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SALERNO: ABBANDONATO FUORI DALL’OSPEDALE CON LE GAMBE IN CANCRENA, “ENNESIMO CASO DI IPERSFRUTTAMENTO IN AGRICOLTURA”
A distanza di due anni dall’uccisione di Satnam Singh, abbandonato dopo il gravissimo incidente che gli aveva tranciato un braccio e schiacciato le gambe, un uomo di nazionalità indiana è stato abbandonato fuori dall’ospedale di Salerno con le gambe in cancrena e un’infezione che ha colpito il fegato e i reni, si ritiene al momento per prolungata esposizione a elementi chimici tossici. Si trova da giorni ricoverato in prognosi riservata. “Queste tragedie non sono incidenti isolati”, spiega il sociologo e ricercatore dell’Eurispes Marco Omizzolo ai microfoni di Radio Onda d’Urto, “ma il risultato di un modello economico criminale che nega i diritti costituzionali in favore del profitto”. Un sistema “diffuso, organizzato, pianificato, quindi dal bresciano alle campagne venete, a quelle emiliane, a quelle toscane fino al centro sud Italia”. Ci sono delle responsabilità, a cominciare da quelle politiche, di chi “negli ultimi 20 anni ha deciso di mantenere in vita, per esempio, la Bossi-Fini, di promulgare decreti sicurezza, di mantenere viva la logica del click day”. Erano stati ipotizzati “miliardi di euro da investire per l’uscita dai ghetti. […] Quei soldi non sono stati spesi, sono serviti per fare pubblicità, per fare progettazione non c’è stata una traduzione concreta“. Secondo Omizzolo, “dovremo tornare ad una riflessione critica e a forme di mobilitazione sul campo coi lavoratori e le lavoratrice di qualunque nazionalità […] per contrastare, guardandoli negli occhi, padroni, padrini, caporali, trafficanti e i loro referenti politici ed istituzionali”. “Io continuo a pensare”, ha specificato chiaramente Marco Omozzolo, “che la risposta allo sfruttamento, quando questo è sistemico, diffuso e pianificato siano le forme di emancipazione, di lotta, di organizzazioni degli e delle sfruttate esattamente contro questo sistema”. Ascolta l’intervista completa al sociologo e ricercatore Marco Omizzolo rilasciata a Radio Onda d’Urto Ascolta o scarica  
April 17, 2026
Radio Onda d`Urto
Il ricatto come contratto
Quando minacciare il licenziamento è un reato — e perché ci vuole così tanto a riconoscerlo C’è un tipo di violenza che non lascia lividi. Non compare nelle statistiche della criminalità, non finisce nei notiziari della sera, non mobilita campagne. Eppure è una delle forme di coercizione più diffuse nel mercato del lavoro italiano: la minaccia del licenziamento usata come leva per imporre condizioni che il lavoratore non accetterebbe mai liberamente. Orari non pagati. Rinunce a contributi maturati. Buste paga firmate per cifre mai corrisposte. Il tutto accompagnato da un messaggio implicito, chiaro e brutale: o accetti, o perdi il posto. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 11253 del 2026 della seconda sezione penale, ha detto una cosa che sembra ovvia ma che nel dibattito giuridico e pubblico fatica ancora ad affermarsi: quella condotta è estorsione. Non una violazione lavoristica. Non un abuso contrattuale da rimettere all’ispettorato o al giudice civile. Un reato, punibile con la reclusione fino a dieci anni. La notizia è rilevante. Ma lo è ancora di più il fatto che ci sia bisogno di ribadirlo. Un fenomeno ordinario Parliamo di qualcosa che milioni di lavoratori conoscono direttamente o indirettamente. Il ricatto occupazionale non è un’eccezione nel tessuto produttivo italiano: è una pratica strutturale, che prospera nell’informalità, nella dipendenza economica, nella difficoltà di trovare alternative. Prospera soprattutto là dove il lavoratore non può permettersi di perdere il reddito — e il datore lo sa. Non riguarda solo il lavoro nero, anche