Per una transizione energetica giusta! Action Days contro EPH in Sardegna
In occasione di Sa Die de sa Sardigna invitiamo individualità, gruppi,
associazioni che si impegnano per una transizione energetica giusta e
sostenibile in Sardegna a partecipare a due giornate di azione. Il 28 aprile
dalle ore 9:00, nei pressi della centrale elettrica di Fiume Santo Sassari/Porto
Torres, nel piazzale a circa 1,5 km dallo svincolo SP57 (40.8508948, 8.2920535)
https://maps.app.goo.gl/hKtSKzhErAbmKudM7?g_st=isi , si terranno un sit-in e una
conferenza stampa . Il 29 di aprile alle ore 18:30 a Sassari presso il Centro
Culturale Arci Tom Benetollo in Piazza Castello 11 piano A, si svolgerà un
incontro-dibattito con l’associazione Re.Common.
L’iniziativa si inserisce negli Action Days contro EPH, giornate di
mobilitazione internazionale promosse dalla rete Stop EPH dal 27 al 29 aprile,
con azioni coordinate in diversi Paesi europei per denunciare il ruolo della
multinazionale nell’espansione delle infrastrutture fossili, anche in Sardegna,
dove opera tramite la controllata EP Produzione.
Da tempo la Sardegna è al centro di pratiche estrattiviste che passano
attraverso il dominio della produzione e della distribuzione dell’energia. Se in
questi anni l’attenzione pubblica si è concentrata sulle gravi speculazioni
legate alle fonti rinnovabili, i processi anche più feroci legati alle fonti
fossili sono invece rimasti nell’ombra.
La concentrazione di capitali e di potere che presiede alla costruzione delle
megacentrali rinnovabili, infatti, non fa che seguire lo stesso modello di
distribuzione centralizzata dell’energia tipico delle fonti di energia fossili.
Se le fonti rinnovabili possono essere sviluppate anche secondo modelli che
prevedono la partecipazione delle comunità locali e il rispetto del territorio,
le fonti fossili per loro natura si fondano invece su meccanismi di sfruttamento
che legano la dipendenza dei consumatori alla sottomissione violenta dei luoghi
di produzione. La devastazione ambientale dei territori e il riscaldamento
climatico globale sono conseguenze inevitabili di questo modello estrattivista.
La cosiddetta “sicurezza energetica” delle fonti fossili si fonda su logiche di
sfruttamento e sterminio, simili a quelle dispiegate in Palestina. Non è un caso
che i maggiori sostenitori delle fonti fossili nel mondo siano anche tra i
maggiori nemici della democrazia e dei diritti umani.
In questo quadro la Sardegna continua a essere territorio di sacrificio, privo
di voce e di dignità, a uso e consumo degli investimenti delle aziende
energetiche. Ciò emerge chiaramente nel progetto di metanizzazione, nella
presenza di centrali a carbone come Fiumesanto e Portovesme e nel peso crescente
degli interessi multinazionali in tutta la filiera dell’energia, comprese le
rinnovabili. Multinazionali come EP Produzione e Snam continuano a investire nel
carbone e nel gas con il sostegno di risorse pubbliche, rimanendo poco visibili
nel dibattito pubblico.
Il gas destinato alla Sardegna è il gas naturale liquefatto (GNL). La chiusura
dello stretto di Hormuz, conseguenza della guerra imperialista lanciata da USA e
da Israele contro l’Iran, sta provocando una crisi energetica gravissima proprio
sul GNL. La risposta a questa crisi energetica (la seconda nel giro di pochi
anni) è il GNL statunitense, una falsa soluzione che non supera il modello
fossile ma lo rafforza. La volontà degli USA di sfruttare il GNL per
sottomettere i paesi dipendenti da esso è più chiara che mai. L’altra
“soluzione” prevista dal governo italiano, il prolungamento della vita degli
impianti a carbone fino al 2038, è l’ennesima scelta miope che verrà pagata dal
territorio con inquinamento, precarietà occupazionale e costi elevati
dell’energia.
La narrazione sul gas lega queste scelte a occupazione e competitività, ma non
mette in discussione il modello industriale che le produce, nonostante le
macerie lasciate dalla sua crisi siano sotto gli occhi di tutti: siti inquinati
non bonificati, malattie, ricatto occupazionale e mancanza di prospettive
economiche autonome per la Sardegna.
L’incontro del 28-29 di aprile vuole mettere in relazione tutti questi elementi
che caratterizzano le recenti politiche energetiche sarde e riconoscerli come
una forma di estrattivismo che pregiudica il futuro del territorio. Occorre
unirsi e ragionare insieme su come contrastare queste pratiche per elaborare un
modello alternativo che favorisca una transizione energetica giusta,
democratica, fondata sul rispetto degli ecosistemi, dei territori e di chi li
vive.
– Sit-in del 28 aprile a Fiumesanto, ore 9:00: https://ggl.link/vR3V8Uu
– Mentre il 29, ore 18:30, ci vedremo presso il Centro Culturale ARCI Tom
Benetollo in piazza Castello 11, piano A, a Sassari.
Comitati e gruppi per una transizione energetica giusta
Redazione Sardigna