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«Un mondo cancellato»: Requiem per Casablanca e le ruspe della vecchia medina
«Ma io non posso dimenticare che qui è stato cancellato un mondo. Il mio mondo». È con queste parole che Rahal, protagonista di Requiem per Casablanca, osserva ciò che resta del quartiere in cui è cresciuto. Siamo all’ultima immagine … Leggi tutto L'articolo «Un mondo cancellato»: Requiem per Casablanca e le ruspe della vecchia medina sembra essere il primo su La Città invisibile | perUnaltracittà | Firenze.
Cagnara in Cagnola a Milano
«La libertà dove sta?» cantavano gli Assalti Frontali in una famosa traccia di una decina di anni fa; «la trovi nella mappa» era la risposta. Ed è proprio a partire da una mappa, strumento semplice e potentissimo, che lo scorso sabato 3 ottobre, nel quartiere Villapizzone/Cagnola, è iniziata una giornata di festa, di musica e di dialoghi, con la libertà, appunto, di riappropriarsi per qualche ora di una strada – e di viverla. Chiunque sia passatə verso le 3 di pomeriggio in via Pacinotti, il tratto che unisce via Bodoni a via Plana, nell’Ovest milanese, è statə accoltə da uno striscione bianco con un’emblematica scritta rossa: “Cagnara in Cagnola”, nome che non poteva essere più azzeccato per la festa di quartiere organizzata dai due circoli Arci locali, il circolo “L’impegno” e la “Trattoria Popolare Traverso”, e dalla birreria “Ma Sì”, in collaborazione con diverse realtà e comitati della zona. . Si è trattato di un’azione sinergica, basata sulla volontà di far rete, che ha permesso a cittadinə, attivistə, comitati, associazioni, ma anche a semplici passanti curiosə, di scendere per le strade del quartiere milanese, portando con sé progetti, attività e battaglie. Per qualche ora, tantissime persone hanno rivendicato il diritto di fare cagnara, di ballare intorno alle automobili parcheggiate, di bere e mangiare qualcosa in compagnia, di creare dialoghi circolari e di portare l’attenzione su temi decisamente attuali, aprendosi alle conoscenze e alle esperienze altrui. > In particolare, ci sono state tre linee tematiche, intervallate da momenti > musicali: uno sguardo sui cambiamenti urbanistici del quartiere, un dovuto > approfondimento sul caporalato legato al consolato statunitense e, infine, > un’analisi di una delle trasformazioni più oscure e ancora sconosciute, quella > dei data center. Per qualche ora, via Pacinotti ha smesso così di essere una semplice strada ed è diventata luogo di scambio e libertà. Ad aprire, letteralmente, le danze è la musica della storica Banda degli Ottoni a Scoppio che, tra canti di lotta e brani pop rifatti con trombe e fiati, chiama a raccolta tuttə quantə, suggerendo sin da subito l’atmosfera festosa della giornata. Mentre si portano sedie e tavoli in mezzo alla strada, bambinə di diverse età fanno ciò che sanno fare meglio quando si dà loro spazio e fiducia: tracciano con gessi colorati le linee e le forme necessarie per trasformare una via di solito destinata alle macchine in un meraviglioso mondo di giochi. Ecco comparire sull’asfalto una “campana”, percorsi su cui saltare la corda e andare in bicicletta, le immancabili porte dove segnare e disegni di ogni sorta. Nel mondo delle persone grandi, inizia invece il primo dei tre dibattiti organizzati: “Come cambia il quartiere”, a cui partecipano le realtà locali attive nella difesa degli spazi dalla gentrificazione: il Comitato Bindellina, il Sicet Milano, l’Osservatoria e le attiviste della campagna “Giù le mani dalla città”. È proprio la mappa di una parte della zona Nord-Ovest di Milano, che va all’incirca da viale Certosa alla ferrovia che passa dalla stazione di Villapizzone, il punto di partenza da cui si avvia questo primo momento; una mappa che viene distribuita allə presentə e che è riprodotta in scala più grande alle spalle di chi parla.Il presupposto fondamentale è evidente: per cercare di conoscere le trasformazioni urbane, soprattutto quelle che gettano ombre, reali e simboliche, per rivendicare “giù le mani dalla città”, è necessario impugnare con le nostre mani una mappa e riprendere metaforicamente possesso delle strade e dei servizi che vi sono rappresentati. Vengono quindi ripercorse immaginariamente le tappe del Mappatour, ossia della passeggiata organizzata da “Giù le mani dalla città” lo scorso febbraio proprio nella zona Cagnola/Villapizzone, con lo scopo di evidenziare le ulteriori “trasformazioni” che il quartiere sta subendo. E purtroppo emerge fin da subito che gli aggiornamenti non sono positivi. Si parte ovviamente dal mercato di piazza Prealpi, affidato assieme ad altri quattordici mercati comunali cittadini alla Sogemi Spa. Ormai chiuso da mesi, è oggetto di una pesante trasformazione che, se seguirà lo stesso percorso visto ad esempio per il mercato comunale di Lambrate, vedrà sostituite le classiche attività di frutta e verdura con