Piombino hub nazionale del traffico di armi?

Pressenza - Friday, May 8, 2026

Contro la militarizzazione delle infrastrutture pubbliche immaginare un altro sviluppo per i nostri porti

Convegno giovedì 14 maggio dalle 16:00 alle 19:00
Centro Giovani di Piombino

L’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università pubblica il comunicato di USB Piombino e Livorno che, in collaborazione con il gruppo Donne in nero di Piombino, ha organizzato un convegno sul traffico di armi nel porto di Piombino. Interverranno:

Francesco Staccioli (esecutivo nazionale USB trasporti)
Linda Maggiori (giornalista di inchiesta)
Alessio Biondi (RLS di sito porti provincia di Livorno)
Alessandro Volpi (docente universitario)
A seguire dibattito con interventi di partiti, collettivi e associazioni.

La lotta al transito di armi, carburante o altro materiale ad uso bellico destinato a Israele o ad altri teatri di guerra, ha sempre contraddistinto il lavoro di USB nei porti italiani in questi anni. Partendo da Genova e grazie anche alla spinta più recente delle Flottille dirette a Gaza, questo movimento di opposizione è cresciuto sempre più, raggiungendo una visibilità inedita e soprattutto dimostrando che inceppare la logistica della guerra è materialmente possibile.

Innumerevoli ragioni ci spingono ad assumere questa posizione: l’internazionalismo e lo spirito di solidarietà verso i popoli oppressi in primo luogo, ma anche la difesa della sicurezza dei lavoratori e dei cittadini e la tutela dell’occupazione, che solo uno sviluppo commerciale delle attività portuali può realmente garantire.

Anche a Piombino il nostro sindacato ha affiancato gruppi di cittadini (in particolare il gruppo delle Donne in nero) e i comitati che si oppongono al rigassificatore nel denunciare i rischi per la sicurezza connessi alla movimentazione di armi e mezzi militari. Ci sembra che negli ultimi mesi la frequenza e l’intensità di carico delle navi Severine e Capucine sia in preoccupante crescita. Che siano per esercitazioni della NATO in Europa o direttamente destinate a rifornire le guerre Usa e israeliane nel Golfo Persico (si veda il maxi-carico del 30 marzo scorso diretto in Arabia Saudita), stanno rendendo il porto di Piombino un hub sempre più cruciale.

La guerra non è un fatto lontano, parte da noi, dalle nostre banchine. E a quelle può anche tornare, rendendole un obiettivo militare. Crediamo che questo scenario non sia né eticamente né politicamente accettabile e che risulti inoltre economicamente deleterio a livello occupazionale.

Abbiamo portato avanti questa battaglia in città in diverse occasioni, dai tre scioperi generali dell’autunno (tra cui la manifestazione del 3 ottobre, con 1500 persone che entrarono in porto) a presidi in centro e a vari incontri di approfondimento.

Dopo aver partecipato alla recente manifestazione contro il rigassificatore dello scorso 11 aprile organizzata dal Comitato di Salute Pubblica, abbiamo avvertito l’esigenza di un momento di confronto e approfondimento più strutturato. Da quali realtà è composto oggi il movimento dei lavoratori e delle lavoratrici che si oppongono alla guerra, nei porti come nelle ferrovie e nelle industrie?

Che ruolo hanno i porti toscani e in particolare quelli di Livorno e Piombino nella logistica bellica USA e NATO? Perché e in che modo l’articolo 11 della Costituzione italiana e la legge 185/1990 sul divieto di esportazione di armi verso stati belligeranti vengono spesso aggirati o apertamente violati senza che le autorità competenti intervengano?

Quali rischi per la sicurezza sono connessi alle operazioni di carico e scarico di tale materiale, vista anche la presenza del rigassificatore in porto? Perché infine è non solo giusto ma anche economicamente ragionevole opporsi ai piani di riarmo e puntare su altri tipi di sviluppo anche in ambito portuale?

Con questo convegno intendiamo non solo diffondere informazione e suscitare dibattito tra i lavoratori e i cittadini ma anche interpellare direttamente le autorità competenti, le istituzioni e la classe dirigente locale e regionale sul futuro del nostro porto. Piombino non può e non deve diventare un Hub del gas e delle armi.

Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università