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Piombino. Traffico di armi al porto. Ministero conferma denuncia dell’Usb
Armi dal porto di Piombino verso il conflitto in Iran. Il ministero “conferma” quanto denunciato da USB. L’Italia si apertamente schierata con Israele e USA. Adesso basta, stop ai traffici di armi dai nostri porti. 14 maggio iniziativa a piombino. 18 maggio sciopero generale! Il 30 aprile scorso la nave […] L'articolo Piombino. Traffico di armi al porto. Ministero conferma denuncia dell’Usb su Contropiano.
May 11, 2026
Contropiano
Piombino hub nazionale del traffico di armi?
CONTRO LA MILITARIZZAZIONE DELLE INFRASTRUTTURE PUBBLICHE IMMAGINARE UN ALTRO SVILUPPO PER I NOSTRI PORTI CONVEGNO GIOVEDÌ 14 MAGGIO DALLE 16:00 ALLE 19:00 CENTRO GIOVANI DI PIOMBINO L’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università pubblica il comunicato di USB Piombino e Livorno che, in collaborazione con il gruppo Donne in nero di Piombino, ha organizzato un convegno sul traffico di armi nel porto di Piombino. Interverranno: Francesco Staccioli (esecutivo nazionale USB trasporti) Linda Maggiori (giornalista di inchiesta) Alessio Biondi (RLS di sito porti provincia di Livorno) Alessandro Volpi (docente universitario) A seguire dibattito con interventi di partiti, collettivi e associazioni. La lotta al transito di armi, carburante o altro materiale ad uso bellico destinato a Israele o ad altri teatri di guerra, ha sempre contraddistinto il lavoro di USB nei porti italiani in questi anni. Partendo da Genova e grazie anche alla spinta più recente delle Flottille dirette a Gaza, questo movimento di opposizione è cresciuto sempre più, raggiungendo una visibilità inedita e soprattutto dimostrando che inceppare la logistica della guerra è materialmente possibile. Innumerevoli ragioni ci spingono ad assumere questa posizione: l’internazionalismo e lo spirito di solidarietà verso i popoli oppressi in primo luogo, ma anche la difesa della sicurezza dei lavoratori e dei cittadini e la tutela dell’occupazione, che solo uno sviluppo commerciale delle attività portuali può realmente garantire. Anche a Piombino il nostro sindacato ha affiancato gruppi di cittadini (in particolare il gruppo delle Donne in nero) e i comitati che si oppongono al rigassificatore nel denunciare i rischi per la sicurezza connessi alla movimentazione di armi e mezzi militari. Ci sembra che negli ultimi mesi la frequenza e l’intensità di carico delle navi Severine e Capucine sia in preoccupante crescita. Che siano per esercitazioni della NATO in Europa o direttamente destinate a rifornire le guerre Usa e israeliane nel Golfo Persico (si veda il maxi-carico del 30 marzo scorso diretto in Arabia Saudita), stanno rendendo il porto di Piombino un hub sempre più cruciale. La guerra non è un fatto lontano, parte da noi, dalle nostre banchine. E a quelle può anche tornare, rendendole un obiettivo militare. Crediamo che questo scenario non sia né eticamente né politicamente accettabile e che risulti inoltre economicamente deleterio a livello occupazionale. Abbiamo portato avanti questa battaglia in città in diverse occasioni, dai tre scioperi generali dell’autunno (tra cui la manifestazione del 3 ottobre, con 1500 persone che entrarono in porto) a presidi in centro e a vari incontri di approfondimento. Dopo aver partecipato alla recente manifestazione contro il rigassificatore dello scorso 11 aprile organizzata dal Comitato di Salute Pubblica, abbiamo avvertito l’esigenza di un momento di confronto e approfondimento più strutturato. Da quali realtà è composto oggi il movimento dei lavoratori e delle lavoratrici che si oppongono alla guerra, nei porti come nelle ferrovie e nelle industrie? Che ruolo hanno i porti toscani e in particolare quelli di Livorno e Piombino nella logistica bellica USA e NATO? Perché e in che modo l’articolo 11 della Costituzione italiana e la legge 185/1990 sul divieto di esportazione di armi verso stati belligeranti vengono spesso aggirati o apertamente violati senza che le autorità competenti intervengano? Quali rischi per la sicurezza sono connessi alle operazioni di carico e scarico di tale materiale, vista anche la presenza del rigassificatore in porto? Perché infine è non solo giusto ma anche economicamente ragionevole opporsi ai piani di riarmo e puntare su altri tipi di sviluppo anche in ambito portuale? Con questo convegno intendiamo non solo diffondere informazione e suscitare dibattito tra i lavoratori e i cittadini ma anche interpellare direttamente le autorità competenti, le istituzioni e la classe dirigente locale e regionale sul futuro del nostro porto. Piombino non può e non deve diventare un Hub del gas e delle armi. Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università
May 8, 2026
Pressenza
PIOMBINO HUB NAZIONALE DEL TRAFFICO DI ARMI? Contro la militarizzazione delle infrastrutture pubbliche immaginare un altro sviluppo per i nostri porti.
