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Villaggio delle Rose: cronaca di una resistenza urbana tra fango, burocrazia e identità – di Dijana Pavlovic e Paolo Cagna Ninchi
Milano da un po' di tempo a questa parte è preso sempre ad esempio negativo di gentrificatione urbana, quasi fosse il faro della speculazione urbana. Ma Milano, ovviamente, non è solo questo, anzi: è anche specchio di creazione, invenzione e resistenza della marginalità urbana. È questo il caso del Villaggio delle Rose, nella periferia [...]
April 9, 2026
Effimera
Un territorio già provato
C’è qualcosa di profondamente ingannevole nelle piogge e nelle nevicate di questi giorni. Sembrano eccezionali, quasi imprevedibili, e invece non lo sono. A renderle tali è prima di tutto il contesto in cui arrivano: un inverno lungo e arido, segnato da una siccità ostinata e inquietante. Montagne senza neve, fiumi ridotti a cicatrici asciutte, campagne esauste, animali in sofferenza. Un territorio già provato, già fragile. E così, quando finalmente l’acqua arriva, non è una benedizione. È una minaccia. Quell’acqua non cade su una terra viva, capace di accoglierla. Cade su un suolo che abbiamo reso morto: asfaltato, cementificato, impermeabilizzato. Un suolo che non assorbe, non trattiene, non restituisce. L’acqua allora scivola, accelera, si accumula. Non ricarica le falde, non nutre i campi. Travolge. È qui che il disastro naturale smette di essere “naturale”. I fiumi esondano perché sono stati trasformati. Argini cementificati, letti artificialmente “rettificati”, corsi d’acqua costretti in geometrie che non appartengono loro. E attorno a questi fiumi si è costruito ancora, e ancora, e ancora. Come se l’acqua non avesse memoria. Come se non tornasse mai a reclamare il proprio spazio. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: un territorio maltrattato, piegato a una logica estrattiva che non conosce limiti. Abbiamo strappato risorse, occupato spazi, piegato acqua, vento e sole a un uso immediato, senza misura. Un rituale senza misticismo, senza restituzione. Solo consumo. Solo accumulo. Solo macerie, alla fine. Il crollo del ponte sul Trigno, lungo la Statale 16 “Adriatica”, a Montenero di Bisaccia (Campobasso), non è un incidente. È una metafora potente, dolorosa. È la rappresentazione concreta di una frattura più profonda: quella tra ciò che diciamo – “va tutto bene, è sotto controllo” – e ciò che accade davvero. Una bocca aperta sul pericolo che smentisce l’equilibrio rassicurante delle narrazioni ufficiali. E allora le domande diventano inevitabili. Cosa è stato fatto, in questi vent’anni, per mettere in sicurezza il fiume Biferno, dalla diga del Liscione (tirata su un invaso artificiale formato negli anni sessanta) fino al mare? Cosa è stato fatto per il Trigno? Cosa per le strade che costeggiano questi corsi d’acqua? La risposta principale, guardando ciò che accade oggi, è brutale nella sua: poco o nulla. O peggio, interventi inutili. Eppure le risorse c’erano. La testata locale Primonumero lo ricorda con precisione: dopo l’alluvione del 2003 furono stanziati circa 15 milioni di euro per la messa in sicurezza del tratto terminale del Biferno. Fondi rimasti sostanzialmente inutilizzati. Non è una dimenticanza. È una scelta politica. Già allora, nel 2003, si diceva con chiarezza: non è una fatalità, manca una politica di prevenzione del territorio. E mentre si denunciava l’assenza di interventi, la legge finanziaria tagliava proprio lì dove sarebbe servito investire: difesa del suolo, protezione civile, tutela ambientale. L’ambiente ridotto a “cenerentola” della spesa pubblica, appena lo 0,4 per cento del bilancio. Nel frattempo, si finanziavano grandi opere, si inseguivano promesse di sviluppo rapido, si prosciugavano le risorse per la manutenzione e la cura. Il risultato è quello che vediamo oggi: un territorio esposto, vulnerabile, incapace di reggere eventi che, per quanto intensi, non sono più eccezioni ma parte di una nuova normalità climatica. Il lago di Guardialfiera (o del Liscione) incombe ancora come una minaccia. Una massa d’acqua che, quando il “troppo pieno” viene aperto, scarica a valle una quantità che il fiume non è più in grado di contenere in sicurezza. Qui la questione non è tecnica, è politica: dimensionare