che collega tutti questi fatti che ci vedono coinvolti come “Occidente” – ci ha spiegato Bonaccorso durante l’intervista – e ogni volta l’obiettivo è quello di creare, attraverso il fumetto, un ponte comunicativo per aumentare il livello di consapevolezza”. Mazzeo e Bonaccorso sono quindi l’esempio concreto di un modo diverso di interpretare il proprio lavoro in chiave di impegno civile a differenza di quei docenti che si appresteranno ad autocensurarsi o a fare la spia, in base alla futura legge contenuta nel DDL1004 che di fatto equipara l’antisionismo all’antisemitismo o a differenza di quei disegnatori della “scuderia Bonelli” (tra i quali tre dei più noti fumettisti del celebre Dylan Dog), che si sono prestati a disegnare le gesta eroiche del commissario Mascherpa, fumetto propagandistico edito dalla Polizia di Stato. I nostri figli o nipoti, un giorno, ci chiederanno conto, (soprattutto a noi docenti!), dei motivi della nostra indifferenza o quantomeno del silenzio di fronte al genocidio a Gaza e anche di fronte alla pulizia etnica in corso in Cisgiordania e dell’escalation di violenze contro i palestinesi dei campi profughi. “Che a Gaza sia in corso un genocidio – ha ricordato Gianni Tognoni segretario del Tribunale Permanente dei popoli in una nostra recente intervista – ormai da tempo non ci sono più dubbi anche all’interno della comunità dei maggiori esperti giuristi di diritto internazionale in ogni parte del mondo: di fronte ad un reo confesso che addirittura si fa un vanto di perpetrare impunemente, in spregio a tutte le sui crimini di guerra e contro l’umanità e soprattutto di fronte al silenzio di buona parte della comunità internazionale, si rimane senza parole, non si sa cos’altro aggiungere a quanto si sia stato già detto”. Handalino è quindi non solo un fumetto ma un vero e proprio strumento didattico per le maestre e i maestri, un antidoto contro l’indifferenza e soprattutto per formare le giovanissime generazioni all’esercizio dell’empatia nei confronti di bambini e bambine che hanno avuto la casualità di nascere in un posto martoriato a causa della nostra volontà di dominio coloniale, dal 1948 (ma anche prima) ad oggi. Trasmissione curata da Stefano Bertoldi, sociologo, giornalista freelance collaboratore di Radio Onda d’Urto e di Pressenza. Ascolta o scarica   
September 27, 2026
Radio Onda d`Urto
SCUOLA RESISTENTE: PUNTATA DEL 12 SETTEMBRE 2026
Ad un quarto di secolo dall’uccisione di Carlo Giuliani in circostanze controverse e mai del tutto chiarite, apriamo il ciclo 2026/27 di Scuola Resistente con Ilaria Bracaglia del Comitato Piazza Carlo Giuliani e con Italo di Sabato, voce nota agli ascoltatori di Radio Onda d’Urto, più volte ai nostri microfoni come Osservatorio Repressione. Il comitato ogni anno bandisce delle borse di studio per studenti/esse degli ultimi anni delle scuole secondarie superiori e dell’ università, per incentivare studi e riflessioni dal basso, intorno ai fatti del G8, evitando così una rimozione collettiva, sempre dietro l’angolo. Gli studenti e le studentesse, invece, devono sapere che cosa avvenne in un paese come l’Italia le cui istituzioni si proclamano, ad ogni occasione ed ossessivamente, democratiche. Genova 2001 rappresenta, infatti, uno spartiacque paradigmatico, una sorta di prova generale di un modello di controllo sociale repressivo da parte di istituzioni, a questo dedicate che oggi imperversano dalla sfera digitale a quella più materiale dei corpi e dei territori, con strumentazioni sempre più sofisticate ed interconnesse. Pochi anni dopo quella prova drammatica, coordinata, nei suoi risvolti più muscolari, direttamente dal governo, avrebbe trovato, con la legge 124/2007, la sua sistematizzazione e istituzionalizzazione. Nel 2007, infatti, AISE e AISI vengono poste sotto la diretta responsabilità della Presidenza del Consiglio e coordinate dal D.I.S. superando così la precedente dipendenza dei Servizi rispettivamente da Difesa e Interno. Uno degli artefici di questa riforma che spinse l’acceleratore in direzione di una diffusione capillare, a partire da scuole e università, della “cultura della sicurezza” declinata in anni più vicino a noi in “cultura della difesa”, fu proprio il deus ex-machina di quella che fu definita la “macelleria messicana” di Genova 2001: Gianni De Gennaro, il “superpoliziotto” a capo della Polizia di Stato e già stretto collaboratore di Giovanni Falcone. Dopo quei fatti gravissimi, qualche condanna certamente ci fu ma molti di più furono i depistaggi e gli insabbiamenti per non parlare degli scandalosi avanzamenti di carriera per alcuni poliziotti che uscirono dalla Diaz con i manganelli insanguinati, o i sette anni concessi come premio a De Gennaro alla presidenza di Finmeccanica oggi Leonardo SpA. Ilaria Bracaglia ha sistematizzato, sul versante antropologico ed etnografico, il vissuto collettivo di quell’esperienza drammatica