se nel lavoro in nero raggiunge la sua forma più spudorata. Riguarda i contratti part-time firmati da chi lavora a tempo pieno, i pagamenti in nero che completano stipendi ufficialmente regolari, le ferie mai godute che spariscono dai cedolini, i premi di risultato promessi a voce e negati per iscritto. Riguarda i lavoratori assunti con contratti a termine rinnovati di trimestre in trimestre, ciascuno dei quali è un’occasione per ricalibrare le condizioni verso il basso. Riguarda, in sostanza, chiunque dipenda da una sola fonte di reddito e non abbia potere contrattuale per difenderla. Il denominatore comune è sempre lo stesso: l’asimmetria. Da un lato c’è chi può decidere se mantenere o revocare un posto di lavoro. Dall’altro c’è chi, se quel posto perde, rischia di non pagare l’affitto il mese successivo. Questa asimmetria non è un accidente del mercato: in molti settori è progettata, alimentata, gestita consapevolmente come strumento di controllo. Cosa è successo nel caso deciso dalla Cassazione Il caso è emblematico proprio per la sua ordinarietà. Una società aveva sistematicamente indotto i propri dipendenti ad accettare condizioni peggiorative, prospettando il licenziamento a chi si fosse opposto. Non si trattava di episodi isolati. Era una pratica organizzata, reiterata, costruita sulla certezza che i lavoratori non avrebbero avuto la forza di resistere. Le corti di merito avevano condannato gli imputati per concorso in estorsione. La difesa aveva tentato di ricondurre tutto alla fattispecie dell’art. 603-bis del codice penale, il reato di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro — norma introdotta nel 2011 per combattere il caporalato, che prevede pene significativamente inferiori. La Cassazione ha respinto questa lettura. Dove ricorrono gli elementi dell’estorsione — la minaccia, la coartazione della volontà, il profitto ingiusto, il danno patrimoniale — l’art. 629 del codice penale si applica. Le due norme non si escludono, e l’una non può diventare un rifugio per chi pratica l’altra. C’è un elemento tecnico che la Corte chiarisce con precisione e che vale la pena capire anche fuori dai circuiti specialistici: la minaccia di licenziamento integra estorsione quando il rapporto di lavoro è già in essere. Se il datore impone condizioni illegittime a chi è già suo dipendente — anche in nero, anche senza contratto scritto — e lo fa prospettando la perdita del posto, sta usando uno strumento contrattuale come mezzo di coercizione. Il lavoratore perde diritti che aveva già acquisito. Quel danno è reale, è quantificabile, e il diritto penale lo riconosce come tale. Perché il diritto del lavoro da solo non basta Chi conosce le vertenze lavorative sa che il sistema degli strumenti civili e amministrativi è spesso inadeguato rispetto alla realtà che deve fronteggiare. I tempi della giustizia del lavoro sono lunghi, i costi legali sono proibitivi per chi guadagna poco, l’onere della prova ricade quasi sempre su chi ha meno risorse per raccoglierla. L’ispettorato del lavoro è cronicamente sottorganico. Le sanzioni amministrative, quando arrivano, sono spesso inferiori al vantaggio economico ottenuto dalla violazione. Ma il problema più profondo è un altro: il lavoratore che subisce il ricatto difficilmente denuncia mentre il rapporto è in corso. Lo farà forse dopo, quando ha già perso il posto o si è già dimesso. E in quel momento dovrà ricostruire prove di pratiche che si sono svolte in modo informale, orale, intenzionalmente non tracciabile. La difficoltà non è solo giuridica. È psicologica, economica, pratica. L’estorsione cambia questa geometria in modo significativo. La procedibilità d’ufficio significa che non è necessaria una querela della vittima: può essere il pubblico ministero ad agire, ad esempio su segnalazione