il letto del fiume, prevedere, prevenire. Fare i conti con la realtà. Ma quei conti non sono mai stati fatti davvero. E allora torniamo al punto di partenza: non è la pioggia il problema. È il modo in cui abbiamo trasformato il territorio. È l’assenza di una visione. È la scelta sistematica di rimandare, di non intervenire, di preferire l’emergenza alla prevenzione. In questo quadro, c’è qualcosa di ancora più stridente. Mentre territori come il Molise crollano sotto il peso del dissesto idrogeologico, si continuano a spendere risorse immense altrove: nella guerra, nella distruzione, nella produzione di insicurezza globale. Eppure l’urgenza vera è qui, sotto i nostri piedi. È nella cura di un mondo già ferito, già compromesso. Non è più tempo di dichiarare emergenze. Non è più tempo di promesse. È tempo di scegliere. Scegliere se continuare a inseguire uno sviluppo che consuma e distrugge, o se finalmente investire nella salvaguardia del territorio, nella sua manutenzione, nella sua rigenerazione. Perché senza territorio non c’è comunità, non c’è alcun tipo di economia, non c’è futuro. Ogni alluvione che continuiamo a chiamare “eccezionale” è, in realtà, una responsabilità collettiva che torna a galla. -------------------------------------------------------------------------------- L'articolo Un territorio già provato proviene da Comune-info.
April 3, 2026
Comune-info
Ribellarsi facendo. Insieme
-------------------------------------------------------------------------------- Foto Cammino di liberazione della Valle dell’Aniene (CLVA) -------------------------------------------------------------------------------- Il viaggio di Gridare, fare, pensare mondi nuovi (Eleuthera/Comune-info) ad ogni tappa incrocia soprattutto testimonianze legate ad esperienze che nei territori cercano di ricomporre le relazioni sociali e di promuovere pensiero critico attraverso il fare. A Castel Madama (Roma), una rete informale che lega associazioni culturali, biblioteche, librerie, Gruppi di acquisto solidale, associazioni che si occupano di memoria storica, singoli cittadini e cittadine, ha proposto a chi partecipa alla rete di leggere il libro per poi condividere con la redazione di Comune-info, in un incontro ospitato il 29 marzo nella biblioteca comunale, alcune risonanze con il tempo che viviamo e il territorio. Incontri di questo tipo, realizzati seduti in cerchio, depositano molte immagini nella memoria, tirano fuori punti di vista in cerca di parole e anche analisi in conflitto, spesso suscitano il desiderio di confrontarsi di nuovo in modo più approfondito. «La rete della Valle dell’Aniene alimenta la voglia di incontrarsi per condividere le diverse esperienze di ribellarsi facendo e per non smettere di coltivare senso di responsabilità nei confronti del territorio», osserva Marco in apertura della chiacchierata. Tra i primi a prendere parola c’è Giorgio: «Quando partiamo dalla domanda “Come possiamo lottare oggi contro il capitalismo?”, ci sono due errori piuttosto diffusi: pensare che il modo migliore sia prendere il potere e credere che serva una classe dirigente. Per fortuna esistono molte altre fonti di ispirazioni, penso al Chiapas, a Gaza, alla Val di Susa, alla GKN… Da qui la necessità di partire dal fare, come suggerisce il libro. Fare significa, ad esempio, cambiare le abitudini personali ma anche farlo insieme ad altri, tanto più in questo tempo in cui l’Occidente è in grande crisi e i suoi colpi di coda sono ovunque distruttivi. Il rischio di ogni fare è pensare che sia poco utile: il modo per contrastare questa paura è estendere le forme di resistenza su ogni aspetto della vita di ogni ogni a cominciare dal cibo». Valle dell’Aniene. Foto CLVA -------------------------------------------------------------------------------- Sul tema del fare interviene Antonio, giovane insegnante e promotore di uno spazio sociale a Vicovaro. «Il fare è il promo passo, ma resta aperto il problema di come relazionarsi con il potere, per quanto possiamo imparare ad esempio dal femminismo. Il fare a volte ha bisogno di alcune condizioni per essere significativo ma non sempre ci sono. Anche la strada coinvolgente suggerita da Bifo nel libro Disertare, difendersi da un mondo sempre più inumano creando legami, è di difficile