costruendo fin dalla sua tesi laurea e proseguendo con un dottorato ed ulteriori ricerche, una narrazione alternativa di quei fatti. La tesi (del 2014) aveva, infatti, il titolo Genova: obbedir tacendo, reagir narrando. Reazioni tattiche multimediali e approfondiva lo studio dei comitati civici nati dopo il G8. Quel lavoro, l’anno dopo, le valse anche il premio ACAT Italia “Una tesi di laurea per fermare tortura e pena di morte”. Quel progetto culturale perverso, di militarizzazione in senso lato, iniziato in quegli anni in modo sempre più sistematico e invasivo proprio nelle scuole, sul lungo periodo, ha portato purtroppo i propri frutti avvelenati. “Quello che ho notato in questi ultimi anni, parlando con gli studenti e leggendo le loro tesine – ha infatti sottolineato Ilaria Bracaglia – è la tendenza a suddividere le forme del dissenso e del conflitto, in modalità buone, accettabili e cattive e quindi a dividere in modo manicheo i manifestanti “buoni” da quelli “cattivi”. Con Italo Di Sabato invece abbiamo affrontato lo scenario globale in cui si inquadra questo approccio repressivo, iniziato con un salto di qualità a partire appunto dal 2001 e che oggi va a colpire, oltre alle soggettività marginalizzate e razzializzate, proprio i giovani, gli studenti e con loro le varie proteste di piazza che li vede sempre più protagonisti come ad esempio gli ultimi movimenti di protesta contro le connivenze dello Stato italiano con l’entità sionista in Israele o il modello sociale finanziarizzato che porta al soffocamento di iniziative sociali e mutualistiche come quella, tra le tante, dello Spintime a Roma. Dallo “Stato sociale” allo “Stato penale”, il dissenso trasformato da fatto politico in problema di ordine pubblico, la repressione moderna divenuta negli anni essenzialmente preventiva: questi sono i tre temi principali interconnessi alla sfera studentesca e alle lotte all’interno e all’esterno degli istituti scolastici gradualmente trasformati in istituzioni totali. La puntata di sabato 12 settembre Ascolta o scarica
September 22, 2026
Radio Onda d`Urto
SCUOLA RESISTENTE: LA PUNTATA DI SABATO 30 MAGGIO 2026
Ai microfoni di Scuola Resistente, sabato 30 maggio 2026, Romano Lupi, insegnante nelle scuole secondarie in Liguria, giornalista e scrittore, ci racconta del suo ultimo libro scritto con Fabio Balocco, “La sventura”, in particolare soffermandosi sul capitolo che riguarda la scuola. “La sventura” è un resoconto molto dettagliato che, spaziando dalla scuola all’ambiente, alle politiche industriali, racconta in maniera impietosa di tutte le azioni, sfacciatamente neoliberiste, commesse dalla sinistra al potere ispirate, come da un manuale di Scienza della Politica, all’ideologia neoliberale. Madre e matrigna di tutte le riforme scolastiche, senza andare troppo lontano ma rimanendo in questi ultimi 30 anni, è stata certamente la cosiddetta riforma Berlinguer (Luigi, Ministro dell’ istruzione e dell’ università dell’epoca) ispirata “tecnicamente” dal sociologo Guido Martinotti. Nel 1997, Martinotti, presiedette il gruppo ministeriale sull’autonomia didattica e l’innovazione dei corsi di studio universitari, da cui uscì la famosa “Bozza Martinotti”, che anticipò molte delle trasformazioni poi confluite nel decreto 509/1999. Fu in quegli anni, sul finire degli anni novanta e all’alba del secondo millennio che furono introdotte diverse parole-mito: efficienza ed efficacia del sistema formativo, didattica per competenze, crediti e debiti formativi, ecc. Nel sistema universitario e negli ambiti della ricerca, invece, si iniziò a parlare della “qualità” della ricerca e delle ricadute industriali della stessa dimenticando a piè pari concetti quali la “serendipity” e introducendo invece il suo esatto opposto: obiettivi definiti in anticipo, programmi di ricerca con risultati prevedibili, tempi certi, indicatori quantitativi di produttività, sequenza delle pubblicazioni. Nelle stanze dello stesso palazzo in cui oggi operano i cervelloni dell’INVALSI, si riunivano i primi gruppi di consulenti seriamente intenzionati a standardizzare i vari sistemi di valutazione che poi dettero vita all’ANVUR (Agenzia Nazionale Valutazione Università e Ricerca), ovvero la morte della ricerca teorica (o “pura”) e il trionfo di quella “applicata”. Si potrebbe pensare che siano stati dei consulenti del Fondo monetario Internazionale o della Banca Mondiale o di quella europea a concepire un modello simile, invece sono stati proprio loro, quelli della “sinistra progressista”, ad aprire quella strada che da semplice carrareccia ha poi consentito di spianare un’autostrada, come da sempre sono soliti fare i neo-fascisti quando finalmente vanno al governo. In tutto questo, c’è stata una grande coerenza tra i vari interventi, anche considerando gli altri settori della società: si va dalle privatizzazioni, a vere e proprie svendite dei “gioielli di