Milano, cronache da un’agenzia immobiliare di succhiasuolo

DINAMOpress - Wednesday, April 29, 2026

Appeso al sottopasso ferroviario di via Padova c’è un enorme cartello pubblicitario: sei uomini su uno sfondo arancio, vestiti di tutto punto, con eleganti completi scuri, camicie e sorrisi bianchissimi, braccia conserte in posizione di ostentato e rassicurante paternalismo, osservano dall’alto chiunque percorra la via allontanandosi da Piazzale Loreto. Più mi avvicino e più vengo fissata da quegli occhietti ridenti che sembrano proprio dirmi: «Vieni da noi, ti puoi fidare». Che forse conoscano i miei inutili tentativi di trovare un bilocale in affitto che non mi prosciughi il conto? Quasi quasi… Continuo a guardarli, sorridendo anch’io, quasi convinta; ma d’un tratto lo sfondo si trasforma… da un caldo tramonto sul mare di Forte dei Marmi prende le sfumature di un arancio post apocalittico, i denti brillanti si fanno zanne puntute – e pure un po’ sporche – i volti iniziano a scolorare, assumendo dei toni verdognoli e persino i completi scuri si allungano convulsamente in tessuti ampi e sfilacciati che occupano il cielo, oscurando la luce… Ma che succede? Si stanno staccando dal muro del cavalcavia, si avvicinano… Abietti Nazgul urbani, Orribili Nosferatu imbellettati.  D’istinto mi copro il collo con una mano! Presto! Non c’è altra soluzione che entrare nel primo posto aperto che trovo. Ci entro.

Mi ritrovo in via Padova 94 dove, per tre giorni, dal 10 al 12 aprile, è stata aperta una particolare agenzia immobiliare che, citando il comunicato, è «la prima agenzia immobiliare per i soli vampiri della Rigenerazione Urbana. Desiderate acquistare un inquilino Aler per venderlo a tranci in un carissimo food hub alla moda? Volete prosciugare una piscina comunale e farci uno studentato di lusso?»

Entro nella stanza sovraffollata e vengo accolta da sinistre bottiglie di vino “Sangue di Aler”. Appesi alle pareti, se si riescono a raggiungere, si intravedono i disegni irriverenti delle tavole di Hurricane. Spuntano ridicoli pipistrelli incravattati, dal colorito verde vomito, che adocchiano qualsiasi spazio vuoto per distruggerne vita e memoria e trasformarlo in luogo mercificato. Sono la stirpe dei Succhiasuolo, una razza di vampiri che si nutrono di suolo pubblico, cemento e abusi edilizi, respingendo a suon di “week” varie chi non può permettersi di stare al passo con il progresso. I cieli sono cupamente sanguigni e schiacciano come coperchi roventi una città in cui manca l’aria, mentre grattacieli altissimi e crudeli incombono vertiginosamente e allungano le loro finestre dentate, quasi a voler fagocitare qualsiasi elemento sottostante. Il grigio che fuoriesce da nasi-betoniere, novello e ben più volgare Blob, sommerge senza scampo tutto ciò che incontra. La sensazione di asfissia mi rimane a lungo in gola.

Si scorgono, poi, strani edifici animati, con braccia, gambe e ghigni brutali, mentre le persone, private di anima, avanzano come zombie lobotomizzati, nel nome della riqualificazione di lusso. Ecco allora le parole diaboliche di improbabili vecchine ri-generate, che inneggiano a promettenti ed esclusivi apericena, quelle di personaggi politici imbellettati (o, meglio, “in gran pompetta”), che ripetono mantra satanici, come “green”, “glamour”, “food”, “miniloft”… È un carosello di immagini degne di un body horror, fin troppo disarmante nella sua didascalia: i pezzi di cemento valgono più delle vite umane, che farebbero bene a de-umanizzarsi per liberare la strada al capitale, quello che conta.

Chi è al centro di questa strana agenzia è quindi circondato dalle strisce di Hurricane, iniziate nel maggio 2025 e poi raccolte nel volume Milano horror stories – incubi della rigenerazione urbana. Come spesso avviene per quelle persone che hanno sia intelligenza che coraggio, queste storie hanno denunciato una realtà ben peggiore, precedendo di qualche settimana gli scandali dell’urbanistica milanese, con le successive indagini su archistar, assessori all’urbanistica, CEO di gruppi di investimenti immobiliari e persino sul sindaco in persona… trasformando il loro autore, forse, in uno dei personaggi più invisi a Palazzo Marino.