dell’ispettorato o a seguito di un’indagine più ampia. La pena fino a dieci anni di reclusione ha una capacità dissuasiva reale, quella che le sanzioni amministrative da sole non riescono a produrre. E l’applicazione della norma penale manda un messaggio che il solo diritto del lavoro non riesce a inviare con altrettanta chiarezza: certe condotte non sono irregolarità da sanare, sono crimini. La normalizzazione dello sfruttamento C’è una narrazione diffusa che tende a trattare il ricatto occupazionale come una zona grigia, un’area di confine in cui la colpa è distribuita, in cui il lavoratore ha sempre qualche alternativa che non vuole esercitare, in cui “si sa come funziona”. È una narrazione funzionale a chi pratica lo sfruttamento, e va contrastata. Il lavoratore che firma una busta paga per un importo che non ha ricevuto non ha una scelta libera. Il lavoratore che rinuncia a ferie o permessi per non “creare problemi” non sta negoziando: sta cedendo sotto pressione. Il lavoratore che accetta un peggioramento delle proprie condizioni per non perdere l’unica fonte di reddito che ha non è complice: è vittima. Chiamare queste situazioni con il loro nome è il primo passo per trattarle seriamente. La sentenza della Cassazione va letta anche in questa chiave. Non è un pronunciamento tecnico su un oscuro punto di diritto penale. È una risposta dell’ordinamento a una pratica che l’ordinamento stesso ha tollerato troppo a lungo attraverso la via della qualificazione attenuata. Dire che quella condotta è estorsione significa dire che chi la pratica è un estorsore. Non un datore di lavoro creativo. Non un imprenditore che fa quel che può in un mercato difficile. Un estorsore. Una sentenza che dovrebbe circolare Le sentenze della Cassazione non cambiano da sole la realtà. Lo sa chiunque lavori nel diritto e abbia visto pronunce importanti restare lettera morta perché nessuno le ha rese operative sul territorio. Ma questa sentenza ha le caratteristiche per diventare un punto di riferimento pratico, se entra nel patrimonio di conoscenza di chi lavora sul campo: gli ispettori del lavoro, i sindacalisti, gli avvocati dei lavoratori, i patronati, le associazioni che offrono supporto a chi si trova in condizioni di vulnerabilità lavorativa. Sapere che la minaccia di licenziamento usata per imporre condizioni illegittime può configurare estorsione cambia la geometria delle consulenze, delle segnalazioni, delle strategie difensive. Cambia anche la prospettiva di chi subisce: sapere che quello che gli è stato fatto non è solo una violazione contrattuale ma un reato può essere la differenza tra rassegnarsi e agire. Non si tratta di invocare la repressione penale come soluzione a tutti i problemi del mercato del lavoro. Si tratta di usare gli strumenti che l’ordinamento già offre, dove i presupposti ci sono, senza lasciare che la via della qualificazione attenuata continui a fare da schermo a condotte che, nella loro essenza, sono ricatto. La Cassazione lo ha detto. Il compito ora è farlo sapere. Redazione Napoli
April 14, 2026
Pressenza
La residenza di prossimità
L’ASSENZA DELLA RESIDENZA DA SEMPRE ALIMENTA LO SFRUTTAMENTO E IL CAPORALATO. ATTRAVERSO LA “RESIDENZA DI PROSSIMITÀ” DIVENTA POSSIBILE ENTRARE NEL SISTEMA DELLE TUTELE: OTTENERE UN CONTRATTO DI LAVORO REGOLARE, APRIRE UN CONTO BANCARIO, ACCEDERE AL SERVIZIO SANITARIO NAZIONALE, STIPULARE CONTRATTI DI AFFITTO E COSTRUIRE PERCORSI DI AUTONOMIA. SIGNIFICA, IN SOSTANZA, USCIRE DALL’INVISIBILITÀ. A MARIGLIANO, NEL VESUVIANO, UN’INIZIATIVA DAL BASSO CONSENTE ALLA LOTTA CONTRO LO SFRUTTAMENTO DI DIVENTARE POLITICA CONCRETA Lo sfruttamento non è un’emergenza improvvisa, non nasce per caso e non vive soltanto nei campi agricoli o nei cantieri invisibili delle periferie. Lo sfruttamento prende forma