famiglia”, per quanto riguarda le aziende statali e/o partecipate, per passare alla cosiddetta autonomia scolastica e ai nuovi presidi-sceriffo che tutti ormai conoscono bene e funzionali ad esso, la creazione, di fatto, a livello organizzativo di un cerchio magico intorno proprio ai dirigenti scolastici. Questi si spartiscono i pochi lupini che il sistema pubblico elargisce, in misura sempre più ridotta, al sistema scolastico. Per concludere, non si potevano non menzionare le varie università online-telematiche che pescano nel torbido, proponendo abilitazioni a pagamento che hanno consentito e consentiranno, a nuove generazioni di insegnanti, con in tasca due/ tremila euro , di sostituire le precedenti non per merito ma per capacità reddituale. In questo mercato della cultura, ci sono stati docenti che si sono spinti oltre sulla base di un semplice calcolo costi-benefici dell’investimento: hanno letteralmente comprato i punti di servizio, (fino al dodici punti corrispondenti ad un anno di servizio di insegnamento, anche con una sola ora di supplenza) nella scuola paritaria dove lavora un parente o un amico. Come? Restituendo alla scuola, in contanti, l’equivalente del contratto/contrattino di supplenza e versando, sempre di tasca propria, i contributi INPS corrispondenti. Qualche anno così e poi si è pronti per fare il grande salto inserendosi con un discreto punteggio in tasca, nelle graduatorie per le supplenze di un grande centro urbano come Roma o Milano, con molte più possibilità di aggiudicarsi supplenze, rispetto ad un piccolo centro del Sud Italia. A completare il quadro, appunto, l’acquisto dell’abilitazione all’insegnamento tramite una delle tante università telematiche e quindi il passaggio automatico dalla seconda fascia alla prima. Questa totale degenerazione del sistema di reclutamento del corpo insegnante italiano è stato possibile – ha poi commentato Romano Lupi – anche grazie a questo approccio utilitaristico ed economicistico introdotto dalla sinistra al potere dove alcuni suoi esponenti di rilievo, tutti ex-PCI, hanno non pochi conflitti di interesse proprio con alcune di queste università telematiche; insomma, le tre “i” di Berlusconi (impresa, inglese, Informatica), in confronto, sono state un gioco da ragazzi. La puntata di Scuola Resistente di sabato 30 maggio 2026. Ascolta o scarica.
May 30, 2026
Radio Onda d`Urto
SCUOLA RESISTENTE: LA PUNTATA DI SABATO 23 MAGGIO 2026
Alessandra Alberti, di Torino, insegnante di lingua e letteratura inglese alle superiori, antimilitarista convinta, a Radio Onda d’Urto sottolinea, senza se e senza ma “che la presenza delle Forze dell’Ordine e delle Forze armate a scuola sia inconciliabile con quella che è la natura stessa della scuola pubblica: un luogo dove l’insegnamento delle discipline passa necessariamente per l’educazione alla pace, alla solidarietà e alla risoluzione non violenta dei conflitti“. Con Alessandra Alberti abbiamo colto l’occasione, commentando l’ultimo articolo di Rossella Latempa su Roars in pratica un fermo-immagine impietoso sul modello sfacciatamente classista del sistema educativo-formativo italiano attuale, per individuarvi anche un altro filo rosso che viene definito, dall’ ex-rappresentante di armi, Guido Crosetto, “Cultura della Difesa”. I tre canali ufficiosi della scuola pubblica, quello di serie A di serie B e oggi anche di serie C, non sono stati inventati oggi, come ci raccontano Fabio Balocco e Romano Lupi in “La sventura”: “ma certamente – afferma Alessandra Alberti – oggi tutto questo, in questi ultimi anni, ha subìto una forte accelerazione anche e soprattutto a causa di questa riforma sconfusionata degli istituti tecnici ridotti a quattro anni che fa il paio con l’introduzione degli ITS Academy (4+2)”. Gli ITS Academy sono dei percorsi formativi inquadrati all’interno di Fondazioni private che ricevono “anche” fondi pubblici, quindi di fatto sono dei cicli formativi pensati e progettati per le esigenze contingenti di Confindustria: oggi c’è esigenza di dominare ed addestrare l’intelligenza artificiale, una competenza che potrebbe risultare utile per guidare alla perfezione un drone militare? Ecco che interviene l’ITS Academy che propone un percorso ad hoc naturalmente in un quadro di enfasi e di sbornia da overdose digitale, anch’essa proveniente da lontano, le grottesche tre “i” berlusconiane: inglese, informatica, impresa. Dalla critica alle analisi predittive dell’INVALSI ma diremmo anche connaturate nell’approccio sottostante al cosiddetto “merito” o della scuola come “talent-scout”, il passaggio a ciò che Crosetto definisce come la possibilità di “riscatto delle giovani generazioni del sud d’Italia”, ovvero la carriera militare, il passo è tragicamente breve. Qui torniamo, quindi, alla cosiddetta cultura pervasiva della difesa (un tempo si parlava più di “sicurezza” in senso lato) o meglio di un approccio che