Tag - giorgia meloni

Patriarcato, intersezionalità, femminismi: al cinema e nel mondo
I libri di Francesca Pili e Claudia Sarritzu, ai tempi del Nobel a Pillay* *Quest’articolo era già programmato e “chiuso” quando è arrivata la notizia del Premio Nobel per la Pace a Navanethem “Navi” Pillay, la cui figura rappresenta molto bene alcune delle argomentazioni e delle tesi esposte nei due libri di cui parlo, dall’intersezionalità (chi, oggi, più di una
October 15, 2026
La Bottega del Barbieri
16 ottobre, sciopero per il clima: le manifestazioni in tutta Italia
Quest’estate in Europa abbiamo visto 35.000 morti in eccesso per le ondate di calore e solo nei prossimi mesi si stimano circa 450 mila morti per il Super El Niño: siamo in emergenza climatica. I governi in tutto il mondo, dopo anni di campagne contro attivist3 e a favore di chi causa la crisi climatica, ora non hanno parole per giustificarsi di fronte agli eventi meteorologici estremi che devastano i nostri territori. Prima non c’è acqua e si muore di caldo, poi ce n’è troppa e si muore travolti dalle alluvioni. Siamo arrabbiat3 e preoccupat3 per le persone intorno a noi, quelle a cui vogliamo bene, le più fragili. Le nostre città sono diventate invivibili per tre mesi all’anno e, nonostante il solito negazionismo antiscientifico e deresponsabilizzante, tutt3 abbiamo chiaro che non possiamo stare a guardare mentre continuano le colate di cemento. Vogliamo città che tornino ad essere spazio pubblico, non di speculazione, e luoghi di giustizia sociale e climatica, pianificate con e per chi le abita. La presenza capillare di spazi verdi e spazi naturali urbani è probabilmente una delle differenze più rilevanti fra la città presente e la città futura. Ridare spazio al suolo naturale, alla creazione di corridoi ecologici e alle aree umide significa offrire alla collettività benessere e servizi dal valore ecologico ed economico enormemente superiore a quelli provocati dal suolo sigillato. Eppure il governo ha affossato il Piano di Ripristino della Natura. Nessun paese occidentale è preparato ad affrontare le conseguenze della catastrofe che sta avanzando, e mentre l’Europa brucia e i paesi del Sud Globale vengono sommersi, la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha annunciato un decreto per velocizzare l’estrazione di nuovo gas e petrolio sul territorio italiano, mentre frena lo sviluppo delle alternative democratiche come le CERS. E mentre il governo italiano, detentore del 33% delle azioni di Eni, si dimentica degli extraprofitti delle aziende petrolifere, in cambio di un falso tetto sul prezzo dei carburanti, le guerre per petrolio e gas devastano il nostro pianeta e minacciano la libertà dei popoli in tutto il mondo. Ci sono delle gravissime responsabilità, chi sta distruggendo il nostro pianeta deve pagare. Chi sta continuando a bruciare il futuro di tutti e tutte deve essere fermato. Non chiederemo il permesso, ma continueremo ad organizzarci costruendo e realizzando manifestazioni e pratiche alternative, giorno dopo giorno . Il 16 ottobre ci mobiliteremo per manifestare in tutta Italia. QUESTO CLIMA NON È VITA Lista delle piazze: * Alto Adige – Strade colorate per il clima, scrivere alle pagine social * Bologna – corteo: Piazza Maggiore h 10:00; presidio: Piazza Nettuno h.18 * Genova – presidio: ore 17.30 Largo Eros Lanfranco 1 * Firenze – presidio: via Cavour h 11 (con GKN) * Forlì – flashmob Piazza Saffi h 20:15; assemblea pubblica Salone Comunale h. 20.45 * Milano – Piazza della Scala h 17:30 * Monza – Piazza Trento h 15:00 * Pisa – corteo:Piazza Guerrazzi h 9:00; presidio: Piazza XX Settembre h 18:00 * Roma – Piramide h 17:00 * Taranto – via di Palma (Arsenale) h 9:00; * Torino – corteo: Palazzo Nuovo h 9:30; presidio: Piazza Palazzo di Città h:18 * Trapani – Piazza Vittorio Emanuele h 9:00 * Trieste – presidio: Piazza della Borsa h 17:00 Piazze autorganizzate: * Cremona – stazione h 8.30 (organizzata da Corrente Zeta) * Gorizia – circolo Arci Gong, proiezione “There is no Planet B”, h21 (con Legambiente) * Livorno – Piazza Cavour h 9:00 (organizzata da sindacato USB, orti urbani Livorno) * Padova – assemblea climatica (organizzata da CSO Pedro) * Reggio Emilia – concentramento Conad le Querce ore 16:30, nuovo concentramento a Piazza Prampolini ore 17:30 (organizzata da Bosco Ospizio RE, XR RE) sabato 17 ottobre * ASSEMBLEA NAZIONALE CONVERGENZA ECOSOCIALE (Grassina – h 14:30) * CONVERGIAMO PER TARANTO (Taranto, Piazzale Democrate, h 17:00) * Bagnoli – in definizione (organizzata da Villa Medusa, Mare Libero Napoli, Coordinamento studentesco Flegreo) Fridays For Future
October 13, 2026
Pressenza
Francesco: un santo in camicia stretta
di Giuseppe Faso (*) Poche voci, e non sempre bene intonate, si sono levate per discutere l’operazione in atto da parte della maggioranza di governo, e in particolare della presidente del consiglio dei ministri, su Francesco d’Assisi. Si è avviato, ed è ormai quasi concluso un percorso parlamentare per proclamare “festa nazionale” la ricorrenza di San Francesco. E la premier
Mauro Armanino: andar controcorrente, con “parole che dissentono, e disertano”
Oggi, sabato 3 ottobre, a Genova si è svolta l’assemblea generale convocata da CALP e USB per preparare la mobilitazione internazionale che venerdì 30 ottobre coinvolgerà i lavoratori del porto del capoluogo ligure insieme ai colleghi di altre città portuali di tutta Italia, d’Europa e di altri stati affacciati al Mediterraneo. A Genova due giorni prima, il 1° ottobre, è stata ‘varata’ la 66esima edizione del Salone Nautico. L’inaugurazione è stata celebrata con il cerimoniale saluto ‘alla voce’ delle navi in rada… e, oltre alla sindaca di Genova, per l’occasione erano presenti: il governatore della Liguria, Marco Bucci, il presidente nazionale di Confindustria, Orsini, e il presidente di Confindustria nautica, Formenti, inoltre il ministro Urso, il viceministro Rixi e Giorgia Meloni, che ha proceduto al taglio del nastro contemporaneamente al “defilamento della fregata antimissilistica Margottini della Marina militare durante il tradizionale alzabandiera da parte dei militari della Capitaneria di porto oltre all’esecuzione dell’Inno di Mameli“. Sul palco d’onore c’erano le ‘autorità’, tranne una: “Se l’obiettivo, come si vocifera, e spero che non sia così, era quello di levarmi attenzione, non credo sia stato raggiunto – ha dichiarato Silvia Salis, campionessa di lancio del martello nel 2025 candidata, ed eletta, ‘primo cittadino’ (da una coalizione formata da PD, M5S, AVS, Volt Italia, +Europa, Azione, Italia Viva e DemoS insieme alle liste civiche Riformiamo Genova e Linea Condivisa) – Io rappresento la città di Genova e non ho intenzione di fare polemica. Vorrei solo ricordare il senso di servizio verso il nostro incarico. Noi siamo in prestito alle istituzioni, non sono nostri gli incarichi che abbiamo, li serviamo. Non servono a noi, noi rappresentiamo le istituzioni per le quali siamo state votate” [Meloni inaugura la 66esima edizione del Salone nautico, polemica per l’assenza di Salis dal palco – Rai News]. L’incontro ha riunito i portuali insieme a comitati, associazioni, organizzazioni sindacali e politiche, collettivi e cittadini esortati a “portare idee e proposte concrete per costruire una risposta coordinata dal basso”. Mauro Armanino ha risposto con una riflessione: > Piazza Banchi si trova adiacente a Caricamento. > > Nata come scalo commerciale accanto al porto di Genova, prese questo nome per > la presenza dei banchi di legno dei cambiavalute e dei notai sistemati sotto i > portici dei palazzi. > > Dal fallimento di questi banchi e dalla rottura fisica dei tavoli, i banchi > rotti, deriva il termine ‘bancarotta’… parola che bene esprime lo spirito del > nostro tempo inquieto. > > Alta sui naufragi dai