
Ribellarsi facendo. Insieme
Comune-info - Monday, March 30, 2026
Foto Cammino di liberazione della Valle dell’Aniene (CLVA)
Il viaggio di Gridare, fare, pensare mondi nuovi (Eleuthera/Comune-info) ad ogni tappa incrocia soprattutto testimonianze legate ad esperienze che nei territori cercano di ricomporre le relazioni sociali e di promuovere pensiero critico attraverso il fare. A Castel Madama (Roma), una rete informale che lega associazioni culturali, biblioteche, librerie, Gruppi di acquisto solidale, associazioni che si occupano di memoria storica, singoli cittadini e cittadine, ha proposto a chi partecipa alla rete di leggere il libro per poi condividere con la redazione di Comune-info, in un incontro ospitato il 29 marzo nella biblioteca comunale, alcune risonanze con il tempo che viviamo e il territorio.
Incontri di questo tipo, realizzati seduti in cerchio, depositano molte immagini nella memoria, tirano fuori punti di vista in cerca di parole e anche analisi in conflitto, spesso suscitano il desiderio di confrontarsi di nuovo in modo più approfondito.
«La rete della Valle dell’Aniene alimenta la voglia di incontrarsi per condividere le diverse esperienze di ribellarsi facendo e per non smettere di coltivare senso di responsabilità nei confronti del territorio», osserva Marco in apertura della chiacchierata. Tra i primi a prendere parola c’è Giorgio: «Quando partiamo dalla domanda “Come possiamo lottare oggi contro il capitalismo?”, ci sono due errori piuttosto diffusi: pensare che il modo migliore sia prendere il potere e credere che serva una classe dirigente. Per fortuna esistono molte altre fonti di ispirazioni, penso al Chiapas, a Gaza, alla Val di Susa, alla GKN… Da qui la necessità di partire dal fare, come suggerisce il libro. Fare significa, ad esempio, cambiare le abitudini personali ma anche farlo insieme ad altri, tanto più in questo tempo in cui l’Occidente è in grande crisi e i suoi colpi di coda sono ovunque distruttivi. Il rischio di ogni fare è pensare che sia poco utile: il modo per contrastare questa paura è estendere le forme di resistenza su ogni aspetto della vita di ogni ogni a cominciare dal cibo».
Valle dell’Aniene. Foto CLVASul tema del fare interviene Antonio, giovane insegnante e promotore di uno spazio sociale a Vicovaro. «Il fare è il promo passo, ma resta aperto il problema di come relazionarsi con il potere, per quanto possiamo imparare ad esempio dal femminismo. Il fare a volte ha bisogno di alcune condizioni per essere significativo ma non sempre ci sono. Anche la strada coinvolgente suggerita da Bifo nel libro Disertare, difendersi da un mondo sempre più inumano creando legami, è di difficile attuazione». Uno dei principali promotori di questo incontro, Antonio Semproni (autore del testo da poco in libreria Segni e simboli del capitale. Spazio digitale, immaginario e corpi), suggerisce un’altra direzione: «Abbiamo bisogno di diserzioni collettive».
«Io ho trovato grandi risonanze del libro», aggiunge Marta. Anche se non fa parte di nessuna associazione, Marta tiene molto a questa rete, dice che aiuta ad aprire orizzonti. Qualche anno fa, è andata a vivere ad Anticoli Corrado, il paese della sua famiglia. Suo nonno è stato uno scultore. Per questo Marta ha aperto uno spazio espositivo nel paese e cerca di farlo diventare ogni giorno di più un laboratorio culturale e sociale.
Visita in una piccola azienda di apicoltori e agricoltori promossa dal Gruppo di acquisto GAStejuCarlo De Sanctis vive invece a Tivoli e si occupa di tempo di economia solidale. Negli ultimi anni ha dedicato saperi e iniziative ai sentieri escursionistici che cercano di conciliare agricoltura contadina, gruppi di acquisto solidale e mobilità pedonale tra paesi collinari. «Potremmo aggiungere un verbo – dice – al titolo del libro: declinare. Qualsiasi territorio infatti ha bisogno di calare nel proprio contesto il gridare, il fare e il pensare di cui parla il libro di Marco Calabria. Si tratta di riconoscere legami tra territori, temi e periodi storici diversi. Il testo ricorda ad esmepio l’incredibile lotta contro la privatizzazione dell’acqua vinta dalle comunità indigene a Cochabamba nel 2020, contro la multinazionale Bechtel. La gestione comunitaria dell’acqua sperimentata da quelle comunità ha una forte risonanza con le lotte degli anni Cinquanta delle donne nella Valle dell’Aniene, quando si opposero ai tentativi di captazione delle sergenti locali che avrebbero lasciato i paesi a secco per far arrivare più acqua a Roma. Oggi, quell’aggressione contro il territorio torna in una veste nuova attraverso i progetti di un grande gruppo industriale come Acea che invade aree naturalistiche importanti e mette in discussione la meravigliosa rete di cammini storici della zona. Per questo raccontare i territori, denunciare devastazione ma anche mostrare il ribellarsi che nasce dal basso, come fanno il libro di Marco Calabria e Comune-info ogni giorno, è essenziale».
Territorio da queste parti significa, tra le altre cose, creare una relazione diversa con la storia locale. Spiega Ennio, del Cammino di liberazione della Valle dell’Aniene, un’associazione impegnata a proteggere la memoria storica degli eventi legati all’occupazione nazifascista e alla Resistenza. «Il nostro obiettivo è ripensare con le persone che incontriamo cosa significa essere partigiani oggi. Partiamo dal fare, cioè dal camminare insieme in luoghi significativi. Questa iniziativa è accompagnata da momenti di approfondimento, tra presentazione di libri e organizzazione di convegni, come quello sullo svuotamento dei paesi. Da alcuni anni collaboriamo anche con otto istituti scolastici del territorio: siamo riusciti a fare lezione a modo nostro, prima di tutto camminando tra Agosta e Subiaco, con 800 studenti e studentesse».