punta alla deterrenza più che la prevenzione, alla repressione più che ancora una volta, alla prevenzione: “l’opposizione alla presenza dei militari – prosegue Alberti – si è rivelata molto ardua, perché pochi/e pochissimi/e insegnanti sono coscienti del fatto che la militarizzazione è sempre più pervasiva nella nostra società e che la scuola si trova proprio al centro di questo processo. Anzi, mi è capitato di parlare con colleghi e colleghe che in nome della cosiddetta libertà di scelta dei ragazzi e delle ragazze, ritengono che quando i militari vengono a fare orientamento in uscita per presentare la carriera militare come possibile sbocco dopo il diploma, sia giusto tener conto ANCHE di questa possibilità. Solo che come abbiamo detto a Torino l’anno scorso quello del soldato non è un mestiere come un altro ed è nostro preciso compito come insegnanti decostruire l’idea della guerra come inevitabile e necessaria”. Che in Italia sia in atto un processo di militarizzazione strisciante ed una svolta a destra verso l'”israelizzazione” che parte dal sistema formativo per estendersi a tutta la società, non lo affermano solo i docenti dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università ma è Crosetto stesso: “La Difesa è una grande macchina al servizio del Paese. Funziona quando ogni ingranaggio fa la sua parte: militari e civili, competenze operative e amministrative, esperienza e innovazione. Non riesco a immaginare una Difesa che non investa sempre di più sul personale civile. Non riesco a immaginare una Difesa con una sola “componente” militare. La Difesa è e sarà sempre più efficiente quando anima militare e anima civile sapranno integrarsi e cooperare , con compiti diversi ma ugualmente indispensabili. (…) Minacce ibride, cyber, disinformazione, intelligenza artificiale, infrastrutture critiche: il mondo è cambiato, e cambia anche il modo di difendere l’Italia”. Così ha affermato recentemente il ministro in occasione della “Giornata del Personale Civile dell’Amministrazione della Difesa” ma queste parole si ripetono in ogni contesto in cui lui interviene che sia civile o militare, educativo o lavorativo non fa differenza: anche il servizio civile per come è concepito, nel quadro più generale dell’introduzione della mini-naja, rientra in questa visione con le stellette. Stefano Bertoldi, sociologo, giornalista freelance collaboratore di Radio Onda d’Urto e di Pressenza. Ascolta o scarica.
May 25, 2026
Radio Onda d`Urto
SCUOLA RESISTENTE: PUNTATA DI SABATO 18 APRILE
Nuova puntata sabato 18 aprile 2026, su Radio Onda d’Urto, di “Scuola Resistente”, trasmissione su istruzione e dintorni, a cura del nostro collaboratore Stefano Bertoldi, sociologo, giornalista freelance collaboratore di Radio Onda d’Urto e di Pressenza, (Agenzia di stampa internazionale). Di seguito, il testo introduttivo, sempre di Stefano Bertoldi, e l’intervista a Federico Giusti ( membro dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università e, tra le altre attività, anche esponente della C.U.B. Toscana particolarmente impegnato contro l’invasione delle strutture militari) e Federica (insegnante, attivista appartenente alla rete Docenti per Gaza) di Parma. Verona, Brescia, Vicenza-Verona e oggi Parma: non si dà pace l’EOS (European Outdoor Show), ovvero una delle più grandi kermesse, aperta anche alle scolaresche, delle fabbriche di armi (e dintorni) per uso cosiddetto “civile” in Italia. Di “civile” in realtà c’è ben poco, non solo per il tipo di rapporto con gli animali (intesi come cacciagione) e la natura ma perché, come possiamo sentire nell’ intervista, in realtà è la cultura “militarizzante” che la fa da padrone. Con oltre 40mila visitatori e 300 soggetti espositori, questo mega-circo fatto di tiri a segno – le aree esterne sono state utilizzate per linee di tiro a volo e prova fucili, con un servizio navetta per un poligono TSN vicino per testare pistole e carabine – attrezzature per la caccia, enti che promuovono improbabili joint-venture tra cacciatori e ambientalisti e pro-biodiversità (ad es. Fondazione U.N.A., attiva “nella promozione di un modello di caccia sostenibile, rispettoso della biodiversità e del territorio”….!?) si è chiusa quindi con un grande successo di pubblico. Cucina sana, zero antibiotici, animali che vivono liberi e felici ma che poi muoiono ammazzati con un colpo di carabina in testa: “Il Villaggio UNA ospita l’Arena Gusto Selvatico”. Ci chiediamo, però, del perché di così tanti cambi di location, in pochi anni, per poi approdare a Parma, il fulcro della “food-valley”? L’ipotesi che viene articolata dai due ospiti di Scuola Resistente di questa puntata, Federico Giusti ( membro dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università e, tra le altre attività, anche esponente della C.U.B. Toscana particolarmente impegnato contro l’invasione delle strutture militari) e Federica (insegnante, attivista appartenente alla rete Docenti per Gaza) è che proprio a Parma si può puntare ad una convergenza, in chiave di “difesa patriottica”, di più filoni culturali che possono far presa su diversi target. A parte la presenza plateale degli studenti di un istituto alberghiero Parmense, si è registrata una preoccupante presenza di tant3 altr3 giovani student3, scolaresche gruppi singoli oppure accompagnati dai genitori. Il filo conduttore che emerge è sempre quello della “difesa”: come se non bastasse quella fatta di fucili e carri armati, o sistemi anti-hacker, contro nemici sempre nuovi esterni al nostro civile Occidente, è la società nel suo insieme che oggi deve essere coinvolta nella difesa dei propri asset distintivi come appunto quelli legati al Made in Italy . Non è un caso che sia stato creato sfacciatamente un Ministero ad hoc per cui nella difesa dal “nemico esterno” ci si deve concentrare anche sui sistemi industriali più avanzati, le infrastrutture e appunto il Made in Italy, dove ci rientra un po’ di tutto… dal parmigiano al prosciutto. Con l’approdo a Parma, infatti, possiamo dire ironicamente che la cupola delle armi e il partito trasversale della guerra, quello del “si vis pacem, para bellum”, ci prendono per la gola. Per dare un’idea minimale di che tipologia siano le “energie” che animano e hanno animato EOS 2026, di quale rapporto uomo-natura si tratti, di che cibo e a spese di chi e cosa, ecco una breve rassegna stampa : > Visita a EOS 2026: cosa mi è piaciuto della fiera di Parma https://www.ilsole24ore.com/art/caccia-e-tiro-volo-eos-show-si-trasferisce-fiere-parma-AHEpgAKB https://www.cacciapassione.com/eos-show-26-con-fiere-di-parma-e-fondazione-una-guardano-gia-al-futuro/ > EOS SHOW ’26 A FIERE DI PARMA: È SUBITO RECORD https://www.federcaccia.org/eos-show-26-a-fiere-di-parma-e-subito-record/ https://www.eos-show.com/fondazione-una#:~:text=Fondazione%20UNA%20partecipa%20a%20EOS%20Show%202026,della%20fondazione%20nel%20mondo%20outdoor%20e%20faunistico. Sullo sfondo, volutamente “flou”, ci sono le guerre, tutte intorno a noi sempre più sfacciatamente rivolte alla distruzione delle popolazioni locali, della loro cultura (vedi le ultime minacce di Trump alla civiltà persiana) delle infrastrutture civili, in poche parole tutto ciò che tiene in vita un’economia sul piano materiale e soprattutto umano: kermesse come EOS attraverso l’edulcorazione delle uccisioni anche se “solo” di animali, la promozione dell’avventura in chiave di sopravvivenza all’interno di una natura che può rivelarsi ostile e dove, alla bisogna, con l’addestramento adeguato, ci si può difendere da eventuali nemici provenienti da una civiltà “sottosviluppata” che rappresenta il male, sono funzionali alla normalizzazione della cultura militarizzante. A questo tipo di cultura si ricollega anche la diffusione della Ginnastica Dinamica Militare, peraltro ospitata spesso nelle palestre scolastiche di istituti comprensivi sempre a caccia di sovvenzioni, dei corsi di autodifesa per un pubblico femminile, il pullulare di corsi di sopravvivenza immersi nella natura selvaggia e organizzazioni che praticano il Softball o il Softair. Scuola Resistente di sabato 18 aprile in onda alle ore 18 Ascolta o scarica 
April 20, 2026
Radio Onda d`Urto
SCUOLA RESISTENTE: PUNTATA DI SABATO 11 APRILE
Nuova puntata sabato 11 aprile 2026, su Radio Onda d’Urto, di “Scuola Resistente”, trasmissione su istruzione e dintorni, a cura del nostro collaboratore Stefano Bertoldi, sociologo, giornalista freelance collaboratore di Radio Onda d’Urto e di Pressenza, (Agenzia di stampa internazionale). Di seguito, il testo introduttivo, sempre di Stefano Bertoldi, e l’intervista a Dario studente del liceo Minghetti di Bologna.  Dario, studente del Minghetti di Bologna, ci racconta di un caso di successo, di una lotta andata a buon fine contro una presenza militare indesiderata ma pianificata e annunciata dall’ alto attraverso una circolare interna: grazie alla collaborazione di alcuni docenti questa circolare è diventata però di dominio pubblico, all’interno dell’Istituto che ha visto diversi studenti opporsi rendendo quantomeno inopportuno quell’incontro. Siamo quindi di fronte ad un’alleanza che non può che essere positiva, tra docenti, ancora non molto numerosi ma agguerriti e studenti. Bologna non è nuova a queste intromissioni: poco tempo prima l’Accademia militare di Modena tentò di far passare un proprio percorso di studi, pensato ad hoc per loro, all’interno la facoltà di filosofia: non se ne fece nulla ma la vicina sede accademica di Modena e Reggio Emilia non se l’è proprio sentita di rinunciare. Unimore non ha certamente lo stesso fascino e prestigio di una dell’università più antiche d’Italia insieme a quella di Camerino, con la quale si contende il primato ma è pur sempre un’esrmpio di università statale che il mondo militare è riuscito a parassitare. Il