Per una transizione energetica giusta! Action Days contro EPH in Sardegna

Pressenza - Tuesday, April 28, 2026

In occasione di Sa Die de sa Sardigna invitiamo individualità, gruppi, associazioni che si impegnano per una transizione energetica giusta e sostenibile in Sardegna a partecipare a due giornate di azione. Il 28 aprile dalle ore 9:00, nei pressi della centrale elettrica di Fiume Santo Sassari/Porto Torres, nel piazzale a circa 1,5 km dallo svincolo SP57 (40.8508948, 8.2920535) https://maps.app.goo.gl/hKtSKzhErAbmKudM7?g_st=isi , si terranno un sit-in e una conferenza stampa . Il 29 di aprile alle ore 18:30 a Sassari presso il Centro Culturale Arci Tom Benetollo in Piazza Castello 11 piano A, si svolgerà un incontro-dibattito con l’associazione Re.Common.

L’iniziativa si inserisce negli Action Days contro EPH, giornate di mobilitazione internazionale promosse dalla rete Stop EPH dal 27 al 29 aprile, con azioni coordinate in diversi Paesi europei per denunciare il ruolo della multinazionale nell’espansione delle infrastrutture fossili, anche in Sardegna, dove opera tramite la controllata EP Produzione.

Da tempo la Sardegna è al centro di pratiche estrattiviste che passano attraverso il dominio della produzione e della distribuzione dell’energia. Se in questi anni l’attenzione pubblica si è concentrata sulle gravi speculazioni legate alle fonti rinnovabili, i processi anche più feroci legati alle fonti fossili sono invece rimasti nell’ombra.

La concentrazione di capitali e di potere che presiede alla costruzione delle megacentrali rinnovabili, infatti, non fa che seguire lo stesso modello di distribuzione centralizzata dell’energia tipico delle fonti di energia fossili. Se le fonti rinnovabili possono essere sviluppate anche secondo modelli che prevedono la partecipazione delle comunità locali e il rispetto del territorio, le fonti fossili per loro natura si fondano invece su meccanismi di sfruttamento che legano la dipendenza dei consumatori alla sottomissione violenta dei luoghi di produzione. La devastazione ambientale dei territori e il riscaldamento climatico globale sono conseguenze inevitabili di questo modello estrattivista. La cosiddetta “sicurezza energetica” delle fonti fossili si fonda su logiche di sfruttamento e sterminio, simili a quelle dispiegate in Palestina. Non è un caso che i maggiori sostenitori delle fonti fossili nel mondo siano anche tra i maggiori nemici della democrazia e dei diritti umani.

In questo quadro la Sardegna continua a essere territorio di sacrificio, privo di voce e di dignità, a uso e consumo degli investimenti delle aziende energetiche. Ciò emerge chiaramente nel progetto di metanizzazione, nella presenza di centrali a carbone come Fiumesanto e Portovesme e nel peso crescente degli interessi multinazionali in tutta la filiera dell’energia, comprese le rinnovabili. Multinazionali come EP Produzione e Snam continuano a investire nel carbone e nel gas con il sostegno di risorse pubbliche, rimanendo poco visibili nel dibattito pubblico.

Il gas destinato alla Sardegna è il gas naturale liquefatto (GNL). La chiusura dello stretto di Hormuz, conseguenza della guerra imperialista lanciata da USA e da Israele contro l’Iran, sta provocando una crisi energetica gravissima proprio sul GNL. La risposta a questa crisi energetica (la seconda nel giro di pochi anni) è il GNL statunitense, una falsa soluzione che non supera il modello fossile ma lo rafforza. La volontà degli USA di sfruttare il GNL per sottomettere i paesi dipendenti da esso è più chiara che mai. L’altra “soluzione” prevista dal governo italiano, il prolungamento della vita degli impianti a carbone fino al 2038, è l’ennesima scelta miope che verrà pagata dal territorio con inquinamento, precarietà occupazionale e costi elevati dell’energia.

La narrazione sul gas lega queste scelte a occupazione e competitività, ma non mette in discussione il modello industriale che le produce, nonostante le macerie lasciate dalla sua crisi siano sotto gli occhi di tutti: siti inquinati non bonificati, malattie, ricatto occupazionale e mancanza di prospettive economiche autonome per la Sardegna.

L’incontro del 28-29 di aprile vuole mettere in relazione tutti questi elementi che caratterizzano le recenti politiche energetiche sarde e riconoscerli come una forma di estrattivismo che pregiudica il futuro del territorio. Occorre unirsi e ragionare insieme su come contrastare queste pratiche per elaborare un modello alternativo che favorisca una transizione energetica giusta, democratica, fondata sul rispetto degli ecosistemi, dei territori e di chi li vive.

– Sit-in del 28 aprile a Fiumesanto, ore 9:00: https://ggl.link/vR3V8Uu
– Mentre il 29, ore 18:30, ci vedremo presso il Centro Culturale ARCI Tom Benetollo in piazza Castello 11, piano A, a Sassari.

Comitati e gruppi per una transizione energetica giusta

Redazione Sardigna