belvedere delle torri, china e distante sugli elementi > del disastro e dalle cose che accadono al di sopra delle parole celebrative > del nulla. > > Dietro la chiesa di san Pietro in Banchi che poggia, forse non casualmente, su > negozi e chiosco dei fiori, si trova uno dei centri di ascolto della Caritas. > > Ogni mattina passano un centinaio di persone per consumare una sobria > colazione offerta dal servizio. > > Accanto alla porta d’ingresso della sala di accoglienza e di incontri, aperti > a tutti, ha sede uno spazio espositivo. > > ‘Impronta d’acciuga’, c’è scritto. > > Sullo scandalo metallico > di armi in uso e in disuso > a guidare la colonna > di dolore e di fumo > che lascia le infinite battaglie al calar della sera > la maggioranza sta, la maggioranza sta. > > Sulla vetrina ci sono due dipinti che rappresentano acciughe. > > Quello di sinistra cita una strofa di poesia scritta a due mani con Ivano > Fossati e cantata da Fabrizio de André nel 1996. > > ‘Smisurata preghiera’ si legge sul dipinto nel quale un’acciuga naviga in > senso contrario rispetto alle altre. > > Tutto si rigenera e prende altre direzioni, fondali che si trasformano in > arredi. > > Per chi viaggia in direzione ostinata e contraria > col suo marchio speciale di speciale disperazione > e tra il vomito dei respinti muove gli ultimi passi. > > L’acciuga posta in una direzione ostinata e contraria insinua le innumerevoli > e spesso nascoste, quotidiane resistenze al sistema imperante. > > I ‘no-feriali’ ed eretici che sfidano le narrazioni dominanti e nuotano, > coscientemente, controcorrente. > > L’editoriale di Volere la luna * afferma che la democrazia non è stata > inventata per essere democratica… bisogna costringerla. > > Ecco perché a Genova ci sarà un’assemblea per dire ai guerrafondai della > logistica che ‘non di sole armi vivono i porti’, ma di parole che dissentono e > disertano. > > Coltivando tranquilla > l’orribile varietà > delle proprie superbie > la maggioranza sta > come una malattia > come una sfortuna > come un’anestesia > come un’abitudine > > Mauro Armanino – Genova, 3 ottobre 2026 SMISURATA PREGHIERA Liberamente tratta dalla Summa di Maqroll. Il gabbiere (antologia poetica 1948-1988) di Álvaro Mutis, Ediz. Einaudi – Torino F. DeAndré | I. Fossati | A. Mutis  ©  1996   Alta sui naufragi dai belvedere delle torri china e distante sugli elementi del disastro dalle cose che accadono al di sopra delle parole celebrative del nulla lungo un facile vento di sazietà di impunità. Sullo scandalo metallico di armi in uso e in disuso a guidare la colonna di dolore e di fumo che lascia le infinite battaglie al calar della sera la maggioranza sta, la maggioranza sta. Recitando un rosario di ambizioni meschine di millenarie paure di inesauribili astuzie coltivando tranquilla l’orribile varietà delle proprie superbie la maggioranza sta. Come una malattia come una sfortuna come un’anestesia come un’abitudine. Per chi viaggia in direzione ostinata e contraria col suo marchio speciale di speciale disperazione e tra il vomito dei respinti muove gli ultimi passi per consegnare alla morte una goccia di splendore di umanità, di verità. Per chi ad Aqaba curò la lebbra con uno scettro posticcio e seminò il suo passaggio di gelosie devastatrici e di figli con improbabili nomi di cantanti di tango in un vasto programma di eternità. Ricorda, Signore, questi servi disobbedienti alle leggi del branco non dimenticare il loro volto che dopo tanto sbandare è appena giusto che la fortuna li aiuti. Come una svista come un’anomalia come una distrazione come un dovere. * “La democrazia non è stata inventata per essere democratica. Bisogna costringerla.” (Aria di golpe parlamentare e di partito unico, di Alfio Mastropaolo – Volere la luna – 30/09/2026) L’inaugurazione del Salone Nautico 2026 nell’album fotografico del Governo italiano: Maddalena Brunasti
October 3, 2026