attuazione». Uno dei principali promotori di questo incontro, Antonio Semproni (autore del testo da poco in libreria Segni e simboli del capitale. Spazio digitale, immaginario e corpi), suggerisce un’altra direzione: «Abbiamo bisogno di diserzioni collettive». «Io ho trovato grandi risonanze del libro», aggiunge Marta. Anche se non fa parte di nessuna associazione, Marta tiene molto a questa rete, dice che aiuta ad aprire orizzonti. Qualche anno fa, è andata a vivere ad Anticoli Corrado, il paese della sua famiglia. Suo nonno è stato uno scultore. Per questo Marta ha aperto uno spazio espositivo nel paese e cerca di farlo diventare ogni giorno di più un laboratorio culturale e sociale. Visita in una piccola azienda di apicoltori e agricoltori promossa dal Gruppo di acquisto GASteju Carlo De Sanctis vive invece a Tivoli e si occupa di tempo di economia solidale. Negli ultimi anni ha dedicato saperi e iniziative ai sentieri escursionistici che cercano di conciliare agricoltura contadina, gruppi di acquisto solidale e mobilità pedonale tra paesi collinari. «Potremmo aggiungere un verbo – dice – al titolo del libro: declinare. Qualsiasi territorio infatti ha bisogno di calare nel proprio contesto il gridare, il fare e il pensare di cui parla il libro di Marco Calabria. Si tratta di riconoscere legami tra territori, temi e periodi storici diversi. Il testo ricorda ad esmepio l’incredibile lotta contro la privatizzazione dell’acqua vinta dalle comunità indigene a Cochabamba nel 2020, contro la multinazionale Bechtel. La gestione comunitaria dell’acqua sperimentata da quelle comunità ha una forte risonanza con le lotte degli anni Cinquanta delle donne nella Valle dell’Aniene, quando si opposero ai tentativi di captazione delle sergenti locali che avrebbero lasciato i paesi a secco per far arrivare più acqua a Roma. Oggi, quell’aggressione contro il territorio torna in una veste nuova attraverso i progetti di un grande gruppo industriale come Acea che invade aree naturalistiche importanti e mette in discussione la meravigliosa rete di cammini storici della zona. Per questo raccontare i territori, denunciare devastazione ma anche mostrare il ribellarsi che nasce dal basso, come fanno il libro di Marco Calabria e Comune-info ogni giorno, è essenziale». Territorio da queste parti significa, tra le altre cose, creare una relazione diversa con la storia locale. Spiega Ennio, del Cammino di liberazione della Valle dell’Aniene, un’associazione impegnata a proteggere la memoria storica degli eventi legati all’occupazione nazifascista e alla Resistenza. «Il nostro obiettivo è ripensare con le persone che incontriamo cosa significa essere partigiani oggi. Partiamo dal fare, cioè dal camminare insieme in luoghi significativi. Questa iniziativa è accompagnata da momenti di approfondimento, tra presentazione di libri e organizzazione di convegni, come quello sullo svuotamento dei paesi. Da alcuni anni collaboriamo anche con otto istituti scolastici del territorio: siamo riusciti a fare lezione a modo nostro, prima di tutto camminando tra Agosta e Subiaco, con 800 studenti e studentesse». Anche altri, in questo pezzo dell’Appennino, dedicano tempo ad attività per bambini e bambine, ragazzi e ragazze. Qualche anno fa Luisella insieme ad altre persone di Anticoli Corrado ha messo su il gruppo ABC-Amici Biblioteca Comunale. Con creatività e molta determinazione, sono riusciti dopo diversi mesi a far riaprire la biblioteca del paese, diventata una casa per tante iniziative, in particolare per più piccoli. «Con loro cerchiamo lentamente di mettere in discussione il dominio dell’individualismo – racconta – È il nostro modo con cui costruire qui e ora un domani diverso». Gruppo ABC-Amici Biblioteca Comunale di Anticoli Corrado -------------------------------------------------------------------------------- Naturalmente promuovere iniziative sociali e culturali in questi piccoli paesi non è affatto facile per mille ragioni. Spiega Enrico che vive a Castel Madama: «Quando ho cominciato a leggere il libro mi sono accorto che alcune di quelle pagine le avevo già lette, perché sono stato un vorace lettore di Carta, il settimanale di cui Marco Calabria è stato tra i fondatori. Spesso l’ho distribuito alla manifestazioni dopo Genova 2001. Carta