
Ciò che rovescia i potenti
Comune-info - Monday, May 25, 2026
Chiapas, 30 dicembre 2024: “Incontro internazionale di ribellioni e resistenze”. Foto di Pozol Chiapas
Per alimentare la lotta contro la ferocia del capitalismo oggi dovremmo partire dalle comunità indigene, nere e contadine, dice Raúl Zibechi (I popoli e le guerre). I movimenti popolari, aggiungono altri, sono in questo tempo tra i pochi soggetti in grado di opporsi alla devastazione della vita che i potenti di questo mondo stanno compiendo. Secondo Urgenza evangelica. Manifesto per un universalismo egualitario alternativo alla globalizzazione capitalista (Castelvecchi) è questa la prospettiva che dovrebbe muovere anche i credenti.
Scritto dal collettivo francese Anastasis, impegnato a dare un volto nuovo alla sinistra cristiana, il Manifesto ricorda che la vita del Nazzareno è stata prima di tutto il tentativo di creare una società costruita sulla condivisione dei beni nella quale tutti e tutte potessero trovare posto. Per questo, il dovere dei cristiani oggi dovrebbe essere elaborare una critica del capitalismo, ma soprattutto partecipare in tanti modi diversi alla creazione di forme sociali alternative. Come? Partendo dal costruire legami con il “prossimo”, cioè le persone con le quali non possiamo identificarci, quelle che ci destabilizzano. E ricordando che nessun processo di liberazione matura con la conquista del potere. In fondo perfino papa Leone, a modo suo, lo ha ripetuto nella solennità di Pentecoste: “Preghiamo oggi che lo Spirito del Risorto ci salvi dal male della guerra, che viene vinta non da una superpotenza, ma dall’Onnipotenza dell’amore”.
Di certo, se esiste qualcosa che può ispirare tanti e tante, dice il Manifesto, è l'”universalismo delle molteplicità” vissuto e raccontato dalle comunità zapatiste.
Nella prefazione dell’edizione italiana del Manifesto, Marcello Tarì, cita Walter Benjamin secondo il quale gli oppressi ovunque sono più abituati a sopravvivere in uno stato d’emergenza come quello di oggi. Ma cosa chiede esattamente il Vangelo ai credenti? Di chinarsi collettivamente sulle sofferenze del mondo, di prendersene cura, di organizzarsi nella carità, di seminare fraternità qui e ora.
Il testo, spiega il collettivo francese, è stato pensato per essere un’occasione con cui discutere del capitalismo devastatore e della piega fascistizzante della società e del cristianesimo.
La prefazione si conclude ricordando, con le parole di una giovane palestinese, la forza dell’insurrezione della carità che soffia come liberazione quando parte dalla periferie: “Ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili…”.
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