
Giustizia o giustizialismo?
Pressenza - Saturday, April 11, 2026La recente vittoria del NO al referendum non deve farci scordare i gravi mali che affliggono la giustizia nel nostro paese.
Si tratta ovviamente di una premessa che tutti condividono, ma che viene spesso banalizzata riferendola alla sola efficienza e ai tempi lunghi dei processi, che sono certamente cose importanti, ma che non esauriscono il problema.
A mio avviso il vero male che affligge oggi il nostro sistema è la cultura giustizialista che è profondamente radicata sia nel mondo della politica che in quello della magistratura, e che viene coniugata a destra in senso securitario soprattutto contro i movimenti di contestazione e di lotta, e a sinistra in senso puramente legalista. (Fermo restando poi che la classe politica italiana così severa con la gente comune diventa improvvisamente garantista fino alla possibile impunità nei confronti di se stessa.)
Prendiamo dalla cronaca due spunti per approfondire la questione.
Si è saputo in questi giorni che il Presidente della Repubblica ha concesso la grazia a Nicole Minetti, l’ex consigliera regionale della Lombardia condannata in via definitiva a 1 anno e un mese per peculato e a 2 anni e 10 mesi per induzione alla prostituzione nell’ambito del processo ‘Ruby bis’, quello delle cosiddette ‘cene eleganti’. Il provvedimento di grazia è giunto per motivi umanitari, in quanto vi sarebbe un minore in gravi difficoltà che necessiterebbe di assistenza e cure. Non ho motivo di ritenere pretestuose queste motivazioni e da garantista non ho nulla da obiettare sul merito. Non posso tuttavia non sottolineare come una tale clemenza molto difficilmente (per non dire mai) sarebbe stata messa in atto per un cittadino comune. Magari (giusto per fare un esempio) un onesto lavoratore condannato a diversi anni di carcere per il solo fatto di avere partecipato ad un sit in pacifico, in ottemperanza di una norma (definita anti Gandhi) prevista in uno dei tanti decreti sicurezza sfornati dal governo Meloni.
Ma la cosa ancora più grave è l’ultimo pronunciamento della Corte costituzionale che ha ribadito la possibilità che vengano sequestrati i beni per ipotesi di illecita acquisizione anche a chi per la stesse imputazioni è stato assolto in sede penale. Un vero obbrobrio giuridico per cui sei innocente, ma, come direbbe Tajani, solo fino ad un certo punto. La tua colpa? Vivere in un paese in preda alla mafia e al malaffare, per cui, anche se non lo posso provare, è sempre possibile che tu abbia qualcosa da nascondere. Per questa ragione io Stato ti levo tutto, perché come si sa il fine giustifica i mezzi e se sei innocente pazienza! Una ingiustizia ed una assurdità aggravata dal fatto che quando, per caso, i beni vengono restituiti, (di fatto sempre in macerie), non ne viene garantito il valore iniziale, oppure che, con la stessa logica, viene negato il giusto indennizzo per l’ingiusta detenzione.
Ma la cosa che più mi fa male, in quanto da sempre militante della sinistra più radicale, è l’assoluto silenzio dei miei sodali su queste questioni. Non solo va criticata la sinistra tradizionale e parlamentare che da sempre è caratterizzata da un forte giustizialismo, giustificato dall’idea legalista che la legge non solo va rispettata ma ha sempre tendenzialmente ragione, ma vanno anche stigmatizzati limiti delle soggettività antagoniste nate dai movimenti dalla società civile, che ritengono che ciò che è giusto si può coniugare solo nei termini della giustizia sociale e della equa distribuzione della ricchezza ritenendo superflua, o solo formale, ogni altra questione.
Su questi temi è ormai tempo di maturare una necessaria e non più rinviabile inversione di tendenza.