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Superbonus: le stucchevoli e incoerenti lamentele di Meloni
“Sciagurato Superbonus”: così Giorgia Meloni ha apostrofato per l’ennesima volta i crediti fiscali dovuti per il bonus con detrazione fiscale del 110% nel settore edilizio, in occasione dell’approvazione del Documento di Finanza Pubblica del 2026. ISTAT ed EUROSTAT hanno certificato che il bilancio italiano nel 2025 chiude con un deficit superiore al 3% rispetto al PIL: di conseguenza l’Italia rimane all’interno della procedura europea per deficit eccessivo. Da quando è al governo la Presidente del Consiglio dei Ministri, quando i conti non tornano, utilizza il Superbonus come capro espiatorio. È il caso di ricordare che il Superbonus è stato introdotto dal governo Conte bis nel 2020 a seguito della pandemia per far ripartire il settore dei cantieri edili ed è stato ridimensionato dal governo Draghi nei due anni seguenti. Il 17 settembre 2022, una settimana prima delle elezioni politiche che vedranno la vittoria del centrodestra e la nascita del governo attuale, Giorgia Meloni pubblica un video dal titolo: “Pronti a tutelare i diritti del Superbonus e a migliorare le agevolazioni edilizie” (si può ancora vedere nel sito giorgiameloni.it). “Da quando il Superbonus è stato istituito – afferma la leader di Fratelli d’Italia – sono già 16 gli interventi normativi che lo hanno modificato. Modifiche sempre più stringenti che hanno mandato in crisi migliaia di piccole imprese del settore edilizio che avevano fatto giustamente affidamento sulla misura del Superbonus e che hanno lasciato nel limbo migliaia di cittadini che avevano fatto altrettanto firmando contratti per lavori che poi sono stati bloccati spesso anche in corso d’opera.” “Fratelli d’Italia – conclude Giorgia Meloni – è sempre intervenuta chiedendo che non si cambiassero le regole in corso e proponendo più volte misure per sbloccare i crediti incagliati e per favorire la ripresa dei lavori nei cantieri. Noi vogliamo intervenire per tutelare i cosiddetti esodati del Superbonus, ovvero imprese e cittadini rimasti rispettivamente con crediti fiscali e lavori bloccati, rimasti prigionieri delle frequenti modifiche normative. Quindi è necessario accompagnare alla scadenza l’attuale formulazione della norma secondo il principio del legittimo affidamento, cioè nessuna modifica normativa per chi aveva già avviato i lavori che rientravano nel 110%”. Il 22 ottobre 2022 – un mese dopo la pubblicazione del video – nasce il governo Meloni, che nel febbraio 2023 – quattro mesi dopo – introduce il blocco della cessione dei crediti d’imposta collegati al Superbonus. A prescindere dalle legittime opinioni critiche sui bonus edilizi (in particolare nei confronti del bonus con detrazione al 110%) e persino da una complessiva valutazione sul rilancio del settore edilizio post pandemia, le reiterate rimostranze contro il Superbonus dell’attuale Presidente del Consiglio dei Ministri risultano incredibili. Al quarto anno di governo Giorgia Meloni sta ancora cercando di dare la colpa ai crediti del Superbonus per il disavanzo dei conti pubblici. Francamente è diventata una lamentazione stucchevole. Quando si accetta di guidare un governo, si dovrebbe conoscere la situazione economica e finanziaria del Paese (il debito, il deficit, i crediti, le imposte, ecc.), ci si dovrebbe fare carico dello storico e mettere in atto politiche per migliorare la situazione. Perché non è obbligatorio per nessuno presentarsi alle elezioni (sostenendo una proposta) e nemmeno accettare di presiedere il governo (mettendo in atto esattamente l’opposto di quello che si era promesso). Chi lo fa deve assumersi tutte le responsabilità delle scelte. In ogni caso, resta il nodo dell’incoerenza e del palese contrasto tra le affermazioni della leader di Fratelli d’Italia nella campagna elettorale e le dichiarazioni di Giorgia Meloni Presidente del Consiglio dei Ministri. Con il dubbio che avesse ragione Pier Paolo Pasolini: “Il coraggio intellettuale della verità e la pratica politica sono due cose inconciliabili in Italia”. Rocco Artifoni
April 23, 2026
Pressenza
Un sistema a guida suprema… il nostro