CONVEGNO GIOVEDÌ 14 MAGGIO DALLE 16:00 ALLE 19:00 CENTRO GIOVANI DI PIOMBINO L’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università pubblica il comunicato di USB Piombino e Livorno che, in collaborazione con il gruppo Donne in nero di Piombino, ha organizzato un convegno sul traffico di armi nel porto di Piombino. Interverranno: Francesco Staccioli (esecutivo nazionale USB trasporti) Linda Maggiori (giornalista di inchiesta) Alessio Biondi (RLS di sito porti provincia di Livorno) Alessandro Volpi (docente universitario) A seguire dibattito con interventi di partiti, collettivi e associazioni. La lotta al transito di armi, carburante o altro materiale ad uso bellico destinato a Israele o ad altri teatri di guerra, ha sempre contraddistinto il lavoro di USB nei porti italiani in questi anni. Partendo da Genova e grazie anche alla spinta più recente delle Flottille dirette a Gaza, questo movimento di opposizione è cresciuto sempre più, raggiungendo una visibilità inedita e soprattutto dimostrando che inceppare la logistica della guerra è materialmente possibile. Innumerevoli ragioni ci spingono ad assumere questa posizione: l’internazionalismo e lo spirito di solidarietà verso i popoli oppressi in primo luogo, ma anche la difesa della sicurezza dei lavoratori e dei cittadini e la tutela dell’occupazione, che solo uno sviluppo commerciale delle attività portuali può realmente garantire. Anche a Piombino il nostro sindacato ha affiancato gruppi di cittadini (in particolare il gruppo delle Donne in nero) e i comitati che si oppongono al rigassificatore nel denunciare i rischi per la sicurezza connessi alla movimentazione di armi e mezzi militari. Ci sembra che negli ultimi mesi la frequenza e l’intensità di carico delle navi Severine e Capucine sia in preoccupante crescita. Che siano per esercitazioni della NATO in Europa o direttamente destinate a rifornire le guerre Usa e israeliane nel Golfo Persico (si veda il maxi-carico del 30 marzo scorso diretto in Arabia Saudita), stanno rendendo il porto di Piombino un hub sempre più cruciale. La guerra non è un fatto lontano, parte da noi, dalle nostre banchine. E a quelle può anche tornare, rendendole un obiettivo militare. Crediamo che questo scenario non sia né eticamente né politicamente accettabile e che risulti inoltre economicamente deleterio a livello occupazionale. Abbiamo portato avanti questa battaglia in città in diverse occasioni, dai tre scioperi generali dell’autunno (tra cui la manifestazione del 3 ottobre, con 1500 persone che entrarono in porto) a presidi in centro e a vari incontri di approfondimento. Dopo aver partecipato alla recente manifestazione contro il rigassificatore dello scorso 11 aprile organizzata dal Comitato di Salute Pubblica, abbiamo avvertito l’esigenza di un momento di confronto e approfondimento più strutturato. Da quali realtà è composto oggi il movimento dei lavoratori e delle lavoratrici che si oppongono alla guerra, nei porti come nelle ferrovie e nelle industrie? Che ruolo hanno i porti toscani e in particolare quelli di Livorno e Piombino nella logistica bellica USA e NATO? Perché e in che modo l’articolo 11 della Costituzione italiana e la legge 185/1990 sul divieto di esportazione di armi verso stati belligeranti vengono spesso aggirati o apertamente violati senza che le autorità competenti intervengano? Quali rischi per la sicurezza sono connessi alle operazioni di carico e scarico di tale materiale, vista anche la presenza del rigassificatore in porto? Perché infine è non solo giusto ma anche economicamente ragionevole opporsi ai piani di riarmo e puntare su altri tipi di sviluppo anche in ambito portuale? Con questo convegno intendiamo non solo diffondere informazione e suscitare dibattito tra i lavoratori e i cittadini ma anche interpellare direttamente le autorità competenti, le istituzioni e la classe dirigente locale e regionale sul futuro del nostro porto. Piombino non può e non deve diventare un Hub del gas e delle armi. USB Piombino e Livorno -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: MAKE A ONE-TIME DONATION Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Donate -------------------------------------------------------------------------------- MAKE A MONTHLY DONATION Your contribution is appreciated. Donate monthly -------------------------------------------------------------------------------- MAKE A YEARLY DONATION Your contribution is appreciated. Donate yearly
Piombino hub nazionale del traffico di armi?
