Giustizia o giustizialismo?
La recente vittoria del NO al referendum non deve farci scordare i gravi mali
che affliggono la giustizia nel nostro paese.
Si tratta ovviamente di una premessa che tutti condividono, ma che viene spesso
banalizzata riferendola alla sola efficienza e ai tempi lunghi dei processi, che
sono certamente cose importanti, ma che non esauriscono il problema.
A mio avviso il vero male che affligge oggi il nostro sistema è la cultura
giustizialista che è profondamente radicata sia nel mondo della politica che in
quello della magistratura, e che viene coniugata a destra in senso securitario
soprattutto contro i movimenti di contestazione e di lotta, e a sinistra in
senso puramente legalista. (Fermo restando poi che la classe politica italiana
così severa con la gente comune diventa improvvisamente garantista fino alla
possibile impunità nei confronti di se stessa.)
Prendiamo dalla cronaca due spunti per approfondire la questione.
Si è saputo in questi giorni che il Presidente della Repubblica ha concesso la
grazia a Nicole Minetti, l’ex consigliera regionale della Lombardia condannata
in via definitiva a 1 anno e un mese per peculato e a 2 anni e 10 mesi per
induzione alla prostituzione nell’ambito del processo ‘Ruby bis’, quello delle
cosiddette ‘cene eleganti’. Il provvedimento di grazia è giunto per motivi
umanitari, in quanto vi sarebbe un minore in gravi difficoltà che necessiterebbe
di assistenza e cure. Non ho motivo di ritenere pretestuose queste motivazioni e
da garantista non ho nulla da obiettare sul merito. Non posso tuttavia non
sottolineare come una tale clemenza molto difficilmente (per non dire mai)
sarebbe stata messa in atto per un cittadino comune. Magari (giusto per fare un
esempio) un onesto lavoratore condannato a diversi anni di carcere per il solo
fatto di avere partecipato ad un sit in pacifico, in ottemperanza di una norma
(definita anti Gandhi) prevista in uno dei tanti decreti sicurezza sfornati dal
governo Meloni.
Ma la cosa ancora più grave è l’ultimo pronunciamento della Corte costituzionale
che ha ribadito la possibilità che vengano sequestrati i beni per ipotesi di
illecita acquisizione anche a chi per la stesse imputazioni è stato assolto in
sede penale. Un vero obbrobrio giuridico per cui sei innocente, ma, come direbbe
Tajani, solo fino ad un certo punto. La tua colpa? Vivere in un paese in preda
alla mafia e al malaffare, per cui, anche se non lo posso provare, è sempre
possibile che tu abbia qualcosa da nascondere. Per questa ragione io Stato ti
levo tutto, perché come si sa il fine giustifica i mezzi e se sei innocente
pazienza! Una ingiustizia ed una assurdità aggravata dal fatto che quando, per
caso, i beni vengono restituiti, (di fatto sempre in macerie), non ne viene
garantito il valore iniziale, oppure che, con la stessa logica, viene negato il
giusto indennizzo per l’ingiusta detenzione.
Ma la cosa che più mi fa male, in quanto da sempre militante della sinistra più
radicale, è l’assoluto silenzio dei miei sodali su queste questioni. Non solo va
criticata la sinistra tradizionale e parlamentare che da sempre è caratterizzata
da un forte giustizialismo, giustificato dall’idea legalista che la legge non
solo va rispettata ma ha sempre tendenzialmente ragione, ma vanno anche
stigmatizzati limiti delle soggettività antagoniste nate dai movimenti dalla
società civile, che ritengono che ciò che è giusto si può coniugare solo nei
termini della giustizia sociale e della equa distribuzione della ricchezza
ritenendo superflua, o solo formale, ogni altra questione.
Su questi temi è ormai tempo di maturare una necessaria e non più rinviabile
inversione di tendenza.
Antonio Minaldi