
La residenza di prossimità
Comune-info - Monday, March 30, 2026L’assenza della residenza da sempre alimenta lo sfruttamento e il caporalato. Attraverso la “Residenza di prossimità” diventa possibile entrare nel sistema delle tutele: ottenere un contratto di lavoro regolare, aprire un conto bancario, accedere al servizio sanitario nazionale, stipulare contratti di affitto e costruire percorsi di autonomia. Significa, in sostanza, uscire dall’invisibilità. A Marigliano, nel vesuviano, un’iniziativa dal basso consente alla lotta contro lo sfruttamento di diventare politica concreta

Lo sfruttamento non è un’emergenza improvvisa, non nasce per caso e non vive soltanto nei campi agricoli o nei cantieri invisibili delle periferie. Lo sfruttamento prende forma quando i diritti diventano irraggiungibili, quando una firma manca, quando un documento non arriva, quando una persona esiste nella realtà ma non esiste per le istituzioni. È lì, nello spazio silenzioso tra legalità formale e vita reale, che migliaia di persone scivolano ogni giorno nella precarietà e nella dipendenza. Per questo l’incontro organizzato da Rete Vesuviana Solidale insieme al CNCA presso il Comune di Marigliano non è stato semplicemente la presentazione di un report. È stato un momento politico nel senso più autentico della parola: una comunità che si interroga su come trasformare la tutela dei diritti da principio astratto a pratica quotidiana.
Nella sala consiliare si sono ritrovati operatori sociali, volontari, amministratori pubblici, studenti e cittadini. Non per ascoltare l’ennesima analisi teorica, ma per confrontarsi con una realtà che il territorio vesuviana conosce bene. Un territorio attraversato da profonde trasformazioni sociali, dove lavoro precario, fragilità abitativa e rigidità amministrative si intrecciano producendo nuove forme di esclusione.
Al centro dell’incontro è stato presentato il report del CNCA “Vite a basso costo”, un documento – qui scaricabile – che racconta con precisione e coraggio il sistema dello sfruttamento lavorativo e del caporalato in Italia. Non una fotografia distante, ma uno specchio fedele di ciò che accade quotidianamente anche nei nostri territori: promesse di lavoro mai mantenute, percorsi migratori trasformati in trappole burocratiche, persone formalmente regolari ma concretamente escluse dall’accesso ai diritti fondamentali. Il report descrive un mercato del lavoro sempre più segnato dal lavoro povero e dalla precarietà diffusa, dove la vulnerabilità amministrativa diventa uno degli strumenti principali dello sfruttamento. Tempi lunghissimi per i documenti, difficoltà nell’ottenere la residenza, impossibilità di stipulare contratti regolari: ostacoli che non sono semplici disfunzioni, ma elementi che finiscono per alimentare un sistema di dipendenza. Chi lavora nei servizi sociali e nelle associazioni del territorio conosce bene queste storie. Sono le storie di persone arrivate in Italia con un progetto di vita e ritrovatesi intrappolate in un paradosso: lavorano, contribuiscono, vivono nelle nostre città, ma restano sospese in una zona grigia dove ogni diritto sembra sempre a un passo di distanza.

È proprio partendo da questa consapevolezza che la Rete Vesuviana Solidale ha scelto di presentare il report a Marigliano. Non un luogo qualsiasi, ma un territorio dove, grazie alla collaborazione tra amministrazione comunale e rete associativa (nell’ambito del progetto “Su.Pr.Eme.2”), è nata una risposta concreta a uno dei principali meccanismi che alimentano lo sfruttamento: l’assenza della residenza. Durante l’incontro è emersa con forza una verità spesso ignorata nel dibattito pubblico. Lo sfruttamento non è solo lavoro nero. È un sistema costruito su impedimenti amministrativi che rendono impossibile uscire dalla marginalità. Senza residenza non si apre un conto corrente. Senza conto corrente non si firma un contratto di lavoro. Senza contratto non si può affittare una casa. Senza casa non si ottiene la residenza. Un circuito perfetto che trasforma la fragilità in condizione permanente.
Da qui nasce la residenza di prossimità, una buona pratica che rappresenta la prima vera risposta strutturale contro lo sfruttamento lavorativo. Attraverso la residenza di prossimità diventa possibile entrare finalmente nel sistema delle tutele: ottenere un contratto di lavoro regolare, aprire un conto bancario, accedere al servizio sanitario nazionale, stipulare contratti di affitto e costruire percorsi di autonomia. Significa, in sostanza, uscire dall’invisibilità.
L’assessore alle Politiche sociali del Comune di Marigliano, Luigi Amato, ha raccontato questa esperienza spiegando che una buona pratica non nasce mai per caso. Nasce da un’idea e da un metodo. Un metodo fondato sulla co-collaborazione, co-progettazione e co-realizzazione, capace di mettere insieme istituzioni e realtà sociali non in un rapporto gerarchico, ma in una responsabilità condivisa. In questa visione la politica torna a partire dalle persone, dalle loro storie concrete e dai bisogni che emergono quotidianamente nei servizi sociali e negli sportelli territoriali. Quando le procedure non funzionano, ha spiegato, sono le procedure che devono essere ripensate. È questa la forza della residenza di prossimità: trasformare l’ascolto in azione amministrativa. L’esperienza di Marigliano ha trovato eco anche a livello regionale grazie all’intervento dell’assessore alle Politiche sociali della Regione Campania Andrea Morniroli, che ha riconosciuto in questa pratica un modello da diffondere in altri contesti territoriali. Nel suo intervento ha richiamato il significato profondo dell’articolo 3 della Costituzione italiana, ricordando che il compito di rimuovere gli ostacoli che limitano la libertà e l’uguaglianza delle persone appartiene alla Repubblica e quindi a ciascuno di noi. Un richiamo che ha dato all’incontro una dimensione più ampia, collegando l’azione locale alla responsabilità democratica collettiva.
La serata ha mostrato con chiarezza che contrastare il caporalato non significa soltanto reprimere lo sfruttamento, ma costruire condizioni che lo rendano impossibile. Significa investire nella prossimità, nella collaborazione tra istituzioni e società civile, nella capacità di trasformare i problemi quotidiani in politiche pubbliche innovative. Non c’è stato entusiasmo retorico alla fine dell’incontro. Piuttosto una consapevolezza condivisa: quella di aver assistito a qualcosa di serio, concreto, necessario. Fuori la notte restava fredda, ma dentro quella sala si era aperto uno spazio di possibilità.
La Rete Vesuviana Solidale, insieme al CNCA e all’amministrazione comunale di Marigliano, hanno dimostrato che le buone politiche nascono quando le comunità scelgono di non delegare la tutela dei diritti, ma di costruirla insieme, giorno dopo giorno. Perché lo sfruttamento si combatte anche così: restituendo alle persone un indirizzo, un riconoscimento, una possibilità reale di esistere dentro la società. E quando i diritti diventano accessibili, la politica torna finalmente a essere ciò che dovrebbe sempre essere: uno strumento di giustizia.
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