La lotta al transito di armi, carburante o altro materiale ad uso bellico destinato a Israele o ad altri teatri di guerra, ha sempre contraddistinto il lavoro di USB nei porti italiani in questi anni. Partendo da Genova e grazie anche alla spinta più recente delle Flotille dirette a Gaza, questo movimento di opposizione è cresciuto sempre più, raggiungendo una visibilità inedita e soprattutto dimostrando che inceppare la logistica della guerra è materialmente possibile. Innumerevoli ragioni ci spingono ad assumere questa posizione: l’internazionalismo e lo spirito di solidarietà verso i popoli oppressi in primo luogo, ma anche la difesa della sicurezza dei lavoratori e dei cittadini e la tutela dell’occupazione, che solo uno sviluppo commerciale delle attività portuali può realmente garantire. Anche a Piombino il nostro sindacato ha affiancato gruppi di cittadini (in particolare il gruppo delle Donne in nero) e i comitati che si oppongono al rigassificatore nel denunciare i rischi per la sicurezza connessi alla movimentazione di armi e mezzi militari. Ci sembra che negli ultimi mesi la frequenza e l’intensità di carico delle navi Severine e Capucine sia in preoccupante crescita. Che siano per esercitazioni della NATO in Europa o direttamente destinate a rifornire le guerre Usa e israeliane nel Golfo Persico (si veda il maxi-carico del 30 marzo scorso diretto in Arabia Saudita), stanno rendendo il porto di Piombino un hub sempre più cruciale. La guerra non è un fatto lontano, parte da noi, dalle nostre banchine. E a quelle può anche tornare, rendendole un obiettivo militare. Crediamo che questo scenario non sia né eticamente né politicamente accettabile e che risulti inoltre economicamente deleterio a livello occupazionale. Abbiamo portato avanti questa battaglia in città in diverse occasioni, dai tre scioperi generali dell’autunno (tra cui la manifestazione del 3 ottobre, con 1500 persone che entrarono in porto) a presidi in centro e a vari incontri di approfondimento. Dopo aver partecipato alla recente manifestazione contro il rigassificatore dello scorso 11 aprile organizzata dal Comitato di Salute Pubblica, abbiamo avvertito l’esigenza di un momento di confronto e approfondimento più strutturato. Da quali realtà è composto oggi il movimento dei lavoratori e delle lavoratrici che si oppongono alla guerra, nei porti come nelle ferrovie e nelle industrie? Che ruolo hanno i porti toscani e in particolare quelli di Livorno e Piombino nella logistica bellica USA e NATO? Perché e in che modo l’articolo 11 della Costituzione italiana e la legge 185/1990 sul divieto di esportazione di armi verso stati belligeranti vengono spesso aggirati o apertamente violati senza che le autorità competenti intervengano? Quali rischi per la sicurezza sono connessi alle operazioni di carico e scarico di tale materiale, vista anche la presenza del rigassificatore in porto? Perché infine è non solo giusto ma anche economicamente ragionevole opporsi ai piani di riarmo e puntare su altri tipi di sviluppo anche in ambito portuale? Con questo convegno intendiamo non solo diffondere informazione e suscitare dibattito tra i lavoratori e i cittadini ma anche interpellare direttamente le autorità competenti, le istituzioni e la classe dirigente locale e regionale sul futuro del nostro porto. Piombino non può e non deve diventare un Hub del gas e delle armi. USB Piombino e Livorno ———— PIOMBINO HUB NAZIONALE DEL TRAFFICO DI ARMI? Contro la militarizzazione delle infrastrutture pubbliche