riusciva a mettere insieme e a rendere comprensibili tanti contenuti importanti, ma era soprattutto un settimanale graficamente molto bello, a volte lo abbiamo utilizzato per fare volantini e tazebao. Ci sono alcune righe del libro di Marco che trovo potentissime per chi come noi si trova spesso in pochi a prendere altre direzioni: “È come andare in bicicletta: se smetti di muoverti, di spingere sui pedali non puoi far altro che cadere. Non puoi sapere se riuscirai a rialzarti. D’altra parte, la bicicletta è uno dei pochi mezzi capaci di mettere armonia tra il tempo, lo spazio e l’andare. Qualcuno ha detto che è l’immagine visibile del vento”. Ecco, si tratta proprio di non smettere mai di pedalare, malgrado le difficoltà…». «C’è sempre il rischio di piangersi addosso perché non sempre abbiamo il coraggio di guardare il vicino, di creare una relazione – aggiunge Giancarlo – A volte siamo troppo impegnati ad analizzare i grandi sistemi invece di cercare la sofferenza vicina e prendercene cura…. E allora ripartiamo dai protagonisti del corteo del 28 marzo e del referendum, cioè dai giovani: sono in grado di travolgere qualsiasi pessimismo». Già, il corteo del 28 marzo, aggiunge Tommaso di Anticoli Corrado: «Da sempre le opposizioni più importanti agli oppressori le fanno i giovani. Oggi i giovani sono aggrediti dalla tecnologia della sorveglianza, eppure qualcosa di importante ha cominciato a muoversi tra loro». Un nodo fondamentale da sciogliere in questo contesto è come creare comunità. Dice Antonio di Anticoli Corrado: «Il libro spiega bene come qualsiasi dominatore dipenda in realtà dai dominati. Oggi per tanti territori questo significa inventare un nuovo senso comunitario. È fondamentale. In questa Valle viviamo per lo più in paesi senza comunità». Come favorire processi di autorganizzazione in questa situazione? Dice Enzo di Tivoli: «Credo anch’io che il gridare e il fare, cioè l’autorganizzazione, siano essenziali. Io, ad esempio, sono molto impegnato con il mio Gruppo di acquisto solidale, ma non condivido la cattiva utopia di John Holloway e Raúl Zibechi che emerge nel libro: insomma non possiamo pensare di cambiare il mondo senza prendere il potere». Di parere molto diverso David: «Pensare globalmente e agire localmente, come suggeriva il movimento altermondialista qualche anno fa, resta fondamentale, anche se oggi il capitalismo ha fatto sua anche quell’espressione. Il fare diverso presente nelle nostre comunità e quello raccontato dal libro sono prima di tutto argini contro la barbarie. Per questo trovo il libro bellissimo, a cominciare dall’intervista a John Holloway». Inevitabile allargare la discussione con alcuni riferimenti anche all’ultimo libro di Holloway, Speranza. In un tempo senza speranza. La speranza in questo caso non ha a che fare con il desiderio, perché invita all’azione personale e collettiva, né con l’ottimismo, perché legata al qui e ora e non al domani. «Il tema della speranza di cui stiamo parlando fa tornare in mente Le città invisibili di Calvino – dice Paolo – e le parole con cui Marco Polo si rivolge all’imperatore. “Se vuoi sapere quanto buio hai intorno, devi aguzzare lo sguardo sulle fioche luci lontane…“. Di certo, aguzzare lo sguardo oggi richiede molta attenzione e impegno, la nostra rete è importante per questo». Marco di Roviano cita invece un’altra espressione: «Václav Havel diceva che la speranza non è ottimismo ma la certezza che ciò che stiamo facendo ha un significato. Ecco, il fare di questa rete, che ha un forte legame con il libro Gridare, fare, pensare mondi nuovi, si muove in questo scenario». Chissà, forse il fare tanto discusso fare abbraccia anche il dono, come quello fatto da Luisella alla fine della mattinata quando compra una seconda copia del libro e la regala a Sara, una giovane donna curdo-iraniana da diversi anni in Italia. -------------------------------------------------------------------------------- Prossimi incontri dedicati al libro Gridare, fare, pensare mondi nuovi: 8 maggio, Selargius (Cagliari); 30 maggio, Gaverina Terme (Bergamo). Per organizzarne altri: carmosino at comune-info.net. -------------------------------------------------------------------------------- L'articolo Ribellarsi facendo. Insieme proviene da Comune-info.