quando i diritti diventano irraggiungibili, quando una firma manca, quando un documento non arriva, quando una persona esiste nella realtà ma non esiste per le istituzioni. È lì, nello spazio silenzioso tra legalità formale e vita reale, che migliaia di persone scivolano ogni giorno nella precarietà e nella dipendenza. Per questo l’incontro organizzato da Rete Vesuviana Solidale insieme al CNCA presso il Comune di Marigliano non è stato semplicemente la presentazione di un report. È stato un momento politico nel senso più autentico della parola: una comunità che si interroga su come trasformare la tutela dei diritti da principio astratto a pratica quotidiana. Nella sala consiliare si sono ritrovati operatori sociali, volontari, amministratori pubblici, studenti e cittadini. Non per ascoltare l’ennesima analisi teorica, ma per confrontarsi con una realtà che il territorio vesuviana conosce bene. Un territorio attraversato da profonde trasformazioni sociali, dove lavoro precario, fragilità abitativa e rigidità amministrative si intrecciano producendo nuove forme di esclusione. Al centro dell’incontro è stato presentato il report del CNCA “Vite a basso costo”, un documento – qui scaricabile – che racconta con precisione e coraggio il sistema dello sfruttamento lavorativo e del caporalato in Italia. Non una fotografia distante, ma uno specchio fedele di ciò che accade quotidianamente anche nei nostri territori: promesse di lavoro mai mantenute, percorsi migratori trasformati in trappole burocratiche, persone formalmente regolari ma concretamente escluse dall’accesso ai diritti fondamentali. Il report descrive un mercato del lavoro sempre più segnato dal lavoro povero e dalla precarietà diffusa, dove la vulnerabilità amministrativa diventa uno degli strumenti principali dello sfruttamento. Tempi lunghissimi per i documenti, difficoltà nell’ottenere la residenza, impossibilità di stipulare contratti regolari: ostacoli che non sono semplici disfunzioni, ma elementi che finiscono per alimentare un sistema di dipendenza. Chi lavora nei servizi sociali e nelle associazioni del territorio conosce bene queste storie. Sono le storie di persone arrivate in Italia con un progetto di vita e ritrovatesi intrappolate in un paradosso: lavorano, contribuiscono, vivono nelle nostre città, ma restano sospese in una zona grigia dove ogni diritto sembra sempre a un passo di distanza. È proprio partendo da questa consapevolezza che la Rete Vesuviana Solidale ha scelto di presentare il report a Marigliano. Non un luogo qualsiasi, ma un territorio dove, grazie alla collaborazione tra amministrazione comunale e rete associativa (nell’ambito del progetto “Su.Pr.Eme.2”), è nata una risposta concreta a uno dei principali meccanismi che alimentano lo sfruttamento: l’assenza della residenza. Durante l’incontro è emersa con forza una verità spesso ignorata nel dibattito pubblico. Lo sfruttamento non è solo lavoro nero. È un sistema costruito su impedimenti amministrativi che rendono impossibile uscire dalla marginalità. Senza residenza non si apre un conto corrente. Senza conto corrente non si firma un contratto di lavoro. Senza contratto non si può affittare una casa. Senza casa non si ottiene la residenza. Un circuito perfetto che trasforma la fragilità in condizione permanente. Da qui nasce la residenza di prossimità, una buona pratica che rappresenta la prima vera risposta strutturale contro lo sfruttamento lavorativo. Attraverso la residenza di prossimità diventa possibile entrare finalmente nel sistema delle tutele: ottenere un contratto di lavoro regolare, aprire un conto bancario, accedere al servizio sanitario nazionale, stipulare contratti di affitto e costruire percorsi di autonomia. Significa, in sostanza, uscire dall’invisibilità. L’assessore alle