Pressenza
Giorgia Meloni, lo spread e il deficit
Quando a metà maggio 2025 lo spread tra titoli di stato italiani e tedeschi era sceso sotto 100 punti base (cioè una differenza di interessi dell’1%), la presidente del consiglio dei ministri Giorgia Meloni era intervenuta alla Camera rimarcando l’evento con una storica dichiarazione: “Significa che i titoli di stato italiani vengono considerati più sicuri dei titoli di stato tedeschi”. Un’affermazione totalmente scorretta, a tal punto che persino il ministro dell’economia Giancarlo Giorgetti, che le sedeva di fianco, ha scosso visibilmente la testa. Così tutti hanno capito che Giorgia Meloni ignora che cosa sia lo spread, il che è grave per chi presiede il governo del Paese che ha il debito pubblico più alto in Europa. In questi giorni ci potremmo legittimamente aspettare che – per correttezza e par condicio d’informazione – la presidente del consiglio dei ministri prendesse nuovamente la parola per segnalare che lo spread purtroppo è risalito sopra la soglia di 100 punti base, con tutte le conseguenze del caso. Ma è facile scommettere che ciò non avverrà. L’ISTAT ha recentemente confermato che nel 2025 il deficit della pubblica amministrazione italiana è stato del 3,1% e di conseguenza anche nel 2026 l’Italia resterà all’interno della procedura di infrazione per non aver rispettato il parametro europeo, che prevede deficit inferiori al 3%. Gli esponenti della maggioranza di governo hanno fatto a gara tra chi se l’è presa con l’Europa, che impone questi “paletti” che danneggiano l’Italia, e chi ha puntato il dito contro l’ISTAT, che ha fornito una percentuale discutibile e comunque avrebbe potuto certificarne un’altra, magari per dare una mano al governo e al Paese. Pare che nessuno si sia chiesto per quale ragione lo spread sia tornato sopra i 100 punti e nemmeno le conseguenze di un deficit al 3,1%. La realtà è che l’aumento dello spread è collegato all’aumento degli interessi sui titoli di stato italiani e che di conseguenza un deficit elevato implica maggiori interessi sul debito pubblico. L’ISTAT ha anche certificato che nel 2025 la pressione fiscale ha raggiunto il 42,9%, con un aumento dello 0,7% rispetto al 2024. Gli esponenti del governo e della coalizione di maggioranza spesso parlano di tasse che calano, ma i numeri della realtà li smentiscono in modo evidente. A tal proposito è il caso di segnalare anche l’annunciata sospensione per il 2027 della tassa per il bollo auto/moto e la reiterata ipotesi di ridurre l’aliquota IRPEF per lo scaglione di redditi tra 50mila e 60mila euro. Quest’ultima proposta viene motivata come sostegno al ceto medio, ma ne usufruirebbero pienamente i contribuenti più ricchi, quelli con redditi superiori a 60mila euro, che sono il 5% di chi presenta una dichiarazione dei redditi. Sicuramente ci sarà il plauso dei contribuenti favoriti da questi tagli di tasse, ma ovviamente bisognerebbe chiedersi come verranno trovati i soldi di questi mancati gettiti: riduzione di alcune spese, aumento di altre imposte o nuovo debito? Al momento non è dato sapere. Il governo racconta soltanto ciò che potrebbe piacere agli elettori. Preferisce tacere sui dispiaceri. Purtroppo ha ragione Stephen Colbert, uno sceneggiatore statunitense: “I fatti non contano, solo le percezioni sono importanti, è un dato di fatto”. Rocco Artifoni
September 30, 2026
Pressenza
Ma è di sinistra l’esclusiva della “decenza umana”?
di Marcello Pesarini (*). A seguire un breve commento a caldo del “redattore di turno”. «Lunga e diritta correva la strada, l’auto veloce correva, la dolce estate era già cominciata, vicino lui sorrideva». Scritta da Francesco Guccini nel suo primo album, Folk Beat n. 1, poi lanciata dai Nomadi di Augusto Daolio, «Canzone per un’amica», fu trasmessa a lungo dalla
September 27, 2026
La Bottega del Barbieri
La guerra passa dai nostri porti: il ruolo del porto di Piombino.