Liceo Minghetti di Bologna, quindi, anche grazie a quest’inedita alleanza intergenerazionale, pur in presenza di un preside-sceriffo di cui Dario non ha mancato di raccontarci le gesta, poco edificanti ed onorevoli, di questi ultimi anni, è riuscito a bloccare un corso di ‘formazione”, di fatto l’ennesimo intervento di cosiddetto orientamento al lavoro con l’Accademia Militare di Modena. Dopo le proteste degli studenti, guidate da OSA, i ragazzi e le ragazze del Minghetti hanno agito in totale controtendenza e opposizione rispetto alla crescente militarizzazione delle scuole italiane. Il caso viene collegato da Dario al vittorioso “NO” giovanile al recente referendum che oggi trova altri importanti obiettivi in altre pratiche di lotta organizzata. Contro la colonizzazione bellicista della formazione e la promozione della carriera militare come sbocco per i giovani, si moltiplicano, quindi, le iniziative di resistenza, anche in vista della grande mobilitazione internazionale dell’8 maggio cui Dario ha dato appuntamento a tutti coloro che non si rassegnano a questa deriva sporca di sangue. A dire il vero le nuove e future guerre non avranno bisogno di molta “manodopera” ma quella poca dovrà essere altamente qualificata per poter governare sistemi sempre più sofisticati di intelligenza artificiale e droni altamente tecnologici; oltre a questo settore, in grande crescita, sempre per i profili di medio-alto livello di preparazione intellettuale, ci sarà quello inserito nella cosiddetta guerra ibrida fatta di contro-informazione o dis-informazione pianificata a tavolino: queste iniziative servono quindi più che altro a diffondere e a normalizzare questa visione belligerante dei rapporti tra Stati e tra individui nonché a presentare la carriera con le stellette, come fortemente appetibile sebbene riservata a pochi “eletti”, coraggiosi ed altamente qualificati. Per fortuna sono sempre meno i ragazzi che non si lasciano irretire e incantare dal canto delle sirene il cui testo ci parla di stipendi ricchi e sicuri, almeno rispetto alla media nazionale, un futuro lavorativo assicurato anche in caso di congedo anticipato, oltre che a benefit di tutti i tipi a partire dall’alloggio assicurato. Scuola Resistente la puntata di sabato 11 aprile in onda alle ore 18 Ascolta o scarica 
April 13, 2026
Radio Onda d`Urto
SCUOLA RESISTENTE: PUNTATA DI SABATO 4 APRILE
Nuova puntata sabato 4 aprile 2026, su Radio Onda d’Urto, di “Scuola Resistente”, trasmissione su istruzione e dintorni, a cura del nostro collaboratore Stefano Bertoldi, sociologo, giornalista freelance collaboratore di Radio Onda d’Urto e di Pressenza, (Agenzia di stampa internazionale). Di seguito, il testo introduttivo, sempre di Stefano Bertoldi, e l’intervista a Carlo Verdelli. Il “Diavolo in tasca” di Carlo Verdelli, scrittore, giornalista già direttore di diverse importanti testate giornalistiche, è un libro-inchiesta a tratti scioccante, sicuramente “disturbante” perché attraverso storie vere, dimostra che lo smartphone è diventato una forma di dipendenza strutturale e un nuovo strumento di potere sociale. Ai microfoni di Radio Onda d’Urto, Verdelli, propone l’unica strada, forse ancora percorribile, della formazione delle insegnanti di scuola primaria o addirittura di scuola dell’infanzia, per arginare un fenomeno che sta provocando diverse disfunzioni presso intere generazioni sempre più giovani: isolamento sociale, mancanza di “allenamento mentale” indotto dalla comodità delle chatbot, conformismo, emulazione, sino ad arrivare ad una abdicazione delle figure genitoriali e/o educative e dei punti di riferimento affettivo. “Considerando l’abbassamento dell’età in cui le giovani generazioni entrano in contatto con i vari device – ci spiega Verdelli – il ruolo delle insegnanti è fondamentale per riuscire a recuperare un rapporto paritetico e non sottomesso e/o dipendente con il cellulare”. Sono numerosi gli esempi scioccanti di suicidio, tentati suicidi o comunque di comportamenti a-sociali e/o autodistruttivi, contenuti nel libro: purtroppo sono tutte storie vere ma sono descritte al solo scopo di attirare l’attenzione, più che sulla necessità di aumentare le barriere repressive, i divieti e l’ampliamento dei vari strumenti giuridici o amministrativi, su una diffusione quantomeno della consapevolezza degli effetti perversi di uno strumento che è diventato ormai il prolungamento anatomico delle nostre mani. A poco servono, sebbene siano comunque importanti, anche solo sul piano simbolico ha proseguito Verdelli le classi action portate avanti negli USA che puntano, tra le altre cose, alla condanna delle grandi piattaforme sulla base di un impianto accusatorio piuttosto semplice da dimostrare: le varie forme di dipendenza sono state create ad arte al solo scopo di aumentare i profitti. Si sono moltiplicati nel corso degli anni, infatti, i casi di dirigenti di