Politiche sociali del Comune di Marigliano, Luigi Amato, ha raccontato questa esperienza spiegando che una buona pratica non nasce mai per caso. Nasce da un’idea e da un metodo. Un metodo fondato sulla co-collaborazione, co-progettazione e co-realizzazione, capace di mettere insieme istituzioni e realtà sociali non in un rapporto gerarchico, ma in una responsabilità condivisa. In questa visione la politica torna a partire dalle persone, dalle loro storie concrete e dai bisogni che emergono quotidianamente nei servizi sociali e negli sportelli territoriali. Quando le procedure non funzionano, ha spiegato, sono le procedure che devono essere ripensate. È questa la forza della residenza di prossimità: trasformare l’ascolto in azione amministrativa. L’esperienza di Marigliano ha trovato eco anche a livello regionale grazie all’intervento dell’assessore alle Politiche sociali della Regione Campania Andrea Morniroli, che ha riconosciuto in questa pratica un modello da diffondere in altri contesti territoriali. Nel suo intervento ha richiamato il significato profondo dell’articolo 3 della Costituzione italiana, ricordando che il compito di rimuovere gli ostacoli che limitano la libertà e l’uguaglianza delle persone appartiene alla Repubblica e quindi a ciascuno di noi. Un richiamo che ha dato all’incontro una dimensione più ampia, collegando l’azione locale alla responsabilità democratica collettiva. La serata ha mostrato con chiarezza che contrastare il caporalato non significa soltanto reprimere lo sfruttamento, ma costruire condizioni che lo rendano impossibile. Significa investire nella prossimità, nella collaborazione tra istituzioni e società civile, nella capacità di trasformare i problemi quotidiani in politiche pubbliche innovative. Non c’è stato entusiasmo retorico alla fine dell’incontro. Piuttosto una consapevolezza condivisa: quella di aver assistito a qualcosa di serio, concreto, necessario. Fuori la notte restava fredda, ma dentro quella sala si era aperto uno spazio di possibilità. La Rete Vesuviana Solidale, insieme al CNCA e all’amministrazione comunale di Marigliano, hanno dimostrato che le buone politiche nascono quando le comunità scelgono di non delegare la tutela dei diritti, ma di costruirla insieme, giorno dopo giorno. Perché lo sfruttamento si combatte anche così: restituendo alle persone un indirizzo, un riconoscimento, una possibilità reale di esistere dentro la società. E quando i diritti diventano accessibili, la politica torna finalmente a essere ciò che dovrebbe sempre essere: uno strumento di giustizia. -------------------------------------------------------------------------------- L'articolo La residenza di prossimità proviene da Comune-info.
March 30, 2026
Comune-info
Food delivery, il caporalato digitale come incubatore di sfruttamento strutturale. Una vittoria ci salverà? – di Angelo Junior Avelli
La società italiana Foodinho srl, meglio nota come Glovo Italia, il 10 febbraio è finita sotto controllo giudiziario, con un decreto d’urgenza della Procura di Milano, coordinata dal PM Paolo Storari, lo stesso delle inchieste sullo stadio “Doppia Curva” e delle inchieste sui livelli salariali non dignitosi e sul caporalato digitale che hanno interessato [...]
March 7, 2026
Effimera
Dopo Glovo, anche Deliveroo commissariata per caporalato. Il 28 rider in piazza
L’inchiesta della Procura di Milano ha squarciato il velo sull’ipocrisia del food delivery: dopo il provvedimento contro Glovo, anche Deliveroo Italy è stata posta sotto amministrazione giudiziaria per caporalato. Le indagini confermano ciò che l’USB denuncia da anni: migliaia di lavoratori sono stati sistematicamente sfruttati con paghe da fame — […] L'articolo Dopo Glovo, anche Deliveroo commissariata per caporalato. Il 28 rider in piazza su Contropiano.