March 30, 2026
Comune-info
Territorio e terra
ROMPERE LA GABBIA CHE LE GEOPOLITICA IMPONE AL CONCETTO DI TERRITORIO CONSENTE DI ASCOLTARE IL MONDO DI QUELLI CHE SONO IN BASSO. NEGLI ULTIMI ANNI INFATTI IL TERRITORIO È DIVENTATO IL CENTRO IN CUI SI MATERIALIZZATA L’ECONOMIA GLOBALE, MA AL TEMPO STESSO È DIVENTATO IL FULCRO DELLA RESISTENZA DELLE COMUNITÀ INDIGENE, NERE E CONTADINE. COME DIMOSTRANO SEMPRE PIÙ TERRITORI, A COMINCIARE DAL SUD AMERICA, SCRIVE RAÚL ZIBECHI, OGGI LA RESISTENZA AL CAPITALISMO È GUIDATA PRIMA DI TUTTO DA QUELLE COMUNITÀ, LE UNICHE IN GRADO DI FERMARE I PROGETTI DELLE GRANDI MULTINAZIONALI E DI PORRE UN FRENO AI PROCESSI DI PRIVATIZZAZIONE DI BENI COMUNI COME TERRA E ACQUA IN MERCI Foto: @Tukuma_pataxo per APIB / Articulação dos Povos Indígenas do Brasil -------------------------------------------------------------------------------- «La terra e i territori non sono semplicemente uno sfondo per la riconfigurazione geopolitica», scrive Oscar Bazoberry, coordinatore dell’Istituto per lo Sviluppo Rurale in Sud America (IPDRS), nell’introduzione al Decimo Rapporto: Accesso alla Terra e al Territorio in Sud America. Aggiunge che la terra e i territori «continuano a essere lo spazio in cui si materializzano cicli politici, strategie estrattive e nuove agende ambientali». Bazoberry sostiene che porre l’accesso alla terra e ai territori al centro dell’analisi e dell’attenzione globale è necessario per comprendere come il potere si stia riorganizzando, sia a livello locale che globale. Il rapporto, pubblicato da dieci anni, copre nove paesi della regione, poiché quest’anno non è stato possibile ottenere contributi dal Venezuela per ovvie ragioni. Secondo l’IPDRS, si tratta di un progetto di «ricerca collaborativa situata» che si avvale di informazioni fornite da movimenti e organizzazioni sociali, media alternativi e alcuni rapporti istituzionali per sistematizzare i dati disponibili, rendendoli utili per i soggetti collettivi che i rapporti intendono mettere in luce. Redatte da accademici strettamente legati ai movimenti, le relazioni annuali offrono approfondimenti sulle principali tendenze della lotta per la terra e il territorio nel subcontinente, avvicinandoci al contempo alle persone che difendono la terra e la vita. Ogni sezione mette in luce un particolare movimento di resistenza, illustrato con fotografie dei suoi leader. È importante sottolineare i cambiamenti avvenuti in appena un decennio, che hanno radicalmente modificato i conflitti. “Per anni, la terra è stata considerata una questione rurale e settoriale, legata all’agricoltura, e marginale in termini di occupazione e residenza”, si legge nell’introduzione. Ora, invece, il territorio è diventato il centro della formazione del valore, “dove si è materializzata l’economia globale”, nonché il fulcro della resistenza delle comunità. In breve, la terra è centrale come risorsa globale, come accesso alle fonti energetiche, all’estrazione mineraria e forestale, e come fonte di speculazione finanziaria attraverso i crediti di carbonio, tra le altre cose. Uno dei cambiamenti più significativi riguarda le modalità di accumulazione del capitale. Le catene del valore globali esercitano ora un’influenza molto maggiore sulla proprietà terriera da parte delle vecchie oligarchie latifondiste, con tutte le implicazioni che ciò comporta per le lotte sociali. Mentre il capitalismo impatta sui territori dei popoli indigeni, cercando di espropriarli per privatizzare i beni comuni trasformandoli in semplici merci, emergono nuove forme di resistenza e nuovi soggetti collettivi: le comunità indigene, nere e contadine. In