queste piattaforme che nauseati da un cinismo imprenditoriale preda di una logica del profitto che non guarda in faccia a nessuno, auto-licenziatisi e subito dopo trasformatisi, nei più severi accusatori degli dei loro ex-datori di lavoro. “Viviamo in una prigione volontaria digitale – afferma Verdelli, facendo un parallelismo tra cellulare-telefonino e cellulare-pulmino per tradurre i carcerati da un istituto penitenziario all’altro – dove la dipendenza è normalizzata e il problema non riguarda solo i giovani ma l’intera società”. In questo caso ci si riferisce in particolare a delle insegnanti conosciute dall’autore che di fronte a dei gruppi di bambin# che maneggiavano dei telefonini hanno affermato sconsolate “ma che cosa possiamo fare noi!”. La scuola certamente non può sostituirsi all’intera società né tantomeno alla funzione educante delle figure parentali Ma certamente molti docenti potrebbe iniziare a dire no all’invasione del digitale nelle scuole spesso fino a sé stessa o, come accaduto per i fondi del PNRR, accettata senza poterne discutere la validità pedagogica né tantomeno avviare conseguentemente delle riflessioni in merito: ci riferiamo in particolare alle proposte “prendere o… prendere” imposte in tutte le scuole italiane dai/lle presidi-sceriffo, per predisporre ad esempio le cosiddette “aule immersive”; ma di esempi “esotici” se ne possono elencare a decine e tutti immancabilmente in direzione ostinata e contraria alla relazione umana, all’incontro tra i corpi, agli sguardi tra insegnante e allievo/a insomma alle relazioni “calde” alla base di ogni processo educativo. La puntata di sabato 4 aprile 2026 di Scuola Resistente in onda il sabato pomeriggio alle 18 Ascolta o scarica 
April 4, 2026
Radio Onda d`Urto
SCUOLA RESISTENTE: LA PUNTATA DI SABATO 14 MARZO 2026
Nuova puntata sabato 14 marzo 2026, su Radio Onda d’Urto, di “Scuola Resistente”, trasmissione su istruzione e dintorni, a cura del nostro collaboratore Stefano Bertoldi. Di seguito, il testo introduttivo, sempre di Stefano Bertoldi, e l’intervista a Pietro e Arianna di “Unìsono”: “Si chiama “Unìsono” il progetto di inclusione sociale, nato all’interno e in collaborazione con la fondazione Walter Vinci di Milano e portata avanti da giovanissimi educatori e operatori nel sociale, tra i quali Pietro e Arianna, ospiti di Radio Onda d’Urto. Sulla carta la figura professionale dell’insegnante di sostegno, così come tutti gli “strumenti” messi loro a disposizione a partire primi anni del 2000, presenta delle opportunità di inclusione sociale che ci hanno portati – e per fortuna anche se a macchia di leopardo, tutt’ora ci portano – all’avanguardia nel settore educativo. Le armi in suo possesso, tuttavia, sono spesso spuntate tanto che è ancora forte l’equivoco dell’insegnante di sostegno che sarebbe d’aiuto alla singola persona piuttosto che di sostegno alla classe nel suo complesso: quest’ultimo tipo di azione presupporrebbe, in caso di necessità, di un cambio nel modello didattico, nel setting dell’aula, nella progettazione, fin nei minimi particolari, dei sistemi relazionali interni e tra questi e il docente e la struttura scolastica nel suo insieme. Operazioni di questo genere, però , raramente vengono messe in piedi. Nasce, quindi, sulla spinta di queste carenze che peraltro non possono che peggiorare fuori dal sistema “protetto” delle mura scolastiche, il progetto “Unisono”: un modello di inclusione sociale che prevede, nei momenti di socialità e/o ludici vissuti dalla persona con disabilità intellettiva all’interno e fuori dal proprio gruppo di riferimento, una modifica dei luoghi fisici e delle modalità di fruizione. Parliamo nello specifico della discoteca e di tutti i luoghi di fruizione della musica, quasi sempre ad altissimo volume e per questo non concepiti per una fruizione da parte di persone con disagio psichico o fisico: occorre attenuare le luci evitando quelle stroboscopiche, allestire una sala di “compensazione” post-fruizione e una sala in qualche modo “introduttiva” che prepari ad una successiva fruizione a volume musicale più elevato. Dal sito web del progetto si evidenzia che nel corso del 2023 UnìSono ha fatto ballare più di 300 giovani, coinvolto 12 associazioni, 10 promoter/DJ, 12 collaboratori consulenti. Dopo aver realizzato i primi tre eventi sperimentali, è stato valutato l’impatto del progetto sull’inclusione sociale dei giovani adulti con disabilità intellettiva. Dai focus group condotti è risultato che l’esperienza è stata vissuta nel complesso positivamente. Unìsono è risultato un format impattante contro l’esclusione e l’isolamento aprendo le porte del “clubbing” a tutti. Infatti, partecipare a un evento al pari dei propri coetanei in locali radicati sul territorio ha consentito di sentirsi accolti e accettati dalla propria comunità di appartenenza. Eliminare le barriere che limitano il coinvolgimento in attività sociale facilita la condivisione di un’esperienza che permette di creare legami e ampliare la propria rete di amici. D’altra parte, poter uscire e svagarsi come chiunque altro permette di sentirsi trattati al pari degli altri. In conclusione dell’intervista Pietro e Arianna si augurano di diffondere questo modello anche nelle scuole a scopo didattico e pedagogico per creare quel ponte tra scuola e società che al momento ancora è deficitario: “d’altra parte – hanno detto – le esperienze, ormai diffuse e consolidate di co-gestione possono essere proprio l’occasione giusta per questo tipo di proposta”. La puntata di sabato 14 marzo 2026 di Scuola Resistente su Radio Onda d’Urto. Ascolta o scarica