February 27, 2026
Contropiano
Dal caporalato nei campi al caporalato metropolitano: il lavoro sfruttato cambia forma, non sostanza
Abbiamo partecipato giovedì 19 febbraio al Tavolo nazionale sul caporalato, portando per la prima volta la necessità di estendere il ragionamento sul caporalato ad altri settori, a partire da quello dei rider e del lavoro tramite piattaforme digitali. Dopo aver denunciato la grave dissipazione di risorse pubbliche legate ai fondi del […] L'articolo Dal caporalato nei campi al caporalato metropolitano: il lavoro sfruttato cambia forma, non sostanza su Contropiano.
February 22, 2026
Contropiano
Meloni-Ue: più bianchi e meno diritti
Articoli di Maurizio Alfano, Andrea Ceredani, Marco Bellandi Giuffrida e della redazione Diogene. A seguire un podcast di Lunaria.   La profilazione razziale. La militarizzazione delle politiche migratorie. di Maurizio Alfano I fenomeni migratori in Europa, come in Italia, sempre più rappresentati come una minaccia per autoctoni e vecchi residenti, sono attraversati, da alcuni anni, da un’analisi politico-istituzionale che non
February 19, 2026
La Bottega del Barbieri
Puntata del 10/02/2026@0
Il primo argomento della puntata è stato quello delle mobilitazioni di lavoratrici e lavoratori dei grandi alberghi milanesi, ne abbiamo parlato in collegamento telefonico con Mattia Scolari del sindacato Cub Milano. Infatti per il 6 febbraio, nel giorno di inaugurazione dei giochi olimpici invernali, era stato lanciato un presidio davanti alla sede di Federalberghi per denunciare il costante peggioramento delle condizioni di chi opera in questo settore, presidio che nonostante il divieto posto dalla questura per non turbare le celebrazioni per il passaggio della fiamma olimpica, ha avuto luogo comunque, seppure in un’ altra sede. La mobilitazione è parte di un percorso di lotta portato avanti dall’ unione di lavoratori ma anche di sigle sindacali, che rivelano l’enorme disparità tra i guadagni di chi lavora negli alberghi e di chi li gestisce, ma svelando anche un meccanismo di vero e proprio lavoro a cottimo! si parla infatti di pagamenti erogati in base alle camere d’albergo pulite. Di questo e delle tante contraddizioni portate dalla costante turistificazione delle città e di conseguenza anche dei lavori a disposizione, abbiamo parlato con il nostro intervistato. Buon ascolto -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- Il secondo approfondimento della puntata lo abbiamo fatto in compagnia di un capotreno dell’Assemblea Nazionale PdM/PdB (personale di macchina/personale di bordo) sul prossimo sciopero dei macchinisti e capotreno dalle 21.00 del 27/02/2026 alle 20.59 del 28/02/2026. I temi caldi sono salute, sicurezza e giusta retribuzione: gli incidenti sul lavoro non danno tregua, le aggressioni al personale durante le ore di lavoro e non da ultimo gli aumenti salariali inesistenti. Durante l’intervista è stato sottolineato come la turnazione, la reperibilità e gli stessi orari lavorativi, cambiati da gli ultimi rinnovi contrattuali, hanno fatto tornare indietro l’orologio dei diritti di parecchi anni. Nel ricordare che l’assemblea PDM PDB “Siamo il gruppo auto-organizzato di Macchinisti e Capitreno delle FSI che rivendica un giusto rinnovo del CCNL e difendiamo la retrocessione dei nostri diritti” si rilancia alla partecipazione del prossimo sciopero che ha avuto il primo stop dalla commissione di garanzia: lo sciopero era stato organizzato e proclamato per il 20 gennaio 2026. Buon ascolto -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- Il terzo argomento della serata è stato quello delle ultime vicende giudiziarie che hanno visto coinvolto il colosso Glovo, Lo abbiamo trattato in compagnia di un ex rider attivo nel collettivo Colpo di Torino. Non è la prima volta che queste