Milano, cronache da un’agenzia immobiliare di succhiasuolo
Appeso al sottopasso ferroviario di via Padova c’è un enorme cartello
pubblicitario: sei uomini su uno sfondo arancio, vestiti di tutto punto, con
eleganti completi scuri, camicie e sorrisi bianchissimi, braccia conserte in
posizione di ostentato e rassicurante paternalismo, osservano dall’alto chiunque
percorra la via allontanandosi da Piazzale Loreto. Più mi avvicino e più vengo
fissata da quegli occhietti ridenti che sembrano proprio dirmi: «Vieni da noi,
ti puoi fidare». Che forse conoscano i miei inutili tentativi di trovare un
bilocale in affitto che non mi prosciughi il conto? Quasi quasi… Continuo a
guardarli, sorridendo anch’io, quasi convinta; ma d’un tratto lo sfondo si
trasforma… da un caldo tramonto sul mare di Forte dei Marmi prende le sfumature
di un arancio post apocalittico, i denti brillanti si fanno zanne puntute – e
pure un po’ sporche – i volti iniziano a scolorare, assumendo dei toni
verdognoli e persino i completi scuri si allungano convulsamente in tessuti ampi
e sfilacciati che occupano il cielo, oscurando la luce… Ma che succede? Si
stanno staccando dal muro del cavalcavia, si avvicinano… Abietti Nazgul urbani,
Orribili Nosferatu imbellettati. D’istinto mi copro il collo con una mano!
Presto! Non c’è altra soluzione che entrare nel primo posto aperto che trovo. Ci
entro.
> Mi ritrovo in via Padova 94 dove, per tre giorni, dal 10 al 12 aprile, è stata
> aperta una particolare agenzia immobiliare che, citando il comunicato, è «la
> prima agenzia immobiliare per i soli vampiri della Rigenerazione Urbana.
> Desiderate acquistare un inquilino Aler per venderlo a tranci in un carissimo
> food hub alla moda? Volete prosciugare una piscina comunale e farci uno
> studentato di lusso?»
*
*
Entro nella stanza sovraffollata e vengo accolta da sinistre bottiglie di vino
“Sangue di Aler”. Appesi alle pareti, se si riescono a raggiungere, si
intravedono i disegni irriverenti delle tavole di Hurricane. Spuntano ridicoli
pipistrelli incravattati, dal colorito verde vomito, che adocchiano qualsiasi
spazio vuoto per distruggerne vita e memoria e trasformarlo in luogo
mercificato. Sono la stirpe dei Succhiasuolo, una razza di vampiri che si
nutrono di suolo pubblico, cemento e abusi edilizi, respingendo a suon di “week”
varie chi non può permettersi di stare al passo con il progresso. I cieli sono
cupamente sanguigni e schiacciano come coperchi roventi una città in cui manca
l’aria, mentre grattacieli altissimi e crudeli incombono vertiginosamente e
allungano le loro finestre dentate, quasi a voler fagocitare qualsiasi elemento
sottostante. Il grigio che fuoriesce da nasi-betoniere, novello e ben più
volgare Blob, sommerge senza scampo tutto ciò che incontra. La sensazione di
asfissia mi rimane a lungo in gola.
Si scorgono, poi, strani edifici animati, con braccia, gambe e ghigni brutali,
mentre le persone, private di anima, avanzano come zombie lobotomizzati, nel
nome della riqualificazione di lusso. Ecco allora le parole diaboliche di
improbabili vecchine ri-generate, che inneggiano a promettenti ed esclusivi
apericena, quelle di personaggi politici imbellettati (o, meglio, “in gran
pompetta”), che ripetono mantra satanici, come “green”, “glamour”, “food”,
“miniloft”… È un carosello di immagini degne di un body horror, fin troppo
disarmante nella sua didascalia: i pezzi di cemento valgono più delle vite
umane, che farebbero bene a de-umanizzarsi per liberare la strada al capitale,
quello che conta.
Chi è al centro di questa strana agenzia è quindi circondato dalle strisce di
Hurricane, iniziate nel maggio 2025 e poi raccolte nel volume Milano horror
stories – incubi della rigenerazione urbana. Come spesso avviene per quelle
persone che hanno sia intelligenza che coraggio, queste storie hanno denunciato
una realtà ben peggiore, precedendo di qualche settimana gli scandali
dell’urbanistica milanese, con le successive indagini su archistar, assessori
all’urbanistica, CEO di gruppi di investimenti immobiliari e persino sul sindaco
in persona… trasformando il loro autore, forse, in uno dei personaggi più invisi
a Palazzo Marino.