IL PROSSIMO 30 OTTOBRE SARÀ LA SECONDA GRANDE GIORNATA INTERNAZIONALE DI LOTTA DEI PORTUALI CONTRO LA GUERRA, IL RIARMO E LA MILITARIZZAZIONE DEI PORTI. Abbiamo riempito l’Arabia Saudita di armi. E oggi ci chiediamo perché la guerra arrivi fin dentro i nostri confini. Da circa un anno i carichi di armi, mezzi militari ed esplosivi movimentati attraverso il porto di Piombino sono aumentati in maniera significativa. Quello che per molto tempo è apparso come un fenomeno episodico si è progressivamente trasformato in una presenza ricorrente. Tra la fine di marzo e i primi giorni di aprile 2026, nel pieno dell’escalation militare tra Stati Uniti, Israele e Iran e del coinvolgimento dei Paesi della regione, la nave Capucine, utilizzata dal Ministero della Difesa italiano, arriva nel porto toscano. Grazie a una segnalazione veniamo a conoscenza del possibile carico e, soprattutto, della destinazione: il porto di Gedda, in Arabia Saudita. Una destinazione che, per quella nave, rappresentava una novità. Mentre arrivavano le consuete rassicurazioni da parte di alcuni esponenti vicini ad ambienti militari e imprenditoriali — «sono armi italiane che servono soltanto per semplici esercitazioni» — l’Unione Sindacale di Base decide di rivolgersi immediatamente alle autorità competenti e invia un esposto urgente alla Procura della Repubblica di Livorno, alla Capitaneria di Porto, all’Agenzia delle Dogane, alla Guardia di Finanza e all’Autorità di Sistema Portuale. Nell’esposto USB segnalava che la Capucine, battente bandiera maltese, sarebbe entrata nel porto di Piombino per effettuare il carico di: * cartucce; * detonatori; * bombole di azoto; * batterie; * TNT (tritolo). La destinazione indicata era il porto di Gedda, in Arabia Saudita. Nell’esposto USB evidenziava inoltre come l’Arabia Saudita fosse direttamente coinvolta nello scenario di conflitto e come non risultasse, sulla base delle informazioni disponibili in quel momento, la presenza di un contingente militare italiano nel Paese tale da giustificare quel tipo di trasferimento. Da qui nasceva un interrogativo preciso: quel materiale era destinato realmente a esigenze delle forze armate italiane oppure era diretto verso altri apparati militari impegnati nello scenario mediorientale? Non era un interrogativo teorico. Come Unione Sindacale di Base proclamammo lo sciopero nel porto di Piombino in concomitanza con le operazioni di carico e partecipammo al presidio delle Donne in Nero, uno dei pochi soggetti che, insieme al sindacato, ha continuato a denunciare pubblicamente il traffico di armi nello scalo piombinese. Alla fine la Capucine caricò il materiale e partì verso l’Arabia Saudita. E proprio nei giorni in cui la nave arrivava a Gedda, la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni si recava a sua volta nella città saudita, dove incontrava il primo ministro Mohammed bin Salman. Di fronte a quella vicenda, nessuno degli enti preposti ritenne necessario, almeno pubblicamente, aprire un’indagine o fornire chiarimenti. Da un episodio a una rotta. Quello che accadde con la Capucine non rimase un episodio isolato. Da marzo in poi sono stati diversi i carichi di materiale bellico partiti da Piombino verso il Medio Oriente, con il coinvolgimento sia della Capucine sia della nave Severine. Una dinamica documentata anche dall’inchiesta della giornalista Linda Maggiori, che ha ricostruito le rotte e la crescente frequenza degli scali delle due navi. Nel frattempo, però, le informazioni sono diventate sempre più difficili da ottenere. Le navi hanno iniziato in diversi casi a rendere più difficile il loro tracciamento attraverso lo spegnimento dei transponder. Alcuni passaggi sono stati segnalati davanti alle coste israeliane, prima della prosecuzione della navigazione verso il Canale di Suez, o nella direzione opposta. L’Agenzia delle Dogane, inoltre, non ha fornito le informazioni richieste sui carichi e sulle destinazioni. Un fatto che assume un peso particolare se letto alla luce di quanto messo nero su bianco dall’Avvocatura dello Stato nel contesto del ricorso al TAR