piattaforme del food delivery finiscono alla sbarra in Italia, questa volta il PM Storari di Milano ha accusato l’azienda di caporalato e di sfruttamento del lavoro, e di avere creato un sistema di intimidazione e ricatto agita dall’algoritmo utilizzato dai riders, disponendo conseguentemente il commissariamento di Glovo. La vicenda ha sollevato un dibattito pubblico in cui c’è chi di base invoca la regolarizzazione di questi lavoratori, con contratti subordinati e che soprattutto dispongano di tutele per la salvaguardia e prevenzione della loro salute. Contenuti questi, anticipati da vincoli di adattamento a standard europei in materia di contratti di lavoro, proprio per i lavoratori delle piattaforme. Buon ascolto
February 11, 2026
Radio Blackout - Info
Puntata del 10/02/2026@1
Il primo argomento della puntata è stato quello delle mobilitazioni di lavoratrici e lavoratori dei grandi alberghi milanesi, ne abbiamo parlato in collegamento telefonico con Mattia Scolari del sindacato Cub Milano. Infatti per il 6 febbraio, nel giorno di inaugurazione dei giochi olimpici invernali, era stato lanciato un presidio davanti alla sede di Federalberghi per denunciare il costante peggioramento delle condizioni di chi opera in questo settore, presidio che nonostante il divieto posto dalla questura per non turbare le celebrazioni per il passaggio della fiamma olimpica, ha avuto luogo comunque, seppure in un’ altra sede. La mobilitazione è parte di un percorso di lotta portato avanti dall’ unione di lavoratori ma anche di sigle sindacali, che rivelano l’enorme disparità tra i guadagni di chi lavora negli alberghi e di chi li gestisce, ma svelando anche un meccanismo di vero e proprio lavoro a cottimo! si parla infatti di pagamenti erogati in base alle camere d’albergo pulite. Di questo e delle tante contraddizioni portate dalla costante turistificazione delle città e di conseguenza anche dei lavori a disposizione, abbiamo parlato con il nostro intervistato. Buon ascolto -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- Il secondo approfondimento della puntata lo abbiamo fatto in compagnia di un capotreno dell’Assemblea Nazionale PdM/PdB (personale di macchina/personale di bordo) sul prossimo sciopero dei macchinisti e capotreno dalle 21.00 del 27/02/2026 alle 20.59 del 28/02/2026. I temi caldi sono salute, sicurezza e giusta retribuzione: gli incidenti sul lavoro non danno tregua, le aggressioni al personale durante le ore di lavoro e non da ultimo gli aumenti salariali inesistenti. Durante l’intervista è stato sottolineato come la turnazione, la reperibilità e gli stessi orari lavorativi, cambiati da gli ultimi rinnovi contrattuali, hanno fatto tornare indietro l’orologio dei diritti di parecchi anni. Nel ricordare che l’assemblea PDM PDB “Siamo il gruppo auto-organizzato di Macchinisti e Capitreno delle FSI che rivendica un giusto rinnovo del CCNL e difendiamo la retrocessione dei nostri diritti” si rilancia alla partecipazione del prossimo sciopero che ha avuto il primo stop dalla commissione di garanzia: lo sciopero era stato organizzato e proclamato per il 20 gennaio 2026. Buon ascolto -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- Il terzo argomento della serata è stato quello delle ultime vicende giudiziarie che hanno visto coinvolto il colosso Glovo, Lo abbiamo trattato in compagnia di un ex rider attivo nel collettivo Colpo di Torino. Non è la prima volta che queste piattaforme del food delivery finiscono alla sbarra in Italia, questa volta il PM Storari di Milano ha accusato l’azienda di caporalato e di sfruttamento del lavoro, e di avere creato un sistema di intimidazione e ricatto agita dall’algoritmo utilizzato dai riders, disponendo conseguentemente il commissariamento di Glovo. La vicenda ha sollevato un dibattito pubblico in cui c’è chi di base invoca la regolarizzazione di questi lavoratori, con contratti subordinati e che soprattutto dispongano di tutele per la salvaguardia e prevenzione della loro salute. Contenuti questi, anticipati da vincoli di adattamento a standard europei in materia di contratti di lavoro, proprio per i lavoratori delle piattaforme. Buon ascolto