marchi appariscenti e prodotti “di lusso” brandizzati ‘Foody’ (la terrificante mascotte del nefasto Expo 2015). Lo schema, spiegano da “Giù le mani dalla città”, è quello ormai classico della foodification, neo-inglesismo con cui si indica il processo per cui anche attraverso il cibo sia possibile trasformare un quartiere e, soprattutto, il tipo di residenti che ci si aspetta di trovare. Sostituendo il commercio di vicinato con esercizi ben più esosi, vien da sé che anche la “clientela” che frequenterà il mercato sarà progressivamente sostituita. Del resto, è esattamente quello che sta succedendo anche più a Nord del quartiere – nel Certosa (Food) District. Qui, al posto di vecchi capannoni e siti industriali, vanno via via trovando spazio oltre 20 esercizi, tra ristoranti, caffè, spazi per il dopocena, dove, giusto per capire il livello, una singola colazione può arrivare facilmente ai 12€. Non è dunque affatto strano che, parlando con le persone del quartiere, questi luoghi non rientrino quasi mai negli itinerari quotidiani. Al contrario, rimane la richiesta (o forse la speranza) che il Mercato comunale non segua lo stesso destino. Da piazza Prealpi, il tour sulla mappa ci porta all’incrocio tra via Bramantino e via Jacopino da Tradate, mentre il Sicet ci racconta lo stato di abbandono delle case popolari, o meglio, di quelle poche rimaste invendute ai privati. La strategia appare evidente: lasciare ammalorare gli edifici per spingere lə inquilinə a cercare casa altrove, cosa non proprio semplice, visto il rincaro degli affitti nella città meneghina. Siamo di fronte quindi alla stessa operazione di sostituzione sociale, a partire dai cambiamenti urbani e abitativi. > D’altronde, che anche in questo quartiere il target di residenti desiderati > sia sempre più quello di chi “El gh’ha i danè” (come si dice a queste > latitudini) lo dimostrano anche le costruzioni sorte negli ultimi anni. > Immobili dall’estetica discutibile, dai prezzi esorbitanti e dai nomi > chiaramente ammiccanti al lusso. Ne è una prova abbastanza esplicita il complesso delle Trilogy Towers: tre grattacieli dai nomi talmente sfacciati da risultare ridicoli di Gold, Diamond e Platinum, rispettivamente di 17, 14 e 12 piani, per un totale di 130 appartamenti che, stando al sito, «andranno a creare nuovo valore per il contesto urbano». Un valore che sa di speculazione economica, aggiungiamo noi. Si trovano alla quarta tappa del tour, in prossimità di piazzale Accursio, dove si affaccia anche il vecchio edificio liberty del Tiro a Segno Nazionale, sede del futuro consolato USA e balzato notoriamente alle cronache per le vergognose vicende legate al caporalato, di cui si è poi discusso in un ulteriore momento di dibattito all’interno della giornata. Ma le trasformazioni non sono solo i grandi progetti, le costruzioni colossali e i grattacieli lucenti. Anzi, è proprio attraverso i cantieri minori, quelli che per lə cittadinə comuni passano per lo più inosservati, che avvengono cambiamenti altrettanto mostruosi. Lo racconta bene il – mitico – Comitato Bindellina, da anni impegnato nel quartiere, che cerca di resistere a tutte le impalcature che spuntano come funghi attorno alla via che dà il nome al gruppo. Proprio in via Bindellina, infatti, grazie ad un uso “sportivo” delle Scia, sta sorgendo a ridosso dei condomìni già esistenti un nuovo complesso residenziale di cinque piani. Prende il posto di un capannone in un cortile privato e presenta anch’esso un nome esotico: NestMi. Un “nido” che sembra una bolla energivora, che toglie spazio, aria e luce allə abitantə dei palazzi circostanti. Nella parallela via Bodoni, invece, si innalza il non meno impattante progetto PortHello (qualcunə dovrebbe lavorare meglio su questi nomi, evidentemente), che consiste nella costruzione di un condominio patinato di quattro piani, dove un attico di 182mq si aggira attorno al milione e due. Nella costruzione selvaggia, nonostante le promesse della proprietà, è stato sacrificato anche uno storico teatrino, che, insieme alla villetta adiacente, ha ospitato negli anni lotte sindacali, artisti della beat generation come l’Equipe 84, la sede dell’Arcigay locale e tante attività di comitati e realtà sociali (leggenda vuole che da queste parti sia passato addirittura Jimi Hendrix). Un edificio ricco di storia e di storie, di cui ora rimane in piedi solo una porzione di parete sgretolata, fragile emblema delle conseguenze della speculazione edilizia. Spostandosi verso piazza Firenze, conclude l’elenco di ciò che sta accadendo al quartiere il racconto della trasformazione della ex-Caserma Montello, sede di quella che sarà la “Cittadella della sicurezza”, i cui lavori sono stati declamati da Matteo Salvini, con un improbabile video sui suoi social network. L’area di oltre 76.000 mq ospiterà oltre 2000 persone in servizio diurno e prevede la creazione di 1100 posti in alloggi per