*
*
Superata la folla e raggiunte le pareti, però, si possono seguire anche le
vicende coraggiose dei personaggi di Spazio WOW, museo del fumetto tristemente
destinato a vedere la chiusura della sua sede storica a giugno 2025; si può
studiare la mappa di nidificazione dei succhiasuolo milanesi e delle loro storie
nefande, da Carmilla Gobba a Rogoredrum, a Monte Rogito… per citarne alcuni; si
possono trovare dei possibili rimedi contro lo sgombero di spazi sociali
autonomi, non generatori di lucro – terrore di giunta e holding. Leggo affitti
di «mansardini semiabitabili provvisti di angolo angoscia e scantinato per
stipare gli ospiti»… e mi vengono in mente gli ultimi annunci di case in affitto
che ho visionato, e che quasi mi avevano convinta.
Ma a guardar bene c’è ancora di più. I vermi a Milano di Pat Carra fanno un po’
meno paura. Gli incredibili “amuleti urbani” di Isa Depica, ossia «potenti
dispositivi apotropaici contemporanei concepiti per la difesa degli spazi
fragili della città», mi sembrano ora indispensabili per difendermi dagli orrori
della gentrificazione. Ascoltare le confessioni di agenti immobiliari pentiti mi
dà addirittura una rinnovata speranza e vedere il succhiasuolo appollaiato alla
gru nell’angolo mi permette di ridimensionarlo un po’ e riderne, come di un
mostrino puerile.
Riferirsi a questi tre giorni con il termine “mostra” è ingiustamente riduttivo,
perché chi ci è entratə è statə invitatə a partecipare attivamente, lasciando
segni e testimonianze concrete, aggiungendo storie personali e collettive, che
hanno contribuito a creare narrazioni differenti, in opposizione quella
“gentrificazione” che si trasforma sempre più in “finanziarizzazione”.
Tre giorni di fumetti, arte, incontri, discussioni aperte e partecipate sul tema
dell’abitare, oggi, a Milano. Tre giorni in cui realtà sociali, collettivə,
singole persone si sono ritrovate in un unico strano spazio per costruire
insieme una coscienza comune sul cambiamento di una città sempre più esclusiva
ed escludente. Tre giorni in cui la satira delle tavole di Hurricane è stata
messa a disposizione di tuttə, per iniziare a sgretolare, almeno con la
fantasia, quei meccanismi di rigenerazione urbana e speculazione edilizia
incrementati nell’ultimo decennio, che, stando a un recente articolo del
“Financial Times”, hanno contribuito a creare una crisi abitativa più grave
persino di quella di Londra, con l’aumento del 57% del costo delle case e di
oltre il 70% per gli affitti.
Oltre alle meravigliose Horror stories, e ai contributi di tuttə lə artistə,
l’agenzia è diventata luogo condiviso e partecipato, gli spazi si sono animati,
questa volta con le parole di chi i succhiasuolo li combatte ogni giorno,
mantenendo saldo il principio fondamentale del diritto alla casa e della dignità
dell’abitare.
E così, ad esempio, domenica 12 aprile abbiamo ascoltato l’esperienza di “Giù le
Mani dalla Città” progetto nato circa un anno fa dalla collaborazione tra il
Centro Sociale Cantiere e CURAlab, che hanno costruito una mappatura partecipata
per poter raccogliere dati e informazioni sui cantieri attivi a Milano. Una
collezione di impalcature, reti arancio e S.C.I.A., per poter costruire una
maggior consapevolezza sulle trasformazioni urbane.
> “Giù le mani dalla città”, con i suoi mappatour, è anche il tentativo di
> custodire storie, ricordi ed esperienze socio-culturali di una Milano
> profonda, che viene rosa e prosciugata delle sue energie, date in pasto alle
> holding finanziarie pronte a radere al suolo muri e memorie, in nome degli
> 8.000 euro al mq.
Alle voci di “Giù le mani dalla città” si sono aggiunte quelle di Abitare in via
Padova e di SicetMilano, con testimonianze di quotidiana resistenza a sgomberi
spietati e denunce per la mancata assegnazione delle case popolari.
In una Milano respingente, svuotata dei suoi abitanti, inaccessibile per chi non
è riccə, gli incubi grotteschi, visionari e caustici dei disegni di Ivan sono
stati il punto di partenza da cui iniziare a guardare al reale (e al
real-estate) con un’arma nuova, che sa di lotta, di azione plurale e, sì, lo
dico, di speranza, perché «c’è bisogno di generare conflitto per cambiare lo
status quo».
Quando sono uscita dall’Agenzia immobiliare Succhiasuolo ho guardato nuovamente
il cartellone pubblicitario. Erano ancora lì, tutti e sei, con i loro sorrisi
affilati, pedine di succhiasuolo ben peggiori. E mi hanno fatto un po’ meno
paura.
Tutte le immagini sono di Giulia Elli
SOSTIENI, DIFENDI, DIFFONDI DINAMOPRESS
Per sostenere Dinamopress si può donare sul nostro conto bancario, Dinamo Aps
Banca Etica IT60Y0501803200000016790388 tutti i fondi verranno utilizzati per
sostenere direttamente il progetto: pagare il sito, supportare i e le
redattrici, comprare il materiale di cui abbiamo bisogno
L'articolo Milano, cronache da un’agenzia immobiliare di succhiasuolo proviene
da DINAMOpress.