Superata la folla e raggiunte le pareti, però, si possono seguire anche le vicende coraggiose dei personaggi di Spazio WOW, museo del fumetto tristemente destinato a vedere la chiusura della sua sede storica a giugno 2025; si può studiare la mappa di nidificazione dei succhiasuolo milanesi e delle loro storie nefande, da Carmilla Gobba a Rogoredrum, a Monte Rogito… per citarne alcuni; si possono trovare dei possibili rimedi contro lo sgombero di spazi sociali autonomi, non generatori di lucro – terrore di giunta e holding. Leggo affitti di «mansardini semiabitabili provvisti di angolo angoscia e scantinato per stipare gli ospiti»… e mi vengono in mente gli ultimi annunci di case in affitto che ho visionato, e che quasi mi avevano convinta.

Ma a guardar bene c’è ancora di più. I vermi a Milano di Pat Carra fanno un po’ meno paura. Gli incredibili “amuleti urbani” di Isa Depica, ossia «potenti dispositivi apotropaici contemporanei concepiti per la difesa degli spazi fragili della città», mi sembrano ora indispensabili per difendermi dagli orrori della gentrificazione. Ascoltare le confessioni di agenti immobiliari pentiti mi dà addirittura una rinnovata speranza e vedere il succhiasuolo appollaiato alla gru nell’angolo mi permette di ridimensionarlo un po’ e riderne, come di un mostrino puerile.

Riferirsi a questi tre giorni con il termine “mostra” è ingiustamente riduttivo, perché chi ci è entratə è statə invitatə a partecipare attivamente, lasciando segni e testimonianze concrete, aggiungendo storie personali e collettive, che hanno contribuito a creare narrazioni differenti, in opposizione quella “gentrificazione” che si trasforma sempre più in “finanziarizzazione”.

Tre giorni di fumetti, arte, incontri, discussioni aperte e partecipate sul tema dell’abitare, oggi, a Milano. Tre giorni in cui realtà sociali, collettivə, singole persone si sono ritrovate in un unico strano spazio per costruire insieme una coscienza comune sul cambiamento di una città sempre più esclusiva ed escludente. Tre giorni in cui la satira delle tavole di Hurricane è stata messa a disposizione di tuttə, per iniziare a sgretolare, almeno con la fantasia, quei meccanismi di rigenerazione urbana e speculazione edilizia incrementati nell’ultimo decennio, che, stando a un recente articolo del “Financial Times”, hanno contribuito a creare una crisi abitativa più grave persino di quella di Londra, con l’aumento del 57% del costo delle case e di oltre il 70% per gli affitti.

Oltre alle meravigliose Horror stories, e ai contributi di tuttə lə artistə, l’agenzia è diventata luogo condiviso e partecipato, gli spazi si sono animati, questa volta con le parole di chi i succhiasuolo li combatte ogni giorno, mantenendo saldo il principio fondamentale del diritto alla casa e della dignità dell’abitare.

E così, ad esempio, domenica 12 aprile abbiamo ascoltato l’esperienza di “Giù le Mani dalla Città” progetto nato circa un anno fa dalla collaborazione tra il Centro Sociale Cantiere e CURAlab, che hanno costruito una mappatura partecipata per poter raccogliere dati e informazioni sui cantieri attivi a Milano. Una collezione di impalcature, reti arancio e S.C.I.A., per poter costruire una maggior consapevolezza sulle trasformazioni urbane.

“Giù le mani dalla città”, con i suoi mappatour, è anche il tentativo di custodire storie, ricordi ed esperienze socio-culturali di una Milano profonda, che viene rosa e prosciugata delle sue energie, date in pasto alle holding finanziarie pronte a radere al suolo muri e memorie, in nome degli 8.000 euro al mq.

Alle voci di “Giù le mani dalla città” si sono aggiunte quelle di Abitare in via Padova e di SicetMilano, con testimonianze di quotidiana resistenza a sgomberi spietati e denunce per la mancata assegnazione delle case popolari.

In una Milano respingente, svuotata dei suoi abitanti, inaccessibile per chi non è riccə, gli incubi grotteschi, visionari e caustici dei disegni di Ivan sono stati il punto di partenza da cui iniziare a guardare al reale (e al real-estate) con un’arma nuova, che sa di lotta, di azione plurale e, sì, lo dico, di speranza, perché «c’è bisogno di generare conflitto per cambiare lo status quo».

Quando sono uscita dall’Agenzia immobiliare Succhiasuolo  ho guardato nuovamente il cartellone pubblicitario. Erano ancora lì, tutti e sei, con i loro sorrisi affilati, pedine di succhiasuolo ben peggiori. E mi hanno fatto un po’ meno paura.

Tutte le immagini sono di Giulia Elli

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