le famiglie dei poliziotti. Le realtà sociali della zona 8 di Milano chiedevano # al posto della caserma dismessa – la creazione di un Hub Polifunzionale aperto alla città con alloggi popolari, spazi culturali, laboratori artigianali e una piscina. > Le istituzioni hanno scelto di destinare 187 milioni, invece, per la più > grande stazione di polizia d’Italia. Questioni di priorità. Ci guardiamo > intorno e pensiamo che una fantomatica “Cittadella della sicurezza” non > renderà queste strade più sicure e accoglienti di quanto hanno fatto in un > pomeriggio di festa lə abitantə del quartiere. La mappa che è stata distribuita all’inizio del dibattito non è più dunque “solo” un pezzo di carta con indicato un percorso che si snoda tra le vie del quartiere, incontrando di tanto in tanto i disegni di alcuni edifici, ma è ora diventata uno strumento da impugnare. Un dispositivo che ci aiuta a comprendere le trasformazioni urbane e che può quindi guidarci verso una maggior consapevolezza, che può tramutarsi, forse, anche in una maggiore volontà di unirsi per reagire. Alle singole mappe come detto ne corrisponde una grande: anche il suo utilizzo non termina con la fine dell’incontro, poiché rimane a disposizione di tuttə coloro che vogliono raccontare pezzi di quartiere e pezzi delle loro storie, aggiungendo le proprie impressioni su post-it, fissando luoghi importanti dei loro percorsi quotidiani – e di vita – con alcune puntine, diramando fili colorati da un punto all’altro, in una rete di linee che si intrecciano. La giornata è proseguita poi con altri due dibattiti – inframezzati dai dj set di monsieur_dundee: Il primo, “Caporalato a due passi da qui – cosa succede e cosa succederà al futuro consolato USA”, vede la partecipazione di Massimo Alberti (Radio Popolare) e Antonio Verona (Camera del Lavoro di Milano). L’incontro è una riflessione doverosa sui lavori per il consolato statunitense, su cui lo scorso maggio è intervenuta la procura, poiché «sono state riscontrate condizioni lavorative di “para-schiavismo”». I lavoratori, provenienti per lo più da Nuova Delhi, erano infatti pagati meno di tre euro l’ora per turni di 10-12 ore, 7 giorni la settimana. Al compenso ottenuto, inoltre, venivano sottratti quasi 900 euro per il costo del vitto e dell’alloggio. Dati insostenibili, che ci raccontano come la trasformazione del quartiere passa, ancora una volta, sulla pelle dei più deboli. > L’ultimo dibattito, prima della cena organizzata dalla Trattoria Popolare e da > MaSì, riguarda infine il recente fenomeno di trasformazione urbanistica che > sta investendo Milano e la Lombardia intera: “I datacenter: tra consumo di > spazio ed energia”. Se ne discute con Enrico Duranti del Comitato No DataCenter, proveniente dalla manifestazione da poco terminata a Rho, in cui moltissime persone hanno contestato questa ennesima sottrazione di spazio pubblico. Per non diventare servi dei server, questo movimento chiede che si smetta di convertire tutte le aree dismesse in centri per lo stoccaggio di dati (se ne contano già 21 in tutta la Lombardia), che si portino avanti vere valutazioni di impatto ambientale e che le istituzioni si facciano carico dei bisogni della collettività – e non solo delle Big Tech. D’altronde, è evidente come nel fenomeno dei data center i profitti siano per pochi privati, mentre il costo ambientale e sociale ricade su tutte le persone che in quei territori ci vivono.  locandina dell’evento di IVAN HURRICANE Le note di Dj Pettorina accompagnano poi la cena e la chiusura dell’evento, intrattenendo chi da ore “occupa” via Pacinotti. L’immagine che portiamo via con noi è quella di una strada che, fino alle dieci di sera, è stata attraversata da centinaia di persone – residenti e non – che hanno discusso, ballato, mangiato e brindato assieme, immaginando un’idea diversa di quartiere e di città. A rendere tangibile tutto questo rimane come testimonianza attiva la grande mappa, che ci restituisce i tragitti di chi cammina per queste vie, ci racconta la percezione di luci preziose, ombre lunghe e falsi abbagli, ci fa immaginare con sogni di bimbə e desideri di qualche anziana signora. Il risultato è un mosaico di post-it di diversi colori e fili intrecciati con cui tantissimə hanno raccontato cos’è per loro Villapizzone/Cagnola. E dunque – tornando alla canzone degli Assalti – è importante sempre ricordare di «stare in gruppo» perché «La tranquillità è importante, ma la libertà è tutto». la copertina e tutte le immagini sono di “Giù le mani dalla città” Questo articolo è gratuito ma produrlo richiede tempo e impegno. Per mantenere la nostra informazione libera e accessibile abbiamo bisogno del tuo contributo, anche piccolo. Trasforma la tua lettura in un atto di sostegno. Clicca sul banner qui sotto e fai una donazione. Dona il tuo 5×1000 scrivi il codice fiscale 96405560580. 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October 8, 2026