relazione a ciò, si sta verificando una trasformazione di lunga durata: la lotta per la riforma agraria, intesa come distribuzione individuale della terra, è stata soppiantata dall’emergere dei territori indigeni. I movimenti di resistenza realmente esistenti si basano sull’attaccamento ai propri spazi e sull’impregnazione di spiritualità, che ha trasformato la terra in un territorio integrale, abitato da comunità forgiate all’interno di questi processi. Il mutamento del panorama degli attori storici nella lotta anticapitalista ha modificato l’intero contesto istituzionale e politico. L’importanza di questi popoli (indigeni, neri e contadini, che in Brasile vengono definiti “popoli della campagna, delle acque e delle foreste”) implica non solo un cambiamento negli attori coinvolti, ma anche una trasformazione fondamentale nelle modalità di conduzione della politica, che d’ora in poi appare incentrata sull’autogoverno e sull’autonomia territoriale. Osserviamo come la resistenza al capitalismo sia guidata dalle autonomie indigene, nere e contadine in tutto il continente, sebbene alcuni “analisti” ritengano che i lavoratori industriali rimangano la classe che resiste al sistema. In Brasile, i popoli indigeni rappresentano meno dell’1% della popolazione totale, ma sono gli unici in grado di fermare i progetti delle grandi multinazionali, come dimostra la recente vittoria di 14 comunità amazzoniche contro i piani di Cargill (L’importanza di riconoscere le vittorie dei popoli). Questa resistenza si sta riaccendendo oggi grazie alle donne indigene del fiume Xingu, che chiedono la revoca della licenza ambientale della compagnia mineraria canadese Belo Sun. Da tre settimane occupano la sede dell’Istituto Indigeno e hanno bloccato l’autostrada per l’aeroporto di Altamira. I movimenti di resistenza si stanno diffondendo in tutto il continente e ogni giorno veniamo a conoscenza di nuove esperienze. Ho chiesto a Silvia Adoue, che accompagna alcune di queste lotte, perché siano proprio gli indigeni a resistere maggiormente. Dopo averci pensato, ha risposto: “Sono più preparati degli abitanti delle città ad affrontare la guerra del capitale, perché non ne sono mai stati al di fuori. E sono meno contaminati dal capitalismo”. -------------------------------------------------------------------------------- Pubblicato anche su La Jornada con il titolo Tierra y territorios en Sudamérica -------------------------------------------------------------------------------- L'articolo Territorio e terra proviene da Comune-info.
March 21, 2026
Comune-info
Puglia: i comitati locali difendono il territorio tarantino@0
Nel territorio tarantino ci sono diverse esperienze di resistenza dal basso. La scorsa settimana a seguito dell’ennesima morte sul lavoro di un operaio dell’ex-Ilva di Taranto è stato convocato uno sciopero di 24 ore e insieme a Virginia del Comitato Cittadini e Lavoratori Liberi e Pensanti abbiamo fatto un aggiornamento sulla situazione della fabbrica e del territorio, sottolineando le gravi conseguenze sulla salute e i limiti delle azioni messe in campo dai vari attori che dovrebbero prendersi carico di un impianto completamente da mettere in sicurezza e da bonificare. Arriva la notizia di un presidio permanente nella piazza del paese Ginosa in provincia di Taranto a seguito della volontà di realizzare un progetto di termovalorizzatore. La questione dell’agricoltura, delle aree interne e della gestione dei rifiuti sono temi all’ordine del giorno per il territorio che si trova quasi al confine con la Basilicata. Con Maria del Comitato No Termovalorizzatore facciamo il punto della situazione.