immaginare un altro sviluppo per i nostri porti. Convegno giovedì 14 maggio al Centro Giovani di Piombino dalle 16 alle 19 con interventi di -Francesco Staccioli (esecutivo nazionale USB trasporti) -Linda Maggiori (giornalista di inchiesta) -Alessio Biondi (RLS di sito porti provincia di Livorno) -Alessandro Volpi (docente universitario) A seguire dibattito con interventi di partiti, collettivi e associazioni Evento promosso da USB Piombino e Livorno in collaborazione con il gruppo delle Donne in nero di Piombino   Unione Sindacale di Base
May 6, 2026
Pressenza
Piombino, da città dell’acciaio a hub del gas e delle armi
PIOMBINO NON VUOL ESSERE UN HUB DEL GAS E DELLE ARMI. 11 APRILE MANIFESTAZIONE A PIOMBINO PERCHÉ LA CITTÀ NON VUOLE ESSERE UN HUB DEL GAS E DELLE ARMI. ORE 16.00 PIAZZA GRAMSCI. SIETE TUTTI INVITATI. Piombino è una terrazza … Leggi tutto L'articolo Piombino, da città dell’acciaio a hub del gas e delle armi sembra essere il primo su La Città invisibile | perUnaltracittà | Firenze.
Piombino. Ripartita nave carica di esplosivi diretti in Arabia Saudita. I lavoratori minacciano nuovo sciopero
E’ ripartita oggi, dal porto di Piombino, la nave militare Capucine. A quanto risulta dal tracciamento la destinazione intermedia sarà il porto di Napoli. per po arrivare a Gedda. Il carico di esplosivi, cartucce, TNT e detonatori, ha come destinazionale finale proprio il porto Saudita, stando alle informazioni che abbiamo ricevuto […] L'articolo Piombino. Ripartita nave carica di esplosivi diretti in Arabia Saudita. I lavoratori minacciano nuovo sciopero su Contropiano.
April 1, 2026
Contropiano
Ripartita la nave carica di esplosivi diretti in Arabia Saudita. I lavoratori dell’acciaieria JSW minacciano un nuovo sciopero
E’ ripartita oggi dal porto di Piombino la nave militare Capucine. A quanto risulta dal tracciamento la destinazione intermedia sarà il porto di Napoli. per poi arrivare a Gedda. Il carico di esplosivi, cartucce, TNT e detonatori ha come destinazione finale proprio il porto saudita, stando alle informazioni che abbiamo ricevuto nei giorni precedenti all’arrivo a Piombino. Come già successo in altri casi simili, USB ha inviato un esposto urgente agli organi competenti, affinché si facesse piena luce sul rispetto della Legge 185/90 che vieta l’esportazione e il transito di materiale militare verso Paesi in guerra.  Procura, Guardia di Finanza, Agenzia delle Dogane e Capitaneria non hanno sentito la necessità di approfondire quanto da noi più volte denunciato, a differenza dei casi più recenti di Cagliari e Gioia Tauro. Ancora una volta sono stati i lavoratori a battere un colpo, in questo caso la RSU dell’acciaieria JSW di Piombino, stabilimento in cui qualche settimana fa era stato effettuato un carico di materiale bellico su un treno diretto a Palmanova.  I lavoratori hanno comunicato formalmente che, qualora i piazzali dello stabilimento fossero stati utilizzati ancora una volta per operazioni militari, si sarebbero fermati immediatamente in sciopero. Un segnale molto importante rivolto a chi vorrebbe militarizzare fabbriche e porti e renderci tutti complici della guerra e del riarmo, che stiamo già pagando con l’impennata dei prezzi e la perdita vertiginosa di potere di acquisto dei lavoratori e che sta causando migliaia di morti civili. USB, come di consueto, aveva proclamato uno sciopero presso la compagnia portuale di Piombino, per dare la possibilità a chiunque volesse rifiutarsi di essere complice di questi trasporti militari