DINAMOpress
Montagnola: ancora uno sfregio alla città pubblica
Parliamo di una delibera approvata da Roma Capitale che concede due ettari di terreno pubblico a un fondo immobiliare privato. Siamo alla Montagnola, quartiere a sud della vasta area metropolitana di Roma, già densamente edificato.  Il terreno e gli immobili che il Comune aveva trasferito all’azienda AMA come deposito mezzi e per la raccolta dei rifiuti sono stati ceduti al Fondo Immobiliare Dea Capital. In applicazione della legge regionale del 2017 sulla rigenerazione urbana, l’Amministrazione Capitolina ha approvato l’intervento, proposto dal fondo immobiliare, di demolizione e ricostruzione delle strutture utilizzate da AMA, riconoscendo una volumetria aggiuntiva rispetto a quella esistente. «Un’importante operazione di rigenerazione urbana necessaria per sanare un’area industriale dismessa e degradata» l’ha definita l’assessore Veloccia facendola passare come una semplice questione urbanistica. Ma a volte “le questioni urbanistiche” sono più complicate del previsto. Infatti contro le planimetrie di progetto si è alzata la voce di chi nella città abita, affronta le difficoltà del vivere quotidiano e conosce la mancanza di servizi e spazi collettivi. In un quartiere già edificato, con standard urbanistici carenti e seri problemi di viabilità e servizi primari, hanno dichiarato  che «non servono altri palazzi, non servono altri abitanti». > Nasce così il Comitato Ama Montagnola che davanti all’accattivante rendering > del progetto svela l’inganno. La costruzione di nuovi edifici al posto dei > capannoni esistenti viene considerato uno sfregio a un quartiere che ha già > tante difficoltà con il traffico, la scarsità di acqua, i difficili > collegamenti. Capiscono che la rigenerazione proposta risponde più alle esigenze economiche di AMA che ai loro bisogni.  E capiscono anche che la trasformazione di quell’area, che ha un grande impatto sulle loro vite, non può essere affidata senza bando, senza concorso a Dea Capital Real Estate. La società è specializzata in Fondi di Investimento Immobiliari e gestisce un patrimonio di 11,6 miliardi di euro, composto da circa 670 immobili, il 60% dei quali a Roma e Milano. Ad aprile ha ricevuto un provvedimento dalla Banca d’Italia che ha imposto la sostituzione della maggioranza del Consiglio di Amministrazione e del collegio sindacale, nonché le dimissioni dell’amministratore delegato Emanuele Caniggia per rischio di esposizione ad attività di riciclaggio e carenze organizzative Ma Roma Capitale e AMA portano avanti la collaborazione con la società. «Tanta imprudenza del Campidoglio non è solo incomprensibile, ma sconcertante visto che parliamo di patrimonio pubblico», scrivono nel loro comunicato i cittadini e le cittadine .che aderiscono al comitato. E parlano anche «della totale mancanza di confronto tra noi residenti e l’amministrazione, confronto previsto dalla legge sulla rigenerazione urbana». La legge prevede infatti che i comuni favoriscano percorsi partecipativi nei programmi di recupero e sviluppo urbano per garantire il rispetto del territorio. Ma i tavoli partecipativi non ci sono mai stati e infatti il comitato scrive: «A parte un’assemblea farsa, datata novembre 2025, dentro il deposito, non abbiamo incontrato nessuno, nonostante le nostre richieste. Tanto che siamo stati costretti a chiederne conto in due differenti commissioni capitoline, Trasparenza e Urbanistica, e l’accesso agli atti  lo conferma». > Dunque i cittadini e le cittadine  potranno dire la loro non su cosa fare, > quello è già deciso, ma su come strappare qualche metro quadro per le loro > riunioni o imporre il colore delle panchine. La rigenerazione di una parte > della città , parla alla città tutta e non solo a essa. Cosa prevede il progetto?  Nuove abitazioni, ancora case destinate a chi può permettersele e ancora student house e senior house, qualche servizio e uno spazio culturale, che poi consiste nel museo delle auto storiche della Polizia di Stato! E naturalmente una piazza e un’area verde, perché come ha dichiarato l’assessora Sabrina Alfonsi: «Con questa procedura possiamo rigenerare un quadrante secondo i princìpi che abbiamo scritto nel piano di adattamento climatico». Un fazzoletto verde è tutto! Naturalmente la rigenerazione porterà al miglioramento della qualità ambientale e architettonica dello spazio insediato, ci dicono. L’intervento dovrà, infatti, promuove «le tecniche di bioedilizia più avanzate, assicurando i più elevati livelli di efficienza energetica e lo sviluppo delle fonti rinnovabili». E ancora: le residenze private saranno realizzate secondo i più avanzati standard di impatto ambientale sostenibile ed efficienza energetica, moderne tecnologie e consumo limitato del suolo. Parole, solo parole che non incantano più! > Troppe volte a Roma abbiamo visto come si traducono nella