La residenza di prossimitàL’ASSENZA DELLA RESIDENZA DA SEMPRE ALIMENTA LO SFRUTTAMENTO E IL CAPORALATO.
ATTRAVERSO LA “RESIDENZA DI PROSSIMITÀ” DIVENTA POSSIBILE ENTRARE NEL SISTEMA
DELLE TUTELE: OTTENERE UN CONTRATTO DI LAVORO REGOLARE, APRIRE UN CONTO
BANCARIO, ACCEDERE AL SERVIZIO SANITARIO NAZIONALE, STIPULARE CONTRATTI DI
AFFITTO E COSTRUIRE PERCORSI DI AUTONOMIA. SIGNIFICA, IN SOSTANZA, USCIRE
DALL’INVISIBILITÀ. A MARIGLIANO, NEL VESUVIANO, UN’INIZIATIVA DAL BASSO CONSENTE
ALLA LOTTA CONTRO LO SFRUTTAMENTO DI DIVENTARE POLITICA CONCRETA
Lo sfruttamento non è un’emergenza improvvisa, non nasce per caso e non vive
soltanto nei campi agricoli o nei cantieri invisibili delle periferie. Lo
sfruttamento prende forma quando i diritti diventano irraggiungibili, quando una
firma manca, quando un documento non arriva, quando una persona esiste nella
realtà ma non esiste per le istituzioni. È lì, nello spazio silenzioso tra
legalità formale e vita reale, che migliaia di persone scivolano ogni giorno
nella precarietà e nella dipendenza. Per questo l’incontro organizzato da Rete
Vesuviana Solidale insieme al CNCA presso il Comune di Marigliano non è stato
semplicemente la presentazione di un report. È stato un momento politico nel
senso più autentico della parola: una comunità che si interroga su come
trasformare la tutela dei diritti da principio astratto a pratica quotidiana.
Nella sala consiliare si sono ritrovati operatori sociali, volontari,
amministratori pubblici, studenti e cittadini. Non per ascoltare l’ennesima
analisi teorica, ma per confrontarsi con una realtà che il territorio vesuviana
conosce bene. Un territorio attraversato da profonde trasformazioni sociali,
dove lavoro precario, fragilità abitativa e rigidità amministrative si
intrecciano producendo nuove forme di esclusione.
Al centro dell’incontro è stato presentato il report del CNCA “Vite a basso
costo”, un documento – qui scaricabile – che racconta con precisione e coraggio
il sistema dello sfruttamento lavorativo e del caporalato in Italia. Non una
fotografia distante, ma uno specchio fedele di ciò che accade quotidianamente
anche nei nostri territori: promesse di lavoro mai mantenute, percorsi migratori
trasformati in trappole burocratiche, persone formalmente regolari ma
concretamente escluse dall’accesso ai diritti fondamentali. Il report descrive
un mercato del lavoro sempre più segnato dal lavoro povero e dalla precarietà
diffusa, dove la vulnerabilità amministrativa diventa uno degli strumenti
principali dello sfruttamento. Tempi lunghissimi per i documenti, difficoltà
nell’ottenere la residenza, impossibilità di stipulare contratti regolari:
ostacoli che non sono semplici disfunzioni, ma elementi che finiscono per
alimentare un sistema di dipendenza. Chi lavora nei servizi sociali e nelle
associazioni del territorio conosce bene queste storie. Sono le storie di
persone arrivate in Italia con un progetto di vita e ritrovatesi intrappolate in
un paradosso: lavorano, contribuiscono, vivono nelle nostre città, ma restano
sospese in una zona grigia dove ogni diritto sembra sempre a un passo di
distanza.
È proprio partendo da questa consapevolezza che la Rete Vesuviana Solidale ha
scelto di presentare il report a Marigliano. Non un luogo qualsiasi, ma un
territorio dove, grazie alla collaborazione tra amministrazione comunale e rete
associativa (nell’ambito del progetto “Su.Pr.Eme.2”), è nata una risposta
concreta a uno dei principali meccanismi che alimentano lo sfruttamento:
l’assenza della residenza. Durante l’incontro è emersa con forza una verità
spesso ignorata nel dibattito pubblico. Lo sfruttamento non è solo lavoro nero.
È un sistema costruito su impedimenti amministrativi che rendono impossibile
uscire dalla marginalità. Senza residenza non si apre un conto corrente. Senza
conto corrente non si firma un contratto di lavoro. Senza contratto non si può
affittare una casa. Senza casa non si ottiene la residenza. Un circuito perfetto
che trasforma la fragilità in condizione permanente.
Da qui nasce la residenza di prossimità, una buona pratica che rappresenta la
prima vera risposta strutturale contro lo sfruttamento lavorativo. Attraverso la
residenza di prossimità diventa possibile entrare finalmente nel sistema delle
tutele: ottenere un contratto di lavoro regolare, aprire un conto bancario,
accedere al servizio sanitario nazionale, stipulare contratti di affitto e
costruire percorsi di autonomia. Significa, in sostanza, uscire
dall’invisibilità.
L’assessore alle Politiche sociali del Comune di Marigliano, Luigi Amato, ha
raccontato questa esperienza spiegando che una buona pratica non nasce mai per
caso. Nasce da un’idea e da un metodo. Un metodo fondato sulla
co-collaborazione, co-progettazione e co-realizzazione, capace di mettere
insieme istituzioni e realtà sociali non in un rapporto gerarchico, ma in una
responsabilità condivisa. In questa visione la politica torna a partire dalle
persone, dalle loro storie concrete e dai bisogni che emergono quotidianamente
nei servizi sociali e negli sportelli territoriali. Quando le procedure non
funzionano, ha spiegato, sono le procedure che devono essere ripensate. È questa
la forza della residenza di prossimità: trasformare l’ascolto in azione
amministrativa. L’esperienza di Marigliano ha trovato eco anche a livello
regionale grazie all’intervento dell’assessore alle Politiche sociali della
Regione Campania Andrea Morniroli, che ha riconosciuto in questa pratica un
modello da diffondere in altri contesti territoriali. Nel suo intervento ha
richiamato il significato profondo dell’articolo 3 della Costituzione italiana,
ricordando che il compito di rimuovere gli ostacoli che limitano la libertà e
l’uguaglianza delle persone appartiene alla Repubblica e quindi a ciascuno di
noi. Un richiamo che ha dato all’incontro una dimensione più ampia, collegando
l’azione locale alla responsabilità democratica collettiva.
La serata ha mostrato con chiarezza che contrastare il caporalato non significa
soltanto reprimere lo sfruttamento, ma costruire condizioni che lo rendano
impossibile. Significa investire nella prossimità, nella collaborazione tra
istituzioni e società civile, nella capacità di trasformare i problemi
quotidiani in politiche pubbliche innovative. Non c’è stato entusiasmo retorico
alla fine dell’incontro. Piuttosto una consapevolezza condivisa: quella di aver
assistito a qualcosa di serio, concreto, necessario. Fuori la notte restava
fredda, ma dentro quella sala si era aperto uno spazio di possibilità.
La Rete Vesuviana Solidale, insieme al CNCA e all’amministrazione comunale di
Marigliano, hanno dimostrato che le buone politiche nascono quando le comunità
scelgono di non delegare la tutela dei diritti, ma di costruirla insieme, giorno
dopo giorno. Perché lo sfruttamento si combatte anche così: restituendo alle
persone un indirizzo, un riconoscimento, una possibilità reale di esistere
dentro la società. E quando i diritti diventano accessibili, la politica torna
finalmente a essere ciò che dovrebbe sempre essere: uno strumento di giustizia.
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