March 12, 2026
Radio Blackout - Info
Puglia: i comitati locali difendono il territorio tarantino@1
Nel territorio tarantino ci sono diverse esperienze di resistenza dal basso. La scorsa settimana a seguito dell’ennesima morte sul lavoro di un operaio dell’ex-Ilva di Taranto è stato convocato uno sciopero di 24 ore e insieme a Virginia del Comitato Cittadini e Lavoratori Liberi e Pensanti abbiamo fatto un aggiornamento sulla situazione della fabbrica e del territorio, sottolineando le gravi conseguenze sulla salute e i limiti delle azioni messe in campo dai vari attori che dovrebbero prendersi carico di un impianto completamente da mettere in sicurezza e da bonificare. Arriva la notizia di un presidio permanente nella piazza del paese Ginosa in provincia di Taranto a seguito della volontà di realizzare un progetto di termovalorizzatore. La questione dell’agricoltura, delle aree interne e della gestione dei rifiuti sono temi all’ordine del giorno per il territorio che si trova quasi al confine con la Basilicata. Con Maria del Comitato No Termovalorizzatore facciamo il punto della situazione.
March 12, 2026
Radio Blackout - Info
Bari, 6 marzo: Assemblea regionale “Contro il riarmo e la militarizzazione del territorio”
VENERDÌ 6 MARZO 2026 | ORE 18.00 CASA DEI COMBONIANI, VIA GIULIO PETRONI N, 101 – BARI Si svolgerà venerdì 6 marzo 2026, alle ore 18.00, presso la Casa dei Comboniani in Via Giulio Petroni n, 101 a Bari l’Assemblea pubblica per il lancio della petizione al Consiglio regionale della Puglia per una rappresentanza trasparente e partecipata nel Comitato Misto Paritetico Regione–Forze Armate, in materia di regolamentazione delle servitù militari. Interverranno: Antonio Camuso, Nicola Colaianni, Giuseppe La Porta, Michele Lucivero, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, Laura Marchetti, Alfio Nicotra, coordinatore della Rete Italiana Pace e Disarmo, Angela Rizzi, Antonio Sanarica, sindacalista USB, Carlo Tombola, presidente di Weapon Watch. Sono inoltre previsti contributi e testimonianze dai territori interessati dalla presenza di infrastrutture militari. Nel corso dell’assemblea sarà presentata ufficialmente la petizione per chiedere alla Regione Puglia maggiore trasparenza e un più incisivo controllo pubblico in materia di servitù militari Link per partecipare online: meet.google.com/qxe-zcyt-uqp ———————– Di seguito il testo integrale della petizione: PETIZIONE AL CONSIGLIO REGIONALE DELLA PUGLIA PER UNA RAPPRESENTANZA TRASPARENTE E PARTECIPATA NEL COMITATO MISTO PARITETICO PER LE SERVITÙ MILITARI AL SIG. PRESIDENTE DEL CONSIGLIO REGIONALE DELLA PUGLIA I sottoscritti cittadini e cittadine, premesso che – il territorio della Regione Puglia è interessato da una presenza significativa di infrastrutture e attività militari; – in attuazione delle politiche nazionali ed europee in materia di difesa, tale presenza è destinata ad accrescersi nei prossimi anni, con rilevanti ricadute ambientali, sanitarie, sociali ed economiche sui territori coinvolti; – il Comitato misto paritetico per la regolamentazione delle servitù militari, previsto dall’articolo 322, comma 3, del decreto legislativo 15 marzo 2010, n. 66, costituisce l’organismo istituzionale deputato alla consultazione tra lo Stato e le Regioni in materia di armonizzazione tra i piani di assetto territoriale e di sviluppo economico e sociale della regione e delle aree subregionali e i programmi delle installazioni militari e delle conseguenti limitazioni; – la normativa vigente prevede che il Comitato sia composto, tra gli altri, da sette rappresentanti della Regione, nominati dal Presidente della Giunta regionale su designazione, con voto limitato, del Consiglio regionale; considerato che – non esiste alcun obbligo normativo che imponga che tali rappresentanti debbano essere necessariamente consiglieri regionali eletti, rendendo dunque possibile valorizzare competenze esterne all’assemblea consiliare; – alcune Regioni, tra cui il Lazio, hanno già adottato o promosso modalità più aperte e partecipative nella designazione dei componenti regionali del Comitato; – il coinvolgimento di professionalità provenienti dal mondo accademico, scientifico, tecnico e dell’associazionismo può rafforzare il pluralismo, la qualità delle decisioni e la credibilità dell’azione istituzionale; – le comunità locali interessate dalle servitù militari