realtà. La città è > stata massacrata da investitori privati che hanno avuto mano libera nel trarre > profitto da proprietà pubbliche messe a disposizione dall’amministrazione. Questo ha portato a una massiccia turistificazione della città, a un aumento incontrollato dei valori immobiliari e la conseguente espulsione dai quartieri delle persone che li abitavano. Quello che sta succedendo a Montagnola, è successo in tutta Roma. Si parla di recupero, riuso, rigenerazione. Sono operazione di gentrificazione che produrranno esclusione. È necessario pensare a un grande progetto che capovolga le scelte insediative fin qui portate avanti. Cosa vuol fare l’amministrazione della nostra città? Vuole farla diventare la meta esclusiva del turismo internazionale? Una delle grandi Capitali globali con i suoi sfavillanti grattacieli? La Capitale della cultura e dei grandi eventi con i suoi festival, rassegne, convegni? Esiste questa idea o si naviga a vista, rincorrendo quello che decide la finanza per estrarre valore dal territorio? L’amministrazione comunale considera l’attrattività per gli investimenti dei privati un obiettivo prioritario rispetto a tutto il resto? > Il problema della casa che posto occupa nei piani dell’amministrazione, fa > parte di un progetto per ridisegnare la città o è ancora considerato > un’emergenza da risolvere con qualche espediente di fortuna? Chi vogliamo far abitare nelle nostre città? Turisti e nuovi residenti ad alto reddito o ricostruire le fondamenta della società urbana? Come possono intervenire gli abitanti della città nei processi decisionali? Dobbiamo trovare le risposte a queste domande per immaginare il futuro di Roma e cancellare l’ingiustizia sociale che adesso la caratterizza. Intanto il Comitato Ama Montagnola ha presentato un ricorso al TAR del Lazio contro Roma Capitale per bloccare il progetto. Nella prima udienza cautelare i giudici amministrativi decideranno sull’eventuale sospensione del provvedimento. Per sostenere le spese legali del ricorso, gli attivisti hanno avviato una sottoscrizione pubblica sulla pagina BuonaCausa.org (Campagna “Basta palazzi a Montagnola”). la copertina è dalla pagina Fb del comitato Ama Montagnola- No Altri Palazzi Questo articolo è gratuito ma produrlo richiede tempo e impegno. Per mantenere la nostra informazione libera e accessibile abbiamo bisogno del tuo contributo, anche piccolo. Trasforma la tua lettura in un atto di sostegno. Clicca sul banner qui sotto e fai una donazione. Dona il tuo 5×1000 scrivi il codice fiscale 96405560580. 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October 6, 2026
DINAMOpress
Spagna: la grande rivolta contro gentrification e turismo cannibale
In Spagna è nata la prima ribellione di massa contro l’industria turistica selvaggia che è diventata il simbolo del caro vita diffuso. Assistiamo infatti a una rivolta aperta che ha come detonatore la critica assoluta a un modello economico speculativo, estrattivo, devastatore. I cittadini si ribellano alla Gentrification, alla trasformazione […] L'articolo Spagna: la grande rivolta contro gentrification e turismo cannibale su Contropiano.
October 4, 2026
Contropiano
Madrid. Siamo tutte Maricarmen!
La lotta per la casa in Spagna e la acampada della Puerta del Sol. (Nota: leggere in fondo gli aggiornamenti delle h. 15.30). di Stefano Portelli (*) Sono le quattro di mattina quando lascio l’accampamento di Puerta del Sol a Madrid. La mobilitazione è iniziata nove ore prima nella stessa piazza, ma la gente non accenna a diminuire. Al contrario,
September 29, 2026
La Bottega del Barbieri
In tutta la Spagna si stanno espandendo le proteste per il diritto alla casa
Quella dell’87enne Maricarmen Abascal pareva essere una delle tante storie di sfratto, invece è diventata il simbolo della crisi abitativa che da anni imperversa in Spagna. Sabato scorso decine di migliaia di persone — 300mila secondo il Sindicato de las Inquilinas — si sono date appuntamento a Madrid, sfilando per le strade della capitale. Il giorno dopo oltre 150 tende sono state piantate a Puerta del Sol, nel cuore di Madrid, in segno di protesta contro sfratti e affitti sempre più elevati. Nel fine settimana le piazze si sono moltiplicate su tutto il territorio nazionale, lanciando un messaggio chiaro al governo. Dal Palazzo della Moncloa, Pedro Sánchez ha promesso un intervento immediato, atteso nei prossimi giorni. Fino a quel momento — fanno sapere i promotori — la mobilitazione continuerà, per Maricarmen e per tutti i residenti che negli ultimi anni hanno dovuto fare i conti con le conseguenze della speculazione immobiliare.  