di potersi fermare in sciopero senza rischi. Un intervento difficile in quanto ai lavoratori, così come succedeva anche a Livorno, viene detto che si tratta di materiali utilizzati in esercitazioni non destinato a teatri di guerra, oltre al ricatto occupazionale e alla scarsità di traffici commerciali, dovuta anche e soprattutto alla presenza del rigassificatore che limita fortemente lo sviluppo del porto, per convincere i lavoratori a chiudere gli occhi. Noi non ci arrendiamo. Continueremo a denunciare i traffici di armi, la militarizzazione delle banchine e delle fabbriche, ma soprattutto continueremo a proclamare sciopero ogni qualvolta sarà annunciata la presenza di navi militari. Ringraziamo come sempre i comitati di Piombino e le “Donne in Nero” per il prezioso e instancabile lavoro di sensibilizzazione. Unione Sindacale di Base
April 1, 2026
Pressenza
“PIOMBINO NON E’ UN HUB MILITARE”. SCIOPERO DI USB AL PORTO, CONTRO IL CARICO BELLICO DI UNA NAVE DIRETTA IN ARABIA SAUDITA
Al porto di Piombino (LI) è arrivata una nave che, carica di materiale bellico, si dirigerà in Arabia Saudita. A denunciarlo il sindacato di base Usb Livorno, che nella giornata di lunedì 30 marzo ha indetto uno sciopero per dare a lavoratori e lavoratrici la possibilità di “non collaborare a questi transiti”. “La nave Capucine”, scrive Usb Livorno, “è arrivata nel porto di Piombino. Come ha già fatto altre volte, nel pomeriggio di lunedì 30 marzo caricherà a bordo tritolo, cartucce detonatori, batterie e gas compressi. Colpisce la destinazione stavolta: il porto di Gedda, in Arabia Saudita. Uno stato alleato degli USA, che ospita sue basi militari e che è già coinvolto in una guerra ingiustificata contro l’Iran i cui effetti si vedono anche da noi, ogni volta che passiamo davanti a un distributore di carburante”, denuncia Usb. “Al di là di motivi etici (rifiuto della guerra come forma estrema di violenza contro altri popoli) e costituzionali (articolo 11) che rendono grave e inaccettabile vedere il nostro porto trasformato in hub militare, permane in tutta la sua gravità un problema di sicurezza”, fa sapere Usb Livorno che ha annunciato lo sciopero: “ai lavoratori e alle lavoratrici dell’area portuale diamo la possibilità di non collaborare a questi transiti indicendo lo sciopero (per lunedì 30 marzo, ndr) e invitiamo anche altri sindacati a fare altrettanto, se davvero sono contro la guerra”. Il Porto di Piombino è anche interessato dal rigassificatore: la città toscana “è diventata una colonia, dove i cittadini loro malgrado sono dentro a dei meccanismi economici che non portano posti di lavoro ma speculazione”, fa sapere Giovanni Ceraolo di Usb ai microfoni di Radio Onda d’Urto, che ricorda come sia indetta una manifestazione contro il rigassificatore, in programma l’11 aprile a Piombino. L’intervista su Radio Onda d’Urto a Giovanni Ceraolo, tra i coordinatori di Usb Livorno. Ascolta o scarica.
March 30, 2026
Radio Onda d`Urto
Porto di Piombino. Ancora carichi di materiale bellico, proclamato lo sciopero
A distanza di poche settimane dall’ultimo carico di morte effettuato nel porto di Piombino, nella giornata odierna, 27 agosto, è attraccata un’altra nave destinata al trasporto di materiale bellico. Parliamo della Capucine, nave gemella della Severine che i primi di agosto aveva imbarcato mezzi militari ed esplosivi. In quell’occasione si […] L'articolo Porto di Piombino. Ancora carichi di materiale bellico, proclamato lo sciopero su Contropiano.
August 28, 2025
Contropiano