L’uscita di scena di Cingolani: quali ragioni dietro il cambio di vertice in Leonardo SpA

Osservatorio contro militarizzazione di scuole e università - Monday, April 20, 2026

Per decisione assunta dal governo Meloni, Roberto Cingolani ha lasciato Leonardo SpA dopo la mancata riconferma alla guida del gruppo. Sotto la guida di Cingolani Leonardo SpA ha ottenuto importanti risultati economico-finanziari e un’esponenziale crescita del titolo azionario (fatto, in realtà, comune a tutte le principali aziende produttrici di armi), con rilevanti dividendi per gli azionisti.

Sulla sostituzione di Cingolani con Lorenzo Mariani si è detto e scritto molto. L’ipotesi più gettonata è quella di una forte pressione da parte di Israele e USA, che mal vedono la nascita dello scudo antimissilistico europeo denominato Michelangelo Dome,1 avente Leonardo come capofila dell’iniziativa: un prodotto concorrenziale, almeno in prospettiva, che potrebbe riscuotere successo e sottrarre porzioni di mercato ad analoghi prodotti made in USA e Israele.

Al posto di Cingolani arriva un esperto proveniente dall’impresa missilistica Mbda Italia. Il nuovo amministratore delegato di Leonardo SpA potrebbe cambiare l’intera squadra alla guida del gruppo e non per nulla viene dato per vicino alla maggioranza di destra. Secondo la stampa, la scelta sarebbe stata dettata dalla ricerca di un amministratore del settore politicamente amico e meno vicino agli ambienti del complesso industrial-finanziario bellico europeo. Ma non siamo davanti solo a un valzer di nomine e poltrone, di sostituzione di alcuni manager con altri e di probabili scelte premiali per fedeltà politica con i partiti di governo: si tratterebbe, infatti, di una scelta che va incontro ai desiderata di USA e Israele.

Sul finire del 2025 Cingolani aveva definito Michelangelo Dome «il più grande programma di integrazione mai realizzato nell’industria della difesa». Parliamo di una piattaforma complessa che fa lavorare insieme diversi sistemi di difesa aerea (sensori di terra, arei, spaziali e navali, per intenderci) e che fa ampio utilizzo della Intelligenza Artificiale.

Da come è stato presentato, Michelangelo Dome è un progetto di difesa che in pochissimi anni potrebbe assicurare all’UE il suo “scudo” ideato e prodotto da aziende comunitarie. Non è casuale che da anni si parli di un progetto di questo tipo: nel 2022 la Germania lanciava Sky Shield con l’idea di costruire un prodotto tramite le proprie aziende, ma Italia, Polonia e Francia non accolsero l’invito, iniziando contestualmente a lavorare a un progetto tutto loro, da cui poi sarebbe scaturito Michelangelo Dome – la cui operabilità viene prevista per il 2030.

Un sistema di difesa comune europeo, dicevamo, sarebbe nefasto per i fornitori statunitensi o israeliani e pertanto il sostegno accordato da Crosetto a Cingolani va visto entro un possibile scontro interno tra le varie anime della maggioranza. In questi giorni – ricchi di ipotesi, congetture e dichiarazioni a mezza bocca –, difatti, è stato raccontato di discussioni in seno alla compagine governativa attorno alle scelte da operare per accrescere la produzione militare.

Gli accordi di Leonardo SpA con i francesi di Airbus e Thales e il lavoro sui droni “affidato” ai turchi di Baykar (che hanno acquistato parte della Piaggio) potrebbero avere scontentato i potenti alleati esteri, nonché esponenti di punta dei partiti di maggioranza legati a doppio filo agli USA e a Israele.

Se invece le spiegazioni del cambio di vertice fossero dettate da ragioni tecniche o di natura industriale, qualcuno dovrebbe spiegarci quali siano le contestazioni mosse a Cingolani, visto l’alto indice di gradimento degli azionisti di Leonardo SpA.

Del resto l’era Cingolani si è chiusa con ricavi mai visti: solo tra il 2022 e il 2025 i ricavi consolidati di Leonardo SpA sono aumentati da 14,7 a 19,5 miliardi di euro, gli ordini annui da 17,3 a 23,8 miliardi, il dividendo da 14 a 63 centesimi per azione e, infine, in tre anni le azioni del gruppo sono cresciute di quasi il 400% – in linea con un altro colosso militare, la tedesca Rheinmetall.

Per non parlare dell’aumento della produzione (Leonardo SpA è attualmente il dodicesimo produttore mondiale di armi, avendo scavalcato importanti consorzi e aziende) e delle molteplici joint-venture realizzate, ad esempio quella con Rheinmetall per la produzione di veicoli corazzati e carri armati per l’Esercito italiano. Tra le spiegazioni possibili del cambio di vertice, dunque, potrebbe anche esserci una scelta nel merito della costruzione di alleanze con alcune aziende al posto di altre.

Con la fine dell’era Cingolani la borghesia italiana deve chiedersi cosa intende fare del progetto di scudo spaziale, sapendo che intanto la Germania sta lavorando a un suo progetto da oltre cinque anni insieme a Israele, con l’adesione di ben ventiquattro paesi europei. Solo Italia e Francia sono rimaste fuori, avendo puntato sullo scudo comunitario.

Forse tanta indipendenza, da parte dei capitalisti nostrani, non è ammissibile in un governo che fin dalla sua nascita appare allineato, anzi “alleato servile”, degli USA e di Israele. E sono proprio gli interessi di questi due paesi a rappresentare l’incognita principale per il polo industrial-militare europeo. Se la cacciata di Cingolani fosse un’operazione di riposizionamento strategico di tipo geopolitico, allora l’Italia sarebbe il cavallo di Troia nella UE per conto degli USA.

1 E. Gentili, F. Giusti, S. Macera, Michelangelo Dome: lo scudo missilistico con cui Leonardo avvolgerà l’Europa, 20 marzo 2026, https://cub.it/michelangelo-dome-lo-scudo-missilistico-con-cui-leonardo-avvolgera-leuropa/.

Federico Giusti, Emiliano Gentili, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università

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