February 11, 2026
Radio Blackout - Info
Puntata del 10/02/2026@2
Il primo argomento della puntata è stato quello delle mobilitazioni di lavoratrici e lavoratori dei grandi alberghi milanesi, ne abbiamo parlato in collegamento telefonico con Mattia Scolari del sindacato Cub Milano. Infatti per il 6 febbraio, nel giorno di inaugurazione dei giochi olimpici invernali, era stato lanciato un presidio davanti alla sede di Federalberghi per denunciare il costante peggioramento delle condizioni di chi opera in questo settore, presidio che nonostante il divieto posto dalla questura per non turbare le celebrazioni per il passaggio della fiamma olimpica, ha avuto luogo comunque, seppure in un’ altra sede. La mobilitazione è parte di un percorso di lotta portato avanti dall’ unione di lavoratori ma anche di sigle sindacali, che rivelano l’enorme disparità tra i guadagni di chi lavora negli alberghi e di chi li gestisce, ma svelando anche un meccanismo di vero e proprio lavoro a cottimo! si parla infatti di pagamenti erogati in base alle camere d’albergo pulite. Di questo e delle tante contraddizioni portate dalla costante turistificazione delle città e di conseguenza anche dei lavori a disposizione, abbiamo parlato con il nostro intervistato. Buon ascolto -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- Il secondo approfondimento della puntata lo abbiamo fatto in compagnia di un capotreno dell’Assemblea Nazionale PdM/PdB (personale di macchina/personale di bordo) sul prossimo sciopero dei macchinisti e capotreno dalle 21.00 del 27/02/2026 alle 20.59 del 28/02/2026. I temi caldi sono salute, sicurezza e giusta retribuzione: gli incidenti sul lavoro non danno tregua, le aggressioni al personale durante le ore di lavoro e non da ultimo gli aumenti salariali inesistenti. Durante l’intervista è stato sottolineato come la turnazione, la reperibilità e gli stessi orari lavorativi, cambiati da gli ultimi rinnovi contrattuali, hanno fatto tornare indietro l’orologio dei diritti di parecchi anni. Nel ricordare che l’assemblea PDM PDB “Siamo il gruppo auto-organizzato di Macchinisti e Capitreno delle FSI che rivendica un giusto rinnovo del CCNL e difendiamo la retrocessione dei nostri diritti” si rilancia alla partecipazione del prossimo sciopero che ha avuto il primo stop dalla commissione di garanzia: lo sciopero era stato organizzato e proclamato per il 20 gennaio 2026. Buon ascolto -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- Il terzo argomento della serata è stato quello delle ultime vicende giudiziarie che hanno visto coinvolto il colosso Glovo, Lo abbiamo trattato in compagnia di un ex rider attivo nel collettivo Colpo di Torino. Non è la prima volta che queste piattaforme del food delivery finiscono alla sbarra in Italia, questa volta il PM Storari di Milano ha accusato l’azienda di caporalato e di sfruttamento del lavoro, e di avere creato un sistema di intimidazione e ricatto agita dall’algoritmo utilizzato dai riders, disponendo conseguentemente il commissariamento di Glovo. La vicenda ha sollevato un dibattito pubblico in cui c’è chi di base invoca la regolarizzazione di questi lavoratori, con contratti subordinati e che soprattutto dispongano di tutele per la salvaguardia e prevenzione della loro salute. Contenuti questi, anticipati da vincoli di adattamento a standard europei in materia di contratti di lavoro, proprio per i lavoratori delle piattaforme. Buon ascolto
February 11, 2026
Radio Blackout - Info