Non c’è più niente da per-donare a chi fa salire la borsa nera dei ricchi, che fanno brillare la pace negli occhi dei profughi stanchi e felici di rientrare nelle case, nelle scuole e negli ospedali che saranno privatizzati, ri-costruiti e pagati con il sangue dei morti e dei sopravvissuti. Non c’è più niente da per-donare a chi saziato di genocidio dice basta e si prepara a ri-asfaltare le vie del futuro, tutelato da un sistema a guida suprema che raschia il fondo dei poveri stabilizzati e blocca il pianto a dirotto, che non bagna il petto di chi non ha cuore. Non c’è più niente da per-donare alla governante sedotta e abbandonata da chi recita il suo teatro di guerra ed offre il suo sangue di Bacco che dissolve i confini tra l’uomo e il divino, in attesa di essere effigiato nelle banco-note come un santino… protettore di tutte le guerre. Non c’è più niente da per-donare a un dio guaritore… che fa il pazzo tra pazzi, pasciuto e cresciuto senza ri-morsi di coscienza, che esporta la democrazia con le armi e con le zattere della speranza affondata e polarizzata nelle ricchezze e nei profitti e nell’ora delle decisioni irrevocabili… rassegnate. Pino Dicevi
April 21, 2026
Pressenza
«Aspiranti fascisti»
Recensione di Gianmarco Martignoni al vademecum scritto dallo storico argentino Federico Finchelstein per contrastare la più grave minaccia alla democrazia   Oltre che eversivo rispetto ad un diritto internazionale già precario e diseguale nella sua    applicazione, il trumpismo al secondo mandato presidenziale sta sferrando un attacco furibondo ai principi fondamentali della democrazia americana, sulla base delle indicazioni provenienti dal
Sospeso il rinnovo automatico dell’accordo di difesa con Israele
Giorgia Meloni lo ha annunciato mentre si trovava a Verona, in visita alla 58a edizione di Vinitaly, il salone internazionale del vino e dei distillati. L’ANSA riferisce che la sospensione degli accordi in vigore dal 13 aprile 2016 e ‘automaticamente’ rinnovati ogni cinque anni sarebbe stata decisa dalla premier insieme ai vice premier Antonio Tajani e Matteo Salvini e al ministro della difesa, Guido Crosetto e che la lettera che informa il governo israeliano sarebbe stata inviata al ministro della difesa israeliana, Israel Katz. ”Non abbiamo un accordo di sicurezza con l’Italia. Abbiamo un memorandum d’intesa di molti anni fa che non ha mai avuto un contenuto concreto”, ha comunicato il portavoce del ministero degli Esteri israeliano all’ANSA precisando che la sua sospensione ”non danneggerà la sicurezza di Israele”. All’incontro al ‘punto stampa’ nella fiera veronese Giorgia Meloni è stata interpellata su molte questioni. In particolare ha risposto alle domande sulle difficoltà affrontate dal settore vitivinicolo italiano per effetto del blocco dello Stretto di Hormuz e dell’aumento dei costi di fertilizzanti e combustibili. Inoltre, replicando alle sollecitazioni, ha dichiarato di ritenere inaccettabili le dichiarazioni su Leone XIV di Trump, che a sua volta a Il Corriere della Sera ha proclamato: “Io inaccettabile sul Papa? Meloni lo è, non le importa se l’Iran ha una arma nucleare e farebbe saltare in aria l’Italia in due minuti se ne avesse la possibilità. Piace il fatto che la vostra presidente non stia facendo nulla per ottenere il petrolio? Piace alla gente? Non posso immaginarlo. Sono scioccato da lei. Pensavo che avesse coraggio, mi sbagliavo” – ANSA / Donald Trump in una telefonata con il Corriere della Sera sulle parole di Giorgia Meloni dopo l’attacco del presidente americano al Papa. «Voi non me lo avete chiesto – afferma Giorgia Meloni al minuto 7,15 della conferenza stampa estemporanea registrata a Vinitaly 2026 – Ma in considerazione della situazione attuale il governo ha deciso di sospendere il rinnovo automatico dell’accordo di difesa con Israele». Maddalena Brunasti
April 14, 2026
Pressenza
Il mondo che Meloni inventò
di Mario Sommella (*).   La fabbrica della realtà: istruzioni per abitare il Paese più bello del mondo (quello immaginario)   Cari concittadini, una buona notizia: viviamo nel migliore dei Paesi possibili. Lo sappiamo per certo perché ce l’ha appena comunicato la premier dal banco del governo, con la compostezza di chi legge un bollettino meteorologico nel quale c’è sempre il
Giustizia o giustizialismo?