Maricarmen Abascal, 87enne con una disabilità al 50%, è stata sfrattata mercoledì scorso dalla casa in cui abitava da oltre 70 anni, a pochi passi dal Parque del Retiro. Pagava regolarmente un affitto di circa 500 euro, pari a un terzo della sua pensione. Fino al cambio di proprietà e all’arrivo di Urbagestión, società spagnola attiva nella compravendita immobiliare e coinvolta in dinamiche di gentrificazione. A Maricarmen Abascal è stato ad esempio proposto un nuovo contratto da 1.600 euro mensili, il 200% in più rispetto al vecchio, abbondantemente al di fuori  delle possibilità economiche della pensionata. Il caso è arrivato in tribunale, risolvendosi a favore dei nuovi proprietari. Nulla ha potuto il cordone di attivisti giunto mercoledì scorso in via Alcalde Sainz de Baranda, che si è trovato di fronte a un imponente dispiegamento di agenti. Maricarmen Abascal è stata portata via in barella, diventando presto il volto della crisi abitativa spagnola.  «Sono in pochi a potersi permettere di non venire qui a protestare. Maricarmen potrebbe essere nostra nonna o nostra madre, se non addirittura noi stessi», ha dichiarato un giovane manifestante a El País. Secondo il Consiglio generale del potere giudiziario spagnolo, soltanto nel 2025 sono stati effettuati oltre 25mila sfratti. È proprio la condizione di precarietà diffusa a spiegare i numeri della protesta, confluita sabato in un corteo partecipato da diverse decine di migliaia di persone. Partito da Puerta del Sol poco dopo le 6 del pomeriggio, il serpentone si è snodato tra le strade della capitale, muovendosi verso il Parlamento. Poi il ritorno a Sol e l’allestimento dell’acampada per il diritto alla casa.  A promuovere la protesta madrilena è stato il Sindicato de las Inquilinas, che tra giovedì e venerdì ha organizzato presidi e cortei su tutto il territorio nazionale: da Bilbao a Granada, passando per Murcia e Salamanca. In occasione della visita del premier Pedro Sánchez, questa mattina sono stati messi in atto a Barcellona dei blocchi stradali, paralizzando il traffico cittadino. In serata è previsto un presidio nei pressi della zona universitaria.  > Maricarmen, tengo un mensaje para ti. > > El Gobierno está trabajando contra reloj para llevar el próximo martes al > Consejo de Ministros el Real Decreto Ley sobre Vivienda. > > Y pido a los grupos parlamentarios que hagamos un último esfuerzo para que sea > convalidado en el Parlamento.… pic.twitter.com/EuHCibJCqf > > — Pedro Sánchez (@sanchezcastejon) September 27, 2026 Il Sindicato de las Inquilinas è pronto a convocare uno sciopero generale nel caso in cui il “decreto Maricarmen” non venga recepito dal governo. La proposta punta a impedire gli sfratti senza un’alternativa di alloggio (proposta dall’amministrazione pubblica), a rinnovare automaticamente i contratti in scadenza e a congelare i canoni d’affitto vigenti. «Maricarmen, ho un messaggio per te. Il Governo sta lavorando per portare martedì prossimo al Consiglio dei Ministri il decreto sulla casa», ha dichiarato Pedro Sánchez. Sull’esecutivo pesano la mobilitazione dal basso e le pressioni interne provenienti da Sumar, alleato di coalizione dei socialisti. Sullo sfondo si stagliano le elezioni legislative in programma il prossimo anno. The post In tutta la Spagna si stanno espandendo le proteste per il diritto alla casa appeared first on L'INDIPENDENTE.
September 28, 2026
L'INDIPENDENTE
La resistenza della Comunità di Prosfygika è sempre più forte, e rafforzata
LA DICHIARAZIONE-RISPOSTA (E-002432/2026) DELLA COMMISSIONE EUROPEA BLOCCA IL PIANO DI EVACUAZIONE DEL QUARTIERE E CONFERMA LA TUTELA DEI DIRITTI FONDAMENTALI DEI RESIDENTI. IL RAPPORTO PRESENTATO AL CONSIGLIO PER I DIRITTI UMANI DELLE NAZIONI UNITI EVIDENZIA LE ILLEGALITÀ DEL PIANO DI GENTRIFICAZIONE. La Comunità di Prosfygika lo rammenta nel comunicato divulgato ieri, 31 agosto: Nel giugno 2025 la Regione dell’Attica aveva approvato una risoluzione che definiva gli edifici di Prosfygika “vuoti”, dando il via a un progetto di riqualificazione che sarebbe stato finanziato con risorse dell’Unione Europea nell’ambito del programma Attica 2021-2027.   Residenti e sostenitori respinsero questo piano di gentrificazione, definendolo di fatto falso e giuridicamente infondato, avvertendo che, se attuato, avrebbe portato allo sfollamento forzato di oltre 400 persone e alla distruzione di una delle più grandi comunità autogestite d’Europa, insieme alle sue 22 strutture autonome di assistenza sociale e solidarietà. La Comunità di Prosfygika, sostenuta da un movimento di supporto locale e internazionale, si è opposta al governo regionale dell’Attica attraverso una resistenza attiva a livello sociale, politico e legale, al fine di proteggere questi otto edifici storici, la comunità stessa e i suoi residenti, che appartengono alle fasce sociali più vulnerabili. Il 12 giugno scorso al Parlamento europeo è stata presentata un’interrogazione scritta, firmata da 32 rappresentanti di diversi partiti (Sinistra, Verdi, Socialdemocratici e deputati indipendenti). Altre due interrogazioni a sostegno della Comunità e basate sullo stesso argomento, ovvero il finanziamento illegale da parte