March 15, 2026
Radio Onda d`Urto
SCUOLA RESISTENTE: PUNTATA DEL 20 DICEMBRE 2025
Ivana studentessa a Berlino ci racconta della situazione prima di tutto culturale dell’ondata militarizzante che ha colpito pesantemente la Germania soprattutto in questi ultimi due anni in cui la solidarietà popolare e studentesca verso il popolo palestinese non si è fatta attendere così come la sua pesantissima repressione persino contro gesti simbolici come una bandiera o una kefiah palestinese. “La differenza tra un land e l’altro può far differire un po’ una situazione dall’ altra – spiega a Scuola Resistente Ivana – ma la sostanza è che la repressione è altissima e ora con l’entrata in vigore della leva obbligatoria ci troviamo di fronte ad una nuova battaglia da combattere prima di tutto contro la visita medica generale cui tutto sono obbligati a sottoporsi. Il governo infatti vuole intanto capire su quali numeri può contare e nel caso in cui il numero di militari necessari attraverso il canale del servizio volontario risulterà insufficiente già si sa che per legge verranno estratti a sorte quelli che saranno necessari”. Si apre quindi in Germania un nuovo fronte di lotta nei confronti Prima di tutto della visita medica militare e in prospettiva per ribadire l’obiezione di coscienza in tutti gli altri casi. “La militarizzazione in campo educativo – prosegue poi Ivana – è un po’ come sta venendo in Italia fino ad una presenza dei militari addirittura nelle scuole dell’infanzia dove viene raccontata la vita militare quotidiana attraverso il racconto di ufficiale che fanno appunto queste visite per questa fascia di età”. Young Struggle è un’organizzazione giovanile socialista presente in diversi paesi europei, tra cui Francia, Germania, Svizzera, Austria e Regno Unito. Negli ultimi anni, Young Struggle ha lavorato principalmente sui temi dell’internazionalismo, della solidarietà con le lotte di liberazione in Kurdistan e Palestina, dell’antifascismo e della lotta per la rivoluzione delle donne e la liberazione LGBTI+. La solidarietà incondizionata dell’organizzazione con gli oppressi e le oppresse di tutto il mondo ha portato a una forte criminalizzazione del gruppo in Germania, dove ogni forma di solidarietà con la Palestina e ogni messa in discussione del diritto di esistenza dello Stato di Israele viene catalogata come antisemitismo e repressa dallo Stato tedesco attraverso censura, brutalità poliziesca, tagli alle sovvenzioni, perdita di posti di lavoro, deportazioni, perquisizioni domiciliari e divieti di gruppi come Samidoun. Negli ultimi anni, con la crescente militarizzazione e il riarmo in Europa, l’organizzazione ha partecipato e organizzato attivamente gli studenti e le studentesse delle scuole e delle università nelle mobilitazioni contro la reintroduzione della leva militare obbligatoria, in particolare in Francia e in Germania. Il 5 dicembre, infatti, sono scese in piazza oltre 55.000 studentesse e studenti in tutta la Germania, nonostante le intimidazioni delle istituzioni, delle dirigenze scolastiche e, in parte, degli insegnanti. Migliaia di giovanissimi hanno manifestato contro l’approvazione della legge sulla modernizzazione della leva militare obbligatoria. Nonostante la grandissima opposizione a questa legge, il Parlamento tedesco l’ha approvata. Dal primo gennaio 2026, tutti coloro che hanno il genere maschile indicato sul proprio documento e che sono nati dopo il 2008 saranno obbligati a sottoporsi alla visita di leva per stabilirne l’idoneità al servizio militare. Se non si dovesse raggiungere su base volontaria la quota prestabilita dal governo di 255.000-270.000 soldati in servizio attivo e 200.000 riservisti entro il 2035, si procederà con un’estrazione tra gli idonei e il servizio militare diventerà di fatto obbligatorio. Young Struggle ha partecipato e organizzato attivamente gli scioperi in alcune città della Germania e si prepara a un’escalation delle mobilitazioni nel prossimo periodo: il prossimo sciopero è già stato convocato per il 5 marzo 2026. La puntata di Scuola Resistente del 20 dicembre, a cura di Stefano Bertoldi,  nostro collaboratore. Ascolta o scarica.
December 22, 2025
Radio Onda d`Urto