La recente vittoria del NO al referendum non deve farci scordare i gravi mali che affliggono la giustizia nel nostro paese. Si tratta ovviamente di una premessa che tutti condividono, ma che viene spesso banalizzata riferendola alla sola efficienza e ai tempi lunghi dei processi, che sono certamente cose importanti, ma che non esauriscono il problema. A mio avviso il vero male che affligge oggi il nostro sistema è la cultura giustizialista che è profondamente radicata sia nel mondo della politica che in quello della magistratura, e che viene coniugata a destra in senso securitario soprattutto contro i movimenti di contestazione e di lotta, e a sinistra in senso puramente legalista. (Fermo restando poi che la classe politica italiana così severa con la gente comune diventa improvvisamente garantista fino alla possibile impunità nei confronti di se stessa.) Prendiamo dalla cronaca due spunti per approfondire la questione. Si è saputo in questi giorni che il Presidente della Repubblica ha concesso la grazia a Nicole Minetti, l’ex consigliera regionale della Lombardia condannata in via definitiva a 1 anno e un mese per peculato e a 2 anni e 10 mesi per induzione alla prostituzione nell’ambito del processo ‘Ruby bis’, quello delle cosiddette ‘cene eleganti’. Il provvedimento di grazia è giunto per motivi umanitari, in quanto vi sarebbe un minore in gravi difficoltà che necessiterebbe di assistenza e cure. Non ho motivo di ritenere pretestuose queste motivazioni e da garantista non ho nulla da obiettare sul merito. Non posso tuttavia non sottolineare come una tale clemenza molto difficilmente (per non dire mai) sarebbe stata messa in atto per un cittadino comune. Magari (giusto per fare un esempio) un onesto lavoratore condannato a diversi anni di carcere per il solo fatto di avere partecipato ad un sit in pacifico, in ottemperanza di una norma (definita anti Gandhi) prevista in uno dei tanti decreti sicurezza sfornati dal governo Meloni. Ma la cosa ancora più grave è l’ultimo pronunciamento della Corte costituzionale che ha ribadito la possibilità che vengano sequestrati i beni per ipotesi di illecita acquisizione anche a chi per la stesse imputazioni è stato assolto in sede penale. Un vero obbrobrio giuridico per cui sei innocente, ma, come direbbe Tajani, solo fino ad un certo punto. La tua colpa? Vivere in un paese in preda alla mafia e al malaffare, per cui, anche se non lo posso provare, è sempre possibile che tu abbia qualcosa da nascondere. Per questa ragione io Stato ti levo tutto, perché come si sa il fine giustifica i mezzi e se sei innocente pazienza! Una ingiustizia ed una assurdità aggravata dal fatto che quando, per caso, i beni vengono restituiti, (di fatto sempre in macerie), non ne viene garantito il valore iniziale, oppure che, con la stessa logica, viene negato il giusto indennizzo per l’ingiusta detenzione. Ma la cosa che più mi fa male, in quanto da sempre militante della sinistra più radicale, è l’assoluto silenzio dei miei sodali su queste questioni. Non solo va criticata la sinistra tradizionale e parlamentare che da sempre è caratterizzata da un forte giustizialismo, giustificato dall’idea legalista che la legge non solo va rispettata ma ha sempre tendenzialmente ragione, ma vanno anche stigmatizzati limiti delle soggettività antagoniste nate dai movimenti dalla società civile, che ritengono che ciò che è giusto si può coniugare solo nei termini della giustizia sociale e della equa distribuzione della ricchezza ritenendo superflua, o solo formale, ogni altra questione. Su questi temi è ormai tempo di maturare una necessaria e non più rinviabile inversione di tendenza. Antonio Minaldi
April 11, 2026
Pressenza
Rapporto Liberties: gli Stati europei demolitori di diritti