dell’UE del piano della Regione dell’Attica e la violazione dei diritti umani dei residenti erano state presentate poche settimane prima da diversi eurodeputati di diversi partiti. Il successivo 25 giugno, facendo a seguito al proclama del Consiglio comunale di Atene a ufficiale riconoscimento e inequivocabile sostegno della comunità, gli scioperanti della fame Aristotelis e Suzon hanno interrotto l’astensione che praticavano rispettivamente da 140 e 55 giorni. Nonostante le condizioni di salute di Aristotelis siano ancora critiche ad oggi, questo accordo, a cui ha fatto seguito rapidamente la rivelazione dell’assenza dei finanziamenti dell’Unione Europea precedentemente dichiarati, viene considerato un’importante vittoria per la comunità. Il 14 luglio scorso quattro relatori speciali del Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite hanno pubblicato un rapporto (AL GRC 3/2026) indirizzato al governo greco in cui affermano che la procedura seguita dalla Regione dell’Attica attraverso il suo piano di gentrificazione è illegale e viola i diritti umani, esortando la Regione dell’Attica a rispettare il diritto internazionale e i suoi obblighi in materia di diritti umani. Nonostante i proclami della Commissione europea, dei relatori speciali delle Nazioni Unite e del Comune di Atene, affermando che “ogni occupazione abusiva sarà evacuata e ogni occupante sarà cacciato via. Finché questo governo esisterà, gli occupanti saranno cacciati via e, poiché siamo generosi, procederemo con cura nei confronti dei gruppi vulnerabili e dei bambini” (Pavlos Marinakis, 20/07/2026)”, il governo Mitsotakis ha dichiarato imminente lo sgombero della comunità. Per voce del vicepresidente esecutivo Raffaele Fitto, il 19 agosto la Commissione europea si è espressa dichiarando che l‘iniziale approvazione della Commissione europea alla versione intermedia del programma Attica 2021-2027, che include la “Promozione dell’accesso ad alloggi accessibili e sostenibili”, è in una fase estremamente precoce del processo. Inoltre, ribadendo esplicitamente che in ogni fase della procedura tutti gli Stati membri devono rispettare rigorosamente gli obblighi derivanti dal diritto dell’UE e dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, la Commissione europea precisa che qualsiasi intervento governativo volto allo sfratto forzato dei residenti potrebbe costituire una violazione delle pertinenti disposizioni dell’UE, che esporrebbe il governo greco e la Regione dell’Attica alle conseguenze di tali azioni, incluso il rischio di perdere tutti i fondi europei approvati. Infine, la Commissione europea ha ricordato che la cogenza dell’obbligo di consultare preventivamente i residenti del complesso è conseguente anche all’obbligo di attuare la delibera del Comune di Atene del 24 giugno e di negoziare con la Comunità di Prosfygika come “parte interessata”. Finora la Regione dell’Attica non ha avviato alcun dialogo con gli oltre 400 residenti di Prosfygika e ciò, secondo la Commissione europea, costituisce una violazione del diritto dell’UE.  A conclusione della propria dichiarazione, la Commissione europea infatti sottolinea “la necessità di sviluppare misure di mitigazione e meccanismi di cooperazione per ridurre i rischi di sfratto e di senzatetto”. Inoltre, evidenzia che lo sfratto senza la preventiva previsione di una soluzione alternativa concreta, adeguata, indipendente e dignitosa è contrario al diritto europeo e internazionale. E, congiuntamente, ricorda che la Convenzione europea dei diritti dell’uomo e la Carta sociale europea richiedono il massimo livello di attenzione e premura per la tutela legale di coloro che rischiano lo sfratto, perciò che siano efficacemente garantite la ricerca e l’attuazione di soluzioni adeguate.  La Comunità di Prosfygika sottolinea che tale posizione costituisce uno strumento politico e giuridico decisivo per la difesa della Comunità stessa > Questa posizione afferma (…) che qualsiasi intervento violento o coercitivo > che non preveda un dialogo formale con la Comunità di Prosfygika e non > garantisca un’alternativa dignitosa costituisce una violazione del diritto > europeo (22/08/2026) e, in merito alle iniziative del governo Mitsotakis, “il cui obiettivo è di smantellare la comunità“, invita a > rafforzare la nostra presenza e resistenza a Prosfygika e, in caso di > intervento repressivo, a intraprendere azioni di massa ovunque, ovunque si > trovi ogni singola persona (17/08/2026) https://saveprosfygika.gr/index.php/en/2026/08/31/weekly-program-for-august-31-september-6-in-the-community-of-squatted-prosfygika/ Redazione Italia
September 1, 2026
Pressenza
Radu Jude, Kontinental’25 #19
