Cristiano Brignola, Alex Agni / Il Satana woke che non ti aspetti
Vi rendete conto di quanta fatica si fa alle volte a essere stronzi? Figuriamoci
a interpretare ogni giorno la parte del principe del Male, dell’arconte
infernale, insomma di Satana. Il vecchio demonio se ne renderà conto il giorno
in cui, cogliendolo assolutamente di sorpresa, dopo eoni di inappuntabile
servizio, qualcuno gli comunica che gli restano soltanto sei mesi di vita.
Inizia così Satan Justice Warrior, graphic novel di Cristiano Brignola e Alex
Agni (matite) ed esordio fumettistico di D Editore, un libro che diverte e con
qualcosa da dire senza voler fare la morale a nessuno, attraverso la parafrasi,
in sé certamente non nuova, del Buon Diavolo.
Preso alla sprovvista, Satana prova infatti a riacciuffare il bandolo della sua
malvagia esistenza, alla disperata ricerca di qualcuno che provi per lui
sentimenti diversi da un odio incondizionato o da un radicato risentimento.
Impresa nel suo caso non facilissima, come scopre non appena avvicina, per la
prima volta in vita sua, il figlio – degno, lui sì, di un qualsiasi episodio de
Il Presagio – e la donna che improvvidamente lo ha messo al mondo. In
un’atmosfera tenera e grottesca i due approdano a esiti narrativi inattesi, che
possiamo anche interpretare come il sequel apocrifo di Rosemary’s Baby.
Seguiamo lo sviluppo della storia attraverso una sorprendente demonologia, con
la dinamica incalzante delle immagini sempre ben supportata dall’ apparato
grafico. Il tratto graffiato, nervoso, di un disegno marcato, definisce i
volumi con ombreggiature incrociate drammatizzate anche dalla scelta della
tricromia. Il rosso, intrecciato a un fumoso bianco e nero, è naturalmente il
colore di Satana, richiamato anche nella coloritura dei suoi balloon. Il
lettering di Pietro Rotelli richiama l’estetica punk con un font grezzo che
sottolinea nello stile i dettagli grotteschi che cogliamo nella postura e nell’
ironica fisionomia di diavoli e sant’uomini.
La storia può essere letta come una parabola così familiare che non si
fatica neppure troppo a coglierne la morale. Un Satana “woke” che libera i
sodomiti ponendo fine al vetusto contrappasso dantesco e che, ad uno ad uno,
svuotasse i gironi dell’inferno, si scontrerebbe, per prima cosa, con i suoi
sottoposti, diavoli e diavolesse, ligi alla tradizione dell’Averno che hanno
servito nei secoli. E non sarebbe gradito neppure ai satanisti ortodossi e più
bacchettoni, che storcerebbero il naso non appena si parlasse di rinunciare ai
sacrifici umani; né piacecebbe al Vaticano, che sulla paura dell’Avversario non
ha mai smesso di investire fortissimo, avendo costruito una corporation di
successo che, anche grazie a questa fortunata partnership, ha resistito per 2000
anni. Ma, soprattutto, il nuovo Satana dovrà fare i conti con i “piani alti” e
con chi, avendo creato questo mondo in fretta e furia, nei fatidici sette
giorni, da allora non ha mai smesso di adattarlo ai propri ghiribizzi e ai
capricci dettati dalla propria insicurezza. Il vero problema di Satana, insomma,
è in realtà il problema di Dio. Non un Dio barbuto e vendicativo come quello
biblico, ma un Dio occhialuto, permaloso e frustrato come un impiegato frustrato
a cui hanno appena negato la sospirata promozione.
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