di Bologna e della successiva udienza presso il Consiglio di Stato promosso da Linda Maggiori: «nell’attuale contesto storico politico, in cui, come è a tutti noto, è in corso una guerra mondiale “a pezzi” ed “ibrida” che coinvolge, tra gli altri, anche l’Italia». Non stiamo dunque parlando di un problema astratto. Stiamo parlando di porti italiani, di navi che trasportano materiale militare, di rotte internazionali e di un Paese che dichiara di non essere parte dei conflitti ma che, allo stesso tempo, è sempre più inserito nei meccanismi logistici che consentono alla macchina bellica di funzionare. L’ultimo carico della Severine è avvenuto poche settimane fa. L’inchiesta di Linda Maggiori ha documentato proprio nel 2026 la crescente frequenza degli scali delle due navi a Piombino e la presenza di materiale bellico nello scalo toscano. I porti non sono neutrali quando trasportano la guerra. È proprio da qui che dobbiamo partire. Mentre il nostro Paese aumenta il proprio coinvolgimento nello scenario bellico e mentre il riarmo diventa una delle priorità dichiarate dei governi europei, i lavoratori portuali di Europa e Mediterraneo hanno deciso di rispondere con una mobilitazione internazionale. Il 30 ottobre sarà la seconda grande giornata internazionale di lotta dei portuali contro la guerra, il riarmo e la militarizzazione dei porti. La mobilitazione coinvolgerà organizzazioni sindacali di Francia, Grecia, Paesi Baschi, Turchia, Marocco e Italia e rappresenterà lavoratori di oltre 40 porti del Mediterraneo e dell’Europa. A questa rete si è aggiunta anche ORSA Porti di Gioia Tauro. Non è una semplice giornata di testimonianza. È una mobilitazione che nasce dalla consapevolezza che i porti rappresentano uno dei nodi fondamentali attraverso cui passano le merci, le risorse e anche gli strumenti della guerra. Per questo i lavoratori portuali rivendicano che i porti non vengano utilizzati per il trasporto di armi, munizioni, mezzi militari e truppe destinati ai teatri di guerra. E rivendicano che le risorse pubbliche siano destinate ai bisogni sociali, ai salari, alle pensioni, ai servizi pubblici e al lavoro, anziché essere assorbite dai programmi di riarmo. In Italia l’Unione Sindacale di Base è tra i promotori di questa giornata internazionale, insieme ad ORSA Porti di Gioia Tauro. Non basta denunciare. Bisogna fermare il meccanismo. Da troppo tempo la guerra viene raccontata come qualcosa che accade lontano. Ma la guerra passa dai nostri porti. Passa dalle navi. Passa dai lavoratori chiamati a movimentare quelle merci. Passa dalle infrastrutture civili trasformate progressivamente in snodi logistici della macchina militare. E passa anche dalle conseguenze economiche che ricadono sulla popolazione: dall’aumento delle spese militari alla sottrazione di risorse ai servizi pubblici, fino all’aumento dei costi dell’energia, dei beni essenziali e soprattutto della benzina Per questo non possono bastare i comunicati di denuncia. Non possono bastare le dichiarazioni di principio. La mobilitazione del 30 ottobre nasce dalla volontà di intervenire concretamente su uno dei meccanismi che alimentano la guerra: la sua logistica. I lavoratori non vogliono essere considerati semplicemente una parte neutrale della catena ma dicono no alla movimentazione di materiale destinato ai conflitti. Vogliono poter esercitare il diritto all’obiezione di coscienza quando il proprio lavoro viene utilizzato per alimentare una guerra. Vogliono che i porti rimangano luoghi di lavoro e non diventino basi operative della militarizzazione. È una posizione che comporta anche dei rischi. Significa, per un lavoratore, esporsi alle pressioni delle aziende, a possibili conseguenze disciplinari e al rischio di perdere il proprio posto di lavoro. Per questo il 30 ottobre non sarà soltanto una giornata contro la guerra. Sarà soltanto la prima tappa di un percorso che dovrà portarci nuovamente in piazza, in massa, per fermare tutto ancora una volta. Una nuova stagione di scioperi, mobilitazioni e di conflitto. Unione Sindacale di Base
September 22, 2026
Pressenza