Riflessione sull’ipocrisia del senso di colpa borghese e la sua rimozione collettiva Quello che dell’ultimo film di Radu Jude (Kontinental’25) ci ha spinti a ritornare brevemente dalle vacanze in cui “Delicatessen” era già sprofondato per parlarne ai microfoni di Radio Blackout sono due elementi dipendenti tra loro: il linguaggio usato, che si può ricondurre a un’evoluzione dell’insegnamento della Nouvelle Vague, e l’originale modalità con cui vengono proposti i molti registri che compongono il testo filmico. Infinite sono le sfaccettature di cui si compone il film, senza essere un trattato sul razzismo, o sulla speculazione edilizia nella capitale della Transilvania romena, Ma il corpus del regista suggerisce di azzardare una lettura dell’intento espressivo principale in una rimeditazione critica delle situazioni più imbarazzanti della storia romena, visti i precedenti film intrisi di precisa e inchiodante polemica antirazzista collocati in epoche diverse, fino ad arrivare a Nu aștepta prea mult de la sfârșitul lumii (Non aspettarti troppo dalla fine del mondo), ma già in precedenza toccando gli attriti tra ungheresi e romeni: non a caso la città in cui si dipana Kontinental’25 è Cluj, città che è stata oggetto di transito e occupazione fin dai Romani (sassoni, ungheresi, ebrei, armeni…) e quindi emblematica dell’ipocrisia piccolo borghese sia nei confronti di gruppi e comunità differenti dalla maggioranza, sia nei confronti di senzatetto, fragili, diversi, sempre sul limite di convertirsi in fascismo di squadracce o sceriffi (come in Italia); nella realtà romena siamo ancora all’indifferenza del politicamente corretto; al più alla messa in scena di un pentimento tardivo, sentendo una qualche responsabilità, ma senza castigo da scontare e alla ricerca di un’assoluzione elargita senza problemi da tutti. La visione della città è punteggiata da cartoline di monumenti (statue di Mattia Corvino, Sigismondo di Lussemburgo… parchi popolati da dinosauri – metafora dell’Europa? – casermoni periferici, monumenti alla gentrificazione, causa prima della tragedia da cui si dipana il plot), che scandiscono le sequenze, alternando momenti drammatici a situazioni grottesche e surreali in ciascuno dei siparietti abitati dai singoli personaggi che si alternano a confortare Orsolya, l’ufficiale giudiziario responsabile del suicidio per sgombero di Glanetasu, il clochard rifugiatosi in uno scantinato di un palazzo in disuso, il cui gesto estremo di impiccarsi rimane rigorosamente fuori quadro in omaggio al principio di Bazin per cui amore e morte sono obscene. Il film affronta temi complessi come la crisi abitativa, l’economia postsocialista, il nazionalismo e il ruolo del linguaggio nel definire le gerarchie sociali, mantenendo un basso continuo di commento grottesco che esalta la ferocia. Ma non nei primi minuti che si dipanano con macchina a mano (il telefonino) che segue Gianetasu nei suoi vagabondaggi per la città, rovistando trasparente al mondo dei garantiti, come fosse un documentario. Un linguaggio politico che in seguito trova la stessa espressione neorealista nella scelta di taglio delle inquadrature godardiane dei dialoghi esilaranti, inserite nel contesto cittadino e quindi attraversate da infinite altre storie accennate. La pelosità della finzione di umanità non ha tempo Altro tratto ricorrente del regista romeno è il pungente sarcasmo antiborghese di matrice brechtiana che percorre la sua filmografia, qui espresso attraverso il grottesco al limite del nonsenso di scambi che propongono sovvenzioni di ong indiscriminatamente per rabbonire la coscienza, racconti bislacchi interpretati da improbabili monaci zen, esegesi strampalatamente biblica del pope, a sottolineare la provenienza cristiana del concetto ipocrita di pentimento: le assurde risposte di una società incapace di umanità e attenta solo a salvaguardare il proprio benessere. Il tutto ripreso utilizzando inquadrature prese di peso dalla Nouvelle Vague, dimostrando ancora una volta che il medium è il messaggio, perché in questo caso la macchina da presa è un i-phone15, duttile per restituire una “realtà” prefabbricata senza troppi interventi, come in Scarred Hearts invece Radu Jude aveva adottato il b/n e il formato 1:33/1 (tipico del muto), a dimostrazione che il sistema di ripresa e il taglio sono “culturalmente” scelti per aggiungere un’informazione critica del metodo di ripresa funzionale al plot, ma anche del giudizio sull’umanità descritta. La raffinatezza di Radu Jude non si ferma al di qua del set, ma anche nell’inquadratura vengono sparsi elementi semantici che servono ad aggiungere indizi per i più smaliziati: il manifesto di Europa51 per esempio, collocato in bella evidenza nel bar dell’incontro con l’allievo di quando era insegnante e ora rider (e toy boy occasionale della protagonista con famiglia in vacanza), permette di riconsiderare le dinamiche di questo film e di quel “Kontinental” rosselliniano paragonato a questa Europa’25 allargata ai paesi postsovietici. E la somiglianza è terrificante: una terra di nessuno rivendicata meschinamente su base etnica da tutti.