segnalano da tempo una carenza di informazione circa lo svolgimento delle esercitazioni, le tempistiche e le ricadute sui territori, con effetti negativi sulle economie locali, in particolare nei settori agricolo, zootecnico e turistico; – procedure pubbliche e trasparenti di raccolta e valutazione delle candidature favoriscono la fiducia dei cittadini nelle istituzioni e una più corretta informazione dell’opinione pubblica; chiedono che il Consiglio regionale della Puglia voglia: – prevedere, a partire dal prossimo rinnovo del Comitato misto paritetico per le servitù militari, la possibilità di valutare candidature mediante procedure pubbliche e trasparenti per la designazione dei rappresentanti regionali; – consentire la partecipazione, tramite tali procedure, di professionisti, studiosi ed esponenti qualificati dell’associazionismo e della società civile, con comprovata esperienza nei settori ambientale, giuridico, sanitario, territoriale o nella tutela dei diritti delle comunità locali; – definire criteri chiari e pubblicamente accessibili per la selezione delle candidature, o autocandidature, nel pieno rispetto delle prerogative istituzionali del Consiglio regionale; – promuovere una maggiore trasparenza e accessibilità delle informazioni relative all’attività del Comitato, anche al fine di garantire una tempestiva e adeguata informazione alle comunità locali e agli operatori economici dei territori interessati. I sottoscritti ritengono che tali misure possano contribuire a: – rafforzare il ruolo della Regione Puglia quale garante dell’interesse pubblico, della partecipazione democratica e della corretta rappresentanza istituzionale; – promuovere e tutelare l’autonomia di sviluppo delle comunità locali, contrastando scelte centralistiche e poco trasparenti e garantendo il coinvolgimento informato e partecipato delle popolazioni interessate nelle decisioni riguardanti opere e progetti che incidono sui loro territori. Confidiamo, pertanto, nell’emanazione a tempo debito di avviso pubblico nei termini suindicati. Soggetti promotori: AGESCI Puglia – ANCHENOI – ANPI Puglia – ARCI Puglia – Associazione Chiese Evangeliche Battiste di Puglia e Basilicata – Associazione PERIPLO – AVS Puglia – Centro Interdipartimentale di Ricerche sulla Pace dell’Università di Bari – Centro Studi Torre di Nebbia – COBAS Puglia – Comitato per la Pace di Altamura – Comitato per la Pace di Gioia del Colle – Comitato per la Pace di Manduria – Comitato per la Pace di Putignano – Comitato per la Pace di Ruvo di Puglia – Comitato per la Pace di Terra di Bari – Convochiamoci per Bari – Coordinamento Capitanata per la Pace – Coordinamento Grottaglie per la Palestina – Coordinamento Nord Barese Pace e Disarmo – Donne in Nero Bari – Fondazione don Tonino Bello – Gruppo Educhiamoci alla Pace – La Giusta Causa – Missionari Comboniani  di Bari – Movimento Ecclesiale di Impegno Culturale di Puglia – Movimento Nonviolento Puglia – Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università Puglia – Osservatorio per la Legalità e per la difesa del Bene Comune di Giovinazzo – Peacelink – Provincia delle Puglie dei Frati Minori Cappuccini – Rete dei Punti Pace Pax Christi di Puglia – Rifondazione Comunista Puglia – Risorgimento Socialista Puglia – Weapon Watch -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. 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Napoli. Martedi si sciopera per Bagnoli
Da alcuni mesi nella zona occidentale di Napoli – nel quartiere Bagnoli/Coroglio – è in corso un articolato movimento di lotta ed una diffusa mobilitazione contro il progetto di manomissione urbana ed ambientale propedeutico allo svolgimento, nel 2027, alle gare internazionali dell’America’s Cup. Già prima dell’estate scorsa, quando l’Amministrazione cittadina […] L'articolo Napoli. Martedi si sciopera per Bagnoli su Contropiano.
March 1, 2026
Contropiano
Calabria. Basta misure straordinarie sul degrado ambientale
Dopo il ciclone Harry, che ha dispiegato i suoi effetti devastanti, ci ha pensato il ciclone Ulrike a devastare nuovamente la Calabria. I danni non si contano. Compilare l’elenco delle frane, delle strade distrutte, dei tratti di costa erosi dal mare, fino al punto da mettere in pericolo sul versante […] L'articolo Calabria. Basta misure straordinarie sul degrado ambientale su Contropiano.
February 17, 2026
Contropiano