Anche altri, in questo pezzo dell’Appennino, dedicano tempo ad attività per bambini e bambine, ragazzi e ragazze. Qualche anno fa Luisella insieme ad altre persone di Anticoli Corrado ha messo su il gruppo ABC-Amici Biblioteca Comunale. Con creatività e molta determinazione, sono riusciti dopo diversi mesi a far riaprire la biblioteca del paese, diventata una casa per tante iniziative, in particolare per più piccoli. «Con loro cerchiamo lentamente di mettere in discussione il dominio dell’individualismo – racconta – È il nostro modo con cui costruire qui e ora un domani diverso».
Gruppo ABC-Amici Biblioteca Comunale di Anticoli CorradoNaturalmente promuovere iniziative sociali e culturali in questi piccoli paesi non è affatto facile per mille ragioni. Spiega Enrico che vive a Castel Madama: «Quando ho cominciato a leggere il libro mi sono accorto che alcune di quelle pagine le avevo già lette, perché sono stato un vorace lettore di Carta, il settimanale di cui Marco Calabria è stato tra i fondatori. Spesso l’ho distribuito alla manifestazioni dopo Genova 2001. Carta riusciva a mettere insieme e a rendere comprensibili tanti contenuti importanti, ma era soprattutto un settimanale graficamente molto bello, a volte lo abbiamo utilizzato per fare volantini e tazebao. Ci sono alcune righe del libro di Marco che trovo potentissime per chi come noi si trova spesso in pochi a prendere altre direzioni: “È come andare in bicicletta: se smetti di muoverti, di spingere sui pedali non puoi far altro che cadere. Non puoi sapere se riuscirai a rialzarti. D’altra parte, la bicicletta è uno dei pochi mezzi capaci di mettere armonia tra il tempo, lo spazio e l’andare. Qualcuno ha detto che è l’immagine visibile del vento”. Ecco, si tratta proprio di non smettere mai di pedalare, malgrado le difficoltà…».
«C’è sempre il rischio di piangersi addosso perché non sempre abbiamo il coraggio di guardare il vicino, di creare una relazione – aggiunge Giancarlo – A volte siamo troppo impegnati ad analizzare i grandi sistemi invece di cercare la sofferenza vicina e prendercene cura…. E allora ripartiamo dai protagonisti del corteo del 28 marzo e del referendum, cioè dai giovani: sono in grado di travolgere qualsiasi pessimismo». Già, il corteo del 28 marzo, aggiunge Tommaso di Anticoli Corrado: «Da sempre le opposizioni più importanti agli oppressori le fanno i giovani. Oggi i giovani sono aggrediti dalla tecnologia della sorveglianza, eppure qualcosa di importante ha cominciato a muoversi tra loro».
Un nodo fondamentale da sciogliere in questo contesto è come creare comunità. Dice Antonio di Anticoli Corrado: «Il libro spiega bene come qualsiasi dominatore dipenda in realtà dai dominati. Oggi per tanti territori questo significa inventare un nuovo senso comunitario. È fondamentale. In questa Valle viviamo per lo più in paesi senza comunità».
Come favorire processi di autorganizzazione in questa situazione? Dice Enzo di Tivoli: «Credo anch’io che il gridare e il fare, cioè l’autorganizzazione, siano essenziali. Io, ad esempio, sono molto impegnato con il mio Gruppo di acquisto solidale, ma non condivido la cattiva utopia di John Holloway e Raúl Zibechi che emerge nel libro: insomma non possiamo pensare di cambiare il mondo senza prendere il potere». Di parere molto diverso David: «Pensare globalmente e agire localmente, come suggeriva il movimento altermondialista qualche anno fa, resta fondamentale, anche se oggi il capitalismo ha fatto sua anche quell’espressione. Il fare diverso presente nelle nostre comunità e quello raccontato dal libro sono prima di tutto argini contro la barbarie. Per questo trovo il libro bellissimo, a cominciare dall’intervista a John Holloway».
Inevitabile allargare la discussione con alcuni riferimenti anche all’ultimo libro di Holloway, Speranza. In un tempo senza speranza. La speranza in questo caso non ha a che fare con il desiderio, perché invita all’azione personale e collettiva, né con l’ottimismo, perché legata al qui e ora e non al domani. «Il tema della speranza di cui stiamo parlando fa tornare in mente Le città invisibili di Calvino – dice Paolo – e le parole con cui Marco Polo si rivolge all’imperatore. “Se vuoi sapere quanto buio hai intorno, devi aguzzare lo sguardo sulle fioche luci lontane…“. Di certo, aguzzare lo sguardo oggi richiede molta attenzione e impegno, la nostra rete è importante per questo». Marco di Roviano cita invece un’altra espressione: «Václav Havel diceva che la speranza non è ottimismo ma la certezza che ciò che stiamo facendo ha un significato. Ecco, il fare di questa rete, che ha un forte legame con il libro Gridare, fare, pensare mondi nuovi, si muove in questo scenario».
Chissà, forse il fare tanto discusso fare abbraccia anche il dono, come quello fatto da Luisella alla fine della mattinata quando compra una seconda copia del libro e la regala a Sara, una giovane donna curdo-iraniana da diversi anni in Italia.
Prossimi incontri dedicati al libro Gridare, fare, pensare mondi nuovi: 8 maggio, Selargius (Cagliari); 30 maggio, Gaverina Terme (Bergamo). Per organizzarne altri: carmosino at comune-info.net.
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