L’Italia tra gli “smantellatori” dello stato di diritto: il rapporto che accusa il governo Meloni Il 30 marzo scorso è stata pubblicata l’edizione 2026 del report “Liberties and rule of law“, curata dal Liberties1, che anche quest’anno, come nel report del 2025, ha inserito l’Italia, con Ungheria, Slovacchia, Croazia e Bulgaria, tra i cinque Paesi UE che “smantellano” lo Stato
Venerdì 27 marzo in concomitanza della prima udienza dell’azione legale collettiva italiana promossa da diverse associazioni per chiedere l’annullamento dei contratti di fornitura di armamenti tra Leonardo Spa e Israele, in provincia di Varese abbiamo organizzato un flashmob. Con la recit-azione abbiamo rappresentato il processo a Netanyahu, impersonato da un attivista che ne indossava la maschera e che aveva le mani legate (ammanettate) e appeso al collo un cartello con scritto “criminale di guerra”. Mentre Netanyahu veniva condotto davanti alla Corte Penale Internazionale, raffigurata da un attivista travestito da giudice, gli si avvicina un attore che impersonava l’AD di Leonardo SpA, Cingolani, che con al proprio fianco un’attrice che impersonava Giorgia Meloni, consegna al premier israeliano un M346 (riprodotto su cartone). Sullo sfondo della scena c’era lo striscione con il titolo della campagna “In nome della legge, giù le armi Leonardo!“, l’iniziativa di sostegno ai promotori dell’azione legale collettiva che mira a far rispettare la legge 185/90 e la Costituzione, sostenendo che le vendite di Leonardo ad Israele alimentino la violazioni dei diritti umani e il genocidio della popolazione palestinese. Il filmato che documenta il flash mob ora è diffuso sui social media e verrà consegnato agli organizzatori della campagna, la cittadina palestinese Hala Abulebdeh che nei bombardamenti contro Gaza ha perso tutta la propria famiglia ed è impegnata nell’azione legale collettiva insieme alle associazioni italiane A Buon Diritto, Acli, Arci, AssoPace-Palestina, Attac Italia, Pax Christi e Un Ponte Per.   L’Italia continua a esportare armamenti verso Israele mentre Gaza viene devastata da bombardamenti che hanno causato decine di migliaia di vittime civili. Nel frattempo, la guerra si è allargata all’Iran, Libano e Iraq, con attacchi di Israele all’intera regione. Noi abbiamo deciso di agire in tribunale per dichiarare nulli i contratti stipulati da Leonardo Spa e le sue controllate con lo Stato di Israele. Insieme alla dott.ssa Hala Abulebdeh (Abu Lebdeh), cittadina palestinese, abbiamo promosso questa azione legale per fermare la vendita di armi italiane a Israele. Il 29 settembre 2025 abbiamo depositato una citazione presso il Tribunale civile di Roma per chiedere che vengano dichiarati nulli i contratti di fornitura di armamenti stipulati da Leonardo S.p.A., dalle sue controllate o da soggetti intermediari, con lo Stato di Israele. La citazione chiede l’accertamento della violazione: della Costituzione italiana; della normativa nazionale sull’export di armi; delle norme sovranazionali e degli accertamenti dei competenti organi delle Nazioni Unite. Se il Tribunale riconoscerà la nullità di questi contratti, Leonardo e lo Stato italiano non potranno più garantire sostegno militare a Israele. Chiediamo alla magistratura di accertare le violazioni della Costituzione, della legge 185/1990 e del diritto internazionale umanitario. Chiediamo che sia vietata ogni futura vendita di armi e tecnologie militari a Israele, in particolare quelle utilizzate nelle operazioni militari a terra e in cielo condotte contro la popolazione palestinese – https://www.produzionidalbasso.com/project/fermiamo-la-vendita-di-armi-verso-israele/ Redazione Italia
March 31, 2026
Pressenza